Supplicanti e supplicati
23 Marzo 2007 alle 14:53
I Borboni, oltre che una burocrazia fine a se stessa e un mezzogiorno in condizioni di atavico abbandono, ci hanno lasciato monumenti di notevole bellezza e valore. Tra questi spiccano i palazzi reali, come quello di Napoli e quello di Caserta, la Reggia per eccellenza, che Carlo di Borbone si fece costruire nel posto dov’è oggi perchè non ci arrivavano le cannonate della flotta inglese. Si può discutere molto sulle differenze di impostazione e di stile delle due auguste dimore, ma un elemento di sorprendente identità balza evidente: la presenza di un ragguardevole numero di anticamere che precedevano la sala dell’udienza, dove il re concedeva ascolto alla torma di supplicanti che provenivano da tutte le parti del regno.
Il fenomeno doveva essere in una qualche maniera regolamentato.
Così dopo i primi sei mesi di anticamera fatti, tanto per dire, nella Sala degli Alabardieri, si passava ad altri sei mesi nella Sala delle Guardie del Corpo. In ultimo si facevano sei mesi nella Sala di Alessandro, che però aveva un finestrone centrale che lasciava vedere la magnifica prospettiva del vialone alberato verso Napoli, con in fondo il Vesuvio e il mare. Come a dire l’uscita dal tunnel.
Il tempo delle suppliche è finito.
Non voglio chiedere nulla in nome della mia famiglia e dei miei figli, perché la mia famiglia e i miei figli mi bloccano nella sete di vendetta, si frappongono a proteggere i carnefici dalla punizione che meritano:”Papà, pensa a noi” è scritto sulla targhetta incollata vicino al cruscotto, con la foto, il volto e il sorriso raggiante dei bambini.
Non voglio chiedere nulla in nome dell’onore e della dignità, perché il mondo in cui vivo,che mi ricompensa con il suo cinismo e la sua indifferenza, che mi espone al pubblico ludibrio, che consente la presenza dei delinquenti a piede libero, che insegue valori effimeri, non ha né onore, né dignità.
Non voglio chiedere nulla in nome della giustizia, perché la giustizia è emanazione dei forti, è strumento del potere per conservare se stesso, è avvilimento di ogni prerogativa, è paradosso allucinante nel suo ritorcersi contro chi la promuove.
Non voglio chiedere nulla in nome di quelli che verranno, perché i giochi sono stati fatti e i posti sono già assegnati, i carnefici genereranno i carnefici e i miserabili genereranno i miserabili, i forti andranno con i forti e i deboli con i deboli .
Non voglio chiedere nulla in nome del lavoro, perché in questo sistema il lavoro è una vuota parola, perché nemmeno la solennità e il rigore della Costituzione nel suo articolo fondamentale hanno impedito fosse così clamorosamente calpestato .
Non voglio chiedere nulla in nome di una qualunque cosa di questo sistema, quale che sia: ambiente, territorio, cultura, educazione, progresso, perché ha corrotto tutto e di tutto ha generato il contrario, perché l’impostura sia assoluta, perché l’inganno sia totale.
Voglio andare per la mia strada: incontrerò sicuramente altri sullo stesso cammino. Sono i compagni, quelli veri, le vittime della tua stessa angoscia, gli strumenti della tua stessa ira.
Pubblicato in Vita quotidiana da Spartaco | (Letto 546 volte)
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