Il Paladino a Roma
20 Marzo 2010 alle 17:58

Dopo il “Visconte dimezzato” e il “Cavaliere inesistente”, nati dal genio di Italo Calvino, ecco il ”Paladino a Roma”. Che, per nostra sventura, non è fantasia, ma realtà. Il Paladino ovviamente è ser Berlusca, partito lancia in resta alla conquista di Roma ladrona, con Bossi che manco a dirlo gli fa da scudiero.
Veramente nell’immaginario collettivo il Paladino è figura solitaria, che si accompagna al più con gli altri prodi, paladini come lui, alla perenne ricerca del torto da riparare o del ribaldo da piegare.
Berlusconi invece è un Paladino particolare, che ama la compagnia. Così a Roma si presenta con il suo esercito, quello dei “benisti”. E’ vero che tanti anni fa un altro esercito marciò sulla città fatale, ma quelli si chiamavano “squadristi”. Comunque, benisti o squadristi, in comune hanno la figura del Capo carismatico, che alla prima occasione mostra i muscoli: quando ci vuole ci vuole.
Certo che Roma è la meta agognata di tutti gli esaltati. Forse perché “capoccia d’er monno infame”, chissà. Mussolini ci andò come degno preludio a tutte le fanfaronate che poi sarebbero venute, del tipo della “riapparizione dell’impero sui colli fatali di Roma”. Anzi, in quella occasione, in un comizio di stampo berlusconiano, il Duce parlò di “impero di pace”. Uguale a Berlusconi, che parla di “esercito del bene”.
Già stamattina, quando forse di Roma cominciava a sentire l’odore, Silvio il prode è entrato in pieno invasamento mistico: dalle pagine del Tempo ha attaccato la Bonino dicendo che la sua candidatura “nella città cuore della cristianità” appare “una sciocca provocazione”. Perché la Bonino sarebbe “esponente di una vecchia cultura anticlericale, anticristiana”.
Da quale pulpito viene la predica: un filisteo senza pudore che ha fatto della sua condotta iraconda e lussuriosa la negazione dell’evangelo sulla terra. Basterebbe la sua sfacciata ricchezza a invocare la punizione divina.
E chissà che non venga, travestita da malasorte.
La religione e la superstizione si assomigliano; il presupposto c’è: i candidati governatori del centrodestra che dal palco faranno la messinscena de “il patto simbolico” saranno tredici.
Speriamo bene!
Pubblicato in Politica, Il nano piduista da Spartaco | 7 Commenti »

Dopo il “Visconte dimezzato” e il “Cavaliere inesistente”, nati dal genio di Italo Calvino, ecco il ”Paladino a Roma”. Che, per nostra sventura, non è fantasia, ma realtà. Il Paladino ovviamente è ser Berlusca, partito lancia in resta alla conquista di Roma ladrona, con Bossi che manco a dirlo gli fa da scudiero.
Veramente nell’immaginario collettivo il Paladino è figura solitaria, che si accompagna al più con gli altri prodi, paladini come lui, alla perenne ricerca del torto da riparare o del ribaldo da piegare.
Berlusconi invece è un Paladino particolare, che ama la compagnia. Così a Roma si presenta con il suo esercito, quello dei “benisti”. E’ vero che tanti anni fa un altro esercito marciò sulla città fatale, ma quelli si chiamavano “squadristi”. Comunque, benisti o squadristi, in comune hanno la figura del Capo carismatico, che alla prima occasione mostra i muscoli: quando ci vuole ci vuole.
Certo che Roma è la meta agognata di tutti gli esaltati. Forse perché “capoccia d’er monno infame”, chissà. Mussolini ci andò come degno preludio a tutte le fanfaronate che poi sarebbero venute, del tipo della “riapparizione dell’impero sui colli fatali di Roma”. Anzi, in quella occasione, in un comizio di stampo berlusconiano, il Duce parlò di “impero di pace”. Uguale a Berlusconi, che parla di “esercito del bene”.
Già stamattina, quando forse di Roma cominciava a sentire l’odore, Silvio il prode è entrato in pieno invasamento mistico: dalle pagine del Tempo ha attaccato la Bonino dicendo che la sua candidatura “nella città cuore della cristianità” appare “una sciocca provocazione”. Perché la Bonino sarebbe “esponente di una vecchia cultura anticlericale, anticristiana”.
Da quale pulpito viene la predica: un filisteo senza pudore che ha fatto della sua condotta iraconda e lussuriosa la negazione dell’evangelo sulla terra. Basterebbe la sua sfacciata ricchezza a invocare la punizione divina.
E chissà che non venga, travestita da malasorte.
La religione e la superstizione si assomigliano; il presupposto c’è: i candidati governatori del centrodestra che dal palco faranno la messinscena de “il patto simbolico” saranno tredici.
Speriamo bene!
