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Stupri: un indagine ISTAT

23 Giugno 2005 alle 00:14
swampthing

dal sito della CGIL lombardia, anno 1999.

Conquista le prime pagine dei giornali solo quando è particolarmente efferato, o quando coinvolge personaggi famosi, oppure d’estate, quando la politica va in vacanza.
Eppure, negli ultimi tre anni, centottantacinquemila donne italiane hanno subito uno stupro o un tentativo di stupro.
Centocinquantamila donne che in stragrande maggioranza dichiarano di “non aver superato il trauma della violenza”, nella maggioranza dei casi perpetrata da amici, conoscenti, fidanzati o ex fidanzati, da colleghi o datori di lavoro (solo il 21,7% degli stupri è opera di estranei).
Questo dato impressionante, che emerge da una indagine condotta dall’Istat su un campione di 20.064 donne comprese tra i 14 ed i 59 anni, non è che la punta dell’iceberg, dal momento che solo il 32% degli stupri è stato denunciato.
A spiegare il silenzio sarebbe proprio il “legame” con l’aggressore: a differenza che negli Stati Uniti, le donne italiane sono riluttanti a denunciare il proprio partner o comunque una persona conosciuta. Da aggiungere all’orrore di quel 4% di donne violentate, un altro dato impressionate: sempre negli ultimi tre anni, più di cinquecentomila lavoratrici hanno subito un ricatto sessuale sul luogo di lavoro.
—————————-
Mi chiedo se chi si scaglia contro le “bestie” ci metterebbe lo stesso impeto e impegno se fossero i loro amici, vicini di casa, parenti… le leggi ci sono, applicarle basta.Ma bisogna anche cambiare la mentalità degli uomini, di tutti gli uomini, a partire dagli italiani, che sono quelli che violentano di più in Italia. E’ tutta la società che deve trovare dei valori diversi dall’essere playboy e dall’essere velina.

Pubblicato in Orrore, Amore e sesso da swampthing | (Letto 555 volte)

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2 Commenti a “Stupri: un indagine ISTAT”

  • 2
    mi scrive:

    Rompiamo l’omertà della violenza familiare! Da qualsiasi parte arrivi, soprattutto e smp a danno dei bambini testimoni (violenza assistita).
    E’ interessante notare che il fenomeno è trasversale all’appartenza di ceto sociale, politico, religioso o etnico che sia. L’unico comune denominatore: l’essere uomini, maschi. Ma non servono i processi all’Homo Brutus, o Dr. Jeckyll-Mr. Hide.. nè le analisi di quanto la vittima attragga il suo carnefice.. ormai nn resta che prendere atto di un’isteria collettiva, frutto di cotanta miseria culturale dilagante.

  • 1
    calogero scrive:

    le boiate leghiste smascherate come sempre, più facile che con i bambini

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