Piccola storia del capitalismo italiano: la “faccenda” di Aversa attraverso le e-mail di Ludovico N. (3)
26 Novembre 2005 alle 02:03
Ricevo e pubblico. Con beneficio di inventario, come si suol dire. Se qualcuno ha versioni diverse da questa, è garantito il diritto a postare la propria su questo blog.
TERZA PUNTATA
Due considerazioni:
1. Nessun imprenditore, per portare avanti quelle che sono le sue attività industriali, acquista 370 dipendenti da una azienda che lavora in un settore diverso. La Telital di Massimo Zanzi stava nelle telecomunicazioni, la Texas Instruments di Aversa era un’azienda elettromeccanica.
Ebbene, il subentro da parte di Zanzi ad Aversa prevedeva, vedi accordo del 16.03.1999, la fuoriuscita in 2 anni dallo stabilimento di tutta la preesistente attività: linee di produzione, tecnologia e brevetti. I 370 dipendenti rimanevano senza alcuna missione produttiva, lavoratori con un’età media lavorativa compresa tra i 25 e i 30 anni, con relativi stipendi e diritti, di cui oltre 150 tra dirigenti, quadri, settimi livelli e impiegati vari. Massimo Zanzi sceglie di iniziare un piano industriale nelle telecomunicazioni e per farlo sceglie questo tipo di personale, senza missione produttiva, né materiale né concettuale.
Semplicemente assurdo. In realtà cosa c’è dietro la faccenda? Almeno tre cose che costituivano una dote economica su cui avventarsi.
La prima: il contratto di programma di 159 miliardi di cui 92,755 a fondo perduto. Questo contratto l’aveva preventivamente e opportunamente ottenuto la Texas Instruments, da Carlo Azeglio Ciampi, a nome della inesistente WOW SpA, tramite un suo ex dirigente incaricato alla bisogna, Sergio Vicari.
La seconda: l’immobile di Aversa, 60.000 mq in posizione ottimale. Il valore, in quella zona, di 1 milione di lire a mq è assolutamente equo nel 1999.
La terza. Soldi liquidi della Texas. Tra quelli visibili, sui libri contabili ci sono 50 miliardi di lire a fine dicembre 1998. Un giorno prima di andarsene dall’Italia, la Texas versa alla Uni.com SpA, una delle società dello spezzatino che Zanzi incomincia a fare ad Aversa, questa somma di 50 miliardi.
L’ingresso di Zanzi ad Aversa era solo un’operazione mordi e fuggi che serviva per far andare via la Texas Instruments dall’Italia nel più tranquillo dei modi e arricchire indebitamente qualcuno.
2. Appena giunto ad Aversa, con i soldi del contratto di programma, Massimo Zanzi fa acquistare alla Uni.com spa (presidente Ilario Floresta), per la modica cifra di 23 Miliardi di lire, la tecnologia dect dalla “sua” Telital di Trieste. Per 23 miliardi di lire la Uni.com acquista dalla Telital di Trieste di Massimo Zanzi, una grossa scatola di colomba Bauli (da me debitamente fotografata) con dentro, alla rinfusa più totale, una serie di raccoglitori a caso, con la scritta dect, che negli anni, abbastanza passati, a Trieste avevano riempito con disegni e verbali di riunioni sul dect. Il tutto ha languito per sempre in quella scatola di Colomba Bauli. Ci fu anche una riunione, sull’argomento, a Trieste, verso marzo 1999, con i quadri di Aversa, e Zanzi disse loro che non si dovevano proprio preoccupare della cosa, che non lo dovevano proprio pensare il dect. I testimoni ci sono. Per inciso il dect nel 1999 era già tecnologicamente morto e sepolto da tempo dato il boom dei telefonini che, tra l’altro, era il mercato principale della Telital in quegli anni.
Niente male vero? Ma questo è solo l’inizio, siamo all’aprile 1999. Ci sono ancora 6 anni da raccontare.
FINE DELLA TERZA PUNTATA
Pubblicato in Capitalismo all'italiana da swampthing | (Letto 777 volte)
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