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Reality check

24 Novembre 2005 alle 13:04
Nemesis

powerpointOh, si, bello. Naturalmente. Come tutti hai visto i siti in flash e ti sei gasato. Hai detto proviamoci ed hai scoperto che no, non è powerpoint, e non è un cazzo facile, specie agli inizi. Ma tutto quel bling-bling ti ha davvero colpito, e ti diverte, nonostante tu abbia il senso del colore di Bocelli. Scopri che questo ragazzo che lavora nella tipografia dietro casa è una specie di dio del flash, e gli rompi i coglioni, mentre leggi nei suoi occhi un “povero farlocco” quando ti guarda, temendo sia perchè ti ritiene un sucker, uno sfigato. La realtà, probabilmente, è un’altra: lui ti guarda così perchè SA LA VERITA’ sul mondo del lavoro e alle sue magagne, alle quali tu sei novizio.
Il disincanto nasce dall’esperienza, insegnano: ma partendo dal tuo abisso di ignoranza piano piano ti elevi ad un abisso di ignoranza leggermente minore, fuggendo lontano da powerpoint. Piano piano impari ad usare le animazioni, poi i primi timidi actionscripts, poi sei fiero quando costruisci la tua prima funzione, e piano piano si aggiungono le librerie, i prototipi, le classi, i backend dinamici e via delirando. Riesci a far fare “ooh” ad un paio di clienti (che magari non hanno mai visto un sito prima, e si sarebbero gasati guardando la foto sfocata di una mucca) e questi cominciano a chiederti quell’animazioncina carina, quella presentazioncina minuta, quella “stella cometa che scende sulla sedia di Manzano con la musica di Guerre Stellari in sottofondo” (fatto vero!).

Durante questa scalata all’autocompiacimento, progressivamente dimentichi *cosa* stai facendo, e per *chi* spesso é. Ed arrivano le mattine come questa, in cui la tua presunzione di elitarismo tecnologico cade a terra come un castello di carte.

Un tuo (ottimo) cliente ti ha chiesto una serie di animazioni in flash per un simposio, e tu gli hai fatto una presentazione carina, movimentata MA finetta come piace a lui (nb, spesso “fine” è sinonimo di “più lento”, scoprirai) usando le ultime chicche a tua disposizione. Lui lo guarda, powerpointizza il tutto (”troppe animazioni!”) e mentre tu sospiri lui sorride.
Il simposio avviene, la cosa va bene e tutti sono contenti.
Tutto troppo liscio.
Infatti due giorni dopo vieni chiamato da una rappresentante dell’azienda ZZZ, che ti chiede di ri-inviargli la presentazione perchè vorranno utilizzarla ad un’altro simposio. Tu ottimizzi, aggiungi - non richiesto - degli shortcuts da tastiera (nientemeno!) per rendere più flessibile il tutto, comprimi, invii e chiami. “Funziona?”. “Si si, tranquillo” fa una voce rassicurante dall’altra parte.

La stessa voce che ti tira giù dal letto alle otto e mezza di mattina il giorno del simposio. Il suo tono ora è tutt’altro che rassicurante: è stridulo come le unghie sulla lavagna.
“il file che mi ha mandato NON FUNZIONA!”
“…..come non funziona?” fai mentre ti scuoti dal sonno
“aaaa, si si, non si apre!”
“…mi scusi, ma non mi aveva detto che l’ha già visto?”
“…eee ma…(pausa imbarazzata) … io ho visto che era arrivato!”
“ah ecco. Ma scusi, allora, vediamo. Cosa vuol dire che non le si apre?”
“eee ha un’estensione strana!!! che roba è?”
“mi scusi, che estensione ha?”
“ZIP!!”
Santa pace! Fai un respiro profondo: “eh, si, è un file compresso; l’ho mandato compresso perchè essendo un eseguibile standalone con estensione .exe certi antivirus potevano cancellarlo. Ma basta che lei vada su winzip.com e scarica ed installa il prog…”
Mentre parli ti rendi conto che dall’altra parte una tormenta di gelo sta facendo rotolare degli sterpi del west nella hall della ditta, e ti è facile immaginare l’impiegata che tiene la cornetta come un pesce morto, con gli occhi spalancati come se sentisse Bondi leggerle poesie d’amore. Persino Echelon smette di ascoltare, intimorito da tanto silenzio. Dalla tua parte della cornetta entrano informazioni per te elementari, ed escono tradotte dall’altra parte nel dialetto del Cairo.
“…zip, ha presente, no?”
(pausa di due minuti buoni, probabile rossore sulle guancie) “no”.
E poi la frase che temevi come una biblica mannaia sul prepuzio:
“Ma non può convertirmelo in powerpoint?”

*sigh*

(in quell’istante hai un immagine al rallenti di te su un crepaccio al tramonto con interi libri di actionscript sparpagliati in fogli che il vento ti strappa dalle mani verso il mare sottostante, mentre Bill Gates è dietro di te che ride satanico. Tutto assomiglia in maniera straordinaria ad un vecchio episodio dell’uomo tigre. Chissà perchè).
“no, è un’altra tecnologia”
“ah”. Dall’altra parte senti un pensiero sordo: “si, dev’essere una tecnologia CATTIVA se non puoi convertirla in power point”.

Mugugni. Ti alzi dal divano, ti passi la mano sulla faccia a scuotere via un pò di testosterone notturno.
“Hoooo-capito. Vaaaa-bene. Oooo-kay. Facciamo prima. Dov’è la sede della vostra ditta?”

Pubblicato in Orrore, Web design da Nemesis | (Letto 428 volte)

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3 Commenti a “Reality check”

  • 3
    Creepy-Eyes scrive:

    Io lavoro in una software house… chiamano degli utenti per un problema la mia collega dice “Provi a chiudere la finestra del browser e ripartire” dall’altra parte “cos’è il browser?” (questa era di ancora più basso livello).

    A proposito di web design ho bisogno di un nuovo lavoro!!! Non è che qualcuno cerca personale come webdesigner per bassa manovalanza? Tra meno di un mese mi scade il contratto e non mi tengono :shootme:

  • 2
    rik scrive:

    inquietante…

  • 1
    swampthing scrive:

    un alca selzer e passa tutto… :sifone:

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