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dotArchivio di Gennaio 2011

starIl mercante di Venezia

28 Gennaio 2011 alle 00:55
Spartaco

In questa opera del grande Shakespeare, l’usuraio Shylock pretende dal mercante Antonio, cui ha prestato denaro, che mantenga la parola data. Antonio non è in grado di pagare il suo debito e deve perciò sottostare a quanto a suo tempo convenuto nel caso di mancato pagamento:  dare all’ebreo Shylock una libbra della carne del suo corpo.

Il come va a finire la cosa lo lasciamo a liberi approfondimenti.  A noi il discorso interessa per parlare del rispetto della parola, ossia del mantenimento delle cose dette. Se la parola viene meno, dopo che è stata data, ci si comporta da irresponsabili. Si potrebbe argomentare che il rispetto della parola non è obbligatorio se la contropartita è assurda come la carne del proprio corpo. Similmente non ha fondamento se a pretendere il rispetto della parola è chi sistematicamente quel rispetto lo calpesta e lo mortifica.

Vogliono le dimissioni di Fini: non per la gravità delle cose fatte, ma per l’inottemperanza alle cose dette.

Da quale pulpito viene la predica! Il servo Frattini, che mette le mani avanti nella faccenda Wikileaks per difendere il padrone mentre prorompe in tutto il suo squallore la vicenda magnaccesca della cricca berlusconiana; il soldato blu che insegue i due indiani mentre gli altri duemila gli  bruciano il forte: che fa? Mobilita un ministero della nazione per sguinzagliarlo alla ricerca di scartoffie in remote contrade del mondo. Come pirati della Tortuga, aizzati dal filibustiere Berlusconi, si va nel mar dei Caraibi a trovare il tesoro per sbugiardare Fini.

Frattini, sì, proprio lui, l’ignavo che è restato imperterrito al suo posto nonostante le vergognose dichiarazioni su Emergency, dopo essersi prestato, in combutta con i reazionari della peggior specie, al tentativo di incastrare gli eroi di Medici Senza Frontiere.E tutto questo mentre un quantitativo ingente di droga, per l’esattezza 12 chili e 412 grammi di cocaina, entra nel torbido intreccio puttanesco-malavitoso Ruby, Berlusconi & C: una non “modica” quantità la cui destinazione non sfugge, se è vero, come è vero perché ci sono state condanne con patteggiamenti, che apparteneva a un “compagno” di una delle zoccole arcorine (zoccola in senso professionale). Addirittura con la Mini-Cooper della Nicoletta che faceva da navetta dal deposito dell’Olgetta.

 Il mercante di Venezia citato in apertura ritorna in chiusura, come suggerimento per far pagare i debiti che stiamo contraendo agli occhi del mondo. Possono usarsi parti del corpo?

Strappiamo le palle a questi delinquenti.

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starEcco cosa pensano veramente le donne di Berlusconi

26 Gennaio 2011 alle 20:17
swampthing

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“Non me ne fotte un cazzo se lui è il presidente del Consiglio o, cioè, è un vecchio e basta. A me non me ne frega niente, non mi faccio prendere per il culo. Si sta comportando da pezzo di merda pur di salvare il suo culo flaccido“.
Nicole Minetti, intercettata durante una conversazione privata, fa trasparire con garbo quello che pensa veramente del suo (ormai ex) pigmalione.
Se me l’avessero detto non ci avrei creduto, che da quella boccuccia potessero uscire tante parolacce! :cul:

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starCess-man

25 Gennaio 2011 alle 17:04
Spartaco

” No al rinvio. Basta! Non si gioca con la dignità delle persone”.

Chi ha detto queste parole? Sicuramente un essere umano in condizione di grande sofferenza. Che chiede di porre fine al suo calvario.

Come dicono a Napoli: “la meglio morte è quella subbito”.

Per cui, quando le ho lette, ho pensato all’uomo che morì otto volte. Era un detenuto del braccio della morte di San Quintino, condannato nel 1948 alla pena capitale da un tribunale americano e che nel 1960 era ancora in vita. Si chiamava Chessman: l’esecuzione gli venne rimandata per ben 8 volte. L’ultimo rinvio soltanto 10 ore prima del momento prefissato.

Chessman era un rozzo e brutale delinquente che però in carcere, da solo, passando tutto il suo tempo sui libri, divenne un esperto di diritto. Fu lui stesso a eccepire di volta in volta la norma che lo voleva morto, ritardando la sua esecuzione, mettendo in ridicolo il sistema americano e ribaltando completamente il giudizio sulla sua persona da parte dell’opinione pubblica. Persino l’Osservatore romano si schierò dalla sua parte.

Alla fine comunque Chessman, tra lo sconcerto e le proteste del mondo intero, fu barbaramente giustiziato. Era il 2 Maggio 1960.

Quando ho visto che le parole riportate all’inizio le ha pronunciate Bondi, in merito alla vicenda della sua mozione di sfiducia, mi sono un po’ risollevato perchè in fondo non si tratta della sua vita. E mi sono consolato.

Perchè per un Chessman che è morto, c’è un cess-man che sopravvive.

 

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starTutti e nessuno

25 Gennaio 2011 alle 00:10
Spartaco

“Per quale offesa, o Polifemo, tanto gridasti mai? Perché così ci turbi la balsamica notte e i dolci sonni?” E Polifemo dal profondo speco: “Nessuno, amici, uccidemi, e ad inganno …”. “ Or se nessuno ti nuoce – rispondeano –  da Giove è il morbo e non v’ha scampo “ (Odissea, lib. IX).

Così dunque Ulisse potè farla franca. I Ciclopi accorsi in aiuto di Polifemo apprendono da lui stesso che ad accecarlo non è stato nessuno e se ne tornano a dormire. Se fosse soltanto per la furbizia, diremmo che Bagnasco è come Ulisse.

 Siccome però Ulisse era nobile e Bagnasco è meschino, il confronto non regge.

Resta il fatto che Bagnasco non ha citato nessuno.  Nelle sue parole si può leggere tutto e il contrario di tutto, la verità e la menzogna in un guazzabuglio parolaio il cui vero scopo è confondere le acque,  stendere cortine fumogene, pronunciare condanne generalizzate per operare assoluzioni ecumeniche. “Urbe et orbi”, come solo loro sanno fare: per una pura contingenza temporale, a Pasqua o a Natale, o spaziale,  per il fatto di essere pellegrini a Roma invece che a Canicattì.

La montagna ha partorito il topolino: d’altra parte, cosa ci si poteva aspettare da chi pone l’impostura a fondamento del proprio sistema ideologico? Cosa ci si poteva aspettare da chi ogni giorno avvilisce la ragione, perseguita la coscienza, mistifica la storia, propugna l’oscurantismo? Da chi è pronto a saltare sulla carretta del vincitore, a benedire la tirannide, a consacrare l’oppressione? Da chi predica a parole la pace ma fomenta la guerra, in nome dell’integralismo religioso, della difesa dei valori della fede che sono in realtà squallidi interessi di cassetta? Avremmo preferito un’assoluzione, purché “ad personam”, com’è giusto che sia. Avremmo apprezzato il coraggio pur nel disaccordo. Ci ritroviamo invece ancora una volta a constatare l’ignavia, la viltà assunta a modello esistenziale, forti con i deboli e deboli con i forti.

Vergogna!

E’ questo l’esempio che date ai giovani? E’ questa la lezione di vita che volete impartire? Il sentimento che riuscite a scatenare è quello di una pena e di una commiserazione profonda. Non verso voi. Ma verso gli sciagurati poveracci, nostri fratelli, su cui si fonda la vostra sopravvivenza.

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starDue paternostri senz’avemmaria

23 Gennaio 2011 alle 00:22
Spartaco

Quando ci vuole ci vuole: la Chiesa è scesa in campo sulla questione morale.

Benedetto ha condiviso il “turbamento” di Napolitano; è come se a tutti e due li avessero rinchiusi in una sala cinematografica a guardarsi “Gola profonda”. Ne sono usciti profondamente “turbati”. Al punto che lunedì si riunirà il Consiglio permanente della Cei, per entrare nel merito del turbamento.

Sicuramente l’assemblea sarà a porte chiuse. Molto probabilmente saranno proiettate alcune pellicole “hard” giusto per scaldare i muscoli in attesa della discussione finale e rinvigorire la pulsione censoria ultimamente affievolita dal dilagare dell’edonismo relativistico. Uno stretto riserbo è mantenuto sul titolo delle proiezioni, sulla cui scelta pare ci siano state divergenze di vedute tra la corrente tradizionalista e quella modernista in seno alla Cei.

Alla fine ha prevalso l’equilibrio per cui la scelta è caduta, almeno come pellicola d’apertura, su “Quel gran pezzo della Ubalda, tutta nuda e tutta calda”, anche per via di una recensione di Walter Veltroni che vede nel film l’indizio sicuro del cambiamento epocale nella  sessualità degli italiani. La questione è delicata, come al solito per la Chiesa: da un lato c’è il pericolo sempre maggiore dello scavalcamento a sinistra di Famiglia Cristiana; dall’altro la volontà di non scontentare i benefattori di sempre, che notoriamente stanno a destra.

Le prime minacce sono arrivate: infatti uno che si chiama Nucara, che fa il segretario del Pri ed è promotore del “Gruppo dei volenterosi” (di sostegno a Berlusconi) ha detto che il Vaticano farebbe bene a occuparsi dei preti pedofili e a pagare puntualmente l’ICI invece che insolentire a Berlusconi. Staremo a vedere. Sicuramente prevarrà ancora una volta l’equilibrio. Se la pecorella si smarrisce, non abbandona dunque il pastore il suo gregge per mettersi alla sua ricerca? I peccati che si confessano comunque si assolvono.

Con la penitenza di turno, che  consisterà nello stare alla larga dalle donne. A Berlusconi perciò saranno comminati due paternostri senza nemmeno un’ avemmaria.

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starIl Cicciolino

18 Gennaio 2011 alle 15:42
Spartaco

L’idea l’ha avuta Capezzone, per i suoi trascorsi nel partito radicale: capitalizzare una volta per tutte sul piano elettorale lo squallore berlusconiano, come qualità deteriore anche se latente del costume italico.

Gli italiani, quando possono, cioè quando non li vede nessuno, diventano trasgressivi. Come dietro la tendina del seggio elettorale, dove la riservatezza è tutelata dal segreto dell’urna.

Non c’è posto migliore per sfogarsi. Ve la ricordate la Cicciolina, la pornostar in Parlamento? Che soddisfazione per i tanti buontemponi che l’avevano votata.

Discendenti di quelli che, dopo qualche giorno dall’arresto di Mussolini, riempirono le mura di Roma con la scritta “Aridatece er puzzone”. E a proposito di puzzone, Capezzone un poco a Schicchi, il protettore della Cicciolina, ci somiglia

“Al voto!”, gridano le truppe cammellate del pdl. La vittoria è in tasca, con l’espediente escogitato da quel furbo di Capezzone. Sì perché, come fu per la Cicciolina, a presentarsi questa volta sarebbe il Cicciolino, il Silvio nazionale, l’homo erectus che il mondo ci invidia.

I suoi stanno già lavorando ad organizzare la campagna elettorale. Il coordinatore per l’occasione è Lele Mora, perchè, oltre a conoscere la materia, è tale e quale spiaccicato a Tinto Brass.

Per l’apertura della campagna si prevedono come ospiti d’eccezione Peter North e Rocco Siffredi. Inoltre durante la “convention” oceanica che la celebrerà saranno distribuiti ai partecipanti “gadgets” personalmente finanziati da Berlusconi: ai maschi una bambola gonfiabile “double-face”, con le sembianze della Carfagna da un lato e della Santanché dall’altro per coprire le preferenze di ogni fascia di età; alle donne un frullatore che alla vista si presenta come tale per non offendere la sensibilità delle cattoliche presenti: in realtà, con semplici operazioni compiutamente descritte sul manuale di accompagnamento, diventa un vibratore, funzionante a corrente di rete o a batterie. Per i “gay” invece non è previsto nulla: anche perché sono rigorosamente esclusi dalla manifestazione.

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starDonna cornuta e nonno puttaniere

16 Gennaio 2011 alle 22:47
calogero

Ho visto qualche sera fa un bel film: Vincere . Narra della storia di Ida Irene Dalser, internata al manicomio, durante il regime fascista, per aver sostenuto di essere la moglie di Benito Mussolini e la madre di suo figlio Benito Albino.
Questo film, mi ha fatto venire in mente che ci sono alcune verità storiche inconfutabili sulla vita del dittatore e cioè che essendo stato, sostanzialmente, un grande puttaniere, sua moglie Rachele era, sostanzialmente, una gran cornuta. Al che mi chiedevo se non fosse per questo che, l’onorevole Alessandra guarda con indulgenza alle feste con troie del nano, e non per un secondo fine eminentemente ed inconfessabilmente politico, ma ricordando, sicuramente con sincero affetto, le figure del nonno puttaniere e della nonna cornuta.

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starSan Marchione da Cracovia

14 Gennaio 2011 alle 23:28
Spartaco

E’ fatta!

Dice che Wojtyla sarà beatificato il primo maggio prossimo venturo.

L’ha stabilito Benedetto, con un provvedimento nel quale sta scritto che Wojtyla ha fatto il miracolo. Una suora che teneva il Parkinson, dopo che ha pregato, il Parkinson le è passato. E siccome la scienza, che sarebbero i medici interpellati dal Vaticano,  la cosa non se la sanno spiegare , allora vuol dire che è un miracolo.

Sarà anche l’effetto Marchione. Con i tempi che corrono e per la guerra epocale contro l’assenteismo, il fatto che un medico fiscale dica che un malato non è malato dobbiamo salutarlo con gioia. Si dà il caso però che nella vicenda specifica il malato è una suora. Che notoriamente non è una lavoratrice, nel senso sindacale, intendo.

Perciò Marchione sembrerebbe non c’entrare.

Ma ecco che il Marchione, appena uscito per la porta, rientra dalla finestra. Mettendo a segno un colpo da maestro, con la complicità del Vaticano, che notoriamente è sempre stato dalla parte dei padroni, non fosse perché li confessa e gli dà l’assoluzione: l’abolizione del primo maggio come festa dei lavoratori. Una festa di chiara ascendenza socialista, che con la Chiesa ha poco a che spartire.

Già un tentativo di “scippo” del primo maggio la Chiesa l’aveva fatto spostando in quella data il san Giuseppe, ribattezzato “lavoratore” per l’occasione. Cogliendo il doppio risultato di smorzare l’ascendenza anarchica e mettere in secondo piano i santi di quel giorno, un po’ scomodi almeno dal punto di vista lessicale, se si considera che sono: Aldebrando, Amatore,  Aldeolo, Arigio, Brioco, Gistaldo, Gundebado, Ipolisto, Marculfo, Orenzio, Pazienza, Petronilla, Teodardo e Vivaldo. Piazzando san Wojtyla il primo maggio la missione è compiuta, con il plauso  di Marchione che ci dobbiamo tenere buono sennò si porta la Fiat.

L’unico a non prendere bene la cosa è Berlusconi.

Che festeggia proprio il primo maggio il suo onomastico e non gli piace vedere il suo nome , che ha già dovuto far posto a san Giuseppe, dover lasciare  spazio ad altri, seppur del suo partito. Ma Silvio non è il primo maggio, direte voi.

Silvio no, ma Amatore sì.

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star“Marchione fottiti”

10 Gennaio 2011 alle 23:56
Spartaco

La Digos sta indagando.

La stella a cinque punte è comparsa nel centro di Torino.

Se le punte fossero state sei, nessuno ci avrebbe fatto caso. Anzi, per dirla con Berlusconi, sarebbe stato un doveroso richiamo alle nostre origini giudaico-cristiane.

Si dà il caso però che le punte sono cinque, con l’aggravante della vernice rossa e tanto di proclama strategico, riportato nei pressi della stella: “ Marchione fottiti”. La Digos fa bene a indagare. I rigurgiti degli anni di piombo sono sempre in agguato. Non, come quelli fascisti, che invece sono palesi, si sono guadagnati un posto al sole e sono benemeriti se non altro perché  non richiedono indagini della Digos, che è pagata dai contribuenti. E’ vero che i rigurgiti fascisti hanno avuto un ruolo importante proprio nella parentesi buia degli anni del brigatismo, come l’uovo e la gallina, che non si capisce bene chi è nato prima. Ma è acqua passata.

D’Alema e Fassino bastano e avanzano a promuovere le iniziative per le stragi impunite del terrorismo. Così fanno la loro parte, senza gettarsi nella mischia del referendum per la cinesizzazione globalizzata che si voterà a Mirafiori. Anche se Fassino, tra un brodino e un salatino, qualche suggerimento l’ha dato. Come che sia, dobbiamo rispettare il lavoro della Digos. Anche perché il proclama rivoluzionario delle ipotetiche nuove br dimostra un salto di qualità non indifferente.

La strategia del braccio armato collettivo cede il posto alla nozione dell’autoconvincimento del servo del sistema, scelto come obiettivo, circa la sua effettiva nullità. Da cui il suo impulso all’autosoppressione, con evidente vantaggio per la causa rivoluzionaria. Si spiegherebbe dunque così quel “Marchione fottiti”: a dire Marchione poni fine alla tua sciagurata esistenza, comportati da uomo  almeno una volta con vantaggio per la collettività

C’è comunque un punto debole che lascia seriamente perplessi gli investigatori  circa l’effettiva novità ed autenticità della strategia: cioè che coloro che dovrebbero fottersi sono talmente fottuti che se si volessero fottere da sé medesimi non saprebbero da quale parte del corpo incominciare.

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starLa ritirata

10 Gennaio 2011 alle 00:14
Spartaco

“la cabina di regia per l’attuazione del Piano nazionale per l’occupabilità dei giovani”.

Si chiama proprio così ed è la cabina di Sacconi. Non si sa bene esattamente come è fatta. Sacconi, che la cabina la apre e la chiude, a seconda degli stimoli, dice che “a giorni” dovrà essere impegnata per una ritirata.

Apprendiamo così che la cabina non è solitaria. Sacconi non ci va da solo, come generalmente fanno gli uomini quando vanno nella cabina. Ci va in compagnia, come fanno le donne.

Non a caso ci va con due donne, che sono la ministra dell’Istruzione e la ministra della Gioventù.

Ci deve andare perché i soliti rompiscatole dell’Istat hanno detto che la disoccupazione giovanile ha toccato livelli da brivido, i più alti in assoluto, del tipo del 30%  cifra più cifra meno. Le ritirate sono importanti quando uno ha bisogno di pensarci sopra. Con calma, naturalmente, quando la cosa matura. Per questo la cabina darà l’indicazione di “occupato” in data imprecisata, comunque “a giorni”.

Mica come la questione della bomba contro i cristiani copti. Dove il giorno prima Bagnasco ha sbattuto i pugni e il giorno dopo Frattini ha detto che alla prossima riunione dell’UE bisogna parlare dell’intolleranza verso i cristiani. Frattini ha detto pure la data: il 31, non si scappa. Curiosa questa cosa dei copti, che proprio in Egitto favorirono la conquista degli Arabi in funzione antibizantina, ossia anticattolica.

I giovani possono aspettare. La ritirata darà i suoi frutti. Le porte dell’apprendistato artigianale saranno spalancate. Chissà non si torni ad abolire il divieto per il lavoro minorile. Sarebbe un altro grande passo della restaurazione berlusconiana: la riapertura dei casini e il lavoro under 14; magari presso “il masto”, come dicono a Napoli, senza l’obbligo della scuola d’obbligo.

Si spiega così la partecipazione della Gelmini: nel comunicato battuto dalle agenzie di stampa è scritto che scopo della ritirata è “ l’esame delle iniziative…rivolte alla promozione dell’apprendistato nei lavori tradizionali e manuali dell’artigianato e contro la dispersione scolastica” (il Sole 24Ore)

La scuola disperde. Meglio distruggerla.

Gli assassini tornano sempre sul luogo del delitto. Il cesso, nel loro caso.

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