
Cos’è la libertà?
Un pacifista, quando ero bambino, mi disse che “è sentirsi di fare ciò che dobbiamo fare”. Secondo gli americani il loro intervento fu animato dal desiderio di dare al popolo la libertà. Quanta democrazia! Bisognerebbe chiedere al popolo (lasciandolo “libero” di parlare) cosa ne pensa.
Cosa pensa della catastrofe umanitaria generata dalla guerra. Dei civili che inevitabilmente pagano con la vita il semplice fatto di trovarsi al momento sbagliato nel posto sbagliato. Se tornassero in vita, secondo me, s’incazzerebbero, argomentando questa loro rabbia con espressioni tipo “ma non c’era un mezzo più diplomatico?” oppure, meno patriotticamente con un “si stava meglio quando si stava peggio”. I genitori e i parenti delle vittime non potranno che amare chi è andato a regalar loro la pace.
Mi viene in mente una canzone (Tex) dei Litfiba: “che cazzo dici, la nostra libertà… oh, ma cosa dici, noi ce l’avevamo già” (parlano gli indiani). Già, ma sto dimenticando che la loro è una cultura inferiore (come per i nativi americani, prima massacrati e poi confinati nelle riserve), diversa, e si sa che oggi come ieri ciò che è diverso fa paura. Così pure per la religione. Ma le fondamenta sono sempre le stesse: il potere, la torta da dividere, il petrolio da spartire.
Il resto sono sovrastrutture pseudo-filosofiche di nessuna utilità. Proprio come era inutile (e fu dannoso, anche per lui stesso) l’incitamento del D’Annunzio per il regime fascista. Di qualcosa del genere doveva farneticare Ferdinando Adornato, sproloquiando che, con il nostro “pacifico” intervento, “sentiamo di corrispondere appieno sia ai valori della nostra storia nazionale sia alle necessità della… drammatica crisi internazionale sia alla difesa della sicurezza del nostro paese”. Secondo lui “L’Italia” era “retrocessa nella serie B del mondo a causa del suo Governo” (la sinistra fu accusata di provincialismo e di strumentalizzare l’opinione pubblica per far cadere il governo). Alla destra invece andava il merito di “tenere alto il prestigio internazionale del nostro paese”, anche per trainare (noi? l’Italia?) l’intera Europa, conferendoci una maggiore forza politica e un maggior peso in campo internazionale. Oddio, dov’è che ho già sentito queste parole? in quale epoca? da chi? per rimanere con, in mano, un pugno di sabbia macchiata del sangue dei nostri soldati caduti. D’altro canto “se abbiano insegnato loro (ai soldati-ragazzi) quanto vale un golfino Armani o il piede di un calciatore, abbiamo saputo anche insegnare quanto costa la libertà?”.
Di cosa siamo parlando? Di patriottismo? Per una guerra che non è nostra (sondaggi alla mano)? Che nasce sulle basi di una bugia (armi chimiche mai trovate)? Da un albero cattivo non nasce un frutto buono. Non c’è pacifismo nel razzismo di una frase come quella che pronunciò Berlusconi sulla presunta superiorità della nostra cultura rispetto a quella islamica.
Parlavamo di libertà è cultura. Cazzate. Libertà è non morire di fame. Con gli ingenti fondi utilizzati con finalità bellicose, si sarebbero risolti molti problemi (scuole, ospedali, case, lavoro) che avrebbero generato, per davvero, libertà duratura. Perché conoscere il proprio stato rende liberi. Se dai a un uomo un lavoro, una casa cui tornare, non ti preoccupare che non pensa all’aldilà come unica via d’uscita da una vita di stenti. Se gli dimostri amicizia, aiutandolo a guadagnarsi una vita dignitosa, non ti si getta addosso imbottito di esplosivo per portarti all’inferno con lui.
Ecco perché anche oggi mi addolora leggere un comunicato dell’Ansa: “un ordigno è esploso stamani, alla periferia di Nassiriya, al passaggio di un convoglio militare italiano composto da tre automezzi: solo l’ultimo è stato parzialmente investito dalla deflagrazione e un militare è rimasto leggermente ferito. Le sue condizioni non destano preoccupazione”. Questo per quanto riguarda noi. Difatti, “un attentato suicida compiuto oggi con un’autobomba contro la polizia afgana a Nassiriya (375 chilometri a sud di Baghdad) ha provocato un morto e 29 feriti tra gli agenti”. Questa gente non fa distinzioni. Siamo tutti invasori. Non ci sono guerre giuste.