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dotArchivio di Gennaio 2008

starLa Lega Nord sull’Aventino. Che ci restino!

31 Gennaio 2008 alle 13:21
calogero

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Il tentativo di Franco Marini di formare un governo per le riforme “è un golpe“, visto che, “dopo Prodi, il Parlamento non è più legittimato”. Per questo, la Lega “non solo non parteciperà alle consultazioni e voterà contro ma valuterà anche se ritirare la sua delegazione parlamentare. Non si può essere complici di una illegalità”. E’ l’annuncio di Roberto Calderoli, vicepresidente leghista del Senato, ospite stamattina del ‘Panorama del Giorno’ di Maurizio Belpietro su Canale 5.
[repubblica.it]

Parlano di golpe. Gli piacerebbe un golpe ai nazisti verdi. Magari vorrebbero farlo loro, comandati da quel quaquaraquà dell’Umberto, o di quel che ne resta. Lui e i suoi trecentomila fucili bergamaschi scarichi.
Che si ritirino sull’Aventino i leghisti. E che ci restino, magari per sempre. Non mancheranno a nessuno. Non mancheranno alla sinistra, non mancheranno al loro padrone che, anche se li comanda a bacchetta, restano sempre una pigna infilata da qualche parte.
Non c’è nessun delitto Matteotti. Non c’è nessun golpe. C’è solo l’impeccabile rigore costituzionale del nostro Presidente, che prima di far votare cerca di salvare l’Italia da un nuovo casino parlamentare. Intanto, nell’incertezza del momento, due ex DC, escono dal loro partito per fondare l’ennesimo partito-lobby, o partito famiglia: la Rosa Bianca. Una roba comunque inutile e dannosa, che serve solo a dimostrare quanto urge una legge, magari anche proporzionale, ma con uno sbarramento del 5-6%. Il minimo sindacale, per una paese che non vede più crescere i salari, ma solo i costi. Specialmente quelli della democrazia.

Pubblicato in Fascismo arretrato da calogero | 84 Commenti »

starLe balle di Berlusconi smascherate impietosamente da Repubblica!

29 Gennaio 2008 alle 13:27
calogero

Su Repubblica, perfidamente hanno deciso di mettere a confronto l’audio di Silvio Berlusconi che invoca milioni e milioni di italiani in piazza, se non ci dovessero essere le elezioni, con l’abituale buffonesca smentita del giorno dopo.
Ovviamente è la solita brutta figura di uno che non ha minimamente il senso delle istituzioni e il rispetto per le stesse. Mentre il Presidente Napolitano fa le consultazioni post crisi, seguendo la consuetudine costituzionale, e sente tutte le parti che ritiene necessario per capire come risolvere l’impasse, ecco che il nano di Arcore, con la consueta fanfarona spregiudicatezza, compie un’indebita pressione sul Presidente della repubblica Napolitano. La dichiarazione suona così: “caro Presidente, o elezioni o piazza“. Pessimo davvero.
Ormai per Silvio vale solo la famosa battuta: “Berlusconi non lo ascolto più, leggo direttamente la smentita del giorno dopo”.

Giudicate voi: L’audio di Repubblica

Pubblicato in Il nano piduista da calogero | 114 Commenti »

starEra il 1920 e Lenin scriveva…

28 Gennaio 2008 alle 22:02
Audrey

Era il 1920 e Lenin scriveva:
“I comunisti di sinistra dicono un gran bene di noi bolscevichi. A volte vien voglia di esclamare: lodateci di meno, e cercate di capire meglio la tattica dei bolscevichi, studiatela di più!”.
Vengono in mente questa parole, leggendo l’articolo che troneggia oggi nella prima pagina del quotidiano di Rifondazione “Liberazione”, intitolato “Giordano: unità subito con chi è disponibile. Basta rinvii”.

Annunciata a gran voce all’Assemblea dell’8 e 9 dicembre come pronta ad essere partorita, in realtà la cosiddetta “Cosa Rossa” sembra, allo stato attuale, nemmeno in fase di concepimento.

I dissidi tra Rifondazione, PDCI e Verdi, al di là di parole e proclami, appaiono ancora profondi e soprattutto incentrati su punti davvero critici e fondamentali.
La soglia di sbarramento ed un cosiddetto problema sulla definizione della “propria identità”, hanno di fatto bloccato ogni passo avanti nel processo unitario.
Ieri Giordano, davanti alla direzione del partito di Rifondazione, riunita in vista delle consultazioni in Quirinale, ha messo in chiaro che “L’Unione non esiste più” e, seppure non indicandolo esplicitamente, ha criticato Verdi e PDCI che perseverano nel chiedere elezioni subito, sperando poi in un rifugio sotto l’ala protettiva dei maggiorenti della sinistra (sia Prodi o Veltroni).

L’unità a sinistra deve avere il coraggio dei propri numeri e delle proprie posizioni.
Se Veltroni vuole correre da solo, non ci spaventiamo”, ha aggiunto il segretario di Rifondazione.
E affondando il coltello nelle incertezze dei possibili alleati, rincara:
Non si può avere una visione generale alla Ferrando e poi fare un proposta politica alla Parisi”.

La strategia di Rifondazione ormai è chiara: l’unità a sinistra. Chi ci sta ci sta.
E le incertezze e le faide interne, appaiono come il male peggiore, sia in vista di una tornata elettorale sia nell’ipotesi della realizzazione di un governo istituzionale per varare le riforme. In ognuna di queste 2 opzioni la sinistra ha l’obbligo davanti a se stessa e davanti ai suoi elettori di chiarire COME vuole presentarsi.

Unita o no.

E qui ritorno alla citazione di Lenin in apertura , parole che nacquero dalla necessità di opporsi alla frantumazione in atto nei partiti socialisti di mezza Europa all’indomani della Rivoluzione russa, divisi, come erano, tra un’area socialdemocratica incerta sul da farsi di fronte ad i primi segnali della reazione padronale e conservatrice (che sfocerà poi nella nascita dei fascismi) e la cristallizzazione su posizioni astratte e inconcludenti della parte più estremista.

Pare assurdo, a distanza di quasi un secolo, stare ancora qui a “rammentare” Lenin e la necessità di avere le idee chiare e una strategia politica costruttiva, ma evidentemente gli errori nella sinistra tendono inesorabilmente a perpetuarsi.

 

Pubblicato in comunismo da Audrey | 14 Commenti »

starL’impossibilità di riformare il sistema, tra i legittimi interessi di parte e quelli del Paese

28 Gennaio 2008 alle 13:38
calogero

“Occorre andare a votare con questa legge elettorale che è una buona legge”. Cosi’ pochi giorni fa Silvio Berlusconi a crisi inoltrata, anche se fino al giorno prima discuteva con Walter Veltroni su un’eventuale riforma.
Fini invece, ha raccolto le firme per un referendum che abroghi parte della legge, modificando così il sistema elettorale. Evidentemente questa legge non gli piace. Invece pure lui adesso vuole votare. La ragione è ovvia e presto detta: a destra si sentono la vittoria in tasca e vogliono votare al più presto.
A sinistra invece si punta a un governo che faccia perlomeno uno straccio di riforma sul voto e poi magari andare alle elezioni. A parte i partiti più piccoli dell’alleanza, Idv, Pdci, RifCom, Dini e Verdi.

Dietro queste richieste si nasconde (male) il legittimo desiderio di veder sopravvivere la propria formazione politica, un po’ per interesse di bottega, un po’ per l’intima convinzione di chiunque faccia politica attiva: che la propria formazione sia necessaria per il Paese e che senza, le cose andrebbero sicuramente peggio.

Secondo me però, arriva un momento storico nella vita di ogni nazione, in cui un sistema politico deve avere il coraggio e la forza di riformare se stesso, creando un sistema più aperto all’entrata di nuove formazioni, significativamente rappresentative di una parte della popolazione e dei suoi interessi, o viceversa più chiuso alle formazioni minoritarie, a seconda delle necessità dettate dal momento stesso. Bisogna ritrovare un compromesso tra un’esigenza di rappresentatività parlamentare del corpo elettorale e l’efficacia che deve avere un’azione di governo. La prima si ottiene lasciando accesso a tanti partiti che rappresentano un po’ tutti, fino al paradosso del partito famiglia di Ceppaloni. La seconda riducendone il numero in parlamento.

Ma un sistema che riforma se stesso, che decide di automutilarsi, lo può fare solo in nome di un’interesse superiore: l’interesse generale, che non e’ di destra, sinistra o centro, ma è la necessità di uscire dallo stallo, dall’inefficacia, dall’inefficienza che paralizza uno stato. Per farlo ci vogliono uomini coraggiosi e lungimiranti che sappiano spiegare a tutti in maniera chiara la strada da intraprendere. E che sappiano pure rischiare qualcosa di proprio. Una razza che in Italia scarseggia.

In Italia abbonda, principalmente, la categoria che si preoccupa di salvare la vita al proprio partito. E anche se ritengo assolutamente legittima questa aspirazione - che poi è uno dei mandati del segretario - non posso fare a meno di chiedermi fino a che punto di crisi dobbiamo arrivare, per vedere riformato il sistema, con la prevalenza dell’interesse nazionale in subordine dell’interesse particolare.

Pubblicato in Politica da calogero | 10 Commenti »

starGoverno tecnico o voto? questo è il dilemma…

27 Gennaio 2008 alle 15:47
swampthing

Terrorpilots vi offre, come regalino domenicale, una carrellata di dichiarazioni dei nostri politici. Cominciamo con il capo dell’opposizione.

il_giovane_berlusconi.jpg

Berlusconi (FI), lo conosciamo bene, è malato di bullismo. Fosse uno studente metterebbe i video, dove vende caramelle avvelenate ai suoi compagni di classe, su youtube. Gli piace spararle grosse, tanto qualche idiota che lo segue lo trova sempre:
Se non otteniamo il voto credo che milioni di persone andranno a Roma per chiederlo“. “Il Paese è sfiduciato, spaventato, umiliato da alcuni fatti come quello di Napoli o quello del Papa impossibilitato a parlare”. L’Italia “ha urgentemente bisogno di un governo pienamente operativo“.

Fini
(AN) è un decisionista, o almeno così vuol fare credere. In realtà è l’eterno “vice”. Ci regala questa perla:
Si stacchi la spina e si vada al voto“.

Cesa (UDC), ovvero il buon senso della casalinga cattolica al servizio del paese, dichiara:
Chiederemo se ci sono le condizioni per dar vita ad un governo di responsabilità nazionale perché il Paese non ce la fa ad andare avanti e dovremo comunque andare alle elezioni con regole nuove che permettano governi stabili“. “Ma se non ci sono le condizioni, bisogna andare velocemente al voto“.

Bossi (Lega) è il cane bastonato che è tornato a casa e ha imparato la lezione: mai rivoltarsi contro il padrone. Quindi, memore della lezione, abbaia più di tutti per difendere il suo padroncino e, quindi, il suo osso.
Elezioni subito” e “penso proprio che Berlusconi sarà ancora il leader del centrodestra“.

Fassino (PD) è il fantasma del comunismo che però non fa più paura a nessuno. Si chiede perché dovrebbe tornare a fare un’alleanza con Rizzo, io mi chiedo perché ne ha fatta una con Mastella e con Dini.
Se il Partito democratico ha qualche possibilità di vincere le prossime elezioni, ce la può avere a patto che non si presenti con il voto di questi anni. Perché dovrei tornare a fare un’alleanza con Rizzo?

Bertinotti (Rif. Com.) è diventato come Cesa, ovvero il buonsenso della casalinga “comunista” al servizio del paese. Dichiarazioni scontate:
Penso che sarebbe bene che il Paese avesse la possibilità di votare con una legge che consenta agli elettori di scegliere, a chi vince di governare e ai partiti di ritrovare un rapporto forte con la società civile“.

Bertone (Vaticano) parla come cittadino italiano, mica quale segretario dello Stato Vaticano. Ed esprime la speranza che le forze politiche italiane “si mettano d’accordo per il bene comune”. Qual è questo bene comune, non oso immaginarlo. :antix:

Pubblicato in pessimismo, Povera Italia da swampthing | 18 Commenti »

starMorto un papa se ne fa un altro

25 Gennaio 2008 alle 20:07
primlug

Tanto tuonò che piovve. Così il governo Prodi alla fine è caduto. Ora la cosa più insensata da fare è aprire un dibattito ed accusare la sinistra estrema, o radicale se preferite, di averlo fatto cadere. E’ insensata perché risponde alla continua estenuante campagna denigratoria che sin dalla nascita del governo l’opposizione ha mediaticamente lanciato dicendo, a più ripresa, che Prodi era in balia della sinistra ed era un governo di comunisti.
Ma chi è così ingenuo da affermare che quel governo era di sinistra? Chi lo era a tal punto da dire che subiva i ricatti da suoi alleati di sinistra? A ben vedere la sinistra ha commesso l’errore opposto, di non aver insistito tenacemente sulle riforme e sulla attenzione allo stato sociale. E’ lì che il governo ha perso consensi.
Certo ha lavorato bene anzi benissimo tanto a ricondurre il deficit pil debito pubblico in ambiti più che ragionevoli. Ma è questo che gli italiani volevano? E’ questo che gli italiani erano disposti a pagare con i sacrifici faticando ad arrivare a fine mese? Non si potevano raggiungere gli stessi risultati in tempi più consoni? Tanto che anche gli economisti europei si sono dimostrati stupiti? O forse gli italiani, perlomeno quelli che lo hanno votato, non chiedevano le riforme sul conflitto di interessi, sul precariato, sui PACS e sui diritti civili?
Interroghiamoci perché il governo ha via via perso consensi anche dalla sua base. La paura di un quinquennio berlusconiano non ci deve annebbiare la vista, e non ci deve distogliere dai veri responsabili politici della caduta del governo. Non credete che la costituzione del PD e la dichiarazione , non proprio azzeccata, di Veltroni di correre da soli non abbiano contribuito a spingere Mastella verso colui che, probabilmente fingendo, come suo solito, prometteva vita e prosperità all’ex ministro e compagni? Anziché condannare una parte della sinistra, che è stata lungimirante, nel non cedere all’ennesimo ricatto in nome di cosa non si sa, non ci sediamo e riflettiamo sull’utilità di avventure con ex democristiani che sognano gloria e vogliono avere le mani libere.
Supponiamo che il governo non fosse caduto, chi di voi può garantire che avrebbe potuto e fatto quello che ci si attende. Credo che nessuno oggi possa affermare che l’immobilità del governo potesse venire superata, sia per le condizioni ambientali sia per la non volontà di alcuni esponenti, che sono i veri responsabili del ricatto e della caduta. Credo che neanche il vecchio Berlusconi sia in buone condizioni e, ad oggi, si siano aperte le prospettive di un governo istituzionale, non che ne vada particolarmente contento, ma da spazio e tempo per attuare la riforma elettorale, capire dove il pd si posiziona e cosa vuole.
Il nemico lo sa che per sconfiggerci deve dividerci. Lo diceva il CHE, uno che di battaglie ne capiva.

Pubblicato in Politica da primlug | 23 Commenti »

starIl governo Prodi è caduto. Viva Prodi.

25 Gennaio 2008 alle 12:54
qirex

Complice questo proclama che ricorda tempi che furono, voglio ringraziare pubblicamente Romano Prodi. Per tutto quello che avrebbe voluto fare e non è stato possibile fare, causa “centro”. Per quel vecchio programma dell’Unione, che se tutti avessero rispettato, non saremmo arrivati a questo punto. Ringrazio Prodi per essere rimasto calmo, una persona per bene. Io al posto suo avrei volentieri masticato le palle ai vari Dini, Mastella e merda varia. Ringrazio ancora Prodi per aver coltivato il sogno di un governo normale in un’ Italia che non lo è, come mi disse Swamp tempo fa. Grazie.

Dico la verità, a me questo governo non è mai piaciuto. Non mi sono mai risparmiato nel criticare la non-azione del governo. Non è stata fatta una legge sul conflitto di interessi, una per togliere di mezzo la legge Biagi, una sulle televisioni, una elettorale, una seria sui diritti dei conviventi. Badate bene, che tutte queste cose stanno scritte nel famoso tomo del programma dell’Unione che tutti hanno sottoscritto, ma nessuno (a parte l’ala sinistra) ha mai avuto intenzione di applicare. Già, l’ala sinistra. Quei cattivi comunisti, cattivi. Talmente cattivi che hanno ingoiato tutti quei rospi che ho nominato prima, e che MAI hanno fatto mancare la fiducia in Prodi e nel programma. I cattivi comunisti che avrebbero fatto cadere il governo, prima o poi. Ricordo i proclami di Berlusconi, tutti tesi a far immaginare alla gente il terrore comunista.

Ora, per fortuna si apre per l’Italia una specie di nuovo Rinascimento. Un mondo nuovo, fatto di televisione, telefonini, pubblicità e censura. Di privatizzazioni selvagge, di precarizzazione della vita in pasto alla cosiddetta libertà.
Siamo nella melma. Che amarezza.

Pubblicato in Povera Italia da qirex | 49 Commenti »

starDa domani finiscono i servizi Mediaset sulle buste paga degli italiani

24 Gennaio 2008 alle 20:53
swampthing

I no sono stati 161, i sì 156 e un astenuto.
Governo battuto.
La destra cialtrona festeggia.

Pubblicato in A caso da swampthing | 67 Commenti »

starIl muro dell’odio.

24 Gennaio 2008 alle 20:47
Nemesis

Il governo è caduto. Saran felici gli avvoltoi.
Dare sfogo all’odio qui sotto nei commenti, prego. Date il peggio di voi. Ne abbiamo tutti bisogno.

Pubblicato in Politica da Nemesis | 25 Commenti »

starColpo di scena nella telenovela. Dini: non voterò la fiducia

24 Gennaio 2008 alle 10:41
Audrey

merdoso

Pensavate che la soap opera dei partiti con l’0,0000005% avesse dato il suo momento topico (tipo la puntata in cui Ridge scopre che Brook, sposata 43 volte e da cui ha divorziato 44 volte, in realtà è un uomo, ma, a causa di una cataratta mai diagnosticata ad entrambi gli occhi, lui non se ne era mai accorto), insomma stavo dicendo, credevate che l’addio di Clemente Mastella da Ceppaloni al governo Prodi fosse l’acme narrativo e drammatico della nota telenovela “Anche i ricchi piangono, ma il governo Prodi di più”?
Avevate sbagliato TUTTO e avete dimostrato di non aver mai seguito una telenovelas o soap opera in vita vostra.

Perché ieri alle 17.22 è spuntato dalle tenebre Dini.

Tutti a chiedersi… e chi è costui?

Diciamoci la verità, il buon Lamberto al confronto di Clemente, fa un po’ la figura che ognuna di noi, povera donna comune, farebbe messa di fianco ad Adriana Lima: essere considerata in pratica uguale a zero.
Insomma, passato il primo momento di affannoso scavo nella memoria sul “ma chi è sto Dini?”, e risolto alla bellemeglio il mistero, andando a rileggersi in fretta e furia il sunto delle puntate precedenti delle vicende di sto governo su Sorrisi e canzoni TV, tutti finalmente si sono resi conto cosa stava dicendo l’ometto.

Io ed i miei 3 deputati sto governo non lo votiamo.

Ora chissenefrega della Camera dove i deputati di Dini, pesano quanto Kate Moss in piena crisi anoressica da coca, ma …azzz… al senato, con il governo che si regge sui voti dei senatori a vita, il cui più giovane condivise con Annibale i famosi ozi di Capua, anche i tre senatori liberldemocratici capitanati da Lamberto Dini assumono un valore simile a quello del Santo Graal.
Ed ora? “Che fare?” disse Lenin, ma ora lo dice (con meno nobiltà) Prodi…
Accattarsi sti qua o alzare bandiera bianca definitiva?
Tutti stanno attendendo la prossima puntata… titolo: Salita al Quirinale (to be continued).

Pubblicato in Politica da Audrey | 11 Commenti »