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Come portare al fallimento un’azienda leader nel settore in poche semplici mosse.

21 Marzo 2007 alle 23:59
qirex

Questa è una storia vera.
La storia prende inizio nel 1947 quando vengono fondate le Officine Aeronavali Venezia.
Ci si propone di fare manutenzione ai DC-3, vecchi aerei di costruzione americana. Negli anni, l’azienda cresce, si espande, assume tantissime persone. Tanto che nel 1968, ci si deve spostare dal vecchio aeroporto del Lido di Venezia, al nuovo sito di Tessera (Ve), dove peraltro è nato il nuovo aeroporto. Cammina-cammina e arriviamo agli anni ’80.
Nell’81 l’azienda viene comprata da Aeritalia (lo Stato). È in questi anni che l’azienda si fa conoscere internazionalmente, acquisendo licenze su licenze, e tra l’altro l’esclusiva della trasformazione da passeggeri in cargo dei bellissimi Douglas DC-8. L’azienda si specializza, diventa quasi l’unico punto di riferimento per chi ha un aereo da trasformare.
Poi arrivano gli anni ’90, gli anni delle vacche grasse. A causa della straordinaria qualità del prodotto offerto, acquisisce oltre a certificazioni militari anche l’esclusiva per trasformare i DC-10. Tra i tanti clienti, arriva anche il colosso americano FedEx, con una commessa mastodontica, da far impallidire chiunque. Intanto, nel ’94 viene acquisito il sito di Capodichino (Napoli). Il lavoro per FedEx diventa talmente importante che prende sempre più piede, mentre l’azienda si fossilizza, si burocratizza sempre di più. Non vengono fatti dei piani industriali a lunga scadenza. Il nulla assoluto. Essendo anche un’azienda a partecipazione statale, si è anche sofferto dell’instabilità politica degli anni ’90. Ogni governo che cambiava, cambiava anche tutta la dirigenza. Chi prendeva in mano le redini, non si interessava di nulla. Il lavoro, grazie a FedEx era (è ancora) assicurato fino al 2009.
Chi se ne fotte? Questa strafottenza che ha caratterizzato, e caratterizza tuttora gli ultimi anni, sta portando l’azienda al declino più totale. Anzi, nel 2000 il declino è gia iniziato. Nel frattempo si acquisisce anche il nuovo sito di Brindisi. Nel 2002, arrivano le prime avvisaglie di crisi. Viene ceduta a terzi una parte dei magazzini.
È la catastrofe. Le cose basilari per lavorare, le viti, i rivetti, ora non si trovano più a Tessera, dove è lo stabilimento, ma in un paese vicino. Per avere la “minuteria”, ora bisogna fare almeno dalle 2 alle tre telefonate, avvisi di spedizione, bolle di accompagnamento, qualcuno che te lo porti qui… la situazione è ingestibile. Nonostante il malcontento della gente alla dirigenza dell’epoca non interessa. Ormai è così e basta. Per avere il materiale basta chiamare con almeno tre giorni di anticipo. Peccato che questo tipo di lavoro non è mai uguale a se stesso. Non è come in catena di montaggio, dove sai esattamente quello che ti serve e in che quantità. Questo è l’inizio della fine.
Da qui in poi è un susseguirsi di avventure tragicomiche. Come ad esempio la massiccia presenza di ditte terze che per fare il lavoro che potremmo fare noi, si fanno pagare un capitale. Ci sono quelli che fanno le masticature, quelli che verniciano, quelli che si infilano nei serbatoi dei velivoli, quelli che gestiscono i magazzini eccetera. Questi sono costi. Ma comunque, chi se ne fotte, FedEx è con noi fino al 2009… peccato che la FedEx non abbia nessuna intenzione a restare con noi anche dopo il 2009.
Nuove importanti realtà si stanno affacciando sul mercato internazionale, come i cinesi e gli israeliani. Ma i nostri dirigenti dormono sonni tranquilli, tanto abbiamo dalla nostra la qualità, tutte le certificazioni che abbiamo preso negli anni eccetera. Ma non si sono accorti che anche gli aerei che fanno i cinesi hanno la stessa qualità nostra alla metà del prezzo, e che i nostri “amici” americani preferiscono senza dubbio gli israeliani a noi. Quando i nostri dirigenti hanno capito che saremmo rimasti col culo per terra, si sono dati da fare, comprando la licenza per la trasformazione dei Boeing 767-200. A noi poveracci, ci viene venduto che questo sarà il lavoro del futuro, nuovi scenari si sarebbero aperti grazie a questo “affare”. Peccato che il mercato richiede sempre di più il 767 nella versione 300 (un po’ più capiente). E chi se l’è comprate la licenza per questo? Gli israeliani, ovvio. E noi che faremo? Boh?

Ricapitoliamo. Abbiamo un’azienda che dall’essere la gallina dalle uova d’oro, grazie a management fatto coi piedi, scelte industriali assurde, sprechi aziendali e nullafacentismo diffuso, sudditanza dei sindacati, mercato internazionale in continuo cambiamento, si trova ad essere paradossalmente senza lavoro.
Così nel 2006 si apre la crisi e l’azienda firma con i sindacati confederali un accordo per individuare le vie d’uscita (= riduzione del personale). Ma dal 2009 in poi? Nessuno è in grado di rispondere. Continua a non esserci un piano industriale. E i sindacati che fanno? Stanno a guardare, aspettano tra un mese l’incontro con l’azienda. Si andrà in cassa integrazione, con le ditte esterne che continuano al lavorare al posto nostro, gli esuberi e gli sprechi. Si tenta di “sfoltire” il male, non di combatterlo alla radice. La latitanza è dei sindacati è ignobile. Porca puttana, invece di organizzare scioperi, picchetti e assemblee, se ne stanno con le mani in tasca a passeggiare per gli hangar e prendere caffè.
Questo è il capitalismo all’italiana? Questa è la difesa dei lavoratori?

Pubblicato in Capitalismo all'italiana da qirex | (Letto 967 volte)

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9 Commenti a “Come portare al fallimento un’azienda leader nel settore in poche semplici mosse.”

  • 9
    utente verificato qirex scrive:

    dici? mah…

  • 8
    utente verificato er mahico scrive:

    la metà delle volte le videocassette nei registratori o sono piene o non ci sono proprio.
    :mrgreen:

  • 7
    utente verificato qirex scrive:

    un’altra giornata di guerra è passata… oggi tornando dalla mensa ci siamo accorti che il parcheggio di dirigenti era stranamente pieno. cazzo. peccato che ci sono telecamere dappertutto. il grande fratello mi segue anche a lavoro.

  • 6
    utente verificato er mahico scrive:

    attento, l’amore per il proprio lavoro non sempre viene ripagato.
    però fa dormire sonni tranquilli almeno la sera.

  • 5
    utente verificato qirex scrive:

    grazie per i consigli, ma purtroppo tutti i miei tentativi di agitazione falliscono miseramente… i miei colleghi sono tutti dei coglioni. buoni solo a lamentarsi davanti alla macchina del caffè o in mensa. sinceramente non so che fare. un pò di tempo fa ho pensato di cambiare lavoro. il problema è che questo lavoro mi piace troppo farlo, e sinceramente sono troppo curioso di vedere come va a finire. staremo a vedere, intanto ho iniziato il conteggio dei giorni passati dall’ultimo incontro a roma ad un qualsiasi comunicato in bacheca. siamo già a 5. questo non è il modo di fare sindacato.
    a proposito di delinquenza, purtroppo ci sono agganci con la delinquenza politica… infatti gli altri due siti periferici sono stati acquisiti sotto grandi pressioni politiche. il problema è che quei due stabilimenti (soprattutto napoli) sono inefficienti (che non vuol dire improduttivi o scansafatiche!!!). un’azienda privata non li avrebbe nemmeno presi. noi siamo costretti a tenerceli. badate bene che con questo non voglio dire che siano una disgrazia. semplicemente che l’azienda li ha acquisiti e poi se ne è disinteressata totalmente, lasciando allo sbando i lavoratori. anche questo ci trascina giù.sembra la scena del film titanic, quando la nve affonda e l’orchestra continua a suonare. speriamo bene.

  • 4
    utente verificato er mahico scrive:

    vi vogliono distruggere l’azienda.
    è già successa la stessa storia con Tecnomunizza e Sirti progetto merda.
    non concedetegli attenuanti.
    pestate i subappaltatori che vi tolgono il pane , sfruttate la cassa integrazione per farvi rispettare in loco con tutti (nessuno escluso) i metodi.
    aspettate i dirigenti sotto casa se è necessario.
    io mi pento di non averlo fatto più spesso.
    il giochetto è durato fin troppo.

    :star:

  • 3
    antonio p scrive:

    Bkè forse parlare di camorra e di mafia non è prioprio corretto, ormai questi termini appartiengono solo al linguaggio giornalistico, hanno un confine indefinibile, si sono snaturizzati. Sarebbe meglio parlare di un “sistema” spietato (o cultura della magagna), che macina tutto ciò che potrebbe illecitamenete e velocemente portare befenici economici e non.

    Di fatto ci si accorge che alcuni passaggi, alcune scelte e attegiamenti delle parti attive nella vicenda su scritta, sono simili a molte altre vicende, ad esempio quella della ixifn.

    Quindi, mi chiedo: stiamo assistendo ad una mega magagna oppure alla normale evoluzione (involuzione) di un paese normale?

  • 2
    utente verificato swampthing scrive:

    bè la delinquenza in Italia non deve essere per forza legata a mafia e camorra. ci sono anche gli imprenditori senza scrupoli e gli acchiappa tangenti.

  • 1
    utente verificato hicks scrive:

    no, non è il vero capitalismo all’italiana. quello VERO ha anke qualke contatto con la mafia. ma c’è tempo fino al 2009 o sbaglio?

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