Prodi ha fatto tredici
26 Febbraio 2007 alle 15:11
Tutto nella matematica è frutto dell’uomo. Solo i numeri ce li diede il buon Dio.
(Bertrand Russel)
In un post precedente ci siamo posti il problema del perchè i dodici punti di Prodi sono proprio dodici. Abbiamo invocato una spiegazione di tipo cabalistico, relativa al significato del numero dodici, che tende a collimare con un’altra di tipo più squisitamente politico. Se ricordate, si tratta della coincidenza dei “soldati” (rappresentati appunto dal dodici nella cabala) con i nostri impegni internazionali.
Ebbene, è Prodi stesso, con un suo ultimo intervento almeno a quanto riportato dai notiziari di informazione, a gettare nuova luce sull’avvincente questione: i punti, che erano dodici, sono diventati tredici e il tredicesimo è rappresentato dalla riforma elettorale.
Si tratta di un capolavoro di intelligenza politica supportata dalla conoscenza dello strumento matematico quale solo un economista del suo rango poteva sfoderare. Altro che economia “scienza apparente” come diceva Marx, che notoriamente di economia non capiva niente.
Il tredici rappresenta un prepotente ritorno all’Italia.
Che si tratti di un”focus” sui problemi di casa nostra si evince dalle seguenti considerazioni:
1) Il tredici è il numero più caro agli italiani, che sono tradizionalmente avvezzi a tentare la fortuna. Lo dice anche Toto Cotugno, in quella specie di inno nazionale che è “la domenica italiana”, strabordante di patriottismo e di struggente attaccamento alla terra natìa. Ricordate il passaggio”la schedina tra le dita può cambiare la tua vita”. Ed è il tredici della schedina che cambia la vita, visto che questa, con riferimento a quanto espresso dalla politica, può diversamente solo cambiare in peggio.
2) Il tredici, proprio perchè ci ricorda il pallone, esprime la potente valenza simbolica del recupero di questo sport così caro agli italiani, ultimamente ingiustamente menomato da fatti disdicevoli che sono però tutto sommato connaturati alla natura italica. Lo ha detto anche Moggi che facevano tutti così, nella triste vicenda di Calciopoli. Uguale a Stefania Craxi, che ha detto che facevano tutti così, nella triste vicenda di Tangentopoli. Si spalanchino dunque gli stadi, si torni ai fumogeni, ai bengala che esprimono la natura variopinta e colorata di questa nostra razza italiana
3) Il tredici, nella cabala o smorfia napoletana, è Sant’Antonio. Non Sant’Antonio Abate, che, essendo il protettore degli animali da cortile, rappresenterebbe una concessione ai verdi di quell’ala radicale da tenere giustamente a bada. Ma Sant’Antonio di Padova. Il riferimento a Padova è magistrale: è lì che allignano le nuove brigate rosse. Ed è lì che, con l’aiuto del Santo Taumaturgo, saranno sconfitte.
Soprattutto se non distraggono il Santo con altre bazzecole: perchè i giudici di Padova stanno anche indagando sul crack della Finmek, quello per intenderci che ha gettato sul lastrico centinaia di famiglie, quello con Carletto Fulchir, compagno di merenda di certa imprenditoria irpina, la quale ne ha gettate sul lastrico altrettante con la vicenda Ixfin.
Speriamo che Sant’Antonio e San Gennaro si parlino e trovino il tempo per occuparsi anche di queste due faccende.
Pubblicato in Relax, Politica da Spartaco | (Letto 678 volte)
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