Onore al compagno Giovanni Passannante
22 Maggio 2007 alle 00:49
L’Italia trionferà quando il contadino cangerà, volontariamente,
la marra col fucile (Carlo Pisacane)
Giovanni Passannante era un lucano come me. Nativo di un paese di nome Salvia, attentò alla vita di Umberto I, nel 1878. Purtroppo non gli riuscì quello che poi sarebbe riuscito a Gaetano Bresci: ammazzare il tiranno che proprio perchè la fece franca in quell’attentato potè prendere a cannonate il popolo milanese, nel 1898.
Con il servo Bava Beccaris, un generale rinnegato che per questa impresa sanguinaria fu nominato Grand’Ufficiale dell’Ordine militare dei Savoia.
Giovanni Passannante fu torturato e rinchiuso in una cella sotto il livello del mare, a Portoferraio. In isolamento assoluto.
Secondo i suoi aguzzini, uscì di mente, cosa nella quale io personalmente non crederò mai. Fu trasferito in un manicomio criminale dove morì. Fu decapitato, il suo cervello messo in un barattolo di tormalina ed esposto, insieme al cranio, nel Museo Criminologico dell’Amministrazione penitenziaria, a Roma.
Nel frattempo il suo paese di origine, per cancellare la vergogna del suo poco illustre concittadino, ha cambiato il nome da Salvia in Savoia di Lucania. Per placare la collera dei Savoia. Che, guarda un po’, sono tornati in Italia, per farsi spalancare le porte del Panteon e avere degna sepoltura: loro, che si sono macchiati di colpe orrende, le avventure coloniali e la carneficina della Grande Guerra, la collusione con il fascismo e la fuga disonorevole a Brindisi, fino all’omicidio per futili motivi e allo sfruttamento della prostituzione.
Intanto il cranio e il cervello di Passannante, separati l’uno dall’altro, sono rimasti esposti al pubblico ludibrio, nonostante la Resistenza e la Costituzione repubblicana.
Il 10 maggio i miseri resti di Passannante hanno lasciato le teche vergognose del museo per tornare nel paese di origine ed essere tumulate, quasi di nascosto, a quanto si dice, in un frettoloso rito serale.
A Savoia di Lucania, dicono lorsignori.
A Salvia, dico io.
Pubblicato in Storia da Spartaco | (Letto 484 volte)
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