Olivetti e Finmek, storia di un fallimento (annunciato)
15 Novembre 2005 alle 13:44
[Olivetti]
Gli anni Novanta, sotto la guida di Roberto Colaninno, segnano l’uscita definitiva dall’It e in particolare dai pc. Ricostruire la storia degli ultimi anni della società significa infilarsi in un intrico di personaggi e aziende molto difficile da districare. Olivetti Personal Computers, sull’orlo del fallimento, nell’ottobre 1999 viene venduta alla Finmek di Padova di proprietà di Carlo Fulchir per 21 miliardi di lire. Op Computers si stacca dalla casa madre e inizia una nuova storia.
In una fredda e triste mattina di gennaio i nuovi padroni riaprono lo stabilimento di Scarmagno. Ripartono i lavori e qualche mese dopo convocano la stampa per annunciare la nuova vita di Olivetti. Gentile, simpatico, attento a rispondere con sollecitudine a tutte le domande Fulchir spiega che il piano industriale prevede la produzione di pc, server, schermi piatti e prodotti per la telefonia (Web phone) e il settore auto con l’obiettivo di arrivare a 1.100 miliardi di fatturato nel 2002.
L’obiettivo non sarà mai raggiunto. Fulchir si accorge che fare i pc non è il suo mestiere (il suo gruppo si occupa di contract manufacturing).
Nel 2002 si accorda con Tecnodiffusione che avrà il compito di produrre e distribuire i pc a brand Olivetti. Mai accordo nacque così male. Le liti iniziano subito dopo la firma. Questione di interpretazioni. “Possiamo vendere anche sulla luna i pc Olivetti” dicono a Tecnodiffusione. Potete farlo solo nei vostri punti vendita, risponde Fulchir. In pratica non se ne fa nulla. Più tardi Tecnodiffusione acquisirà gli stabilimenti di Scarmagno che rimarranno, però, coinvolti nel tracollo dell’azienda toscana.
[tratto da 01net]
Pubblicato in Capitalismo all'italiana, Povera Italia da swampthing | (Letto 892 volte)
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