Marketing vu cumprà
22 Febbraio 2006 alle 18:33
Forse ricordate che il 28 settembre dell’anno scorso, all’università di Firenze, due venditori per così dire “itineranti” originari del Senegal (Matar Diaw e Ibou Cisse) aprirono le lezioni del corso di laurea in “teorie della comunicazione”.
Ecco, è venuto a trovarmi a lavoro un venditore della stessa nazionalità, che mi ha confermato l’indiscutibile capacità che hanno alcune persone, pur non avendoli studiati, di applicare i fondamenti del marketing. Mi spiego meglio: lunedì scorso mi aveva proposto un prodotto che non mi piaceva perché non era del colore che desideravo; mi diceva quindi che sarebbe ritornato oggi con quel “capo”. Oggi si è presentato, ha aspettato tranquillamente che io finissi il lavoro che stavo facendo senza neanche chiamarmi per non disturbarmi. Quando mi ha visto libero mi ha detto che mi porterà domani quello che ho richiesto. L’ho ringraziato e, nel mio stentatissimo francese, gli ho espresso la mia soddisfazione per il modo che ha di presentarsi.
Ricapitolando:
1 – propone il suo prodotto e ne esalta le caratteristiche, cogliendo l’attenzione del potenziale cliente;
2 – se non ha la disponibilità di quello che gli viene richiesto, si offre di procurarlo e si interessa di cercarlo fra i suoi colleghi;
3 – se non può rispettare i “termini di consegna”, avverte e dà una chiara indicazione di quando potrà effettuare la fornitura.
Il tutto con rispetto e cordialità.
In definitiva il venditore dimostra preparazione, capisce le esigenze al fine di identificare il prodotto giusto da proporre e segue il cliente (customer care) nelle varie fasi della vendita stessa. Quante ditte dovrebbero imparare questo modus operandi? Molte, credetemi, anche ai livelli più alti.
C’è una morale? Sì. Penso che esistano molte persone al mondo che, per la sola colpa di essere nati nel posto sbagliato, sono destinate a morire o ad accontentarsi delle briciole che cadono dalla tavola dei ricchi, pur avendo le potenzialità per occupare posti che vanno invece a gentaglia di scarsa intelligenza, scarsamente preparata e spesso maleducata e villana. Finché ci sarà questa disuguaglianza fra i popoli non ci sarà pace al mondo. Finché l’egoismo prevarrà sul bene comune non ci sarà quel crogiuolo di razze che potrebbe portare ad una nuova era di grandi soddisfazioni per tutti. La discriminazione può solo sfociare nella lotta fra opposte fazioni, una guerra in cui quella a cui apparteniamo noi (chiamiamolo per comodità occidente) è destinata a soccombere, perché ha di più da perdere.
Pubblicato in Vita quotidiana da evileyes | (Letto 345 volte)
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