Dopo Bolzaneto, fidarsi di un poliziotto…
16 Luglio 2008 alle 20:37
Stazione Termini Luglio 2008.
Poliziotto: Stacca.
Pedro: Perdona?
Poliziotto: Stacca!
Pedro: I am sorry…. any problem?
Poliziotto: qui siamo in italia, si parla italiano, non inglese!
Pedro: ok ok…
Mi racconta Pedro (in realtà non si chama così nds), che era a Roma a passare un fine settimana. Lui è messicano, veste scazzato, cappello di paglia in testa, sicuramente non ha l’aspetto di un danaroso turista. Ha negli occhi la Roma di Fellini (me ne parla con entusiasmo cinefilo), ma il poliziotto che sgarbatamente gli dice che non può attaccare il carica batterie nella presa di corrente della stazione ferroviaria, nel film del mitico Federico, non c’era.
Conosco da poco Pedro, mi racconta deluso e amareggiato del suo incontro romano con la polfer, la cialtronaggine, l’ignoranza, l’arroganza ad opera delle forze dell’ordine, nella porta della Capitale, il biglietto da visita per i turisti (tipo Atocha a Madrid seee): la stazione Termini.
“queria responderle, decirle algo… pero bueno, lo dejè…pero lo que me molestò fue la manera”. Bravo, gli dico io, hai fatto bene a lasciar stare. Inutile discutere, forse stavi rubando la corrente dello stato italiano, un danno enorme in uno stato dove TUTTI fanno la loro parte.
Poi leggo sul giornale di Bolzaneto, ripenso ad Aldovrandi, penso al caso di Riccardo Rasman a Trieste, un caso poco conosciuto.
Fidarsi ciecamente delle forze dell’ordine in Italia nel 2008. Si può?
Rispondete voi.
Io non lo so più.
Pubblicato in Fascismo arretrato da calogero | (Letto 14870 volte)
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