Hina, una di noi.
15 Agosto 2006 alle 10:12
Un padre che impone la sua volontà alla figlia fino ad ammazzarla dovrebbe essere considerato un criminale in Pakistan come in Italia. In Pakistan pare che non sia così, almeno nella tradizione se non sulla carta. In Italia in una comunità numerosa e pacifica come quella pachistana di Brascia si è consumato un delitto terribile e inacettabile a tutte le latitudini. La colpa è l’integrazione: minigonna, fidanzato italiano, libera e bella e rifiuto del matrimonio combinato. Viene da pensare che forse c’è speranza se i figli dei padri padroni immigrati riconoscono che il paese dove vivono offre qualcosa di meglio di una tirannica tradizione e scelgono il nuovo a rischio della vita. Sicuramente se il seme piantato da Hina farà crescere una pianta forte e rigogliosa. Sempre che gli italiani non ci vogliano mettere del loro, con le solite discriminazioni che fanno di tutta l’erba un fascio. Per integrarsi spesso servono generazioni, Hina l’aveva fatto subito. Solo per questo le andrebbe fatto un monumento, o forse come suggerisce Michele Serra su Repubblica di oggi, le andrebbe intitolata una via “Hina martire della libertà”, tanto per far sapere ai pakistani come la pensiamo.
Pubblicato in Orrore, L'ora di religione da calogero | (Letto 1012 volte)
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Se trovate un’altro testimone oculare meglio di me per quel cortile, fate un fischio, forse ha trovato lo zippo che ho perso qualche mese fa!!!!
Non ci rimane che sperare o pregare … 


