Con la falce e col martello allora sì il mondo è bello
4 Giugno 2007 alle 18:43
Per conquistarmi un lavoro ho lasciato il paese di origine. L’avessi saputo che poi il lavoro, così faticosamente acciuffato, mi sarebbe stato scippato sarei rimasto dove sono nato. Ma tant’è… così doveva andare.
Però mi mantengo informato delle cose che succedono: ha ragione Nicola di Bari, che il paese dove si nasce è come il primo amore, non si può scordare.
Alle amministrative dell’altro giorno si è votato per il rinnovo del comune. Non ho partecipato al voto perché non sono residente ma dai compagni che ci sono rimasti e la pensano come me mi sono fatto dire tutto sugli schieramenti, i candidati a sindaco ecc.
Mi è dispiaciuto che la sinistra “storica”, quella dell’occupazione delle terre, della lotta all’emigrazione, del bracciantato agricolo e della nascente classe operaia non sia riuscita a compattarsi sotto una lista unica: anzi non si sono presentati nemmeno in ordine sparso, lasciando alla Margherita, fatta di ex democristiani, il compito di contrastare Forza Italia, fatta di ex democristiani.
Perciò è stata un po’ come un derby. Si sono giocati la partita in casa, come ai vecchi tempi, tra fanfaniani e dorotei, morotei e andreottiani.
Ma non è questo il punto.
Il punto è che in una sezione è successo un mezzo tafferuglio. Con l’arrivo dei carabinieri, chiamati dal Presidente del seggio. E’ stato quando un vecchio compagno, zio Nicola, è uscito come un pazzo dalla cabina elettorale e si è messo a gridare, sventolando la scheda aperta ancora non votata: “Maledetti imbroglioni, mi avete dato una scheda falsa”. “Qui sopra non c’è la falce e martello”.
Zio Nicola non si faceva capace. Lui le cose le aveva vissute sempre in maniera diversa. Quando ci si imbrogliava tra le falci e i martelli, del PCI, del PSI, del PSIUP.
Quando bisognava distinguere la falce e martello con il libro dalla falce e martello con la stella per cui la raccomandazione finale, fatta alla moglie o a chi al voto si avvicinava la prima volta: non scordare la stella sopra la falce, è sulla falce con la stella che devi mettere la croce.
I lucani sono rigidi, a Zio Nicola lo volevano arrestare per turbativa del seggio.
Alla fine, forse per la considerazione dell’età, si è cercato di accomodare la cosa.
Zio Nicola è stato rabbonito. Gli si è spiegato che quel simbolo lui non l’ha trovato perché sotto quel simbolo, a lui così caro, nessuna lista era stata presentata.
Zio Nicola ha capito. Ha consegnato scheda e matita al presidente del seggio e con fare dignitoso ha manifestato la sua volontà di non votare.
Così è andato via, con le lacrime agli occhi, pensando che di tutte le cose che in tarda età gli sarebbero potute capitare questa era sicuramente la peggiore.
Pubblicato in comunismo da Spartaco | (Letto 739 volte)
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