Estate calda
24 Luglio 2008 alle 08:48
Un’estate calda, l’estate 2008. Un’estate di finte novità e vere tradizioni, di originalità e arretratezza, di progressisti e conservatori, di leggi e illegalità.
Il clan dei politici, promossi a VIP, si destreggia egregiamente, dribblando le puntuali critiche (invero a volte eccessivamente pessimistiche) di Travaglio, le invettive (sempre folkloristiche) di Grillo, le bordate (il leone ferito, a volte, e meno male, si incazza) della Guzzanti.
Poi c’è Di Pietro, che è spina nel fianco e presenza scomoda, in certi contesti, ma la cui figura è anche pericolosamente strumentalizzabile (e sono sicuro che lo sa perfettamente), perché quando si svelano completamente certi meccanismi si diventa estremisti, e l’estremizzazione di un concetto viene quasi sempre controbilanciata dalla forza antitetica di un concetto opposto. Basterà, e mi sembra che per ora sia bastato, creargli un contraltare ideale, o sviarne il messaggio utilizzando i media, per minimizzarne l’efficacia. In questo contesto mi addolora dover constatare che le notizie che ci vengono date in pasto siano ormai, nella migliore delle ipotesi, strumentali. E non parlo solo della TV, ormai commerciale anche durante il telegiornale, ma delle testate giornalistiche con un passato di cui essere orgogliosi e giornalisti di comprovata professionalità. Peccato che anch’esse si stiano di fatto prestando al lavaggio del cervello operato ai danni del popolo italiano da chi ha il bastone del comando.
Ma la cosa che più mi dà da pensare, non è tanto la spaccatura fra il popolo e i suoi rappresentanti, non mi fa paura l’alienazione delle nuove generazioni nei confronti della politica e della sua importanza per il futuro del paese (troppo avanti nel tempo si collocheranno i suoi effetti); non mi toccano le critiche dei sempre più ignoranti e intellettualmente limitati servi del potere; la mia paura non è l’assuefazione a qualsiasi schifezza delle persone della mia generazione e nemmeno la cantilena voodoo del nonno che non ne può più delle notizie di cronaca nera o del lato B – ora va di moda chiamarlo così, il culo – di questa o quella showgirl (il termine oggigiorno assume un’accezione quanto mai letterale).
Di cosa ho paura? Di ciò che c’è dietro tutto questo. Perché se tanta virulenta, costernante, illogica pressione fosse figlia del nulla, non ci troverei niente da dire. Mutamenti della società. Ce ne sono sempre stati, sempre ce ne saranno. Non si può fermare un treno in corsa.
Ma se in politica la pressione esercitata dalla maggioranza negli ultimi tempi, che ha portato persone insospettabili a fare dichiarazioni ferocemente realistiche – anzi reali – e altre persone ad assestare dei formidabili uno-due, mettendo ko personaggi che credevo granitici, fosse dettata dalla paura di svanire, di essere dimenticati (disarcionati) o del tremore dell’invecchiamento, anche in questo caso non sarei affatto preoccupato. L’invecchiamento è fisiologico, se non lo puoi capire, finisci per accettarlo.
Invece la mia paura nasce dal fatto che, se non basta lo scudo del trasformismo, il paracadute del riciclaggio ideologico, la salvezza della reincarnazione, il revisionismo storico, la scientifica longevità, peraltro avvalorata dalle statistiche, se tutto questo – dicevo – non rasserena l’animo dei potenti, allora questa pressione non può essere irrazionale o casuale.
“C’è qualcosa che brucia, in tutto questo fumo”.
Pubblicato in pessimismo, Televisione, Politica da evileyes | (Letto 11560 volte)
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troppo tardi, già fatto.



