Sesto: non commettere atti impuri
19 Maggio 2007 alle 23:23
«Infame calunnia a Chiesa e Papa» titola l’Avvenire, per commentare il boom di accessi al documentario della BBC, di cui mi sono occupato pochi giorni fa, su come la chiesa cattolica abbia tentato di nascondere i delitti dei preti pedofili.
Che i preti pedofili ci siano, è fuori discussione. Così come ci sono preti che vanno a trans, che spacciano droga e tante altre belle cose. Ce ne siamo occupati spesso sul blog. Finchè tutto si svolge tra adulti consenzienti, la cosa non mi turba, al limite può darmi fastidio l’ipocrisia.
Per vederci chiaro ho fatto una ricerca per “Crimen sollicitationis” (crimine di adescamento).
E’ uscito un documento sul sito dei fan di papa Ratzinger.
Tale documento, intitolato “Circa i delitti più gravi riservati alla Congregazione per la dottrina della fede” è firmato da Joseph card. Ratzinger e da Tarcisio Bertone ed è datato 2001.
Premetto che leggere il linguaggio dotto e forbito delle gerarchie ecclesiastiche non è cosa per un plebeo come me. Quindi spero di aver capito bene quello che sto per illustrarvi.
Si parla dei delitti peggiori, quelli soggetti al segreto pontificio tipo “i delitti contro la santità dell’augustissimo sacramento e sacrificio dell’eucaristia” o i “delitti contro la santità del sacramento della penitenza”. Bè chi se ne frega, cose della chiesa. Alla fine si arriva alla parte che interessa a noi: Il delitto contro la morale, cioè: il delitto contro il sesto comandamento del Decalogo commesso da un chierico con un minore al di sotto dei 18 anni di età.
Per chi non lo sapesse, il sesto comandamento è “non commettere atti impuri“, lo ammetto ho dovuto cercare su wikipedia per avere conferma di ciò.
Allora cosa succede quando un chierico, ovvero un prete, commette atti impuri con un minore?
Ogni volta che l’ordinario o il gerarca avesse notizia almeno verosimile di un delitto riservato, dopo avere svolte un’indagine preliminare, la segnali alla Congregazione per la dottrina della fede, la quale, a meno che per le particolari circostanze non avocasse a sé la causa, comanda all’ordinario o al gerarca, dettando opportune norme, di procedere a ulteriori accertamenti attraverso il proprio tribunale. Contro la sentenza di primo grado, sia da parte del reo o del suo patrono sia da parte del promotore di giustizia, resta validamente e unicamente soltanto il diritto di appello al supremo Tribunale della medesima Congregazione.
Si deve notare che l’azione criminale circa i delitti riservati alla Congregazione per la dottrina della fede si estingue per prescrizione in dieci anni (11). La prescrizione decorre a norma del diritto universale e comune (12): ma in un delitto con un minore commesso da un chierico comincia a decorrere dal giorno in cui il minore ha compiuto il 18° anno di età.
Anche qui c’è la prescrizione mi pare di capire. Dieci anni, ma la giustizia cattolica si spera non essere lenta come quella italiana. Il problema è quella prescrizione che decorre dal giorno in cui il minore diventa maggiorenne. Cioè, ti inculi un 14enne, gli rovini la vita, e se lo nascondi e non ti scoprono finché è minorenne la passi liscia?
Spero, anzi sono sicuro di aver capito male. (Infatti, mi è stato fatto notare, ho capito male: decorre, non si estingue. nota delle ore 10.45)
Come spero di aver capito male che, se un prete viene a conoscenza di questa violazione al sesto comandamento, debba segnalarla alla Congregazione per la dottrina della fede e non ai Carabinieri.
Il testo completo lo trovate qui:
www.ratzinger.it/modules.php?name=News&file=article&sid= 202
Pubblicato in L'ora di religione da swampthing | (Letto 597 volte)
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