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Amarcord…rosso (3)

1 Marzo 2007 alle 09:14
Spartaco

Non sempre un gesto si chiude in se stesso. Quando serve a testimoniare l’adesione profonda all’idea, può non essere di per sè sufficiente. Bisogna cioè accompagnarlo in qualche modo.

Ai patrioti non bastava affrontare a testa alta il plotone di esecuzione.Dovevano anche gridare viva l’Italia. Un po’ come Enrico Toti: mentre inseguiva il nemico gli lanciò dietro la stampella.

Quella che segue è una testimonianza anonima, nel senso che il protagonista non ha un volto nè un nome, serrati dal segreto dell’urna.

La sezione numero dodici era tristemente famosa, tra i rossi, per la valanga di voti democristiani scaricati a ogni tornata elettorale. Io che ero alla prima esperienza di rappresentante di lista non ci credevo e non mi importava. Mi bastava sfoggiare quella magnifica fascia rossa al braccio e quella falce e martello sul petto come un eroe dell’Unione Sovietica. Prendere a pesci in faccia i democristiani e il presidente di seggio di cui mi avevano insegnato a diffidare, vigilando perchè tutto si svolgesse con regolarità e senza brogli.

I compagni però mi avevano avvisato. Ne uscirai sconsolato, mi dissero, quando ci sarà lo spoglio.

Non avevano torto.

Mi impressionò, guardando attentamente una per una le schede man mano venivano aperte, come i voti democristiani erano espressi, con la croce sul simbolo che copiava esattamente la croce dello scudo. “Croce sopra croce!”, proprio come avevano raccomandato i pescicani, come avevano predicato le pattuglie di bigotte e galoppini durante la campagna elettorale. “Chi croce vota, croce porta!” rispondevano i compagni.

Ma non era servito.

Quella del presidente di seggio era diventata una lugubre litania. Ad ogni apertura di scheda il voto andava allo scudocrociato. Quando… da una scheda, magnificamente votata comunista, un biglietto spiegazzato rotola sul pavimento. Cerco di metterci un piede sopra, ma non serve a nulla: il presidente ha già dichiarato il voto nullo. “Voto di riconoscimento” dice. Mi lascia però raccattare il biglietto e leggere ad alta voce lo scritto: “Potessi consumare la matita su questo stemma di falce e martello!”

Pubblicato in comunismo da Spartaco | (Letto 338 volte)

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