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La piccola guerra di chi lavora

13 Aprile 2007 alle 23:06
qirex

Immaginiamo per un attimo di essere un uomo qualsiasi, il classico signor nessuno. Una moglie, un paio di figli, un lavoro a tempo indeterminato, magari che ci piace pure.
Mettiamo che una mattina delle tante, come sempre, ci alziamo alle cinque di mattina. La sveglia suona alle cinque da tempo immemore ormai… Ci alziamo con gli occhi pieni di sonno. Un quarto d’ora velocissimo in bagno, un bacio alla moglie, uno sguardo veloce ai bambini, e via. Per strada, al buio ascoltiamo la radio. La strada scorre veloce sotto la nostra macchina. Mentre guidiamo pensiamo al mutuo, alla palestra per i bambini, e a quel regalo che ci piacerebbe fare alla nostra donna, ma che ogni volta non ce la facciamo mai con i conti. In parcheggio salutiamo che incontriamo. Siccome siamo educati, salutiamo anche le facce di merda, gli spioni aziendali. In spogliatoio scambiamo qualche parola col nostro vicino di armadietto e andiamo a prendere un caffè.
Ovviamente facendo attenzione a non prenderlo per primi, si sa che il primo caffè del distributore automatico fa schifo. Finalmente anche stamattina come altre migliaia passate e future si comincia a lavorare, e sodo anche. Intanto albeggia. La moglie prepara la colazione ai bambini e li sveglia, con la dolcezza che solo una mamma può avere. Noi al lavoro intanto, sudiamo. Sudiamo come dannati. Il caschetto protettivo è pesante. Portarlo per un’intera giornata è faticoso, e poi ogni volta che ci si piega a prendere qualcosa, cade per terra… dove lavoriamo noi non tutti lo usano. Il bello è che chi non lo usa crede di essere figo, immortale. Per i bambini a scuola, sarà l’ora della ricreazione. Anche noi abbiamo una certa fame. Ad un certo punto, mentre pensiamo alla merenda dei bambini succede qualcosa. Non capiamo bene cosa, ma succede. Ci ritroviamo sdraiati, non ci possiamo muovere. Abbiamo le gambe bloccate sotto un peso enorme. Non riusciamo nemmeno a respirare bene. Qualcosa è caduto dall’alto, ci ha preso in pieno… ma, siamo ancora lucidi. Ragazzi aiuto, non mi sono fatto male non vi preoccupate, solo aiutatemi a togliere sta cosa da sopra. Intanto il respiro è sempre più faticoso. Mentre tentiamo di respirare in modo normale, per non lasciarci prendere dal panico, pensiamo alla moglie, chissà che starà facendo ora. Peccato che stamattina non mi sono soffermato un po’ a guardarla mentre dormiva. E i bambini. Purtroppo ieri sera li abbiamo sgridati. Vorremmo averli qui con noi, mentre capiamo che stiamo morendo. Il sorriso dei bambini è l’ultima immagine che vorremmo vedere per morire contenti. Poi il buio.

Oggi, sul lavoro sono morte quattro persone. Tutte morti tragiche, ma del resto, quale non lo è. I martiri, come li ha definiti Prodi, sono morti a Genova nel porto; in provincia di Milano in un cantiere; in provincia di Brescia e a Latina.
È vergognoso. Non si può morire mentre si lavora. Non si può morire per portare il pane da mangiare ai propri figli. Non si può morire per mille euro al mese (o anche meno). Spesso la causa degli incidenti è la scarsa sicurezza. I luoghi dove si lavora molte, troppe, volte non sono a norma. O se casualmente lo sono, comunque sono fatiscenti o non manutenzionati. Poi quando succedono queste cose non si sa mai chi si deve prendere la responsabilità. Molto spesso questi incidenti succedono a chi lavora per ditte subappaltatrici, senza protezioni, molto spesso in nero. Lavoro nero, che quando succedono le disgrazie si trasforma magicamente in lavoro a tempo determinato… “casualmente” il morto era stato assunto un paio di giorni prima di morire.
Ironia della sorte, proprio oggi il consiglio dei ministri ha approvato un “Testo unico per la tutela della salute e della sicurezza sui luoghi di lavoro”, un giro di vite che tende a tutelare tutti, anche i precari e i lavoratori delle dite subappaltatrici.

“La legge, come detto, responsabilizza inoltre in modo significativo le aziende che dovessero ricorrere a sub appalti, introducendo norme volte a ricondurre la responsabilità della sicurezza, e quindi degli eventuali infortuni, all’azienda appaltante e non più solo a quella sub appaltatrice. “Questo aspetto - ha sottolineato ancora il ministro Turco - è particolarmente significativo perchè ben l’85 per cento degli infortuni con esito mortale avviene proprio nell’ambito dei subappalti dove le attuali leggi non sempre riescono a risalire alle effettive responsabilità”.” (da www.repubblica.it)

Che dire? Di certo non è con i giri di vite che si risolve il problema, ma comunque, qualora si superi l’iter parlamentare, si inizia a riempire il vuoto legislativo che pagano il lavoratori e le famiglie delle vittime. Speriamo bene.

Pubblicato in Capitalismo all'italiana da qirex | (Letto 417 volte)

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6 Commenti a “La piccola guerra di chi lavora”

  • 6
    utente verificato Spartaco scrive:

    Non mi sono offeso. Anzi.
    Ho semplicemente “sfruttato” ancora una volta l’occasione per focalizzare l’attenzione anche su chi il lavoro lo perde: che poi la cosa non è fuori tema, perchè i delinquenti che ti buttano sulla strada sono gli stessi che continuano a gestire altre imprese, con quale riguardo alla sicurezza è facile prevederlo. Chi è delinquente è delinquente in tutto. Andassero a controllare come girano le cose da questi signori, che non facevano riparare le infiltrazioni d’acqua dal tetto del capannone con il risultato che i blindi sbarra della corrente “sparavano” perchè andavano in corto circuito.
    Le leggi ci sono. Manca la volontà di farle rispettare. Ci stanno infilando ancora altro fumo negli occhi.

  • 5
    utente verificato qirex scrive:

    per spartaco.
    mi dispiace se ti ho offeso in qualche modo. sappi che non era mia intenzione. quando ieri sera ho scritto il post ero molto emozionato per aver letto dei morti, e ho immaginato per un attimo che sarei potuto essere io. tutto qui. ovviamente non so cosa si prova nella tua situazione. non ne ho la minima idea. solo che se ti posso dare un consiglio, non ti abbattere. non sei morto. sei vivo. e in quanto tale puoi - devi - urlare il tuo disagio, la tua rabbia.
    una situazione di disagio va combattuta. sempre.

  • 4
    utente verificato er mahico scrive:

    lavoravo a 36-50-anche 100metri d’altezza.
    montavo antenne che pesavano più di me.
    da precario ero quello che rischiava di più per essere confermato a fine anno.
    sono i dirigenti pezi de merd che nn servono, che fanno passare quel minimo di entusiasmo dell’essere vivi.
    ma ormai mi sono vaccinato alle vessazioni. non mi controllano più.
    altri invece, ancora si fanno ricattare. e per guadagnare la fiducia e il rispetto di capi che mai lo meriterebbero e mai lo daranno per la loro mediocrità intelletuale coperta da un finto vessillo di potere.

    non saranno gli ultimi morti finchè ci sarà il precariato.
    STOP legge 30 immediatamente.
    :star: :cccp: :star:

  • 3
    nonmilamento scrive:

    Mettendo da parte elucubrazioni sociologiche, politiche, moralistiche e quant’altro, sarebbe ora che il governo smettesse di legiferare sulla sicurezza e sulle responsabilità (sai che soddisfazione per la vedova e gli orfani sapere che la responsabilità non è della ditta del padre e marito ma è di quella che ha dato l’appalto) e tirasse fuori un po’ di quattrini per assumere qualche migliaio di tecnici qualificati (ingegneri in primo luogo) che facciano esclusivamente controlli sulla sicurezza. Se volete vi racconto le condizioni di lavoro dei funzionari dei servizi di prevenzione delle ASL o della vigilanza tecnica dei servizi ispezione del lavoro. Migliaia di leggi e nessuno che le faccia rispettare; tipicamente italiano.

  • 2
    utente verificato hicks scrive:

    e questo sempre, lavoro, produttività, morte, ogni volta d’accapo,
    ripetutamente, e ripetutamente, ripetutamente, ripetutamente…

    :(

  • 1
    utente verificato Spartaco scrive:

    Caro qirex,
    fortunato te che la moglie ti da’ ancora un bacio la mattina, per quanto impastato dal tuo e dal suo sonno. Fortunato te che puoi ancora guardare in faccia gli aguzzini e gli spioni del padrone, e nel guardarli gli scarichi tuttao il tuo disprezzo e il tuo risentimento, che sicuramente colpisce nel segno. Fortunato te che puoi spiare dietro l’angolo il fesso che prende il primo caffè alla macchinetta la mattina; tanto lo sappiamo: il giorno dopo il primo caffè lo prenderai tu, per solidarietà, per giustizia. Quella stessa giustizia e solidarietà che ti fanno insorgere contro le morti “bianche” come si definivano una volta gli incidenti sul lavoro.
    “Era bello il mio ragazzo,
    col vestito della festa,
    l’ho sentito tutto mio,
    mentre gli dicevo addio!”
    Come cantava una ragazza tanti anni fa,
    e lo dice uno che è caduto sul lavoro.
    Non sono morto, ma è come se lo fossi.

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