Arcore o le 120 giornate di Gomorra
31 Ottobre 2010 alle 23:08

Che il giocattolo rischiasse di rompersi con la conseguenza che il gioco potesse finire era in aria da tempo.
Si capisce che il potere, per sua stessa natura, non conosca limitazioni, ma ciò non significa che deve trascendere nell’orgia.L’orgia è l’ubriacatura del potere, il principio della sua fine violenta. Pasolini aveva descritto la cosa nel film che rappresenta il suo testamento spirituale e che precede di poco il suo assassinio, cioè “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Il sesso, nella connotazione più lasciva ed abbietta, è la metafora dell’arroganza del potere che mercifica il corpo a prescindere dalla sua appartenenza: quello di una escort o di una minorenne, napoletana o magrebina, non ha importanza, tutto fa bunga.
Viene allora da chiedersi se questa connotazione del potere ormai completamente alla mercè di se stesso possa trovare un qualche freno, se esiste da qualche parte un meccanismo in grado di spezzare questa spirale di perversione. Potrebbe essere nella volontà del collettivo, nel pronunciamento democratico del popolo sovrano, nella prerogativa del suffragio universale? Forse, se nel frattempo non fosse intervenuto un processo di appiattimento o di massificazione consumistica che rende nei fatti impossibile un capovolgimento pur possibile nella teoria. Chi dovrebbe capovolgere non capovolge perché gli va bene così, perché gli hanno detto così, perché s’è formato alla cultura del peggio piuttosto che a quella del meglio, perché nella contemplazione della miseria degli altri sopra di lui trae la forza e l’esempio per alimentare la sua miseria.
Ma intanto il sistema vacilla, perde colpi, comincia a delegittimarsi nel consesso internazionale, ai tavoli di quelli che contano e si spartiscono la torta, al cospetto di quelli che devono darti una mano per mantenerti in piedi, i militari, i porporati,i togati di ogni tipo e natura, che col supporto della mistificazione ti rendono il predominio più agevole.
Poco a poco, ai risolini e agli ammiccamenti si sostituiscono le censure, le invettive, gli accostamenti strumentali che portano acqua al mulino dei nemici storici, dei detrattori di sempre, di quelli che alla tavola del club si sono sempre seduti un posto più in là e che adesso vedono insperatamente giustificato il proprio atteggiamento. E allora, perché tutto resti com’è, è necessario che tutto cambi.
Nerone si merita la sua congiura di palazzo. E’ diventato scomodo.
Ecco allora farsi avanti Tigellino. Sicuramente non meno vile e abbietto del suo ex-benefattore. Ma Roma, la grande meretrice, deve sopravvivere nella sua grandezza, per poter procreare e allattare altri Figli della Lupa.
Pubblicato in Il nano piduista e porco, Povera Italia da Spartaco | 40 Commenti »

Che il giocattolo rischiasse di rompersi con la conseguenza che il gioco potesse finire era in aria da tempo.
Si capisce che il potere, per sua stessa natura, non conosca limitazioni, ma ciò non significa che deve trascendere nell’orgia.L’orgia è l’ubriacatura del potere, il principio della sua fine violenta. Pasolini aveva descritto la cosa nel film che rappresenta il suo testamento spirituale e che precede di poco il suo assassinio, cioè “Salò o le 120 giornate di Sodoma”. Il sesso, nella connotazione più lasciva ed abbietta, è la metafora dell’arroganza del potere che mercifica il corpo a prescindere dalla sua appartenenza: quello di una escort o di una minorenne, napoletana o magrebina, non ha importanza, tutto fa bunga.
Viene allora da chiedersi se questa connotazione del potere ormai completamente alla mercè di se stesso possa trovare un qualche freno, se esiste da qualche parte un meccanismo in grado di spezzare questa spirale di perversione. Potrebbe essere nella volontà del collettivo, nel pronunciamento democratico del popolo sovrano, nella prerogativa del suffragio universale? Forse, se nel frattempo non fosse intervenuto un processo di appiattimento o di massificazione consumistica che rende nei fatti impossibile un capovolgimento pur possibile nella teoria. Chi dovrebbe capovolgere non capovolge perché gli va bene così, perché gli hanno detto così, perché s’è formato alla cultura del peggio piuttosto che a quella del meglio, perché nella contemplazione della miseria degli altri sopra di lui trae la forza e l’esempio per alimentare la sua miseria.
Ma intanto il sistema vacilla, perde colpi, comincia a delegittimarsi nel consesso internazionale, ai tavoli di quelli che contano e si spartiscono la torta, al cospetto di quelli che devono darti una mano per mantenerti in piedi, i militari, i porporati,i togati di ogni tipo e natura, che col supporto della mistificazione ti rendono il predominio più agevole.
Poco a poco, ai risolini e agli ammiccamenti si sostituiscono le censure, le invettive, gli accostamenti strumentali che portano acqua al mulino dei nemici storici, dei detrattori di sempre, di quelli che alla tavola del club si sono sempre seduti un posto più in là e che adesso vedono insperatamente giustificato il proprio atteggiamento. E allora, perché tutto resti com’è, è necessario che tutto cambi.
Nerone si merita la sua congiura di palazzo. E’ diventato scomodo.
Ecco allora farsi avanti Tigellino. Sicuramente non meno vile e abbietto del suo ex-benefattore. Ma Roma, la grande meretrice, deve sopravvivere nella sua grandezza, per poter procreare e allattare altri Figli della Lupa.




