La prigione non serve a niente, nè a chi sta dentro nè a chi sta fuori.
13 Dicembre 2005 alle 02:36
Tempo fa, sul sito del mio gruppo, scrissi le mie impressioni sull’aver suonato all’interno del (relativamente tranquillo) carcere circondariale di Udine. E’ bastato tentare di aprire una porta dimentico del fatto che puoi andare in giro solo se “lo vogliono”, sono bastati trenta secondi di sguardo all’interno di una cella per vedere appese alle pareti le tracce di umanità alle quali i carcerati si aggrappavano per non impazzire: cinque dieci trenta mille anni tra quattro mura, tutto il giorno, senza possibilità di redenzione, senza possibilità di miglioramento. E’ bastato quello per intuire cosa sia il carcere.
Non sta a me questionare sul PERCHE’ queste persone siano lì, nè fare facile demagogia.
Quello su cui è il caso di riflettere, mestamente, per l’ennesima volta, è su come il carcere abbia ben poco a che vedere con quella “giustizia” con la quale a volte ci riempiamo la bocca. E come il carcere, come da titolo, per come è concepito, non serva nè a chi sta dentro, che non ha possibilità di rifarsi davero una vita, nè a chi è fuori, e che si ostina a puntare un dito accusatore contro il “criminale”, e continua a puntarlo senza sosta, senza pietà nè comprensione.
Stanley Tookie Williams sta per essere ucciso. Non da un terrorista (bum!), non un ladro, non da un rioteur parigino. Sta per essere ucciso da uno stato che di fatto ha paura di lui.
Quando STW è entrato in carcere ere geologiche fa era il capo dei crips, celebre e celebrata gang Losangelina. L’uomo che sta per essere ucciso è stato candidato cinque volte al Nobel per la pace e quattro a quello per la letteratura: non esattamente il solito niggawot con la pistola spianata e la mano sul pacco.
La questione è sotto gli occhi di tutti: qui non si giudica l’uomo, si giudica la morale.
Che il carcere abbia cambiato STW da cima a fondo, il fatto che questa persona sia FATTIVAMENTE e DA ANNI un operatore di pace, non uno che sale trafelato sull’ultimo bus della misericordia pelosa e buonista, NON E’ IMPORTANTE.
Il carcere, ancora una volta, nella mente dei benpensanti, non è un luogo di recupero ma semplicemente un vascone pesci di contenimento in cui tenere lontani dai propri SUV possibili malintenzionati.
STW tuona dal carcere “mi ammazzano perchè non sono bianco”. Non lo so. Il mio punto è che secondo me lo ammazzano perchè è una SECCATURA in MENO, una piccola macchia nera nella coscienza da far sparire quanto più velocemente possibile sotto una asettica cravatta corporate di professionalità ed efficienza governative . E Schwarzy, non ne dubitavamo, non fa eccezione: salta sul carro del demagogico “governatore che non gli piace ciò che fa ma deve per la GGGENTE”; e come si vede non è la nazionalità americana a fare la differenza: è la testa.
E allora si inizi: si affilino le telecamere, si aguzzino le penne, i portatili ronzino nel prepararsi all’orgia del mediatico linciaggio; nulla di diverso dai genitori del medioevo che portavano i bimbi a vedere le impiccagioni in piazza: sotto la patina della cultura del multimedia futuribile alligna subdola la barbarie, pronta a riscatenarsi nel suo pagano fulgore al minimo stillar di sangue.
Pietà l’è morta, ancora.
Pubblicato in Orrore, Fascismo arretrato da Nemesis | (Letto 316 volte)
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