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Il limite della democrazia: troppi coglioni alle urne. (Michele Serra)

starLa caserma del Vescovo

2 Luglio 2009 alle 07:35
Spartaco

Il successore di don Raffaele si insedierà ufficialmente come Vescovo di Caserta il prossimo 5 luglio. La cerimonia avverrà  nel piazzale delle Bandiere della Scuola  Sottufficiali dell’Aeronautica: che è un pezzo della magnifica Reggia Vanvitelliana occupata dai militari, secondo una tradizione di continuità che parte dai Borbone passando attraverso i Savoia per arrivare ai giorni nostri.  Siamo e rimaniamo ciò che eravamo.

Splendida cornice. Ci è andato lo scorso ottobre il ministro  La Russa, a festeggiare i 500 paracadutisti della Folgore che si sarebbero coperti di onore nella sanguinosa guerra contro la camorra. Come a El Alamein. Con la differenza che a El Alamein eravamo alleati della Volpe, il generale Rommel.  A chi gliel’ha fatto notare, La Russa ha risposto che non ci possiamo lamentare, perché oggi abbiamo il Gatto: Berluscone.

Però questa cosa del Vescovo che va a celebrare la prima messa da Vescovo nel piazzale di una caserma mi lascia un po’ di amaro in bocca.  Forse l’ha fatto per una questione di spazio. Il Pastore deve poter accogliere tutte le sue pecore, non fosse perché le deve contare.  Ma sarebbe potuto venire alla Ixfin:  nel suo piazzale le pecore ci sarebbero entrate lo stesso. E lui non avrebbe perso l’occasione di distinguersi da La Russa, non per le pecore, che nessuno gli avrebbe toccato, ma per il contesto. La fabbrica può anche somigliare a una caserma. Ma la differenza c’è. Le fabbriche vengono fatte fallire, sbattendo  fuori chi ci lavora. Le caserme no.

:mastella: :ixfin: :massimo: :vescul: :berluska: :prete:

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starPer i morti di Viareggio

1 Luglio 2009 alle 08:37
Spartaco

I morti di Viareggio sono come i morti di Reggio Emilia.

Come i morti di Avola, di Portella della Ginestra, dove pure c’erano i bambini.

Come i morti dell’Italicus e della Stazione di Bologna.

Come i morti delle morti bianche, di quelli uccisi mentre tentano di sopravvivere.

I morti di un sistema ingiusto, che  prevarica senza speranza.

Muoiono quelli che lavorano.

Quelli che sono poveri.

Quelli che abitano vicino alla ferrovia.

Per dove passa la bomba.

Che non ha Fantasia.

Abbiate pietà.

Hamza, 17 anni, amava il mare e il calcio.

Rosario, operaio siciliano, non sappiamo cosa amasse.

Hamza non voleva morire.

Nemmeno Rosario voleva morire.

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starLa Fantasia di Berlusconi

30 Giugno 2009 alle 07:26
Spartaco

Incontenibile  Berlusconi!

Solo lui con un colpo solo poteva mettere insieme  la miseria materiale e quella spirituale, la sventura dell’uomo di fronte alle  forze oscure e trascurate della natura e la  pochezza del singolo individuo. L’individuo da poco è Pansa, che Berlusconi ha guadagnato alla sua causa da quando gli ha fatto dire, a Pansa,  che la sinistra è un cadavere ambulante. Veramente Pansa ci aveva già pensato per conto suo, semplicemente assecondando la sua natura di rinnegato.

In questo un’altra virtù di Berlusconi: quella di accogliere i sofferenti di un tipo particolare, che sono i traditori, che purtroppo non sono tutti uguali.  Giuda, per esempio, riuscì a suicidarsi. Mastella invece ancora non ci è riuscito, forse per una intrinseca inettitudine. Ma c’è tempo. Tutti comunque portano dentro i segni della loro lacerante contraddizione. Pansa addirittura i segni ce li ha fuori, sono gli sfregi sul viso, la maschera della sua infamia.   Ma ci torniamo.

Con quale strumento dunque Berlusconi ha fatto l’ennesimo miracolo? Quello solito:  la cornice del lusso e della ricchezza, che tanta presa sembra avere sulle teste vuoto a perdere di quelli che a frotte accorrono al suo richiamo. Si parte dal gemellaggio Napoli – L’Aquila. Due città notoriamente martoriate dagli eventi che tutti conosciamo.  Berlusconi a Napoli va a parlare del G8 che ci sarà a L’Aquila, giusto per dare al terremoto una valenza positiva.

Come a dire, se non fosse stato per il terremoto ecchì vi veniva a scovare?

Lo fa da una nave di nababbi che rappresenta la trasposizione galleggiante delle sue alcove lussuose. Uno schiaffo in faccia alla povera gente, un calcio nei coglioni a quelli che sbarcano il lunario dalla mattina alla sera e non sanno come arrivare a fine mese. Dal sito msccrociere.it:

” E’ arrivata MSC Fantasia!
La Fantasia prende il largo: varata a Napoli il 18 Dicembre 2008 la nave del divertimento e del benessere. MSC Fantasia è la nave più grande mai costruita per un armatore europeo.Un universo viaggiante che esalta il divertimento ed il benessere. La nuova ammiraglia della flotta MSC Crociere è un capolavoro dello stile italiano; un mix perfetto di alta tecnologia, eleganza e servizi esclusivi.(…)Per la prima volta su una nave da crociera si può camminare su una superficie completamente in cristallo di Swarovski. Un soffitto trasparente infine consente agli ospiti di vivere tutta la magia della navigazione osservando il cielo stellato.
Tutti gli ospiti di MSC Yacht Club possono usufruire del “Butler Service”: un maggiordomo  che sarà a completa disposizione durante tutta la crociera. Fornirà assistenza nella fase di check-in,  si occuperà di di trasportare e disfare il bagaglio, servirà il tradizionale English high tea delle cinque e consiglierà  sigari e abbinamenti con vini, liquori e champagne.”

Questa è la Fantasia di Berlusconi:  di cui Pansa è il maggiordomo.

Mi viene da pensare al Titanic, dove però viaggiava anche tanta povera gente che se ne andava in America. Ma per la Fantasia il problema non si pone, perciò le auguriamo, sigari compresi:

Uno,  dieci, cento Titanic!

:cccp:

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starMATURITA’ 2009 - Prova di latino

29 Giugno 2009 alle 08:01
Spartaco

La Gelmini finalmente smascherata.

Il fatto.

Secondo una tradizione di mistificazione dei testi classici, di cui gli integralisti  come lei si sono resi storicamente responsabili, la Gelmini aveva fatto rimaneggiare un testo di Cicerone per adattarlo a celebrare, in occasione della prova di maturità liceale, la grandezza di Berluscone. Un’operazione che si colloca nel disegno dei suoi accoliti, la ricostruzione dell’immagine del “premier” premieramente  deturpata dalle donne. In questo una mirabile coincidenza con la Tradizione, tanto cara a Berluscone: la donna fructus diaboli,  la Naomi, che induce l’uomo in tentazione,  contrapposta alla donna che lo riscatta dalla sua condizione di colpevole seppur comprensibile peccato, la Gelmini.

Eva Naomi e Immacolata Gelmini.

Solo una Madonna come la Gelmini poteva dunque concepire, si fa per dire, il progetto: Berluscone magnificato da Cicerone, che era notoriamente un grande avvocato. Come serve a Berluscone… Giusto per motivi di spazio omettiamo  il brano nel latino gelminiano mistificato come la chiesa le ha insegnato nella scuola parificata dove trascinò la sua trista adolescenza, per passare direttamente alla traduzione che gli studenti avrebbero operato se il disegno sciagurato fosse passato.

“ Non bisogna dare ascolto a coloro i quali credono che dobbiamo adirarci fieramente coi nostri nemici. Abbiamo un uomo magnanimo e forte: Silvio,di cui la virtù più bella, la virtù più degna di un uomo così grande e nobile è la mitezza e la clemenza. Negli Stati liberi, ove regna purtroppo l’eguaglianza del diritto e  turpi individui sedicenti magistrati l’utilizzano per colpire bisogna anche dare prova di una certa arrendevolezza, e di quella che è solita chiamarsi padronanza di sé, per non incorrere nella taccia di inutile e odiosa scontrosità, se ci accada di adirarci con ímportuni visitatori : come quelli che si acquattano negli anfratti del sardo litorale per spiare  gli amichevoli e innocenti conviti silviani. Non crapule invereconde e orgiastiche gozzoviglie  E tuttavia la mite e mansueta clemenza merita lode solo a patto che, per il bene superiore dello Stato, si adoperi anche la severità, senza la quale nessun governo è possibile. Ogni punizione e ogni rimprovero, però, devono essere privi di offesa, e mirare, non alla soddisfazione di colui che punisce o rimprovera, ma solo al vantaggio dello Stato, cioè di Silvio.
Bisogna anche badare che la pena non sia maggiore della colpa e non avvenga che per le medesime ragioni alcuni siano duramente colpiti altri neppure richiamati al dovere. Devono essere colpiti tutti allo stesso modo. Secondo quanto Silvio dispone. Soprattutto
è da evitare la collera nell’atto stesso del punire: chi si accinge al castigo in preda alla collera non terrà mai quella giusta via di mezzo che corre fra il troppo e il poco via che piace tanto ai Peripatetici e piace a ragione solo che poi non dovrebbero lodare l’ira dicendo che essa è un utile dono della natura. No l’ira è da tenere lontana in tutte le cose e bisogna far voti che i reggitori dello Stato assomiglino alle leggi le quali sono spinte a punire non per impeto d’ira ma per dovere di giustizia. Ma Silvio è giustificato nell’ira.

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starPapi da la sua interpretazione della crisi, poi sbrocca.

27 Giugno 2009 alle 11:05
calogero

I media e le istituzioni economiche diffondono il panico: l’accusa viene dal presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che nella conferenza stampa tenuta per presentare le misure del decreto anticrisi si scaglia per l’ennesima volta contro i ‘catastrofisti’. Suggerendo di “chiudere la bocca” a chi continua a parlare di “calo del Pil del 5% (il riferimento è all’ultima previsione della Banca d’Italia, ndr) o “di calo dei consumi del 5%”.

“Alle parti sociali che ho incontrato questa mattina ho detto che questa crisi economica ha come primo fattore quello psicologico. - ha esordito Berlusconi, a Palazzo Chigi - Ho detto tante volte, e l’ho ribadito anche a loro, che il fattore ottimismo è fondamentale per uscire dalla crisi: la gente deve tornare agli stili di vita precedente e deve rialzare i consumi. Anche perché la gente non ha motivi per diminuire i consumi”. [repubblica.it]

Il nanetto e’ nervosetto e infatti ha incrdibilmente sbroccato in conferenza stampa: per combattere davvero la crisi economica bisogna «chiudere la bocca a tutti questi organismi internazionali che ogni giorno dicono la crisi di qua e la crisi di là» e anche «agli organi di stampa che tutti i giorni danno incentivi alla paura e diffondono il panico».

Che una componente psicologica in economia ci sia non lo ha scoperto oggi il nano. E’ una cosa che si sa. Se la gente ha fiducia nel futuro e le tasche piene di quattrini, magari anche spende. Ma quando uno perde il lavoro o va in cassa integrazione sicuramente il suo calo nei consumi non e’ certo imputabile ad un eccesso di pessimismo: non spende perche’ i soldi non li ha. Spiegalo tu al nano e alla sua corte.

Sento spesso discorsi del tipo: c’e’ la crisi ma quando e’ uscito l’ultimo modello di tal telefonino c’era a fila fuori dal negozio. Siamo sempre li. La crisi non riguarda tutti i cittadini, nel senso che non tutti ne sono direttamente colpiti. In quelle file non credo ci siano disoccupati, precari e cassintegrati. Ci sono quelli che il lavoro non l’hanno perso, quelli che continuano a guadagnare sopra la media, i figli di papa’ eccetera eccetera.

Certo che se tizio o caio avessero tanti soldi, invece di essere al verde perche’ la fabbrica a causa del pessimismo ha chiuso i battenti, potrebbero organizare festicciole con tante ragazze belle e disponibili. Lavorerebbero servizi catering, camerieri, orchestre, buttafuori, gioiellerie, tassisiti, autisti. Persino il mondo della prostituzione ne trarrebbe giovamento. E dopotutto anche le puttane fanno la spesa contriubuendo alla crescita del PIL.

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starMATURITA’ 2009 - Prova di italiano

26 Giugno 2009 alle 17:57
Spartaco

Traccia unica: spieghi lo studente in almeno due facciate a metà foglio quali collegamenti intercorrono tra la coscienza di Zeno, gli ultimi 150 anni della Storia d’Italia, l’innammoramento, la cultura giovanile, il muro di Berlino e il network.

Svolgimento

Mentre mi accingo a descrivere i collegamenti richiesti dalla traccia, come studente maturando che non maturerete sottolineo la colpevole incoerenza degli argomenti ivi citati con l’attualità storica dei nostri giorni. Pertanto mi sento scoraggiato nella ricerca di collegamenti che sono di fatto scollegati con la realtà quale oggi viviamo. Sono convinto che la cosa è voluta. Berlusconi ha armato la mano alla Gelmini per portarci fuori strada, per farci riferire a situazioni ed eventi che sono ormai ectoplasmi della storia allontanandoci e distraendoci dai fatti reali, nell’ottica di un disegno perverso, politicamente predeterminato, che Berlusconi e la Gelmini perseguono da tempo, quello del revisionismo e della sottocultura ad ogni costo.

Perchè la Coscienza di Zeno e non Gomorra? Che senso hanno oggi i contorcimenti psicologici di un piccolo borghese ossessionato dalla sua incapacità di smettere di fumare, che si crogiola in questa sua inettitudine, mentre la droga arriva a vagoni sul litorale domizio insieme alle casse di kalashnikov nuovi di fabbrica? Che senso ha il diario di una introspezione continua e minuziosa, in un contesto dove l’individuo non ha spazio, dove l’appiattimento è la regola, dove l’uniformarsi ai feticci di un sistema mercantile e filisteo è la legge? Immagino la risposta: la valenza “psicologica” dell’autore. E allora perché non Pirandello: con la sua Sicilia, quella di ieri e quella di oggi, che è rimasta uguale, grazie a lorsignori.Come per i 150 anni di storia d’Italia. Dove tutto è cambiato perché tutto rimanesse com’era: un sistema parlamentare dove il trasformismo regna incontrastato (Mastella docet), dove prevalgono le lobbies e la spartizione dei privilegi; il meridione che si allontana sempre di più dal settentrione nella sua miseria e nel suo degrado, grazie a lorsignori; uno stato confessionale, che ha sancito nei patti l’invadenza della chiesa nella cosa pubblica. Se dunque questi 150 anni di storia sono praticamente uguali a se stessi, con il fascismo mai debellato, con i Savoia che sono tornati, con i Borboni in forte recupero mentre Pansa e colleghi si apprestano a ultimare la loro opera di revisione storica almeno per quegli anni che appaiono diversi, perché non chiedersi come saranno quelli che verrano? Con un muro in meno, quello di Berlino. Ma tanti steccati in più. Quelli che si ergeranno tra nord e sud, tra europei e africani, tra arabi e cristiani, tra i giovani del centro e quelli della periferia, tra laziali e romanisti. Dove i giovani non si innammoreranno perché poi non potranno sposarsi senza casa e senza lavoro. Nè si porrà il problema della cultura giovanile, perché a scuola  i giovani non ci andranno perché troppo costoso per i genitori. Dove il problema del network, di Bob Dylan e dei Nirvana non si porrà perché sarà tutto in mano a Berlusconi che ci sommergerà di Simone venture e marie filippe.

Speriamo, almeno per una volta, che la Storia maestra di vita non si ripeta. Cioè  che la Storia  non sia maestra di nulla e possa anch’essa mettersi da parte e guadagnarsi un posto da incompetente: come la Gelmini.


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starA Peppino

24 Giugno 2009 alle 07:21
Spartaco

                  Muor giovane, chi agli dei è caro (Menandro)

                                                                                      

Peppino era un mio collega. L’ultima volta che ci siamo visti è stato nella fabbrica , trasformata per l’occasione in ricettacolo per la firma della cassa integrazione. Abbiamo aspettato insieme quelli che ci fanno sottoscrivere i moduli e ci chiedono la carta d’identità. Che si erano attardati per la pausa del pranzo all’hotel spartacus, che si trova nei pressi della fabbrica e che non si chiama così, ma che io chiamo così perché è stato per due o tre anni chiuso mentre era in costruzione perché coinvolto nell’operazione spartacus. Si racconta che quando  hanno messo i sigilli al cantiere le teste di cuoio  sono arrivati con gli elicotteri di notte e si sono calati con le funi   come a Apocalypse Now.Poi spartacus è stato completato e ci vanno per la pausa pranzo quelli di Napoli che vengono a riscuotere la firma della cassa integrazione e ti chiedono il documento. Mi è venuto di pensare che forse i sigilli sono stati tolti perché loro potessero andare a pranzo: un altro indizio a conforto della tesi di un fallimento già organizzato. Invece si narra che spartacus, insistente sul territorio marcianisano, era iniziativa di un “forestiero”, cosa intollerabile nell’ambito di un sistema che assegna il giusto valore al territorio in nome dei suoi abitanti. E’ vero che qui dove i comuni si confondono l’uno nell’altro e il netturbino scopa solo da un lato della strada, perché l’altro fa parte di un altro comune, il forestiero è tuo cugino che ti abita di fronte. Ma che vuoi? Bisogna rispettare le regole. A ciascuno il suo. Nel senso dell’appartenenza catastale: viene prima il foglio, che è del comune, poi la particella e il subalterno. L’immobile così è “censito”. La proprietà non importa: a quella ci pensa la camorra. Sicchè i sigilli sono stati tolti e spartacus, riacquistato al suo territorio, può  satollare quelli che si vengono a prendere la firma della cassa chiedendo la carta d’identità.  Peppino ne soffriva. Peppino è morto.

Bastardi!

Collusi.  Massoni perbenisti!  Spretati travestiti.

Pagherete tutto, pagherete caro.    :star:

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starLa stanza del Vescovo

23 Giugno 2009 alle 07:41
Spartaco

Quando entrammo nella stanza del Vescovo, lui ancora non c’era. Così restammo a parlottare tra di noi. Le pareti erano piene dei ritratti di quelli che l’avevano preceduto. Figure austere, che incutevano paura. Pensai al male che forse avevano commesso.  Pensai ai tanti contadini di Terra di Lavoro che erano morti nella miseria. A quelli che erano stati stroncati dalle malattie, ai loro figli, alle loro mogli. E mi sembrava di vedere uno per uno i loro nomi, scritti sotto ogni quadro e la porpora dei porporati raffigurati diventava ai miei occhi sempre più rossa, quasi vermiglia, come se si tingesse del  sangue di quelle vittime che mi parlavano e mi dicevano :”Ma tu che ci fai qua dentro?”. Così mi venne di dire, ad alta voce, che la cassa integrazione era il principio della fine, che così avremmo perso la fabbrica e il lavoro. Quelli di comunione e liberazione che erano diventati purtroppo il sindacato egemone in fabbrica mi zomparono addosso. Uno di loro mi disse:”Tu parli così perché tieni il conto in banca”. Lo guardai bene e vidi che somigliava a uno dei ritratti. Anche gli altri. Ognuno di loro sembrava un personaggio del ritratto che era sceso dal ritratto per perpetuare la sua missione sciagurata. Finalmente venne il Vescovo. E tutti i ritratti scapparono nei ritratti. E così gli parlai, a nome di tanti.
“Eccellenza,…”. Mi fermò: “Perché vuoi beffarmi? Sei sicuro che io debba meritarlo? Se proprio un titolo devi usarlo, chiamami reverendo.” ” Don Raffaele?” dissi io. “Don Raffaele”, rispose lui. L’altro giorno ho visto Don Raffaele. Si trascinava sotto un baldacchino tenendo in alto il Corpusdomini.  La metafora del suo impegno concreto in Terra di Lavoro, a favore degli emarginati, primi fra tutti i clandestini; la testimonianza evidente del vangelo che diventa tale nella pratica quotidiana. Don Raffaele va via da Caserta. ”Promoveatur ut amoveatur?” Non lo sappiamo. Né sappiamo se metteranno il suo ritratto affianco di quegli altri di cui abbiamo detto prima. Chissà che non faccia a cazzotti la notte. A me basta ricordarlo come l’ho visto l’altro giorno. Con la Bandiera Rossa… pardon, il Corpusdomini stretto nelle mani.

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starLa berluskonite

22 Giugno 2009 alle 09:59
Spartaco

Il tema si pone in maniera drammatica: peggio della peste suina , dell’influenza aviaria e della mucca pazza. La pandemia è in atto: chi ne è colpito mostra chiari i segni dell’incoscienza, gli stessi che precedono la corsa degli individui verso la rovina di se stessi, come si è spesso osservato per i topi, che in massa si affogano nel primo torrente.

Malthus aveva individuato l’origine del fenomeno in una specie di meccanismo autocompensativo della natura. Più topi ci sono, più topi si annegano, così quelli che restano stanno meglio, perchè sono di meno. Da marxista ortodosso insorgo a combattere la sciagurata interpretazione malthusiana per indicare invece la vera natura del morbo. Che si chiama berluskonite e che viene causata da un essere minuscolo. Un nano, direte voi? Ancora di più. Un verme? Ancora di più.  Un batterio? Forse.  Un virus? Sicuro. Dei più pericolosi, perché endemico. Appartiene alla famiglia di quelli che stanno acquattati nell’umanità e si risvegliano di tanto in tanto, per fare danno. Non a caso Berlusconi va spesso a Napoli, dove la gastroenterite è endemica. Una volta si chiamava colera, ma è la stessa cosa. L’assassino torna sempre sul luogo del delitto. I suoi predecessori democristiani, per debellarla,incolparono le cozze. Lui sa fare  di meglio. Incolpa i comunisti. Per intanto sparge il flagello. Berlusconi è un untore. Non si capisce come mai i napoletani, che sono così attenti ai presagi di sciagura, lo facciano entrare nella città. Magari in compagnia di Bertolaso, che la rovina ce l’ha dipinta sul volto, con quella faccia da sagrestano profittatore accompagnatore di pellegrini a lurdès. Fossi napoletano mi preoccuperei: il vesuvio è in agguato. Ma Berlusconi, con Bertolaso, farà di necessità virtù: ignobile plebaja, Napoli risorgerà più bella e più grande che pria. Per restare in tema di profilassi, con tutte queste storie di donne che si stanno sentendo può darsi pure che il virus si propaghi per altra via. L’altro giorno ho letto su Wikipedia che l’attore porno italiano Rocco Siffredi si è contattato, in senso carnale, con 4.000 donne. Berlusconi sa sicuramente fare almeno uguale. Anzi, siccome lui è bifronte, non per cervello, di cui difetta, ma per attributi, bisognerebbe metterne altri quattromila dall’altra parte che l’hanno gratificato percorrendo una via alternativa. Si arriva così a ottomila. Una bomba H (iv) ambulante. Come fronteggiare l’emergenza? Possibili soluzioni:

1)    Coprire Berlusconi con un preservativo

2)    Allontanare le donne da Berlusconi

3)    Allontanare gli uomini da Berlusconi

4)    Allontanare Berlusconi

5)    Munirsi di un portafortuna (rimedio napoletano)

6)    Sopprimere i porci infetti (rimedio peste suina)

7)    Sopprimere i polli infetti (rimedio influenza aviaria)

8)    Sopprimere i cornuti infetti (rimedio mucca pazza)

9)   Sopprimere i febbricitanti che votano Berlusconi (rimedio in via di approvazione da parte dell’Organizzazione Mondiale della Sanità)

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starL’Avvocato e Margherita

19 Giugno 2009 alle 07:12
Spartaco

MILANO, 18 giugno (Reuters) - Margherita Agnelli, unica figlia di Gianni Agnelli, ha ricevuto nel 2004 in eredità 1,166 miliardi di euro. La rivelazione è del settimanale Il Mondo nel numero di domani, di cui è stata diffusa un’anticipazione.

Lo sapete che gli anglosassoni usano la virgola al posto del punto e il punto al posto della virgola, quando si tratta di numeri. Per cui, vista la fonte della notizia (Reuters) mi sono scervellato a pensare se l’eredità ammonta a 1,166 miliardi di euro (secondo la notazione europea) o a 1.166 miliardi di euro (secondo la notazione americana). Siccome nella seconda ipotesi ho visto che la calcolatrice mi andava in tilt, mi sono ispirato al principio della prudenza che si usa nei bilanci d’azienda e mi sono mantenuto basso. Ho optato per la virgola come virgola. Ho pensato che di fortunati come Margherita ce ne saranno almeno altri nove nella galassia degli Agnelli. E non è detto che la Margherita non si ripeta lei stessa tra i dieci.Infatti ha dichiarato  che secondo lei c’è in giro un tesoro nascosto di almeno altri 1,4 miliardi di euro.  Gli avvocati di Margherita (stessa fonte) hanno preso da lei 25 milioni di euro: siccome gli Agnelli sono taccagni e tirano sul prezzo, è probabile che in origine dovesse trattarsi di 250 milioni di euro, che equiparati a una parcella del 10% del valore dell’affare, portano a 2,5 miliardi di euro .Sia come sia, dobbiamo ragionevolmente pensare che il lascito assommi almeno a 10 miliardi di euro. Se allora ammettiamo che l’ammontare citato sia stato ottenuto semplicemente come plusvalore, ossia sfruttamento, delle prestazioni lavorative di quelli che hanno lavorato in Fiat, ammettendo che il suddetto plusvalore sia pari ad almeno il 10% della prestazione remunerata, ne deriva che la base imponibile (dal punto di vista del prelievo del capitalista) è pari a 100 miliardi di euro.  Se ammettiamo per il capitalista l’oblazione mensile media, altrimenti nota come salario, di 2.500 euro, vengono 100.000.000.000 : 2.500 = 40.000.000 di mesi. Considerando che mediamente un lavoratore, tra licenziamenti, cigs, malattie professionali, mobbing e sciagure varie, se è fortunato, passa in azienda  trent’anni della sua vita,  ne viene che per ogni prestatore d’opera  sono 30 x 12 = 360 mesi. Risulta allora che i lavoratori coinvolti nella vicenda di Margherita e famiglia, cioè gli sfruttati, sono 40.000.000 : 360 = 111.111 periodico. I conti tornano. Anche se approssimati per difetto.

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