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starNon dire in TV quello che hai scritto in un libro, perché i libri non li legge nessuno, ma la TV…

12 Maggio 2008 alle 19:50
calogero

Davanti al coro d’indignazione, Travaglio ha scelto comunque di tenere il punto. “Pentito? Ma per piacere, non scherziamo. Figuriamoci se sono pentito per quello che ho detto. Anzi, sono stato anche troppo buono”. E aggiunge: “Nessuno dice che quanto ho affermato sia falso“.
[repubblica.it]

I fatti li conosciamo, ormai se ne parla da due giorni. Il giornalista Travaglio, uno dei pochi in Italia che possa fregiarsi di questo titolo, sta subendo un massacro. Viene accusato d’aver detto alla televisione, in un popolare programma, quello che aveva già scritto in un libro. Il libro però non è stato ritirato dalla vendita, la magistratura non si è mossa su querela di parte. Strano che simili fatti non abbiano fatto muovere gli avvocati dell’On. Schifani perché, seppur mi renda conto che gli italioti siano un popolo di analfabeti teleidiotizzati da anni di bombardamento televisivo, l’On Schifani, o chi per lui, il libro lo avrà sicuramente già letto. E allora?

Allora pare proprio che sia vero: se una cosa non passa alla televisione non esiste. Tanto i libri non li legge praticamente nessuno. E’ questo il peccato mortale di Travaglio: avere televisivizzato il contenuto del suo libro, rendendolo accessibile alla massa di cittadini e quindi vero, reale e comprensibile.

Ps. Quanto alla smania di scusarsi di Fazio, l’ho travata vomitevole.

Pubblicato in Fascismo arretrato da calogero | 43 Commenti »

starCalderoli ministro Atto primo: strisciare davanti a Gheddafi

9 Maggio 2008 alle 20:43
calogero

“Sono sinceramente rammaricato per le vittime degli scontri di Bengasi di qualche anno fa provocati da un’interpretazione non corretta - di cui rinnovo le scuse - di alcune mie dichiarazioni”, ha dichiarato Roberto Calderoli anche a nome del governo italiano.
“Le relazioni tra Libia e Italia sono improntate al reciproco rispetto - ha aggiunto Calderoli -. Sono certo che saranno sempre più costruttive e mi adopererò personalmente perché ciò avvenga”.
[repubblica.it]

Tra parentesi: ho appena visto su Blob un servizio di una tele spagnola che ci prende per il culo. Parlavano della Carfagna, la ministra gnocca alle pari opportunità. Berlusconi ha mandato un bel messaggio alle donne che fanno politica da tempo nel centrodestra. Le doti richieste sono abbastanza chiare per aspirare alle pari opportunità tra uomini e donne. Nel servizio della tv spagnola lo definivano pari opportunità all’italiana.

Tornando al nostro ministro: avrà inorridito i leghisti più puri e duri vedere Calderoli strisciare davanti a un Gheddafi che ha solo tirato una scoreggia verso il nuovo governo italiano, pregno di ritrovata autorevolezza internazionale. Altro che immigrati e magliette sull’Islam, la Libia ci fornisce il 6% del gas e un 37% arriva dall’Algeria. Speriamo non s’incazzino pure loro.

Pubblicato in Politica, Povera Italia da calogero | 12 Commenti »

starGianfranco Fini e il richiamo della foresta (nera)

7 Maggio 2008 alle 11:39
calogero

salutoromano_fini.jpgCerte volte si cerca di cambiare quelle parti di noi che si ritengono sbagliate, eccessive, stigmatizzabili o che ci possono creare dei problemi nella vita sociale. A volte ci si riesce, a volte no. A volte s’indossa la maschera per lungo tempo, ci si traveste, ci si mimetizza. Si fanno proclami solenni di buone intenzioni. Ma a volte l’anima, la nostra essenza prevale, tradendo il lavoro e la nostra buona volontà, perché a volte solo di questo si tratta.

In ogni conversione o abiura ci sono degli elementi scatenanti che fanno abbandonare la vecchia ideologia o religione che sia. La profondità della riflessione deve essere assolutamente shoccante per generare un ripensamento che metta in discussione una vita e ne faccia iniziare un’altra radicalmente opposta. Succede nelle conversioni religiose, da religione a religione o da ateismo e religione. Hai un apparizione e zak! rinneghi tutto in men che non si dica. Io stesso non esiterei a passare il resto della mia vita in ginocchio sui ceci a sgranare il rosario, se la Madonna mi apparisse e me lo ordinasse.

A volte però le abiure non sono sincere, ma sono dettate dalla congiuntura, ovvero una serie incredibile di coincidenze che ci costringono a fare le piroette più incredibili per saltare sul treno che pensavamo non sarebbe mai passato.
E’ questo a mio modesto parere il caso di Gianfranco Fini. Missino, fascista, braccio impalato, si è trovato tra capo e collo il ciclone Mani Pulite che decapitava in un batter di ciglia la Democrazia Cristiana, partito di maggioranza relativa, condannato a governare per l’eternità lo stivale, il Partito Socialista Italiano, condotto da Bettino Craxi, (che all’epoca credo viaggiasse sul 15% circa), e altri partitini (PSDI, PRI, PLI) che formavano il pentapartito e succhiavano avidamente le briciole della corruzione imperante nella prima repubblica.
Fu allora che Fini, segretario di un miserabile partito post fascista emarginato al lato destro dell’arco costituzionale, capì che il treno stava passando. Non era un’intuizione particolarmente geniale, la scomparsa dei succitati partiti aveva lasciato una voragine di voti, un bacino elettorale immenso senza riferimenti partitici; magari non fascisti ma di destra, cattolici anticomunisti, bisognosi di un nuovo soggetto politico antagonista alla sinistra che, in quel momento storico, sembrava avere la strada spianata, libera da impicci.
Fu così che Fini diede vita alla svolta di Fiuggi. Bisognava riempire un clamoroso buco creatosi nel bacino elettorale. Ideologicamente non era cambiato niente di niente. L’Italia era sempre quella. La Costituzione della Repubblica italiana sempre quella. Con una DC in meno e milioni di voti a perdere.

L’altro giorno, sentendo Fini, ho provato fastidio tramutatosi poi in rabbia. Per Fini il paragone -del tutto inappropriato- tra un feroce assassinio di stampo nazifascista e delle bandiere israeliane bruciate dai comunisti, è stato come il richiamo della foresta. Seppur abbia condannato fermamente l’assassinio di Nicola Tommasoli commesso dai camerati, non ha potuto evitare di minimizzarlo paragonandolo alle bandiere israeliane bruciate in occasione della fiera del libro di Torino, dicendo però che bruciare un bandiera in preda a furore ideologico è peggio. Una gaffe, un lapsus che nonostante i viaggi in Israele e le svolte clamorose, i proclami e le abiure non deve sorprendere. L’anima in fondo è quella che è.
Quando sulla via di Damasco sei folgorato da Mani Pulite invece che dalla luce della democrazia.

Pubblicato in Fascismo arretrato da calogero | 80 Commenti »

starIl Papa fuori dalla classifica delle 100 persone più influenti del pianeta stilata da Time: il Vaticano rosica di brutto.

3 Maggio 2008 alle 13:36
calogero

Una sorta di bocciatura che non poteva non provocare polemiche, o almeno malumore, presso la la Santa Sede. L’assenza di Benedetto XVI, nell’annuale classifica compilata da Time sui cento personaggi più influenti del Pianeta - pubblicata in anteprima, qui in Italia, da Repubblica.it - non è passata inosservata. Non solo per la decisione in sé, ma per il suo essere accompagnata, in parallelo, dalla scelta di citare altri leader religiosi. Come il Dalai Lama, e il Patriarca ortodosso Bartolomeo I. [repubblica.it]

Sono cose che succedono quando giochi fuori casa. E nemmeno la trasfertona organizzata in pompa magna è servita a qualcosa. Sembrava un viaggio trionfale quello negli USA appena finito. Sembrava.
Benedetto 16, il papa che non piace, ha probabilmente sedotto solo i giornalisti italiani che ci hanno sciroppato le cronache trionfali di un papa tra ali di folla dimentiche dello scandalo pedofili. Anzi no, sedotte dalla sincera sofferenza del papa (anche se io continuo a pensare che essere sodomizzati controvoglia faccia ben più male).

Invece non deve meravigliare -e io non mi meraviglio- che negli Stati Uniti, un illustre giornale ignori il papa nella sua classifica, che comunque come tutte le classifiche è opinabile.
Il Time ricorda impietoso al papa e ai cattolici italiani ancora travolti dalla moda del papa che è di moda, inventata e inaugurata da quell’attore consumato che era Giovanni Paolo II, che affacciarsi da un balcone ogni domenica per fare l’elenco delle cose che e non vanno e dichiarare la propria sofferenza per questo o quello, a seconda dell’evento luttuoso o drammatico della settimana appena trascorsa (ahi che dolor), è una cosa inutile all’umanità. Il Time ricorda al Papa e al Vaticano e ai cattolici di cui sopra, che su quel giornale non scrivono Bruni Vespi o Vittori Messori, categorie giornalistiche che prosperano solo dalle nostre parti e che rendono al Ratzi tutto facile.

Questo papa dallo sguardo gelido, è un personaggio antipatico, buono solo ad aprire nuovi conflitti e nuovi fronti. Parla difficile, parla una lingua che nessuno capisce, ma soprattutto è privo di misericordia, quella cosa che anche un ateo convinto apprezza.

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starFini si “dimentica” di citare l’antifascismo. Bossi nega il tricolore. Andiamo bene…

30 Aprile 2008 alle 15:53
calogero

“L’Italia ha il tricolore, la Padania ha la sua bandiera che è bianco-verde”. Così Umberto Bossi, leader della Lega, ha risposto ai cronisti che a Montecitorio gli chiedevano un commento alle parole del neo-presidente della Camera, Gianfranco Fini sulla bandiera tricolore simbolo dell’Italia.
[repubblica.it]

Fini ha appena finito il suo discorso d’insediamento a Presidente della Camera dei Deputati. Se persino il Presidente Napolitano lo ha apprezzato, forse possiamo perdonargli il non aver citato l’antifascismo nel passaggio che ricordava il contrasto contro tutti i totalitarismi. O forse no. E io propendo per il no.
Piuttosto mi chiedo come sarà possibile fare delle riforme costituzionali condivise con gente che non riconosce nemmeno la bandiera e continua a minacciare progetti eversivi: l’insurrezione armata a mezzo trecentomila fucili, (anche se nessuno lo caga a riprova che è considerato un bauscia dai suoi stessi alleati).
Il tempo dei discorsi istituzionali e dei reciproci apprezzamenti sta per terminare. Tra un po’ la lega passerà a ritirare la cambiale in bianco firmata da berlusca e rafforzata dall’esito elettorale. E io temo per un’altra riforma costituzionale babbea come l’ultima bocciata dagli elettori. Altro tempo perso e sensazione di Italia-titanic sempre più forte. Spero proprio di sbagliarmi.

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starLa riesumazione di Padre Pio. Per danaro rompono le palle anche ai morti!

24 Aprile 2008 alle 14:56
calogero

SAN GIOVANNI ROTONDO - Alberghi pieni. Migliaia di persone in coda. Centinaia di migliaia di pellegrini già prenotati da oggi fino al settembre 2009. E’ un fiume ininterrotto di gente quello che si stringe attorno alle spoglie di Padre Pio, proclamato Santo nel giugno del 2006. [repubblica.it]

Per fortuna che Cristo è risorto e ha pensato bene di smammare. Si vede che lui, figlio dell’onnipotente, vedeva nel futuro e sapeva bene che razza di sciacalli sarebbero circolati a duemila anni dalla sua dipartita. Se ci fossero le sue spoglie ancora in giro, verrebbero esposte periodicamente con ogni scusa plausibile o meno.

Le gerarchie cattoliche lo sanno e visto chi i pellegrini danarosi abbondano, tanto vale spremerli. Gli sta bene, vi dirò. Cercare l’intercessione di un santo è come cercare la raccomandazione di un politico per un posto in comune. Se te lo meriti bene, altrimenti perché barare? Se Dio vede, non sarà certo un santo a cui avete acceso mille ceri e rivolto diecimila preghiere negli anni a salvarvi dalle fiamme eterne.
Esagero? Pazienza! Non riesco a nutrire nessun sentimento di rispetto per gente che si mette in fila davanti a una reliquia, un cadavere riesumato che riposava tranquillo.

Ormai la chiesa è un bazar. Sono travolti dalla smania di esserci, di apparire, di far parlare di se. Sembra che a dirigere la baracca ci sia Costanzo con la Defilippi. Onnipresenti in TV con sensazionalismi vari. Prima hanno fatto baruffa, poi lo hanno fatto santo, adesso lo espongono tra file di pellegrini lunghe chilometri. La religione cattolica ormai mi sembra una telenovela lunga duemila anni, essenzialmente votata al dio denaro.

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starBerlusballe: non metteremo le mani nelle tasche degli italiani. Chiesto dal PdL prestito ponte per Alitalia!

22 Aprile 2008 alle 15:08
calogero

‘Il governo vari il decreto per il prestito ponte a favore di Alitalia”. E’ quanto afferma Altero Matteoli del PdL intervenendo alla trasmissione radiofonica Radio Anch’io aggiungendo che ”in questo modo si darà tempo al nuovo governo di Berlusconi di affrontare la situazione”.
[repubblica.it]

A questo punto ci sono poche cose certe nella dolorosa e costosa sorte di Alitalia. La cordata di imprenditori italiani disposti ad acquistare Alitalia era una berlusballa elettorale, altrimenti sarebbe già uscita. L’altra è che i comportamenti irresponsabili di Berlusconi e la sua corte ci costeranno altri quattrini, che verranno gettati in questo buco nero che è la compagnia di bandiera. Perché Berlusconi è uno che la trattativa la conduce a spese nostre. Altro che non mettere le mani nelle tasche degli italiani! Bugiardi!
Inoltre sembra logico pensare che, visti i recenti squallidi teatrini tra il nano e lo zar di Russia e l’improvviso interessamento di Aeroflot, il siluramento della trattativa con Air France attuato dal berlusca sia per lo meno sospetto.
A pensar male col pidunano non si sbaglia mai!

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starIl nazismo e l’adolescenza rovinata di Ratzinger. Che pena!

20 Aprile 2008 alle 23:38
calogero

pope-hj.jpg

Il nazismo ha rovinato la mia giovinezza“. Così papa Ratzinger si è raccontato ieri davanti agli adolescenti e ai seminaristi di Yonkers, un sobborgo popolare a nord di Manhattan, visitato nel pomeriggio, al termine della sua seconda giornata a New York. “I miei anni da teenager sono stati rovinati da un regime infausto che pensava di possedere tutte le risposte; il suo influsso crebbe - penetrando nelle scuole e negli organismi civili come anche nella politica e addirittura nella religione - prima di essere pienamente riconosciuto per quel mostro che era. Esso mise Dio al bando, e così diventò inaccessibile per tutto ciò che era vero e buono. Molti dei vostri genitori e nonni vi avranno raccontato l’orrore della distruzione che seguì. Alcuni di loro, infatti, vennero in America proprio per sfuggire a tale terrore”.
[repubblica.it]

Ritorna la nostra amatissima rubrica “l’ora di religione“. Per un po’ abbiamo trascurato la vecchia cariatide incartapecorita, perché con le elezioni le nostre priorità si sono concentrate sul nano piduista. Ma il viaggio in USA ci ha puntualmente richiamati alla triste realtà di Benedetto16, il papa che non piace.
Era un viaggio difficile quello negli Stati Uniti, ma bisognava farlo. Negli States le vittime dei preti pedofili si stanno ciucciando in risarcimenti una bella fetta dell’8×1000 che gli italiani generosamente donano, con la complicità del cattoparlamento della repubblica. Correre ai ripari era il minimo. Il papa, con la sua consueta e sviluppata umanità, ci ha ricordato le sue sofferenze per lo scandalo dei preti pedofili. In sostanza ogni volta che un bambino affidato dalla famiglia alle cure del prete veniva sodomizzato/molestato, lui soffriva. Povero ciccio viene da pensare. Questa sofferenza acuta però, non gli ha impedito di emanare quand’era capo dell’inquisizione quella letterina ai vescovi che dava ordine agli appartenenti alla chiesa di limitarsi a denunciare i casi di pedofilia al superiore gerarchico e non alle forze dell’ordine. Che schifo, no?
Stucchevole pure l’uscita sul nazismo. Il vero problema, scava scava, è la messa al bando della religione, non in quanto lesione delle libertà individuali garantite da un regime democratico, ma perché negazione di tutto ciò che è vero e buono. Intanto, all’epoca la chiesa cattolica tedesca approfittava dell’orrore nazista per il suo lurido tornaconto. Un’occasione imperdibile.
Non so a voi, ma a me sembra che per quanto riguarda i delitti commessi dalla chiesa, Razzi16, che sia tra le mura amiche del Vaticano o all’estero in gita di piacere, come la gira la gira male.

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starIl brusco risveglio dei “vincenti”

17 Aprile 2008 alle 16:23
calogero

Berlusconi non si è ancora insediato e l’Italia è già ripiombata nel berlusconismo. Ha già fatto una gaffe niente male con il governo Zapatero. Troppe donne tra i ministri, avrà problemi a governare, ma del resto se l’è voluta lui. Poi una è pure incinta. Capito donne italiane incinte? Siete d’impiccio. Se non siete fiche e carfagne non servite a nulla. Nel mondo di Berlusconi la donna è un accessorio che serve ad alimentare l’autostima machista del capo. Non è una novità.

La cordata per Alitalia è sparita, o forse no. Fatto sta che ne riparlerà con Sarkozy, tra nani si capiranno, uno coi tacchi, l’altro in punta di piedi a far gara chi più alto o meno basso davanti ai fotografi. Che matte risate. Chissà che delusione a Coldiretti adesso che non si possono più comprare l’aeroplano.

Lista dei ministri work in progress. Sinceramente ci sono rimasto male. Ero curioso. Mi aspettavo che il nuovo leader dell’Italia avesse la lista dei ministri già bell’e pronta, così in modo da presentarla subito ai giornalisti e al popolo plaudente e non ancora ripresosi dalla sbornia della vittoria. Invece niente. Sicuramente Bossi sta alzando la posta visti i risultati. E meno male che sono solo in due a discutere.

Eppoi ciliegina sulla torta il nanetto burlone annuncia misure impopolari. Ma come? E il taglio delle tasse? L’ICI cancellato? Il bollo che non si paga? Tutte cazzate? Si, ma io lo sapevo già. Non sono sicuro che chi ha barrato PdL sulla scheda e i leghisti con il loro normografo ne fossero del tutto consci.
Tutto sommato, per aver appena vinto, un brusco risveglio.

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starIl suicidio della sinistra comunista. Una storia lunga costellata di errori marchiani.

16 Aprile 2008 alle 13:30
calogero

Quando un progetto fallisce miseramente come quello della sinistra arcobaleno, un qualche straccio di conclusione bisognerà pur trarlo. La conseguenza della débacle elettorale è la scomparsa della sinistra comunista dal parlamento. Nel paese che ebbe il partito comunista più forte, strutturato e articolato dell’occidente, oggi in quel paese di quel partito non rimane traccia.
Sinceramente non pensavo di vedere scomparire di botto l’arcobaleno, anche se la scelta di Veltroni di correre senza i cugini comunisti, data questa legge elettorale con i suoi sbarramenti, doveva essere un campanello d’allarme chiaro. Infatti Bertinotti, politico garbato e sopravvalutato un po’ da tutti, ha esordito nella campagna sottolineando il bisogno di un ritorno alla lotta di classe. E perché no all’abolizione della proprietà privata? Come suggeriva candidamente la signora candidata di Sinistra Critica D’angeli? La lotta di classe, un bel messaggio rassicurante in un’Italia stanca e con le tasche vuote.

In un paese destrorso come l’Italia sono accaduti due eventi politici che possiamo definire miracolosi: la doppia vittoria di Romano Prodi, unico in grado nella seconda repubblica degli scontri diretti di battere due volte su due Berlusconi. Due vittorie risicate, sofferte ma foriere di una qualche forma di speranza per tutta la gente stufa del berlusconismo. I due governi Prodi erano creature fragili e delicate, e per questo ancor più preziosi e meritevoli di essere salvaguardati e protetti come bimbi in fasce.
Il primo lo fece cadere Bertinotti ad entrata area Euro acquisita, senza una scusa plausibile che non fosse la difesa della visibilità del partito di fronte alla base, la paura di essere fagocitati da una sinistra di governo che palesava nella sua azione l’inutilità di un partito comunista antagonista.
Il secondo Prodi, è storia recentissima, è stato fatto fuori fisicamente da Mastella e Dini. Ma loro hanno trovato un terreno arato e concimato per bene da Bertinotti e compagnia. Il governo Prodi è stato indebolito davanti all’opinione pubblica da un continuo stillicidio di dichiarazioni contro l’azione dell’esecutivo. Un esecutivo debole non per sua incapacità o colpa, ma per l’intrinseca debolezza della maggioranza al senato che dava potere ricattatorio a tutte le componenti. L’idea messa in pratica in questi mesi di poter dire e contraddire il Presidente del Consiglio senza soluzione di continuità, ha consegnato l’Italia a Berlusconi in maniera così netta. Le ragioni della sonora e cocente sconfitta risiedono in questo logorio, in questa immagine più da armata Brancaleone che da coalizione di governo unita e responsabile di fronte al paese. L’idea follemente stupida di ministri che scendono in piazza contro se stessi (adesso ne avranno di tempo per le piazze!), i verdi anti-infrastrutture e antitutto, completamente incapaci di dare un’impronta ecologica all’azione di governo che non fosse demagogica.
Tutto questo e una campagna elettorale più improntata contro il PD (in onore alla tradizione comunista che vuole prima il regolamento di conti interno), e poi verso la destra clericale, reazionaria, razzista e berlusconiana hanno cancellato dal parlamento una forza storica, di cui inizio a chiedermi se sentirò la mancanza.

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