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Angelina

6 Marzo 2007 alle 11:27
Spartaco

Si tratta del quarto episodio di Amarcord…Rosso. E’ dedicato a tutte le donne che combattono, con o senza gli uomini , la grande battaglia della giustizia e del riscatto sociale, contro lo sfruttamento e la prevaricazione.

Angelina non portava mai il fazzoletto nero, annodato stretto sotto il mento, come facevano le altre.

I capelli, tirati all’indietro e fermati da una forcina, le scoprivano la fronte e il volto, su cui spiccavano i segni di un’antica sofferenza. Forse la febbre terzana, che non dava scampo a chi come lei passava le giornate sulle distese malariche vicino al mare, curva a sarchiare il grano del Barone.

I più fortunati venivano portati a morire in paese, avvolti negli stessi miseri stracci che li avrebbero accompagnati nella sepoltura.

Così Angelina aveva visto spirare i suoi parenti e un sordo risentimento si era impadronito di lei. Il mondo non la interessava. Non la interessavano le feste contadine dopo la mietitura, sull’aia , nella notte rischiarata da giganteschi falò. Restava indifferente agli strambotti e alle serenate che i garzoni le portavano per provocarla all’amore:

“ Fronna d’aulìa, attaccati li trizza,
ca lu patruni t’adda marità ”

Finchè una sera, una delle tante dopo il lavoro, qualcosa di forte ed irresistibile attirò la sua attenzione. Era una canzone. Veniva dall’alloggio vicino, abitato da un ex-confinato bolognese rimasto lì nonostante il fascismo fosse finito. Un comunista, esiliato assieme ai delinquenti comuni perchè questa era la regola.

“Dai campi al mare, alla miniera,
all’officina, chi soffre e spera,
sia pronto è l’ora della riscossa,
bandiera rossa trionferà”

Angelina gli entrò in casa. C’era un vecchio grammofono, su cui correva un disco a 78 giri. “Ti piace? Si chiama Bandiera Rossa” Le piaceva tantissimo, come quella sull’altra facciata, la Guardia Rossa, che “marcia alla riscossa e scuote dalla fossa la schiava umanità”.

Fu così che Angelina imparò così cosa fosse il comunismo, sera dopo sera, canzone dopo canzone, discorso dopo discorso.

E fu pronta, quando incominciò la lotta per la riforma agraria.

Al comune non si decidevano ad assegnare le terre del demanio: tale era diventato, ma solo sulla carta, l’immenso latifondo del Barone, rimasto tal quale dai tempi della servitù della gleba, con privilegi e interdizioni feudali.

Connivenza e collusione del sistema burocratico e poliziesco ancora in odore di fascismo impedivano che si attuasse ciò che dalla legge era stato stabilito.

Fu Angelina ad organizzare l’occupazione del comune. Con un comizio in pubblica piazza infiammò gli animi delle donne che con lei diedero l’assalto al vecchio palazzo del municipio.

Tutto volò da quelle finestre: sedie, carte, timbri, bolli e forse qualche notabile.

Vennero i rinforzi dalla provincia, per farle sgomberare. Ma le terre furono assegnate. “Per evitare la turbativa dell’ordine pubblico” era scritto nei fonogrammi della prefettura.

Erano sessanta donne. Tutte determinate. Tutte a capo scoperto. Come Angelina.

Pubblicato in comunismo da Spartaco | (Letto 324 volte)

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1 commento a “Angelina”

  • 1
    Giancarlo scrive:

    Tale e quale ai lavoratori della Ixfin-Uni.com di Marcianise… :prete:

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