Note antropologiche sui risultati elettorali
16 Aprile 2008 alle 23:03

Perdonatemi anticipatamente la seriosità e l’eventuale prolissità di questo post, come i suoi schematismi, scritti solo come semplificazione, non come sottovalutazione di una realtà molto più complessa: ragionare in bianco e nero è puerile e presuntuoso in un mondo complesso come il nostro. Traccio qui una serie di riflessioni antropologiche su destra e sinistra, per trarne un dibattito con voi.
La mezzanotte è già scoccata mentre sono nella sede di un partito, in attesa degli ultimi, catastrofici esiti elettorali. Uno dei presenti si lancia in voli pindarici (quanto leggermente fastidiosi) sulla “Vittoria di Veltroni”, ovvero sulla capacità del nostro di aggregare a sè quasi il 35% dell’elettorato italiano in pochi mesi. “E’ un peccato che non sia riuscito a coinvolgere più gente”, dice.
La parola “coinvolgere” genera in me un ragionamento che, per una volta, cerca di essere obiettivo, per quanto portato al paradosso, sulla natura della destra e della sinistra, e su come la gente vi si rapporti.
In soldoni: è vero. Veltroni ha COINVOLTO il 35% (o quant’è) dell’elettorato italiano in un progetto propositivo, aperto, apparentemente “open source” si direbbe adesso, ma la maggior parte della gente NON VUOLE essere coinvolta.
Mi spiego: un denominatore comune a tanta destra è lo SPAZIO VITALE, e l’ossessiva, parossistica urgenza di tali persone al mantenimento feroce di questo spazio stesso, n’emporte pas quoi. La sicurezza, in un momento in cui l’italia è sicura come non mai nonostante gli strilli striduli dei telegiornali, diventa un’ossessione centrale a tante campagne elettorali: quando vedevo i manifesti della lega pensavo “ma davvero qualcuno si preoccupa ancora degli immigrati, nel 2008, con la crisi economica che c’è?” Ebbene si, evidentemente. Come lo diventa l’economia vista come forma non di collettivismo ma di individualismo: il bene comune, inteso in senso “comunista” del termine, passa in secondo piano rispetto al bene individuale, ed è normale: è l’economia dello “spazio vitale”.
Definire lo spazio vitale in questi due soli ambiti sarebbe riduttivo, ancora. E’ un concetto territoriale molto più antico di tutti noi.
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Pubblicato in Politica da Nemesis | 35 Commenti »

Perdonatemi anticipatamente la seriosità e l’eventuale prolissità di questo post, come i suoi schematismi, scritti solo come semplificazione, non come sottovalutazione di una realtà molto più complessa: ragionare in bianco e nero è puerile e presuntuoso in un mondo complesso come il nostro. Traccio qui una serie di riflessioni antropologiche su destra e sinistra, per trarne un dibattito con voi.
La mezzanotte è già scoccata mentre sono nella sede di un partito, in attesa degli ultimi, catastrofici esiti elettorali. Uno dei presenti si lancia in voli pindarici (quanto leggermente fastidiosi) sulla “Vittoria di Veltroni”, ovvero sulla capacità del nostro di aggregare a sè quasi il 35% dell’elettorato italiano in pochi mesi. “E’ un peccato che non sia riuscito a coinvolgere più gente”, dice.
La parola “coinvolgere” genera in me un ragionamento che, per una volta, cerca di essere obiettivo, per quanto portato al paradosso, sulla natura della destra e della sinistra, e su come la gente vi si rapporti.
In soldoni: è vero. Veltroni ha COINVOLTO il 35% (o quant’è) dell’elettorato italiano in un progetto propositivo, aperto, apparentemente “open source” si direbbe adesso, ma la maggior parte della gente NON VUOLE essere coinvolta.
Mi spiego: un denominatore comune a tanta destra è lo SPAZIO VITALE, e l’ossessiva, parossistica urgenza di tali persone al mantenimento feroce di questo spazio stesso, n’emporte pas quoi. La sicurezza, in un momento in cui l’italia è sicura come non mai nonostante gli strilli striduli dei telegiornali, diventa un’ossessione centrale a tante campagne elettorali: quando vedevo i manifesti della lega pensavo “ma davvero qualcuno si preoccupa ancora degli immigrati, nel 2008, con la crisi economica che c’è?” Ebbene si, evidentemente. Come lo diventa l’economia vista come forma non di collettivismo ma di individualismo: il bene comune, inteso in senso “comunista” del termine, passa in secondo piano rispetto al bene individuale, ed è normale: è l’economia dello “spazio vitale”.
Definire lo spazio vitale in questi due soli ambiti sarebbe riduttivo, ancora. E’ un concetto territoriale molto più antico di tutti noi.
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