Al Berluscone, Al Capone
18 Marzo 2010 alle 12:40
Secondo la rivista americana Forbes, specializzata a classificare i ricconi, il patrimonio netto di Berlusconi ammonta a 9 miliardi di dollari. Spicciolo più, spicciolo meno, sono 7 miliardi di euro.
Sappiamo che il Cavaliere è un capitalista convinto e supporta con una solida base comportamentale il suo anticomunismo. Che dunque non ha le origini ideologiche, simil-storiche o astrattamente etiche dei tanti ingenui, pur poveri, che ci sono in giro, ma squisitamente pratiche: la preservazione della cosa propria, il suo capitale, e la relativa moltiplicazione.
Il capitale è come il sangue: muore se non circola. La circolazione del capitale è l’investimento.
Orbene, l’economia borghese si è affannata nella ricerca di parametri, come direbbe Prodi, o di indici, come direbbe Tremonti, che misurano la “bontà” di un investimento.
Ma, o parametri o indici, nemmeno uno, nemmeno quello di Prodi, fa riferimento alle occasioni di lavoro che eventualmente si creano, al miglioramento della condizioni generali degli individui e delle loro famiglie, all’incremento della scolarità, alla salvaguardia dell’ambiente, alla diffusione della pace tra gli uomini, alla diminuzione della mortalità per fame, carestie, pandemie, cataclismi più o meno naturali.
Il confronto viene fatto con il rendimento che il capitale, altrimenti “investito” in una operazione puramente finanziaria, sarebbe in grado di offrire, con il “risparmiatore”, come direbbero Prodi e Tremonti, il capitalista, come diremmo noi, che aspetta il “ritorno”, magari comodamente seduto. Berlusconi non appartiene a questa categoria. Lui i soldi li fa fruttare perchè le rogne se le va a cercare e così può degnamente remunerare il suo rischio imprenditoriale.
Ma, giusto per far due conti, ammettiamo che Berlusconi se ne stia in poltrona e aspetti il ritorno del suo, diciamo, 3%. Fanno 200 milioni di euro. Altro che ispettori a Trani. Gli ispettori, della Agenzia delle entrate, bisognerebbe mandarli ad Arcore. D’altra parte la ex-moglie gli ha chiesto per “gli alimenti” 43 milioni di euro annui. E lui se ne lamenta, in una intercettazione telefonica, perché la richiesta, nella sua credibilità patrimoniale, potrebbe passare, con l’avallo del solito giudice maldisposto nei suoi riguardi.
Ci sovviene allora di un precedente illustre, Al Capone. Che finì in galera grazie al fisco. A Berlusconi ci somiglia: era un nano pure lui.
Pubblicato in Vita quotidiana da Spartaco | (Letto 13246 volte)
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