
L’omeopatia avrebbe più o meno gli stessi effetti del placebo.
A sostenerlo sono ricercatori svizzeri dalle pagine della rivista scientifica inglese «The Lancet».
Matthias Egger, dell’università di Berna (Svizzera), insieme ai suoi collaboratori, ha preso in esame 110 studi clinici nei quali si confrontava l’effetto del placebo («farmaco finto») con quello di cure omeopatiche, e ha poi analizzato allo stesso modo altrettanti studi in cui invece a essere confrontata era l’efficacia del placebo rispetto a trattamenti convenzionali. Oggetto delle cure in queste studi erano malattie respiratorie, patologie di pertinenza chirurgica, e persino argomenti d’interesse anestesiologico.
I ricercatori hanno preso in considerazione sia studi di piccole dimensioni e di relativa qualità metodologica sia studi importanti sotto il profilo numerico (molti pazienti trattati) e di elevata qualità scientifica.
Tirando le somme dello loro osservazioni, gli studiosi svizzeri hanno prima di tutto notato che qualunque trattamento, omeopatico o convenzionale che fosse, appariva in genere più efficace negli studi clinici piccoli e di minore qualità che non in quelli più grandi e di maggior rigore. Inoltre, quando hanno focalizzato la loro attenzione sui secondi, hanno rilevato che l’omeopatia, in generale, faceva più fatica a discostare i suoi effetti da quelli del placebo, mentre i trattamenti convenzionali tendevano a mantenere un effetto maggiore rispetto a quello del «farmaco finto».
«Il nostro lavoro dimostra che l’effetto dell’omepatia è compatibile con l’ipotesi-placebo» ha dichiarato Egger.
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Il professor Silvio Garattini, dell’Istituto Mario Negri, di Milano: «Lo studio pubblicato da Lancet rappresenta l’ennesima conferma di tanti altri lavori scientifici che si sono accumulati nel tempo e che non hanno mai evidenziato l’efficacia dell’omeopatia».
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«E’ stato messo a disposizione un premio di 50mila euro per chi si dimostri capace di distinguere il contenuto di cinque fiale di prodotti omeopatici senza etichetta, ma nessuno è riuscito a vincerlo» conclude il direttore dell’Istituto Mario Negri. «E allora mi chiedo perchè questi stessi prodotti indistinguibli possano essere venduti come diversi l’uno dall’altro e come dotati di una supposta efficacia».
[corriere.it]
Me lo chiedo pure io… 