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starLa chiesa può parlare, la Guzzanti no, ma la salviamo perché siamo buoni

22 settembre 2008 alle 13:37
marco

Il primo accordo vero, reciprocamente soddisfacente, fra la chiesa cattolica e lo Stato italiano, fu quello fra il cardinale Gasparri e Mussolini a San Giovanni in Laterano. Il secondo round fu combattuto a Villa Madama, fra il cardinale Casaroli e Craxi.
Ovviamente non c’è alcuna possibilità, o almeno non è prevista dal nostro ordinamento, che il popolo possa in alcun modo intervenire per rivedere i patti – che in questo caso – ricadono nella sfera dei rapporti internazionali.
Non è neanche pensabile che Silvio Berlusconi si accordi con il cardinale Tarcisio Bertone per rivedere l’assurda normativa stabilita dal Codice Penale e dai patti lateranensi, che accomuna il Presidente della Repubblica Italiana e il papa, e che tutela entrambi contro il reato di “offesa” o, se vogliamo, “vilipendio”.
Ma come spesso o quasi sempre accade, quando una legge è palesemente assurda, è prevista una scappatoia legale, una “backdoor” legislativa, che nel caso del procedimento (peraltro autorizzato dal guardasigilli) contro Sabina Guzzanti, si chiama “autorizzazione a procedere“, concessa o meno a discrezionalità del Ministro della Giustizia (nel caso specifico Angelino Alfano).
Non intendo entrare nel merito delle motivazioni che hanno spinto il suddetto ministro a non concedere l’autorizzazione, perché le parole di Alfano, in occasione del discorso tenuto all’università Cattolica di Milano, sono di per se stesse ampiamente chiarificanti e palesemente coerenti con quel gergo politico-religioso, che da sempre accomuna la casta dei politici al clero.
Quello che invece mi preme sottolineare, è che mi sembra assurdo tutelare il “presidente” di un paese straniero (il Vaticano) contro una satira di stile quasi dantesco che, di fatto, non ne lede in alcun modo la figura, sotto il profilo meramente politico. Se se ne fa invece una questione di sacralità religiosa, che senso ha parlare di leggi o di Codice Penale? Parliamo di inferno per la Guzzanti, piuttosto, sarebbe assai più coerente, e per Sabina immagino anche più divertente.
Ultimamente Berlusconi si è espresso in difesa della libertà di parola (e di intervento) della chiesa cattolica in settori in cui non è o non dovrebbe essere legittimata a trovare alcuna difesa in campo normativo. Non comprendo quindi il motivo per cui Sabina Guzzanti non dovrebbe godere della medesima “impunibilità”, dato che si è messa a giocare sullo stesso campo da gioco, come – per una volta giustamente – rileva anche il di lei padre.
Ambedue, fra l’altro, hanno utilizzato il linguaggio che li contraddistingue: il pontefice ha pontificato, la Guzzanti ha satireggiato.

Pubblicato in L'ora di religione, Politica da marco | 6 Commenti »

starEstate calda

24 luglio 2008 alle 08:48
marco

Un’estate calda, l’estate 2008. Un’estate di finte novità e vere tradizioni, di originalità e arretratezza, di progressisti e conservatori, di leggi e illegalità.
Il clan dei politici, promossi a VIP, si destreggia egregiamente, dribblando le puntuali critiche (invero a volte eccessivamente pessimistiche) di Travaglio, le invettive (sempre folkloristiche) di Grillo, le bordate (il leone ferito, a volte, e meno male, si incazza) della Guzzanti.
Poi c’è Di Pietro, che è spina nel fianco e presenza scomoda, in certi contesti, ma la cui figura è anche pericolosamente strumentalizzabile (e sono sicuro che lo sa perfettamente), perché quando si svelano completamente certi meccanismi si diventa estremisti, e l’estremizzazione di un concetto viene quasi sempre controbilanciata dalla forza antitetica di un concetto opposto. Basterà, e mi sembra che per ora sia bastato, creargli un contraltare ideale, o sviarne il messaggio utilizzando i media, per minimizzarne l’efficacia. In questo contesto mi addolora dover constatare che le notizie che ci vengono date in pasto siano ormai, nella migliore delle ipotesi, strumentali. E non parlo solo della TV, ormai commerciale anche durante il telegiornale, ma delle testate giornalistiche con un passato di cui essere orgogliosi e giornalisti di comprovata professionalità. Peccato che anch’esse si stiano di fatto prestando al lavaggio del cervello operato ai danni del popolo italiano da chi ha il bastone del comando.
Ma la cosa che più mi dà da pensare, non è tanto la spaccatura fra il popolo e i suoi rappresentanti, non mi fa paura l’alienazione delle nuove generazioni nei confronti della politica e della sua importanza per il futuro del paese (troppo avanti nel tempo si collocheranno i suoi effetti); non mi toccano le critiche dei sempre più ignoranti e intellettualmente limitati servi del potere; la mia paura non è l’assuefazione a qualsiasi schifezza delle persone della mia generazione e nemmeno la cantilena voodoo del nonno che non ne può più delle notizie di cronaca nera o del lato B – ora va di moda chiamarlo così, il culo – di questa o quella showgirl (il termine oggigiorno assume un’accezione quanto mai letterale).
Di cosa ho paura? Di ciò che c’è dietro tutto questo. Perché se tanta virulenta, costernante, illogica pressione fosse figlia del nulla, non ci troverei niente da dire. Mutamenti della società. Ce ne sono sempre stati, sempre ce ne saranno. Non si può fermare un treno in corsa.
Ma se in politica la pressione esercitata dalla maggioranza negli ultimi tempi, che ha portato persone insospettabili a fare dichiarazioni ferocemente realistiche – anzi reali – e altre persone ad assestare dei formidabili uno-due, mettendo ko personaggi che credevo granitici, fosse dettata dalla paura di svanire, di essere dimenticati (disarcionati) o del tremore dell’invecchiamento, anche in questo caso non sarei affatto preoccupato. L’invecchiamento è fisiologico, se non lo puoi capire, finisci per accettarlo.
Invece la mia paura nasce dal fatto che, se non basta lo scudo del trasformismo, il paracadute del riciclaggio ideologico, la salvezza della reincarnazione, il revisionismo storico, la scientifica longevità, peraltro avvalorata dalle statistiche, se tutto questo – dicevo – non rasserena l’animo dei potenti, allora questa pressione non può essere irrazionale o casuale.
“C’è qualcosa che brucia, in tutto questo fumo”.

Pubblicato in pessimismo, Politica, Televisione da marco | 160 Commenti »

starPorta tu che porto io

27 marzo 2008 alle 10:20
marco

Sullo scontro televisivo fra i due aspiranti capi del governo ci sarebbe molto da dire. C’è chi lo aspetta con ansia, chi sinceramente s’è scocciato. Io appartengo alla seconda categoria.
La goccia che ha fatto traboccare il mio vaso è stata la sfuriata del “cavaliere” che, in seguito all’annullamento della puntata di “porta a porta” (per par condicio), sbotta con un’affermazione decisamente oscena: “la prepotenza della sinistra“. Ma con quale diritto? Con quale coraggio? Come gli salta in mente di uscirsene con una sparata del genere quando lui stesso ha usato la televisione non solo per vincere le elezioni, ma addirittura per cacciare giornalisti del calibro di Enzo Biagi? Perché non lo si punisce adeguatamente? Una volta di più sono a sfavore del buonismo e del fairplay della sinistra moderata. Se fossi stato direttamente coinvolto (se fossi – orrore – Veltroni) gli avrei risposto di chiudere la bocca e di ricordarsi di quello che ha fatto a Biagi.
Per questo, secondo me passano in secondo piano le stupide offese, in tema di sondaggi: “la vecchia ricetta stalinista, tre bugie ogni due righe” (ma proprio lui, che non riesce a dire la verità neanche se ci casca?), e sulle pensioni: “proposta fatta a vanvera, ci ha copiato male perché non tiene conto nemmeno della disponibilità di bilancio” (ma proprio lui, per conto del quale ancora sentiamo parlare a sproposito il suo amico inventore Tremonti).
Ma su certe cose proprio non riesco a passare. Sul ribaltamento della realtà a proprio uso e consumo non riesco a passare. Sull’utilizzo degli incarichi parlamentari per salvare se stessi e company non riesco a passare. Ed è per questo che non mi piace il fatto che non siano stati portati avanti nel giusto modo certi processi…

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starSesto: non uccidere.

26 marzo 2008 alle 09:42
marco

In una società basata sulla mercificazione e sul possesso, che trovano terreno fertile nell’ignoranza e nell’alienazione, al tiggì sento tutti i giorni (o quasi) due notizie: il papa (senza il quasi e per riflesso cambio canale) e il solito uomo di mezza età che uccide la compagna/l’ex compagna e poi si toglie la vita.
A parte il fatto che io ho sempre creduto fermamente alla libertà nei rapporti interpersonali, la libertà di scegliersi e di scegliere di non percorrere più la strada della vita insieme, quindi già solo per questo non riesco a capire la logica che spinge una persona a credersi padrona della vita di un’altra persona. Ma la cosa che proprio non tollero è che un idiota, un pazzo, dopo aver eliminato fisicamente la donna che ritiene di amare, si suicidi. Se proprio pensa di risolvere qualcosa, perché poi “rivolge l’arma contro di sé”? E poi mi viene da ridere quando sento le interviste ai vicini di casa, che immancabilmente non avevano visto o sentito niente. La solita omertà, il solito menefreghismo all’italiana.
Ecco quindi il mio appello, che vorrei fosse trasmesso alla fine di ogni notizia di questo genere: se la vita vi fa schifo e non volete più viverla, suicidatevi PRIMA di uccidere altre persone; questo aiuterà molte donne (e bambini) a continuare a vivere senza le vostre assurde paranoie. Se ci pensate bene, per voi non cambia nulla… sarete morti in ogni caso!”.
Uno sfogo, nulla più.

Pubblicato in I miei vicini di casa sono delle teste di cazzo, mondo malato da marco | 5 Commenti »

starNon è assurdo?

1 agosto 2007 alle 09:22
marco

lucignolo.jpg

La curiosità è spesso perversione. Ecco perché ieri sera ho guardato Lucignolo.
Fra le note dei successi musicali vecchi e nuovi, intercalati dalle immagini psichedeliche della notte, con le sue luci, i suoi luoghi e i suoi percorsi, si succedono i servizi sul VIP di turno.
Mentre la noia lentamente mi si infila nelle cervella, subdola com’è, improvvisamente, a legittimare in qualche modo questo mio suicidio mentale, interviene Simona Ventura.
Cercano di aiutarla, mi sembra. Fanno un po’ di pubblicità gratis alla tuta che indossa con fare sbarazzino – gambe incrociate – frutto della joint venture con l’amica Federica De Pompeis.
Il giornalista, poi, è molto bravo. Sembra tutto vero. Forse lo è, non saprei, non me ne intendo.
Poi, come un fiume in piena, la Ventura prova ad avventurarsi arrampicandosi sugli specchi delle sue bugie: sul divorzio professionale da Lele Mora (dovuto solo al fatto che “nella vita succede di prendere strade diverse”), sulla presunta superamicizia ventennale con Briatore (“mi butterei nel fuoco per lui”) e, dimenticate le terribili battaglie legali, si lascia andare a commenti entusiastici (e molto cattolici) sul rapporto “ritrovato” con l’ex marito Bettarini.
Poi chi la intervista le chiede se ritiene di essere stata strapagata, per la sua partecipazione a Sanremo, e la mia attenzione si risveglia.
Lei risponde candidamente di no. Sono gli altri che sono stati strapagati. Baudo è stato strapagato. Le risulta di aver percepito “appena” 70.000 euro a serata.
Ormai completamente azzerati dalle cifre assurde pagate per la partecipazione di un qualsiasi stupidissimo ospite ai programmi televisivi, i miei neuroni finalmente, in uno sprazzo di lucidità, si risvegliano mi permettono di contare.
E il calcolo che ne scaturisce è allucinante: la simpatica Simona ha intascato in un giorno quanto un impiegato medio percepisce come stipendio in quattro anni. Quattro anni per cinque serate dà vent’anni: tanto ci vuole al solito impiegato per veder sparire in bollette, rate, spese e controspese i 350.000 euro che la Ventura ha messo in tasca per una settimana lavorativa standard.
Ora mi chiedo: sarà normale che esistano queste differenze fra le persone comuni e i VIP?
Ci penso bene e mi rispondo che in fondo lo vogliamo noi, anche se ci lamentiamo, perché li guardiamo, li spiamo, decantiamo le loro gesta, frequentiamo i posti dove vanno loro, sperando di incontrarli, leggiamo avidamente le riviste che li ritraggono in spiagge “in” o su panfili milionari. Così facendo, permettiamo loro di sentirsi diversi, più grandi, più importanti di noi.
Quando li incontriamo per la strada, ci batte forte il cuore. Vorremmo quasi chieder loro un autografo, però la vergogna ci frena.
Vediamo il giocatore che pedala spensierato lungo una viuzza nella stessa località di villeggiatura dove siamo noi, seguito dalla moglie-cavallona e dai biondissimi-bellissimi figli e ci trasformiamo nell’agente Fox Mulder quando vede gli alieni. Allungando la mano si potrebbe addirittura toccarli, nella folla, al mercatino, come fece la donna malata di perdite di sangue con Gesù.
Non è assurdo?

Pubblicato in Povera Italia, Televisione da marco | 52 Commenti »

starQuindici anni dopo Via d’Amelio

18 luglio 2007 alle 10:28
marco

E’ stata riaperta l’indagine sulla strage di Via d’Amelio, in cui trovarono la morte il magistrato Paolo Borsellino e la sua scorta.
La Procura della Repubblica di Caltanissetta, grazie all’acquisizione di nuovi elementi contenuti in alcuni documenti provenienti dalla Procura di Palermo, sta seguendo tre piste:
– l’ipotesi di coinvolgimento di apparati “deviati” all’interno dei servizi segreti;
– la provenienza dell’apparato di trasmissione utilizzato per innescare la bomba;
– la presenza sul luogo della strage di un poliziotto che non aveva alcun motivo di trovarsi lì.
Arrivare ai mandanti dell’omicidio del giudice Borsellino non è stato facile allora, e non lo sarà certo di più oggi, perché le organizzazioni che voleva colpire erano (e sono) ramificate e strutturate in modo che non sia mai possibile salire oltre un certo livello.
Certo è che, mai come nel periodo storico illuminato da figure come quelle di Falcone e Borsellino, è stato veramente a portata di mano l’obiettivo di disarticolare i vertici di cosa nostra e trovarne le radici nel mondo politico.
Oggi, o meglio domani, quindici anni dopo la sua morte, il nome del giudice Borsellino verrà ricordato, per le vie e le piazze di Palermo e credo in molte altre vie e piazze in tutta Italia, ma non credo che, se potesse guardarci dal cielo, la cosa gli interesserebbe più di tanto.
Penso invece che sarebbe molto più felice se si potesse ricominciare ad indagare prendendo spunto e traccia dal lavoro suo e dei suoi colleghi Falcone, Chinnici, etc., al fine di spezzare una volta per tutte le catene che continuano ad impoverire questo paese, non solo finanziariamente, ma nell’anima.

Pubblicato in Cronaca nera, Politica, Storia da marco | 10 Commenti »

starTecnologia, economia, guerra?

13 luglio 2007 alle 18:33
marco

Da sempre la tecnologia è stata nelle mani di pochi, e gli interessi economici alla base di qualunque forma politica o religiosa di prevaricazione.
Ci vengono propinate teorie retrograde sulla base delle quali siamo obbligati ad acquistare veri e propri mostri della dispersione energetica che chiamiamo automobili.
Qualcuno, specialmente quando siamo rimasti tutti senza luce, ha anche pensato di rispolverare le centrali atomiche – capolavoro, si sa, di sicurezza e che annoverano fra i molti plus lo scarsissimo impatto ambientale (lo sanno tutti, no?).
Ci viene imposto di pagare cifre elevatissime per ottenere l’accesso alla rete internet, all’energia elettrica, all’acqua, tutte cose che dovrebbero essere gratuite.
Alcuni personaggi, ex politici, registi, ex militari o giornalisti, stanno pubblicizzando – ognuno per le sue ragioni o seguendo la propria verità e la propria illuminazione – il dato di fatto che l’utilizzo indiscriminato della tecnologia e della scienza stia apportando significativi cambiamenti al clima, che minano in maniera sempre più irreparabile la sua stabilità.
Fra le meraviglie dell’ultimo decennio c’è la riscoperta della bellezza della guerra fredda fra americani e russi, resa nuovamente attuale dal ripresentarsi del sogno annichilente degli americani e dal loro voler sempre essere “one step ahead”.
La logica del “to secure peace is to prepare for war”, che ho ritrovato incredulo nel testo di una canzone di una delle metal band che preferisco, trova il suo apogeo nel progetto H.A.A.R.P., ideale continuazione dello scudo spaziale, i cui esperimenti sono – a mio modesto parere – assai più rilevanti sotto il profilo della pericolosità, rispetto agli esperimenti atomici negli atolli polinesiani. Il mio parere, poi, è modesto, ma non quello di alcuni eminenti scienziati, fra cui Rosalie Bertel.
Ecco quindi che oggi è diventato possibile delegare ad un “drone” l’ingrato compito che fu dell’Enola Gay, è possibile annientare il nemico con un terremoto o uno tsunami, e a schiacciare il bottone anche stavolta non sarebbe un uomo, dato che il tutto è computerizzato.
Se tiro fuori Blade Runner di Ridley Scott, o Io Robot di Asimov, quelli che una volta erano sogni fantascientifici di pecore elettroniche mi sembrano sempre di più incubi reali di gente vera.

Pubblicato in America, Guerra Globale, Internet e tecnologia, mondo malato, Orrore da marco | 3 Commenti »

starGuarda che bei muscoli che ho!

28 marzo 2007 alle 14:21
marco

Suonerebbe più o meno così lo slogan legato all’esercitazione militare USA in medio oriente, la maggiore dimostrazione di muscoli dall’invasione dell’Iraq a oggi.
Così, mentre La Gran Bretagna fa calare il gelo sulle relazioni diplomatiche con l’Iran, premendo per la liberazione dei suoi 15 marinai, da Mosca arriva il veto ad una qualsivoglia operazione militare sul suolo iraniano.
D’altro canto, dopo che Putin e Hu Jintao hanno ribadito la loro convergenza sull’argomento, a tutela dei rispettivi interessi in fatto di armamenti e di petrolio, si inaugura un nuovo periodo di guerra fredda. Come sempre, la linea di demarcazione, stavolta in tema di basi e appoggi, passa sul suolo della nostra ridente penisola.
Ho trovato non priva di humour la dichiarazione-frecciata sullo scudo spaziale, cito testualmente: “a che serve usare la forza per la soluzione del dossier nucleare iraniano se gli U.S.A., con il loro piano di installare lo scudo spaziale in Europa, in sostanza riconoscono l’efficenza della strategia della deterrenza contro una presunta minaccia missilistica nucleare da parte dell’Iran?” – tradotto: “perché siete preoccupati per una minaccia che dite di poter parare tranquillamente?”.
Dal canto suo, Teheran va avanti per la sua strada, in barba alle risoluzioni dell’ONU.
Invece, gli americani, cercando (e riuscendo) a non smentire la loro fama di cow boys, mentre da un lato sono stanchi della missione in Iraq (non fa più notizia e non fa più paura), sono sostanzialmente inclini all’ennesimo attacco.
Così, mentre noi ritardatari stiamo sempre lì a beccarci sull’Afghanistan, i nostri “alleati” stanno già pensando alla nostra futura presenza in Iran.

Pubblicato in America, Guerra Globale, Politica, Povera Italia da marco | 15 Commenti »

starNovità dall’Iraq

22 marzo 2007 alle 16:40
marco

Il primo ministro iracheno Maliki incontra il segretario dell’ONU, Ban Ki-Moon a Baghdad. Viene quindi organizzata una conferenza stampa, in cui il primo ringrazia il secondo per l’improvvisata, affermando che la sua visita “rappresenta una grande spinta per il processo politico in Iraq” e aggiunge che spera che l’ONU svolgerà “un ruolo per risolvere i problemi regionali che potrebbero influenzare la stabilita” nel suo paese.
Mentre vengono spese inutili parole di circostanza, la realtà li richiama con la voce di un forte botto (probabilmente l’hanno sparata talmente grossa che qualcuno ha voluto superarli).
Stamattina un’autobomba è esplosa nel quartiere di Al-Amiriya, provocando un morto e due feriti.
Il colmo è avvenuto però nel quartiere di Dora: è stato assalito addirittura un carro funebre che andava a Najaf per un funerale. I morti sono così raddoppiati e ci sono stati altri due feriti.
Si vive in un clima disteso, e si muore serenamente, nella più ampia libertà!

Pubblicato in Guerra Globale, pessimismo, Politica da marco | 6 Commenti »

starUn buon cattolico non deve leggere le Sacre Scritture…

15 marzo 2007 alle 12:04
marco

…e fare di tutto perché la legge sui Dico non passi.
Inoltre, a chi, dopo il fallimento del suo matrimonio, si riaccompagna, si impone di “vivere come fratello e sorella” con il partner, e di “non prendere l’eucarestia”.
Sul primo punto, non mi pronuncio nemmeno, perché è già di per sé una burla sufficientemente divertente. La mia riflessione sul secondo, che parte da un’analisi oggettiva della Bibbia, si basa sulla prima Epistola di Paolo ai Corinzi, capitolo 11: “Perciò, chiunque mangerà il pane o berrà dal calice del Signore indegnamente, sarà colpevole verso il corpo e il sangue del Signore. Ora ciascuno esamini se stesso, e così mangi del pane e beva dal calice; poiché chi mangia e beve, mangia e beve un giudizio contro sé stesso, se non discerne il corpo del Signore.”
Persona più colta dell’apostolo Paolo in merito alla liturgia, per così dire, “classica”, non la si può trovare (perseguitava i cristiani usando come arma la legge dei Farisei).
Ed ecco, anche ai giorni nostri, i Farisei che “indossano le nuove maschere, e ricominciano a respirare”. Facendosi forti di una supposta derivazione genealogica da Pietro, non potendo procedere alla lapidazione dei miscredenti, fanno pressioni politiche per riportare i “fedeli” all’asservimento cieco e inconsapevole della chiesa cattolica romana.
Che Ratzinger rileggesse bene le parole di San Paolo, che si limitava a dare indicazioni, e lasciava alla coscienza del fedele il compito di decidere se fare o non fare. E magari anche la possibilità di avere un rapporto personale col suo Dio, non filtrato, e quindi (in questo caso), puro.

Pubblicato in Amore e sesso, L'ora di religione, Politica, Ratzinger da marco | 35 Commenti »