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Il dialogo e il soliloquio

25 Luglio 2005 alle 17:04
evileyes

Nonostante le mie radici, non sono mai stato molto attento alle questioni teologiche. In particolar modo, non ho mai inteso occuparmi delle dichiarazioni cattoliche o dei loro concili, delle loro encicliche o “istruzioni”.
Non essendo cattolico, penso che ogni commento potrebbe essere interpretato come una crociata di una religione contro un’altra, e non è così. Fatto sta che a farmi riflettere su queste cose è stata mia zia, che mi ha raccontato (a grandi linee) i capisaldi di questa istruzione “Dominus Iesus”.
Francamente sono rimasto allibito leggendo il testo pubblicato nel 2000 dalla C(ongregazione per la) D(ottrina della) F(ede), della quale Ratzinger era all’epoca Prefetto, ma ancor di più leggendo l’intervista rilasciata dallo stesso al quotidiano Frankfurter Allgemeine Zeitung (svariati documenti illuminanti al sito www.ildialogo.org/Ratzinger/).
Spesso, per mia natura, tendo a portare il dialogo sul mio terreno, quando discuto. Vuoi per le letture di Schopenhauer, vuoi per la mia indole, fatto sta che è difficile combattere con me usando la sola lingua. Uso stratagemmi, il tono di voce… in poche parole, sostengo con forza le mie opinioni. Perché solitamente ci credo.
Ratzinger riesce però a superarmi: nega completamente il dialogo.
Conosco luoghi (ci sono cresciuto) in cui il protezionismo religioso era al limite del fanatismo. Spesso sentivo critiche aspre contro il cattolicesimo e i cattolici. C’è chi ha addirittura contato nel “Vicarius Filii Dei” il numero della bestia. Non ho intendimento sufficiente per poter prendere posizione in merito alla pericolosità di certe persone e delle loro asserzioni, ma sono certo che pretendere di possedere l’unica vera chiesa, di pregare l’unico vero Dio, sia un’ipotesi decisamente assurda, specialmente se tutta la “costruzione” teologico-politica della chiesa che pretenderebbe di ergersi sulle altre come l’unico passepartout per la salvezza si basa sulla “complicazioni affari semplici”.
Gesù, citato fuori luogo in questo discorso di Ratzinger, parlando ai discepoli, spiegava loro che se non fossero diventati simili ai fanciulli, non vi sarebbe stato posto per loro nel Regno dei Cieli. Non è pensabile che un ragazzino possa districarsi nei meandri labirintici e sapienziali del cattolicesimo e dei suoi dogmi. Non potrebbe quindi essere salvato “per grazia” o “per fede”, ma dovrebbe convertirsi, battezzarsi di corsa, dato che è responsabile del “peccato originale” fin dalla nascita e dopo se ne potrebbe riparlare.
Di cose da dirsi ce ne sarebbero tante. Io preferisco chiudere ricordando che il dialogo è animato da qualcuno che parla e qualcuno che ascolta, alternativamente e nel rispetto dell’altrui opinione. Se manca questo tutti, arroccati sui propri bei castelli, si farebbero dei bei voli pindarici nell’assoluta solitudine medioevale della propria ignoranza.

Pubblicato in Ratzinger, L'ora di religione da evileyes | (Letto 366 volte)

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1 commento a “Il dialogo e il soliloquio”

  • 1
    mi scrive:

    sottoscrivo. Chi si arroga il brevetto della creazione sono i farisei, quelli ke il Cristo combatteva.. ma tanto nn hanno futuro..
    Voglio essere scomunicata :prete:

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