Amarcord… rosso
18 Febbraio 2007 alle 00:54

Primo episodio
Petrone non era un comunista della prima ora.
Lui comunista ci era diventato durante le lotte sanguinose per l’occupazione delle terre, quando i mazzieri prezzolati dagli agrari picchiavano e sparavano a tradimento.
Il suo attaccamento alla causa ne faceva un baluardo, la punta più avanzata della riscossa proletaria.
Così, all’indomani di un giro elettorale vittorioso, si ritrovò consigliere comunale, insieme ad altri compagni della sua stessa estrazione contadina.
E qui il problema: come fronteggiare, da analfabeti, i nemici di sempre, i pescicani, che erano invece istruiti nelle magagne della retorica?
Fortunatamente i compagni avevano un capo, che era la loro anima ideologica, la loro guida culturale.
Il quale aveva pensato bene di addottorarli nella seguente maniera: qualunque cosa provenisse dai banchi avversari doveva rispedirsi al mittente con una semplice espressione: “Mi oppongo!”.
Così, armati di questa dottrina, i rossi sedevano nei banchi dell’aula consiliare, pronti a pronunciare la frase magica non appena ne corresse la necessità.
Senonchè un giorno, in occasione di non so quale ricorrenza o circostanza, venne il prefetto: la cerimonia fu organizzata, con gran pompa, nel municipio, dove si tenevano le sedute.
Il prefetto pronunciò il discorso, che con la politica non c’entrava niente e concluse dicendo: “Allora, signor sindaco, signori consiglieri, siamo tutti d’accordo”.
Ma una voce tuonò nell’aula: “ Mi oppongo!”.
Era Petrone.
Pubblicato in comunismo da Spartaco | 1 Commento »

Primo episodio
Petrone non era un comunista della prima ora.
Lui comunista ci era diventato durante le lotte sanguinose per l’occupazione delle terre, quando i mazzieri prezzolati dagli agrari picchiavano e sparavano a tradimento.
Il suo attaccamento alla causa ne faceva un baluardo, la punta più avanzata della riscossa proletaria.
Così, all’indomani di un giro elettorale vittorioso, si ritrovò consigliere comunale, insieme ad altri compagni della sua stessa estrazione contadina.
E qui il problema: come fronteggiare, da analfabeti, i nemici di sempre, i pescicani, che erano invece istruiti nelle magagne della retorica?
Fortunatamente i compagni avevano un capo, che era la loro anima ideologica, la loro guida culturale.
Il quale aveva pensato bene di addottorarli nella seguente maniera: qualunque cosa provenisse dai banchi avversari doveva rispedirsi al mittente con una semplice espressione: “Mi oppongo!”.
Così, armati di questa dottrina, i rossi sedevano nei banchi dell’aula consiliare, pronti a pronunciare la frase magica non appena ne corresse la necessità.
Senonchè un giorno, in occasione di non so quale ricorrenza o circostanza, venne il prefetto: la cerimonia fu organizzata, con gran pompa, nel municipio, dove si tenevano le sedute.
Il prefetto pronunciò il discorso, che con la politica non c’entrava niente e concluse dicendo: “Allora, signor sindaco, signori consiglieri, siamo tutti d’accordo”.
Ma una voce tuonò nell’aula: “ Mi oppongo!”.
Era Petrone.


Che cosa é questo fascismo, contro il quale si accaniscono invano i nemici vecchi e nuovi? Comunisti! Sono la nostra disperazione! La loro sete di potere, vuole invadere il parlamento Italiano!



