Ixfin alla riscossa
1 Marzo 2007 alle 14:27
rimbomba la fabbrica di macchine e motori
più forte il silenzio di mille lavoratori (Stormy Six)
Non è vero che i lavoratori della Ixfin hanno sfondato il cancello della loro fabbrica.La rispettano troppo per fare una cosa del genere. E’ il cancello che si è sollevato, è uscito dalle guide che lo costringevano al suolo e si è aperto.Se avesse potuto parlare avrebbe detto “Finalmente. Quanto tempo è passato”
Avrebbe detto “Anch’io sono con voi”. “Perchè siete usciti dalla fabbrica? Perchè l’avete abbandonata?”.
Il perchè lo sappiamo. E’ lì, nel retrocranio, che ci tormenta giorno per giorno.E’ la coscienza di aver soggiaciuto a un ricatto, diventando inconsapevoli complici di una macchinazione ordita alle spalle della fabbrica.
Il ricatto della fame, lo spettro della miseria agitando la non concessione della cassa integrazione. Prendere o lasciare.
Uscite dalla fabbrica, se volete la cassa.
Così abbiamo sgombrato il campo, perchè i “monatti” facessero il loro lavoro.E così si è presentato lo Stato:con il curatore fallimentare mandato a svolgere il suo “ufficio” e qualche volante della polizia che si è mantenuta a religiosa distanza.
Mentre da un’altra parte, ad un altro tavolo, lo Stato in pompa magna e con proclami del tipo “non sa la mano destra quello che fa la sinistra” diceva che si faceva carico della questione. Che c’era un equivoco. Ieri la confusione, oggi la beffa.Nessuno sa nulla, nessuno dice nulla. Tutti attenti però a non rimanere col testimone in mano.La magistratura fallimentare aspetta l’intervento della politica. Ha capito che non si tratta del fallimento della pettinatrice sotto casa. E prende tempo. Rinvio dopo rinvio. Addirittura una superperizia per capire com’è fatta la fabbrica. Perchè non l’hanno chiesto a noi, com’è fatta la fabbrica?
Gli avremmo fatto condividere una delle nostre giornate di lavoro, gli avremmo fatto vedere quello che la fabbrica è in grado di fare. Li avremmo accompagnati per evitare che si perdessero, come hanno rischiato di fare le prime volte che ci sono entrati, con noi fuori dai cancelli. Avremmo evitato che rimanessero col naso per aria, a guardare gli impianti, le strutture , sconcertati da tanta grandezza e tanto valore. Quando li abbiamo persino aiutati a impostare correttamente l’inventario delle attrezzature, “ i pezzi di ferro con banchi”, come volevano scrivere per le linee di produzione. E la politica non interviene. Peggio, fa finta di intervenire e ci prende per culo. Prodi a Caserta ha detto che questi sono i guasti della politica del governo precedente. E che ci azzecca? Direbbe Di Pietro, che in fabbrica ci è venuto quando eravamo vivi.
Come ci è venuto Bassolino, con il suo seguito, con i suoi autisti, che sembravano una rassegna di foto uscite di notte da un casellario giudiziale. LA POLITICA DEVE RISOLVERE IL NOSTRO PROBLEMA. La chiusura della nostra fabbrica non c’entra niente con le leggi del mercato. E’ un’operazione delinquenziale. Siamo vittime della mafia, della camorra. Non vogliamo vitalizi, come le vedove e i figli dei servitori dello stato. Rivogliamo la fabbrica, intatta nella sua capacità di fare.
PRODI DEVE RISOLVERE IL NOSTRO PROBLEMA. Sennò è un buffone. E sono ancora più buffoni quelli che lo sostengono. Prodi è andato in Cina. A fare che cosa? A portare lavoro? Lì c’è già Fulchir. Ci vada pure il Re Mida irpino. Venga da noi Prodi, lo accompagneremo perchè non si perda. Tanto il cancello della fabbrica, di sua iniziativa, ha deciso di rimanere aperto.
Pubblicato in Capitalismo all'italiana da Spartaco | (Letto 375 volte)
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