Fuga dal 41bis. L’emergenza giustizia che il governo ignora!
7 Luglio 2008 alle 10:40

È vuota la cella al 41 bis di Giuseppe La Mattina, uno dei mafiosi che uccise il giudice Paolo Borsellino. Sono rimaste libere anche le celle di Giuseppe Barranca e Gioacchino Calabrò, che si occuparono degli eccidi del 1993, fra Roma, Milano e Firenze. Nei raggi del carcere duro non ci sono più quattro capi storici della ‘ndrangheta calabrese: Carmine De Stefano, Francesco Perna, Gianfranco Ruà e Santo Araniti, il mandante dell’omicidio Ligato. E neanche il boss della camorra Salvatore Luigi Graziano. Negli ultimi sei mesi, trentasette padrini hanno lasciato i gironi del 41 bis.
[repubblica.it]
Di emergenze in Italia ce ne sono diverse. Alcune, come ci ricorda ossessivamente il Presidente del Consiglio, riguardano la giustizia. E ha ragione, son cose che fanno rabbrividire. Probabilmente quello che sta succedendo col regime del 41bis dovrebbe preoccupare l’opinione pubblica più di qualsiasi altro argomento inerente la sicurezza e la giustizia. I problemi sollevati con tanta insistenza da Berlusconi in questo inizio di legislatura fanno ridere i polli e i mafiosi, che nonostante le condanne per delitti inauditi si stanno sbarazzando progressivamente del regime di carcere duro a colpi di ricorsi. Questa si che è una questione da mettere nell’agenda del governo al più presto.
Da Repubblica. Giuseppe Lumia, senatore dei Ds ed ex presidente della commissione parlamentare antimafia sollecita il ministro della Giustizia: “Presenterò un’interrogazione - annuncia - dopo il caso Madonia nessuna risposta è ancora arrivata dal Guardasigilli Angelino Alfano. La questione è urgente. Oggi, nelle carceri è ristretto il gotha delle mafie: va tenuto sotto controllo in modo adeguato, perché quel gruppo elabora ancora strategie, ricatta le istituzioni e mantiene soprattutto i contatti con l’esterno. L’obiettivo di quel gotha resta l’allentamento del regime del carcere duro, ma anche la revisione dei processi”.
Questa si che è materia da decreto legge, con i requisiti di necessità e urgenza, come la nostra Costituzione richiede, anche se per il governo il lodo blocca processi sembra la cosa più importante.
Pubblicato in Politica da calogero | 5 Commenti »

È vuota la cella al 41 bis di Giuseppe La Mattina, uno dei mafiosi che uccise il giudice Paolo Borsellino. Sono rimaste libere anche le celle di Giuseppe Barranca e Gioacchino Calabrò, che si occuparono degli eccidi del 1993, fra Roma, Milano e Firenze. Nei raggi del carcere duro non ci sono più quattro capi storici della ‘ndrangheta calabrese: Carmine De Stefano, Francesco Perna, Gianfranco Ruà e Santo Araniti, il mandante dell’omicidio Ligato. E neanche il boss della camorra Salvatore Luigi Graziano. Negli ultimi sei mesi, trentasette padrini hanno lasciato i gironi del 41 bis.
[repubblica.it]
Di emergenze in Italia ce ne sono diverse. Alcune, come ci ricorda ossessivamente il Presidente del Consiglio, riguardano la giustizia. E ha ragione, son cose che fanno rabbrividire. Probabilmente quello che sta succedendo col regime del 41bis dovrebbe preoccupare l’opinione pubblica più di qualsiasi altro argomento inerente la sicurezza e la giustizia. I problemi sollevati con tanta insistenza da Berlusconi in questo inizio di legislatura fanno ridere i polli e i mafiosi, che nonostante le condanne per delitti inauditi si stanno sbarazzando progressivamente del regime di carcere duro a colpi di ricorsi. Questa si che è una questione da mettere nell’agenda del governo al più presto.
Da Repubblica. Giuseppe Lumia, senatore dei Ds ed ex presidente della commissione parlamentare antimafia sollecita il ministro della Giustizia: “Presenterò un’interrogazione - annuncia - dopo il caso Madonia nessuna risposta è ancora arrivata dal Guardasigilli Angelino Alfano. La questione è urgente. Oggi, nelle carceri è ristretto il gotha delle mafie: va tenuto sotto controllo in modo adeguato, perché quel gruppo elabora ancora strategie, ricatta le istituzioni e mantiene soprattutto i contatti con l’esterno. L’obiettivo di quel gotha resta l’allentamento del regime del carcere duro, ma anche la revisione dei processi”.
Questa si che è materia da decreto legge, con i requisiti di necessità e urgenza, come la nostra Costituzione richiede, anche se per il governo il lodo blocca processi sembra la cosa più importante.

