Riciclopoli
27 Febbraio 2007 alle 19:26
Dopo Tangentopoli e Calciopoli, ecco Riciclopoli.
La galassia dei sistemi più o meno complessi che la malavita organizzata, complice certa politica e le istituzioni deviate,ha messo in piedi per cogliere il suo obiettivo: ripulire le masse di denaro acquisite con il crimine.
Tra gli illeciti spicca il commercio di droga. I trecentoventi chili di cocaina “purissima” sequestrati nel porto di Salerno bastano da soli a finanziare la costruzione di un intero quartiere abusivo.
Ma se tutti i proventi fossero investiti nel mattone, non basterebbero le aree edificabili dell’intero territorio italiano.
Da qui la necessità di altre forme di riciclaggio.
Dei tanti messi a punto a noi interessa uno in particolare, basato sui meccanismi di impresa. Ne è esempio eclatante quello scoperchiato dalle Fiamme Gialle con l’operazione Ix-money.
Non vogliamo qui raccontare quello che la Guardia di Finanza e alcuni valorosi magistrati hanno scoperto. Sarebbe logico farlo visto che non l’hanno fatto i TG nazionali, affaccendati appresso alle trame eversive BR new edition e al teatrino della politica. In buona o cattiva fede, non si sa.
Faremo i conti dopo.
A noi interessa invece dare una versione della cosa per come è stata vissuta da chi era all’interno dall’azienda scelta dai manigoldi come strumento dei loro traffici. Non all’atto della sua conclusione, quando magari è più facile parlare, col senno del poi. Ma dall’inizio. Da quando la sciagurata vicenda è incominciata.
Ebbene, nel sistema industriale dilaniato da una globalizzazione insostenibile, si presenta un giorno il sette di denari, l’asso pigliatutto, il deus ex-machina di latina memoria.Veramente lui non ci voleva venire, ma hanno tanto insististo. Chi?
Il sindacato, che, grazie al “salvataggio”, evita di fronteggiare gli eventuali incazzati che perdendo il lavoro mettono in discussione le sue scelte se addirittura non l’accusano di collusione.
I governanti che si vedono togliere le castagne dal fuoco, evitando di entrare in una materia fastidiosa, ostica, di cui non capiscono una mazza, loro che invece hanno tutto il diritto di godere e oziare dopo le fatiche profuse per accattarsi i voti
I politici di ogni risma e di ogni colore che intravedono subito l’occasione per farsi un’altra clientela.
L’Imprenditore è un personaggio oscuro e ignorante. Ma è intelligente, dice il coro. Non è dottore, ma è come se lo fosse. Il titolo gli spetta. Onoris causa. Sul campo. E poi, si sa, i bravi a scuola non sono i bravi nella vita.
L’Imprenditore viene in Azienda, quando viene, un giorno con la Maserati, un altro giorno con un macchinone che al capo delle guardie gli stava venendo l’infarto quando, incaricato di spostarla, non riusciva a trovare la chiave del quadro.
L’Imprenditore si fa costruire una torre d’ avorio, in modo che i rumori e la puzza dell’officina non gli arriva.
Nessuno gli fa i conti in tasca. Nessuno gli chiede da dove viene la ricchezza. Ma che importa? Potrebbe aver vinto al totocalcio. Potrebbe aver ere ditato dallo zio d’America. Potrebbe essere un abile scommettitore in borsa. Potrebbe possedere, nascosta nella marsina in un astuccio d’oro, “la lucertola a due code”. Il mitico animale che fa trasformare in oro tutto ciò che il padrone tocca.
In compenso l’Imprenditore mette un tirapiedi che prende le raccomandazioni di quelli che contano. Sindacato, politici,ecc. Affossa i professionisti e quelli che credono a Babbonatale con la faccenda dell’industria che produce e sta tranquillo. E nessuno gli dice nulla.
Nemmeno gli sciocchi bacchettoni che inseguono le lepri di pezza che il grande burattinaio gli ha messo davanti mentre la volpi svuotano il pollaio.
Pubblicato in Capitalismo all'italiana da Spartaco | (Letto 387 volte)
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