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Essere di sinistra

16 Maggio 2005 alle 00:31
grenouille

Ogni tanto penso a quanto lontani siano gli anni del comunismo militante, io ne ho fatto parte e mi sento ancora profondamente comunista.
Devo dire che negli anni la mia ideologia si è evoluta, ho modificato il mio pensiero prendendo atto delle grandi trasformazioni della società, delle esigenze della gente e le gravissime deviazioni dalla ideologia, attuate nei paesi del socialismo reale.
Parlando con Swampthing pochi giorni fa si discuteva sui nostri politici di sinistra, sia a livello locale che nazionale, e evidenziavamo le divergenze tra noi, semplici elettori, e i vertici della sinistra che ci rappresenta, secondo noi c’è un grosso distacco tra le due realtà, sembra quasi che i nostri politici siano completamente all’oscuro dai veri bisogni della gente comune.
Oltretutto all’interno dei stessi partiti della sinistra c’è una grossa differenza di vedute.
Ora vorrei porre qualche domanda,
secondo voi:
Cosa vuol dire essere di sinistra nel 2005?
I nostri politici di sinistra ci rappresentano ancora?
Quale dei politici rappresenta meglio il vostro pensiero?
In cosa vi sentite in disaccordo con questi?

Pubblicato in Politica da grenouille | (Letto 2400 volte)

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165 Commenti a “Essere di sinistra”

Pagine: « 9 8 7 6 5 4 [3] 2 1 »

  • 60
    centrotavolo-k-tendame scrive:

    credo che l’ignoranza non centri nulla con il comunismo visto che appunto cerca anzi di diffondere conoscenza.vedi cuba vedi ex unione sovietic etc etc…il futuro risiede nell’educazione sociale

    credo che la sua inattuabilità derivi da altre problematiche tipo che:
    -secondo l’abc del comunismo di Bukharim e Preobrazhenski su 100 madri solo 2 sono in grado di educare i loro figli
    -la struttura famigliare e residua e deve essere superata
    -etc.

    Credo che un ideologia socialista sia molto valida ma solo in ristretti contesti.
    i palestinesi sioniti dopo la secondo ondata di immigrazione adottarono attraverso le strutture dei kibuttz un società avanguardia del socialismo,con ottimi risulutati ma poi nel tempo hanno cambiato radicalmente struttura sociale.

    voglio dire la sinistra si addice a certe situazioni,credo diverse da quella italiana,credo inoltre che i politici di adesso,si trovano a far fronte di due pressioni quella del popolo che aspira ad ideologie più radicali e drastiche e quella della struttura statale,non si può compensare questa divergenza.

    e finchè politico di destr o sinistr non si renderà conto che è lì per servire il popolo di cui faccio parte e non per comandare io non mi sentirò rappresentato da nessuno.

  • 59
    spray scrive:

    Perche’, secondo Lenin ,gli “operai” non possono avere la coscienza dell’irriducibile antagonismo fra i loro interessi e tutto l’ordinamento politico e sociale contemporaneo?”risposta:perche’ tale coscienza non riesce a sorgere in loro spontaneamente,naturalmente,ma deve essere data “dall’esterno”,dal quadro preparato consapevole.Lenin arrivava ,ed e’ tutt’ora attuale a porsi questa domanda guardando la storia del movimento operaio russo,euroccidentale e mondiale.Questa storia dimostra che “la classe operaia e tutto il proletariato con le sue sole forze e’ in grado di elaborare solo una coscienza tradeunionista(rivendicazione salariale),cioe’ sindacale.Perche’ questo limite? per due ragioni :1)all’operaio manca il tempo di farsi una consapevolezza teorica dell’ irriducibie antagonismo tra lavoro e capitale(non dispone cioe’ delle condizioni materiali favorevoli),2)il capitalismo ,stando al potere e’ in grado di disporre d’ingenti mezzi per propagandare l’ideologia borghese,che e’ molto piu’ antica di quella socialista:chi detiene il potere materiale detiene anche quello ideologico.Dunque al massimo l’operaio arriva a “sentire”,a “percepire” il suddetto antagonismo,ma non arriva-propio perche’ il lavoro subordinato(white collar compresi) e il condizionamento dell’ideologia borghese glielo impediscono-a maturare la consapevolezza della necessita’ di una alternativa organica,globale,al sistema dominante.Questo e’ un compito che spetta ai rivoluzionari di professione(e qui apparira’ in voi un sorrisino di commiserazione…).La dottrina del socialismo-dice Lenin-e’ sorta da quelle teorie filosofiche ,storiche,economiche che furono elaborate dai rappresentanti colti delle classi possidenti,gli intellettuali”.Cio’ significa che esiste un processo autonomo del pensiero ,indipendente”dallo sviluppo spontaneo del movimento operaio”",che porta alla consapevolezza della necessita’ del socialismo.Gli intellettuali progressisti arrivano a “comprendere”sul piano teoretico cio’ che gli operai arrivano a “sentire” su quello pratico.Cosa proponeva Lenin?Due cose:!) permettere innanzitutto agli operai dotati di capacita’ intellettuali ,di dedicarsi esclusivamente all’attivita’ politica del partito(le capacita’ ovviamente vanno dimostrate,cioe’ possono essere riconosciute solo a a-posteriori):2)far convergere la teoria rivoluzionaria degli intellettuali(leggi quadri preparati)verso la la protesta sindacale degli operai,al fine di creare un movimento di massa capace di prassi rivoluzionaria.Altrimenti la teoria restera’ utopica e la prassi velleitariaLo sviluppo coerente di queste due condizioni e’ in grado di evitare due pericoli1)quello di credere che la coscienza dell’irriducibile antagonismo sia un processo che possa maturare solo dall’”esterno”e non anche dall’”interno”;2)quello di credere che senza “teoria rivoluzionaria”possa esserci una “prassi rivoluzionaria”,ovvero che una “teoria rivoluzionaria”,per funzionare praticamente,possa essere formulata una volta per tutte,e non continuamenteriformulata.L’elemento spontaneo e quello consapevole devono quindi integrarsi in una unica esperienza:Lenin aveva cosi’ chiarito il motivo fondamentale per cui ,a suo parere,erano falliti tutti i tentativi rivoluzionari condotti in europa occidentale e in russia.Ma mentre in Russia si arrivo’ ad accettare questo suo nuovo modo di impostare la lotta politica ,in Europa invece,lo si e’ sempre rifiutato:sia perche’ l’INDIVIDUALISMO non permetteva di accettare ,da parte degli operai,l’idea di una consapevolezza trasmessa dall’esterno;sia perche’ l’intellettualismo non permetteva di accettare ,da parte degli “intellettuali”,la responsabilita, di dover organizzare lo sviluppo di tale consapevolezza in un’ esperienza politico-rivoluzionaria.

  • 58
    mi scrive:

    se qualcuno è dotto dovrebbe essere anche sapiente.. e riuscire con le parole ad arrivare alla mente dei più semplici, senza tralasciare niente. Chiedo a Spray se le tesi di Lenin potrebbero essere analizzate senza roboanti vocaboli, rese fruibili a tutti, perché a scuola qst cose nn ce l’hanno insegnate.. i russi erano i soliti brutti e cattivi ecc.
    Potrai anche rispondermi che tutto va contestualizzato, vanno conosciute anche la storia e le correnti di pensiero, puoi dirmi che fare sintesi è troppo arduo x chiunque, ma nn puoi dirci “e daghela..” Trovane un’altra o accetta la sfida e raccontaci qst tesi. Lo sai ke per me comunismo è come dire comunanza-comunione-comunità e mi è relativo conoscere Lenin, però sento che potrebbe davvero aiutarmi a capire il mondo.
    :star:

  • 57
    spray scrive:

    e daghela…

  • 56
    grenouille scrive:

    Quindi un ignorante non può essere comunista?
    Lo snobismo è proprio questo, cercare di assumere atteggiamenti attribuiti a classi sociali più elevate.
    Mi pare che stai facendo questo, usare quel tipo di linguaggio e affermare “i concetti scientifici marxisti vanno ,sia per tradizione che per chiarezza espressi in un lessico adeguato” come fai tu è snob.
    Questo tipo di linguaggio serve solo ad allontanare la gente più semplice e rimanere da soli guardandosi allo specchio e dicendosi che bravo sono io.
    La chiarezza non significa ignoranza, significa farsi capire anche da chi non ha conseguito studi adeguati.

  • 55
    swampthing scrive:

    scrivere in maniera semplice non vuole dire necessariamente essere ignoranti. le idee, ne converrete, sono più importanti della forma. Poi anche il contesto in cui si parla / si scrive è da tenere in considerazione. Avere delle idee è fondamentale quanto saperle comunicare agli altri, imho. :smile:

    bon, riprende la partita. :???:

  • 54
    mi scrive:

    oppss..Imperialismo fase suprema del CAPITALISMO.. o era x vedere se stiamo attenti? :bla::cool: cmq hai ragione nn se ne può più di tutti qst luoghi comuni sulla cina, sugli immigrati, sulla crisi.. la gente parla per parlare e non sa neanche di cosa sta parlando, come replicanti, senza nessuna base critica.
    Ma sarebbe interessante “tradurre” certi concetti in parole povere..
    sei un faro :smile:

  • 53
    spray scrive:

    “senza teoria rivoluzionaria non c’e’ alcuna pratica e scienza rivoluzionaria” Lenin da L’ imperialismo fase suprema del comunismo -1905)quanto allo snob ho lavorato in una cooperativa di pulizie all’adriaplast per due anni (servendol’aristocrazia operaia..) e diversi mesi in sentina a coibentare alla fincantieri (cooperativa-in mezzo al sottoproletariato) ora in bulloneria..se essere comunista significa essere ignoranti allora non sono comunista

  • 52
    grenouille scrive:

    Secondo il tuo raginamento,spray, uno che ha fatto solo la terza media non può essere comunista o almeno non può discutere di comunismo.
    Capisco perchè la gente di sinistra è ritenuta un po’ snob. :nono:

  • 51
    calogero scrive:

    ecco un altro motivo che ha fatto fallire il comunismo: linguaggio incomprensibile ai più :roll:

  • 50
    swampthing scrive:

    mi sa che dovrò andare a ripetizioni… :smile:

  • 49
    spray scrive:

    i concetti scientifici marxisti vanno ,sia per tradizione che per chiarezza espressi in un lessico adeguato ,una fraseologia apposita, ho seguito volutamente questo metodo.Se dovessi esprimere invece idee dell’autonomia e “operaiste” infarcirei i concetti con frasi tipo :general intellect,rizomatico societa’ di controllo,”autonomia della riproduzione” per una autovalorizzazione,post-fordismo,post-taylorismo,intelle ttualita’ di massa(aiuto!),lavoro immateriale,imprenditorialita’ collettiva e infine ..moltitudine(sigh) se seguissi questo filone di pensiero di un amente ,conseguentemente mi esprimerei con linguaggio e citazioni di tale amenita’.Se non conosci il marxismo non puoi criticare queste cose, se non conosci kaustky,non puoi criticare Negri,se non conosci il concetto di superimperialismo(Kaustky) non puoi criticare il concetto di “moltitudine”(sull’ultima pubblicazione del ” Professore”).

  • 48
    er mahico scrive:

    caro spray…..
    rapidita’!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!che e’ sta roba???
    sembrava un comunicato delle BR!!! lungo, allucinante e in piu’ non ci ho capito un caççç leggendolo la prima volta!!!..
    chiarezza e semplicita’ per favore….. cmq hai ragione sulla Cecoslovacchia. ops repubblica ceca volevo dire.
    ripeto chiarezza e semplicita’. come una volta…
    lo sappiamo che tutti qua che Lenin modifico in buona parte la sua politica nei primi 3 anni di governo vedendo necessario un’innesto di “libero mercato”.
    un’innesto pero’…. mica un’overdose.:cccp:

    suggerisco di mettere i libri da cui si ispirano i pensieri sul blog.

    cito il principe”" di Macchiavelli:colui che conquista con armi e eserciti propri piu’ duramente sale ma piu’ difficilmente scende.:cccp::ok:

  • 47
    chiarettabiella scrive:

    non vedo perkè devo passare dall’altra parte!!! :nono::cccp::nono:

  • 46
    spray scrive:

    Dubcek era espressione dell’esigenza del capitalismo cecoslovacco di avviare una riforma.Nel 1965 i ritmi di sviluppo cecoslovacco(paese piu’sviluppato industrialmente del “blocco” sovietico)erano addirittura regrediti,,mettendo in luce la persistenza di un ciclo economico capitalistico e soprattutto le contraddizioni tra piano nazionale e anarchia del mercato mondiale .Le misure prese allora dal comitato centrale (gennaio 1967) per il rilancio produttivo (maggiore responsabilizzazione delle direzioni aziendali ,lettura capitalistica dei bilanci delle imprese ,giudicate in base ai profitti realizzati e non alle percentuali della produzione,e a maggior legame dei salari alla produttivita’ e al livello del profitto reso ) avevano aggravato le condizioni di sfruttamento della forza lavoro ,staccando le masse dalle illusioni prodotte dall’ideologia della pianificazione…la catastrofe nn poteva nn seguire,.

  • 45
    spray scrive:

    l’asterisco sta a sottolineare che quell’elaborazione strategica (1957) e’ giunta a conclusione .Allora nella vastita’ in apparenza sconfinata delle nuove aree le Contraddizioni delle vecchie aree avrebbero trovato compensazione,.Quel quadro strategico ,con l’irruzione asiatica, viene ora sottoposto a verifica e aggiornamento.Nell’arco di una generazione seguiranno contraddizioni definitive per il capitalismo.Quanto a gramsci ,mi riferivo al suo concetto di egemonia culturale,valido solo nel campo nazionale,e per me,non scientifici perche’ non sottoponibile a nessuna verifica politica.Quanto a me a 18 anni ero nella fgci a monfy a 25 autonomia aq bologna ora finalmente qui .Sab teniamo una conferenza -dibattito se sei interessato fammelo sapere,l’invito e’ rivolto anche a swampthing

  • 44
    spray scrive:

    con un arattere estensivo e procede nel suo sviluppo all’assoggettamento delle aree periferiche del terzo mondo.Il processo rivoluzionario non viene*quindi consideratodi attualita’ in quanto l’imperialismo prima di giungere ad una crisi economica ,unica possibilita’ ad uno sbocco rivoluzionario ,avrebbe avuto la possibilita’ di procedere all’industrializzazione delle aree sottosviluppate .Si tratta quindi in questo frattempo di procedere alla formazione del partito politico rivoluzionario..Ci differenziamo piu’ che altro per la metodologia di analisi del capitalismo,meno attenti al processo di “accumulazione” del capitale e alla funzione del saggio di profitto ma piuttosto rivolti all’analisi dello sviluppo del mercato.L’obiettivo principale e’ reclutare quadri teoricamente e politicamente preparati

  • 43
    dubcek scrive:

    Gramsci non era un granchè? beh non erano un granchè Trotsky,la Luxemburg,il Che,Dubcek,Gorbaciov…forse ho generalizzato ma tra questi personaggi c’è una linea continua che viene tagliata dai vari Stalin,Breznev,Togliatti,Castro…secondo te spray il comunismo non può avere un volto umano? tutto deve essere irrigimentato? tanto di cappello all’Urss e per tanti motivi che non sto a spiegare ma prova a spiegarmi cosa vuol dire per te essere comunista oggi? sicuramente il comunismo di stampo sovietico o per meglio dire del blocco sovietico ha fallito in quanto trattasi di un fascismo dipinto di rosso…secondo me la Russia sovietica sotto Stalin era un grande campo di concentramento fatto a stato…simile ma non uguale all’altra grande degenerazione del secolo breve e cioè il nazismo.

  • 42
    spray scrive:

    alla tua domanda rispondo in questa sede.Le formulazioni teoriche sono profonde e analitiche,soprattutto serie,tentero’ una approssimativa sintesi:lotta comunista approfondisce il concetto di “imperialismo unitario”:non esistendo nel mondo economie con leggi differenziate,in quanto tutti i paesi che si definiscono socialisti sono capitalisti,il mercato mondiale viene unito da uniche leggi generali mentre i contrasti tra i maggiori paesi imperialisti (dell’est e dell’ovest)sono dovuti alla spartizione delle sfere di influenza e alla ripartizione dei mercati internazionali.Differentemente dal ciclo conosciuto dal capitalismo tra le due guerre ,di carattere intensivo,quello postbellico si presentapresenta

  • 41
    dubcek scrive:

    oridine e disciplina? l’Urss sotto stalin era così! spiegate meglio cosa volete dire…è vero l’intellighenzia comunista da Marx ad Engels,passando per Lenin oltre ad essersi formata in occidente, era figlia della borghesia…nel mio messaggio precedente ho sbagliato nel digitare e volevo intendere “non si può non chiamarsi borghesi” lo siamo tutti…diciamo che quando sento compagni che accusano la borghesia mi vien da ridere…poi li osservo meglio e li vedo vestiti come borghesi,li vedo comportarsi come borghesi e alla fine penso che sono borghesi ma parlano tanto per parlare…io sono operaio,sono diplomato,sto cercando di laurearmi in storia eppure il discorso di Chiaretta mi sembra molto cinico.Perchè? perchè lo considero qualunquista e non affronta il problema principale…lo sfruttamento,la precarietà,e poi perchè un operaio dovrebbe limitarsi?

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