Non è assurdo?
1 Agosto 2007 alle 09:22

La curiosità è spesso perversione. Ecco perché ieri sera ho guardato Lucignolo.
Fra le note dei successi musicali vecchi e nuovi, intercalati dalle immagini psichedeliche della notte, con le sue luci, i suoi luoghi e i suoi percorsi, si succedono i servizi sul VIP di turno.
Mentre la noia lentamente mi si infila nelle cervella, subdola com’è, improvvisamente, a legittimare in qualche modo questo mio suicidio mentale, interviene Simona Ventura.
Cercano di aiutarla, mi sembra. Fanno un po’ di pubblicità gratis alla tuta che indossa con fare sbarazzino - gambe incrociate - frutto della joint venture con l’amica Federica De Pompeis.
Il giornalista, poi, è molto bravo. Sembra tutto vero. Forse lo è, non saprei, non me ne intendo.
Poi, come un fiume in piena, la Ventura prova ad avventurarsi arrampicandosi sugli specchi delle sue bugie: sul divorzio professionale da Lele Mora (dovuto solo al fatto che “nella vita succede di prendere strade diverse”), sulla presunta superamicizia ventennale con Briatore (”mi butterei nel fuoco per lui”) e, dimenticate le terribili battaglie legali, si lascia andare a commenti entusiastici (e molto cattolici) sul rapporto “ritrovato” con l’ex marito Bettarini.
Poi chi la intervista le chiede se ritiene di essere stata strapagata, per la sua partecipazione a Sanremo, e la mia attenzione si risveglia.
Lei risponde candidamente di no. Sono gli altri che sono stati strapagati. Baudo è stato strapagato. Le risulta di aver percepito “appena” 70.000 euro a serata.
Ormai completamente azzerati dalle cifre assurde pagate per la partecipazione di un qualsiasi stupidissimo ospite ai programmi televisivi, i miei neuroni finalmente, in uno sprazzo di lucidità, si risvegliano mi permettono di contare.
E il calcolo che ne scaturisce è allucinante: la simpatica Simona ha intascato in un giorno quanto un impiegato medio percepisce come stipendio in quattro anni. Quattro anni per cinque serate dà vent’anni: tanto ci vuole al solito impiegato per veder sparire in bollette, rate, spese e controspese i 350.000 euro che la Ventura ha messo in tasca per una settimana lavorativa standard.
Ora mi chiedo: sarà normale che esistano queste differenze fra le persone comuni e i VIP?
Ci penso bene e mi rispondo che in fondo lo vogliamo noi, anche se ci lamentiamo, perché li guardiamo, li spiamo, decantiamo le loro gesta, frequentiamo i posti dove vanno loro, sperando di incontrarli, leggiamo avidamente le riviste che li ritraggono in spiagge “in” o su panfili milionari. Così facendo, permettiamo loro di sentirsi diversi, più grandi, più importanti di noi.
Quando li incontriamo per la strada, ci batte forte il cuore. Vorremmo quasi chieder loro un autografo, però la vergogna ci frena.
Vediamo il giocatore che pedala spensierato lungo una viuzza nella stessa località di villeggiatura dove siamo noi, seguito dalla moglie-cavallona e dai biondissimi-bellissimi figli e ci trasformiamo nell’agente Fox Mulder quando vede gli alieni. Allungando la mano si potrebbe addirittura toccarli, nella folla, al mercatino, come fece la donna malata di perdite di sangue con Gesù.
Non è assurdo?
Pubblicato in Televisione, Povera Italia da evileyes | (Letto 9491 volte)
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la colpa è solo ed esclusivamente nostra,vedere LUCIGNOLO fà bene per chi ha idee ben chiare senza condizionamenti modaioli di tendenza anzi chi veramente è miserere sono quelli fuori al BILLIONAIRE per vedere passare I VIP con accompagno femminile di turno (mai una brutta!).Ma questa è la società di oggi apparire apparire apparire file per provini “isole,grandi fratelli,miss,veline,pure nelle tv private di quartiere,al mare miss stabilimento,lungomare,battigia e se capita miss porto (se la loclità balneare ne ha 1) lucignolo è il male minore anzi………

finalmente qualcuno la pensa come me!
Condivido pienamente il post.Siamo noi a garantire questi megastipendi,ironia vuole che sia lo stesso operaio che fatica ad arrivare alla fine del mese,che compra le riviste che parlano del Vip guarda i programmi del vip,compra i prodotti pubblicizzati dal vip.

