Il “nanismo”, piaga dell’economia italiana
24 Maggio 2007 alle 13:14
Non sono un esperto di statistiche e di indicatori economici, ma quando ho visto le considerazioni del Rapporto Istat relativo al 2006 non stavo quasi più in me dalla gioia. “Finalmente l’hanno capito”, ho pensato, quando ho letto che il sistema italiano nel suo decollo è frenato dal “ nanismo”.
Noi l’abbiamo sempre detto che Berlusconi , il Nano per eccellenza, è la sciagura d’Italia. Ma vederlo scritto da fior di esperti, su un rapporto che resta scolpito nella pietra, volete mettere la soddisfazione? Approfondendo la cosa ho poi visto che forse Berlusconi non c’entra perché il “nanismo” è quella cosa tutta italiana per cui c’è l’impresa, c’è l’imprenditore, ma non ci stanno i dipendenti.
Mi sono un po’ raffreddato però già che c’ero ho continuato a leggere e mi sono imbattuto più volte nella parola “poveri”, “povertà”, “famiglie povere”. Mi sono ricordato di quand’ero ragazzo che al Comune esisteva l’Elenco dei Poveri. Il maestro delle elementari, buonanima, quando giustamente pretendeva il “sillabario” da tutti i suoi scolari, spesso si sentiva rispondere che a casa non c’erano i soldi per comprarlo. All’epoca i libri si compravano anche alle Elementari. Allora il Maestro diceva, in tono burbero, allo sfortunato alunno:” Siete iscritti all’Elenco dei Poveri? Perché se siete iscritti, vi danno il buono!”. Scoprii così che esisteva una categoria di persone, i Poveri appunto, che andavano avanti con i buoni. Anzi c’era una cosa gestita dal Comune, che si chiamava ECA, dove questi andavano e gli davano la pasta, il sale, qualche volta lo zucchero, mai il parmigiano, perché quello provvedevano a imboscarselo direttamente i notabili democristiani che gestivano l’ente.
L’Elenco dei Poveri non c’è più, in ossequio al principio che la povertà dà fastidio. E allora i poveri chi sono?
Questi dell’Istat il problema se lo son posto e hanno fatto una cosa molto semplice: hanno diviso le famiglie italiane in cinque scaglioni e sono andati a vedere le relative aliquote di reddito totale attribuibile a ciascuno scaglione.
E’ venuto fuori che lo scaglione “più basso” percepisce il 7,8 % del reddito totale, mentre quello più ricco il 39.1%.
Cinque volte più grande.
Sono le cifre, tragiche, della giustizia sociale del nostro paese.
Pubblicato in Politica, Povera Italia da Spartaco | (Letto 678 volte)
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