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starLa Rat Line, ovvero come la Chiesa Cattolica ha aiutato a fuggire i criminali nazisti in Sud America

3 Febbraio 2008 alle 12:55
swampthing

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Evacuare agenti dei servizi tedeschi e i gerarchi nazisti, impresa impossibile? No, se ti viene in aiuto la Chiesa Cattolica. Così papa Pio XII e il comandante delle SS in Italia, Karl Wolff, concordano insieme l’operazione Rat Line. Siamo nel 1944, per i nazifascisti è la disfatta, gli anglo-americani sbarcano in Normandia aprendo il secondo decisivo fronte contro Hitler e l’Armata Rossa dilaga verso ovest giungendo in pochi mesi ai confini della Jugoslavia.
Alöis Hudal, vescovo della Chiesa austriaca, creò una rete specializzata nella fuga dei criminali di guerra tedeschi, mentre Padre Krunoslav Draganović, segretario dell’Istituto Croato di San Girolamo, aiutò gli ustascia croati.

Da wikipedia:
Nel 1947, appena finita la guerra e in piena occupazione alleata, i nazisti che sono riusciti a scampare al processo di Norimberga danno vita ad un’organizzazione dal nome O.D.E.SS.A, acronimo che sta per Organisation der Ehemaligen SS-Angehörigen (in tedesco Organizzazione dei membri delle ex SS). Tale organizzazione si prefiggeva di spostare capitali, accumulati per lo più sottraendoli alle vittime dell’Olocausto, all’estero e di produrre documenti per evacuare i membri in paesi sudamericani. La maggior parte dei fuggitivi raggiungeva clandestinamente l’Italia e attraverso lasciapassare della Croce Rossa Internazionale o del Vaticano, con la compiacenza e l’appoggio di alti prelati, riuscivano a raggiungere l’Argentina ed altri stati sudamericani.

Del resto la chiesa non ha mai scomunicato né Hitler né il nazismo, ma il comunismo si.
Ovvero se sei nemico dei miei nemici sei mio amico. Forse per questo papa Wojtyla ha beatificato “Aloysius Stepinac, vescovo cattolico, complice dei più atroci misfatti nazi-fascisti in Croazia durante il regime di Ante Pavelic” [v. uaar]

Pubblicato in Storia da swampthing | 41 Commenti »

starL’ultimo confine: spariscono i valichi tra Italia e Slovenia

20 Dicembre 2007 alle 13:27
calogero

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Questa notte la Slovenia entra a far parte dell’area europea di libera circolazione delle persone regolata dal trattato di Schengen. Il confine si sposta a est. La geografia politica cambia ancora.
Per me, che ho vissuto sempre a Monfalcone, Gorizia e Trieste, a un tiro di schioppo di quella che fu la Jugoslavia, il confine è sempre stato piuttosto aperto. Non l’ho mai vissuto come un limite.

Sul confine più vicino a Monfalcone, Jamiano, il finanziere super annoiato manco ti guardava, il milite - allora jugoslavo - dell’altra parte, stava nella sua postazione sita a una cinquantina di metri dalla strada e quando gli mostravi il lasciapassare (la mitica propusniza, lasciapassare per i residenti della fascia confinaria, che ti consentiva di entrare in Jugoslavia ma non di addentrarti oltre qualche chilometro), ti faceva un cenno impercettibile col capo, che non capivi mai con certezza se voleva dire “vai pure” o “scendi e gli portami i documenti”. Di la, in “Jugo”, si faceva benzina a metà prezzo, si faceva la spesa, in particolare si comprava la carne. Era un’altro mondo, a un passo da te, era tutto cosi’ diverso. Il parco circolante era composto da Lada, Zastava e vecchie seicento. Le strade piene di buche rattoppate, mettevano a dura prova le sospensioni delle nostre automobili meglio abituate. E si mangiava fuori davvero con pochi soldi. Una pacchia.
Per contro gli abitanti della repubblica comunista Jugoslava venivano in Italia a comprare vestiti, soprattutto jeans e scarpe. E in zona all’epoca qualcuno ha davvero fatto fortuna con questi commerci.

La Slovenia di oggi è, invece, una nazione sicuramente più europea e “sveglia” dell’Italia. Nell’ Europa unita ci sono già da un po’ e hanno pure l’Euro al posto del Tallero. La caduta del confine ha un risultato pratico, ma soprattutto una valenza simbolica. Anche se non è mai stata una vera e propria cortina di ferro, ha comunque diviso le genti in noi e loro. Ha causato l’esodo delle popolazioni istriane, fiumane e dalmate con sofferenze indicibili che si trascinano ancora oggi.
Spero che, davvero, assieme al confine sparisca anche la barriera mentale che ancora esiste, anche se più debole di un tempo.

Pubblicato in Storia, Ottimismo da calogero | 4 Commenti »

starEnzo Biagi, partigiano

6 Novembre 2007 alle 10:48
swampthing

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9 agosto 1920 – 6 novembre 2007
Enzo Biagi ci ha insegnato ad esprimere le nostre idee senza paura e senza essere subalterni a nessuno, a costo di essere messi da parte. Addio maestro.

Pubblicato in Storia da swampthing | 20 Commenti »

starQuindici anni dopo Via d’Amelio

18 Luglio 2007 alle 10:28
evileyes

E’ stata riaperta l’indagine sulla strage di Via d’Amelio, in cui trovarono la morte il magistrato Paolo Borsellino e la sua scorta.
La Procura della Repubblica di Caltanissetta, grazie all’acquisizione di nuovi elementi contenuti in alcuni documenti provenienti dalla Procura di Palermo, sta seguendo tre piste:
- l’ipotesi di coinvolgimento di apparati “deviati” all’interno dei servizi segreti;
- la provenienza dell’apparato di trasmissione utilizzato per innescare la bomba;
- la presenza sul luogo della strage di un poliziotto che non aveva alcun motivo di trovarsi lì.
Arrivare ai mandanti dell’omicidio del giudice Borsellino non è stato facile allora, e non lo sarà certo di più oggi, perché le organizzazioni che voleva colpire erano (e sono) ramificate e strutturate in modo che non sia mai possibile salire oltre un certo livello.
Certo è che, mai come nel periodo storico illuminato da figure come quelle di Falcone e Borsellino, è stato veramente a portata di mano l’obiettivo di disarticolare i vertici di cosa nostra e trovarne le radici nel mondo politico.
Oggi, o meglio domani, quindici anni dopo la sua morte, il nome del giudice Borsellino verrà ricordato, per le vie e le piazze di Palermo e credo in molte altre vie e piazze in tutta Italia, ma non credo che, se potesse guardarci dal cielo, la cosa gli interesserebbe più di tanto.
Penso invece che sarebbe molto più felice se si potesse ricominciare ad indagare prendendo spunto e traccia dal lavoro suo e dei suoi colleghi Falcone, Chinnici, etc., al fine di spezzare una volta per tutte le catene che continuano ad impoverire questo paese, non solo finanziariamente, ma nell’anima.

Pubblicato in Storia, Cronaca nera, Politica da evileyes | 10 Commenti »

starOnore al compagno Giovanni Passannante

22 Maggio 2007 alle 00:49
Spartaco

L’Italia trionferà quando il contadino cangerà, volontariamente,
la marra col fucile (Carlo Pisacane)

Giovanni Passannante era un lucano come me. Nativo di un paese di nome Salvia, attentò alla vita di Umberto I, nel 1878. Purtroppo non gli riuscì quello che poi sarebbe riuscito a Gaetano Bresci: ammazzare il tiranno che proprio perchè la fece franca in quell’attentato potè prendere a cannonate il popolo milanese, nel 1898.

Con il servo Bava Beccaris, un generale rinnegato che per questa impresa sanguinaria fu nominato Grand’Ufficiale dell’Ordine militare dei Savoia.

Giovanni Passannante fu torturato e rinchiuso in una cella sotto il livello del mare, a Portoferraio. In isolamento assoluto.

Secondo i suoi aguzzini, uscì di mente, cosa nella quale io personalmente non crederò mai. Fu trasferito in un manicomio criminale dove morì. Fu decapitato, il suo cervello messo in un barattolo di tormalina ed esposto, insieme al cranio, nel Museo Criminologico dell’Amministrazione penitenziaria, a Roma.

Nel frattempo il suo paese di origine, per cancellare la vergogna del suo poco illustre concittadino, ha cambiato il nome da Salvia in Savoia di Lucania. Per placare la collera dei Savoia. Che, guarda un po’, sono tornati in Italia, per farsi spalancare le porte del Panteon e avere degna sepoltura: loro, che si sono macchiati di colpe orrende, le avventure coloniali e la carneficina della Grande Guerra, la collusione con il fascismo e la fuga disonorevole a Brindisi, fino all’omicidio per futili motivi e allo sfruttamento della prostituzione.

Intanto il cranio e il cervello di Passannante, separati l’uno dall’altro, sono rimasti esposti al pubblico ludibrio, nonostante la Resistenza e la Costituzione repubblicana.

Il 10 maggio i miseri resti di Passannante hanno lasciato le teche vergognose del museo per tornare nel paese di origine ed essere tumulate, quasi di nascosto, a quanto si dice, in un frettoloso rito serale.

A Savoia di Lucania, dicono lorsignori.

A Salvia, dico io.

Pubblicato in Storia da Spartaco | 2 Commenti »