Davanti alla legge
21 Marzo 2007 alle 17:53
“Davanti alla legge sta un guardiano. Un uomo di campagna viene da questo guardiano e gli chiede il permesso di accedere alla legge. Ma il guardiano gli risponde che per il momento non glielo può consentire. L’uomo dopo aver riflettuto chiede se più tardi gli sarà possibile. «Può darsi,» dice il guardiano, «ma adesso no.»
L’uomo di campagna non si aspettava tali difficoltà; la legge, nel suo pensiero, dovrebbe esser sempre accessibile a tutti. Giorni e anni rimane seduto lì. Diverse volte tenta di esser lasciato entrare, e stanca il guardiano con le sue preghiere. Il guardiano sovente lo sottopone a brevi interrogatori, gli chiede della sua patria e di molte altre cose, ma sono domande fatte con distacco, alla maniera dei gran signori, e alla fine conclude sempre dicendogli che non può consentirgli l’ingresso….”
Interrompiamo qui il racconto scritto da Franz Kafka nel 1914 e ci agganciamo il nostro:
Napoli, 20 marzo 2007
La scena è la stessa. Sono passati tanti anni da quel 1914 e tutto è rimasto uguale. Lo stesso squallore e lo stesso grigiore che solo un tribunale, travalicando il tempo e lo spazio, è in grado di esprimere. L’anticamera di una saletta dove, dietro una porta, si decide il nostro destino: fallimento o commissariamento. I lavoratori non possono entrare. Debbono rimanere fuori la porta, ancora una volta, perché non sono “parti in causa”. Si celebra l’udienza preliminare alla sentenza definitiva sul fallimento Ixfin.
Come si fa a capire da fuori quello che succede dentro? Si potrebbe spiare dal buco della serratura, ma non serve, perché questi parlano, mostrano le scartoffie, si fanno l’occhiolino ecc. Tutte cose che non si acchiappano dal buco della serratura. E allora ci si affida alle illazioni e alla fisiognomica. Quindi bisogna scrutarli bene quando entrano, il giudice, il curatore, i periti e gli sgherri dei delinquenti ancora a piede libero. Che sono poi le parti in causa, mentre noi, che siamo i lavoratori, non abbiamo causa .
“Vedi quello che faccia!”
“Aspetta di sentire come si chiama…”
“Perché, come si chiama?”
“Mussolino”
“ Maronna mia, siamo fottuti. Proprio un incrocio tra Mussolini e Musolino (noto brigante calabrese-ndr) ci doveva capitare! E che fa?”
“Il CTU. Quello che deve dire se possiamo riprenderci. E pare sia orientato in senso negativo”.
“Lo dicevo io!”
E si va avanti così. Esce uno sgherro, ma che importa? Pur di sapere gli si fa folla intorno. Così lo sgherro si prende la sua rivincita, perché lui racconta, mentre quelli che dovrebbero istituzionalmente raccontare non ci sono o vanno via. Veniamo così a sapere che quello che è successo là dentro si chiama “precisazione delle conclusioni”, una sorta di spiegazione delle tesi sostenute dalle parti. Però siccome nella giustizia la spiegazione e la comprensione non sono contestuali, ci si prendono dieci giorni per comprendere. Così la cosa è stata rimandata di dieci giorni. Quando fra dieci giorni si saranno capiti, parte il contatore di altri sessanta , di giorni, entro cui si deve effettuare il deposito di non so che cosa. Dopodichè parte il contatore di ulteriori venti, di giorni, per il deposito delle memorie di replica. Dopodichè…mi fermo qui.
Aveva ragione Sant’Agostino, anticipando il relativismo moderno, che il tempo è dimensione dell’anima. Questi vanno a botte di sessanta alla volta, di giorni. In qualche caso, affidandosi allo loro clemenza, c’è la possibilità di spuntare un sottomultiplo di sessanta, che è venti, di giorni. Meno male che non sono anni! Ma ci arriveranno.
Ma quando tornano a casa la sera, cosa fanno ? Quando i figli gli chiedono “Babbo, com’è andata oggi?” loro cosa rispondono?
Gherardo Colombo, te ne sei andato sbattendo la porta. Hai tutta la mia umana solidarietà.
Pubblicato in Vita quotidiana da Spartaco | (Letto 755 volte)
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