Tutti e nessuno
25 Gennaio 2011 alle 00:10
“Per quale offesa, o Polifemo, tanto gridasti mai? Perché così ci turbi la balsamica notte e i dolci sonni?” E Polifemo dal profondo speco: “Nessuno, amici, uccidemi, e ad inganno …”. “ Or se nessuno ti nuoce – rispondeano – da Giove è il morbo e non v’ha scampo “ (Odissea, lib. IX).
Così dunque Ulisse potè farla franca. I Ciclopi accorsi in aiuto di Polifemo apprendono da lui stesso che ad accecarlo non è stato nessuno e se ne tornano a dormire. Se fosse soltanto per la furbizia, diremmo che Bagnasco è come Ulisse.
Siccome però Ulisse era nobile e Bagnasco è meschino, il confronto non regge.
Resta il fatto che Bagnasco non ha citato nessuno. Nelle sue parole si può leggere tutto e il contrario di tutto, la verità e la menzogna in un guazzabuglio parolaio il cui vero scopo è confondere le acque, stendere cortine fumogene, pronunciare condanne generalizzate per operare assoluzioni ecumeniche. “Urbe et orbi”, come solo loro sanno fare: per una pura contingenza temporale, a Pasqua o a Natale, o spaziale, per il fatto di essere pellegrini a Roma invece che a Canicattì.
La montagna ha partorito il topolino: d’altra parte, cosa ci si poteva aspettare da chi pone l’impostura a fondamento del proprio sistema ideologico? Cosa ci si poteva aspettare da chi ogni giorno avvilisce la ragione, perseguita la coscienza, mistifica la storia, propugna l’oscurantismo? Da chi è pronto a saltare sulla carretta del vincitore, a benedire la tirannide, a consacrare l’oppressione? Da chi predica a parole la pace ma fomenta la guerra, in nome dell’integralismo religioso, della difesa dei valori della fede che sono in realtà squallidi interessi di cassetta? Avremmo preferito un’assoluzione, purché “ad personam”, com’è giusto che sia. Avremmo apprezzato il coraggio pur nel disaccordo. Ci ritroviamo invece ancora una volta a constatare l’ignavia, la viltà assunta a modello esistenziale, forti con i deboli e deboli con i forti.
Vergogna!
E’ questo l’esempio che date ai giovani? E’ questa la lezione di vita che volete impartire? Il sentimento che riuscite a scatenare è quello di una pena e di una commiserazione profonda. Non verso voi. Ma verso gli sciagurati poveracci, nostri fratelli, su cui si fonda la vostra sopravvivenza.
Pubblicato in Vita quotidiana da Spartaco | (Letto 11332 volte)
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