
Così veniva annunciata in Francia diversi anni fa la morte del re, che sì era morto, ma il suo posto veniva preso in tutto e per tutto dal suo successore, nel segno di una continuità che ne comportava l’immediato riconoscimento.
Chi oggi seppellisce il re lo fa per garantirgli la successione, nell’ottica della perpetuazione del potere e della salvaguardia del regime. Il Re non è stato abbattuto dal popolo. Il palazzo non è stato messo a ferro e fuoco. Semmai è l’esatto contrario. Contano, è vero, gli eccessi del defunto. Non è trascurabile il fatto che fosse un puttaniere, che non perdesse occasione per coprirsi di ridicolo, che amasse circondarsi della più turpe canaglia, che fosse uno spudorato mentitore, che anteponesse sempre e comunque il suo personale interesse all’interesse dello Stato.
Ma era il Re.
Non per grazia di un Dio nel quale forse non credeva, ma per volontà della nazione o, come era solito dire, per “mandato degli elettori”. Un re può morire in due modi: di morte violenta o di morte naturale. La morte violenta è quella che avviene per mano altrui nel tentativo di cancellare il sistema che il re rappresenta. La morte naturale è quella che avviene per cause naturali, come per un’indigestione, un’ubriacatura, un eccesso, insomma.
Di orgia, così è morto Berlusconi.
Diceva bene ieri sera Bocchino che l’ultimo dei problemi è chi prenderà il posto di Berlusconi. Può essere uno qualunque, una nullità qualsiasi, che proprio in forza della nullità che rappresenta, è il contrario degli eccessi. Uno come Fini, insomma.
Perché gli eccessi di Berlusconi, secondo il pensiero bocchinaro, non sono gli eccessi del sistema. In altri termini non è il sistema, nel suo modo di essere, nella sua morale, nella sua ispirazione, nei suoi presupposti ideologici, responsabile della generazione del “mostro” Berlusconi. Semmai il sistema, secondo la visione bocchinara, ne è la vittima: Berlusconi, per stare appresso alle mignotte e raccontare barzellette, “trascurava” di servire degnamente uno Stato che aspetta solo di essere servito.
Non c’è nessun marasma. La questione di Berlusconi si chiude con Berlusconi. La destra rimane la destra e la sinistra rimane la sinistra. Perciò Bocchino, a fronte di una domanda insinuante, ha ripetuto forte e chiaro che lui, con il suo giro, è la destra. E che la destra ha i valori che sono i valori di destra.
Per esempio la legalità.
La legalità cui si riferiva Bocchino è legalità della destra, che sarà onorata facendo fuori Berlusconi. Perché per il resto funziona benissimo.
Bastava guardare l’amore e il senso dello Stato con cui i poliziotti manganellavano e picchiavano in modo “pesante” quelli che erano andati sotto la gru, responsabili con quelli che stanno sopra la gru di fermare i lavori della metropolitana “leggera” di Brescia.