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starFukushima-Chernobyl 7 a 7. Ma ci sono i supplementari

12 aprile 2011 alle 22:55
Spartaco

Fukushima è a livello 7, come Chernobyl.

Probabilmente lo è stata fin dal primo momento. Forse si dovranno inventare il livello 8, da qui a qualche giorno. Ciò che colpisce di questa vicenda, al di là dell’oggettiva tragedia, è la menzogna elevata a sistema. Una cosa è apprendere la verità dai libri o dai comizi nelle piazze. Altra cosa è farne diretta esperienza. Il sistema “liberista” in cui viviamo è falso. Pur di salvaguardare il profitto e mantenere l’accumulo del capitale,  passano su tutto.

Questa gente venderebbe sua madre a un nano, come dice De Andrè. Altro che Unione Sovietica. A proposito… Oggi fa cinquant’anni che il primo uomo è andato nello spazio.

Era un russo, che incollato al finestrino della sua navicella disse al colmo dell’entusiasmo: “La terra è tonda”. Perché la verità, quella empirica galileiana, trionfasse.

Onore al compagno Yuri Gagarin.

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starN’arrivammo in salvamiento

6 aprile 2011 alle 22:56
Spartaco

                                                                                                                      Quando furono in mezzo al mare
                                                                                                                     il bastimento si sprofondò…
                                                                                                                                                                                           (italian song)  

   Chissà se i nostri barconi si rovesciavano, quando andavamo in America. E morivano i bambini innocenti.

    Non si rovesciavano, perché erano bastimenti e non barconi. Però qualche carretta del mare ci doveva essere lo stesso e a più di una le cose devono essere andate male, con il carico di malcapitati a bordo.

Forse la storia relativamente recente dell’emigrazione non è stata ancora tutta scritta. Sono troppo impegnati gli storici di casa nostra a revisionare la Resistenza e il craxismo.

   Sta di fatto che la prima lettera che i migranti scrivevano, almeno dalle mie parti (che è l’Italia) era “Simmo arrivati in salvamiento”. Come a dire ci è andata bene, per ora. Lì poi si sarebbero giocati la loro partita, in qualche caso diventando migliori di quelli che già ci abitavano. In qualche altro caso peggiori.

Come succede per tutti i migranti, senza distinzione di paese o epoca storica.

I disgraziati che sono affogati nel canale di Sicilia invece in salvamiento non ci arriveranno. Non potranno scrivere nessuna lettera, ammesso che qualcuno gli abbia insegnato a farlo, perché sono morti.

“L’eterno riposo dona loro o signore”.

  La coscienza che si richiama alle radici giudaico-cristiane è a posto.    

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starPigliate ‘na pastiglia…

14 marzo 2011 alle 23:12
Spartaco

A tutto c’è rimedio.

Anche alle radiazioni nucleari. Il rimedio porta il nome di un grande italiano, per giunta meridionale. Ettore Majorana, direte voi, il fisico misteriosamente scomparso che anticipò di un quarto di secolo le conclusioni della meccanica quantistica?

Nossignori. L’italiano in questione è Renato Carosone, che come Majorana, ha guardato nel futuro, però con le canzoni. L’ha fatto per Marchione, con “Tu vuò fa l’americano” e , per rimanere in tema di tragedie epocali, scopriamo adesso che l’ha fatto anche per il Giappone. “Pigliate ‘na pastiglia…” cantava Carosone.

Dice che là tengono già pronte 230.000 pastiglie di iodio da distribuire, nel dubbio, agli irradiati delle centrali atomiche che si sono polverizzate per forza maggiore.  Che, se la forza non fosse stata maggiore, avrebbero retto benissimo. Ma maggiore di quanto? Non si sa: forse di un ε piccolo a piacere che trasforma l’equazione in identità.

 L’identità della tragedia.

Ora cominciano a dire che gli impianti erano vecchi. Si sa che i vecchi non reggono. L’ha detto pure la Prestigiacomo, che gli arnesi vecchi nu jè la fanno.

  Comunque la Prestigiacomo l’ha detto da Bruxelles: “La linea italiana rispetto al nucleare chiaramente non cambia” (AGI).  Quando ci vuole ci vuole. Oltre che a intostare gli altri, per sano spirito di partito, la Prestigiacomo è capacissima di intostarsi essa stessa. Perciò ha detto  Steffania tra un intostamento e l’altro che nella scelta dei siti dove si faranno le centrali “saranno esclusi i luoghi ad elevato rischio sismico”.

Come a dire tutti.

A proposito di siti, quello della Protezione Civile scrive così:  “In 2500 anni, l’Italia è stata interessata da più di 30.000 terremoti di media e forte intensità superiore al IV-V grado della scala Mercalli e da circa 560 eventi sismici di intensità uguale o superiore all’VIII grado della scala Mercalli (in media uno ogni 4 anni e mezzo)… La sismicità della Penisola italiana è legata alla sua particolare posizione geografica, perché è situata nella zona di convergenza tra la zolla africana e quella eurasiatica ed è sottoposta a forti spinte compressive, che causano l’accavallamento dei blocchi di roccia.”

 A Steffà…ma va a fatte n’accavallamento…che te viè meglio.

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starPicone sbarca in Giappone

11 marzo 2011 alle 23:03
Spartaco

Dell’immane tragedia che si è abbattuta sul Giappone ci arrivano comunque due messaggi di sicurezza, che, pur nella sventura che ha colpito tanti nostri fratelli, almeno ci lasciano ben sperare, per situazioni simili semmai ci dovessero capitare.

Il primo messaggio viene da Benedetto, che in materia di cataclismi, a cominciare dal big ben passando per il diluvio universale fino alla valle di Giosafat, è un grande esperto. Veramente chi ha parlato è stato Bertone, al suo ennesimo esordio alla “mi manda Picone”, come nel film. Ebbene ha detto Bertone, per conto di Picone, che le vittime del disastro sono affidate alla Misericordia di Dio. Misericordia maiuscolo, come scrive l’agenzia AGI che riporta la notizia.

 Nota doppiamente confortante, per la misericordia e per il maiuscolo, per noi che viviamo su un lembo di terra notoriamente non molto dissimile dal Giappone. Il terremoto di Messina, con il relativo maremoto che oggi ha cambiato nome e si chiama tsunami, fece centomila morti. Chissà se loro la Misericordia se la sono guadagnata. Per fare quella fine sicuramente qualche colpa ce l’avevano. Per esempio la stragrande maggioranza di loro erano poverissimi . Ma non c’erano i potenti mezzi mediatici di oggi e dunque le invocazioni alla Misericordia del Picone dell’epoca avranno fatto fatica a farsi strada nell’etere, per arrivare dove dovevano arrivare.

Il secondo messaggio confortante ci arriva da Enea, che non è la figura mitica che ci hanno insegnato a scuola, ma è come se lo fosse. Perché sta nel mondo delle nuvole. Ha detto Enea che la centrale nucleare giapponese a rischio di fuga radioattiva in realtà è sicura perché di tutti i sistemi che presiedono alla sua sicurezza solo uno non ha funzionato. E’ vero che per questo motivo qualcuno ha pensato di far evacuare seimila persone, ma vuoi mettere la soddisfazione che di centinaia e centinaia di sistemi di sicurezza solo uno non funziona?

L’eccezione che conferma la regola. Solo che Enea non la conosce, la regola. Che è quella per cui la certezza in campo tecnico non esiste. La nozione di grado di sicurezza è sostituita da tempo da quella più corretta del margine di rischio.

 Ma queste cose a Enea non sono giunte; si sono smorzate e perdute tra le mollezze e gli ozi dei soggiorni romani. 

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starIl satrapo

4 marzo 2011 alle 00:29
Spartaco

La parola è stata usata a proposito di Berlusconi. Oggi la usa Fini parlando di Gheddafi, per dire che i due sono fatti della stessa pasta.  Fini li ha messi sullo stesso piano quando ha detto che Berlusconi gli ha baciato la mano, al “satrapo sanguinario”, neanche fosse un’eminenza della Chiesa cattolica offrendogli tappeti “rossi” (Adnkronos). 

Per cui si possono arguire tre cose:

a) che per Fini baciare la mano alle eminenze della Chiesa cattolica è normale, se non doveroso; però solo a loro;

b) che le eminenze della Chiesa cattolica per quanto satrapesche vanno implicitamente scagionate  perché non  “sanguinarie”, come si evince dagli ultimi vent’anni di storia;

c) che i tappeti possono pure tollerarsi, ma non di colore rosso.

Fini ha pure detto che lui a Gheddafi gli ha chiuso in faccia le porte di Montecitorio, che ci tiene uguale a Montecarlo. Infatti Fini fa il portinaio di mestiere e le chiavi le sa custodire.  E’ vero che ogni tanto dalla guardiola qualche mazzo glielo rubano. Ma sono gli amici e i parenti che vanno in giro per il mondo ad aprire le case, giusto per fargli prendere aria. E perciò fargli un piacere

Le vicende dell’Italia, a 150 anni dall’unità nazionale, sono dunque  vicende di satrapi e case chiuse. Che hanno un comune denominatore. Le case chiuse fanno pensare alle meretrici e le meretrici ai  protettori.

 Pure i satrapi erano  protettori, pare che il nome significhi quello. Alla fine abbiamo quadrato.

Due satrapi e un portinaio equivalgono  a tre protettori.

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starIl trombato

3 marzo 2011 alle 00:15
Spartaco

Sandro Bondi se ne va.

Dice che vuol dedicarsi alla famiglia. Ma è una scusa. Il motivo vero, indicato da lui stesso, è che lo hanno scaricato. In uno scatto d’orgoglio, assolutamente inusuale nella compagine politica di cui fa parte, Bondi ha scritto di getto una lettera al direttore del Giornale, il cui testo è stato cambiato, per ragioni di varia opportunità, all’atto della pubblicazione. La versione originale però è miracolosamente sopravvissuta ed è filtrata all’esterno, forse per mano dello stesso Bondi. Per dovere di cronaca, la riportiamo di seguito.

“Egregio direttore, il suo Giornale fa schifo. A cominciare da quella monnezza di Veneziani, che assomiglia a Rasputin travestito da Harry Potter. Questo saltimbanco ha insinuato che io sarei un tonno che si taglia con un grissino: scordando che lui è un autentico baccalà, che se non fosse per il sale puzzerebbe di naftalina lontano un miglio tanto ammuffito e stagionato è il suo armamentario simil-culturale.

 Ma il baccalà mi fa venire al dunque.

 Che è questo, egregio direttore: l’assoluta nullità della Destra come cultura. Io lo sapevo già. Me ne resi conto già da quando partecipavo alle fiere del libro delle feste dell’Unità, quando leggevo avidamente i saggi per i tipi degli Editori Riuniti, quando sfogliavo sottobanco le copie di Rinascita. Mi ero illuso che la mia formazione, una volta abbandonata la sinistra, potesse (profittevolmente) servire a promuovere una Cultura di Destra. Ebbene, proprio i colleghi, meglio sarebbe dire le colleghe,  dalle quali, come addette ai lavori, avrei dovuto ricevere il massimo supporto, mi hanno voltato le spalle. Per cui la cultura continua ad essere assoluta prerogativa della sinistra.

Ammetto il mio errore. Avrei dovuto capirlo subito: la destra è congeniale ai somari. Talmente recalcitranti da avermi montato contro la messinscena di Pompei e dei suoi crolli, per screditarmi agli occhi del mondo. Sono nauseato. Prima o poi mi dimetterò. Quando lo deciderà Berlusconi. Che sicuramente mi terrà al suo fianco, perché il mio è un lavoro intellettuale. E mi terrà stretto (lo spero) nel contesto di una formazione politica dove la valenza culturale è, fra tutti gli optionals, il meno ambito.  

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starPiove sul bagnasco

27 febbraio 2011 alle 13:55
Spartaco

Certo non c’era situazione migliore per celebrare degnamente i 150 anni della nostra unità nazionale…nelle sue luci e nelle sue ombre.

La storia d’Italia è anche storia di clamorosi voltafaccia, che il mondo non ci invidia. Ha ragione il cardinal Bagnasco quando dice, in una intervista al Giornale in cui per altri versi non dice assolutamente nulla, che l’Italia in realtà è stata sempre unita in nome dei valori della Chiesa cattolica.

Che ha fatto scuola attraverso i secoli, insegnando la doppiezza, l’intrigo, il gesuitismo, lo schierarsi sempre e comunque con i potenti del momento, salvo a voltargli le spalle alla prima occasione.

Piove sul bagnasco, è il caso di dire. “Quando la Penisola era ancora una pezzatura multicolore è stata la presenza quotidiana della Chiesa che ha offerto un codice culturale e una matrice perfino sociale ed economica, tendenzialmente omogenei” ha detto Bagnasco in una specie di intervista “impossibile”, perchè completamente vuota,al Giornale di famiglia.

All’insegnamento della Chiesa è dunque da ascrivere la palla a Garibaldi sull’Aspromonte dopo la stretta di mano di Teano; la doppiezza di Crispi, che da garibaldino diventò monarchico sfegatato ( non a caso era stato in seminario). E poi il cambio di alleanze in procinto della prima guerra mondiale. E la fuga del Re Savoia a Brindisi con tutto lo stato maggiore abbandonando il Paese alla collera dei tedeschi “traditi”. Che come primo gesto di ritorsione affondano la corazzata Roma uccidendo 1400 persone, ammiraglio compreso.

Oggi con Berlusconi la tradizione continua. Aveva definito Gheddafi “un uomo saggio”. Oggi è diventato “un pazzo”. Intanto il popolo libico continua a morire. Per mano di Gheddafi.

Che la logica delle 2 B (Bagnasco-Berlusconi) ha contribuito ad armare.   

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starFacciamoci i razzi nostri!

22 febbraio 2011 alle 23:53
Spartaco

Quando si dice l’amicizia.

L’amicizia si dimostra nelle avversità, non quando tutto fila liscio. Prendiamo per esempio Berlusconi e Gheddafi. Chi è andato in difficoltà è Berlusconi, non Gheddafi, che ha fatto subito, con i cacciabombardieri a massacrare il popolo.

E così un’altra pugnalata alla schiena del Cavaliere: tutti (si fa per dire)  si ricordano della tenda, del baciamano, del fumo delle Frecce Tricolori e del bunga-bunga, che pure ha l’ascendenza gheddafiana.

Piove sul bagnato.

Non bastava la magrebina, adesso ci si mette il magrebino. Gli americani si mordono ancora le mani, per quella tonnellata di bombe in meno che gli sganciarono quando cercarono di farlo fuori.  Silvio è amico suo e questa amicizia gli si ritorce contro. A Silvio. Ma l’amicizia è vera e si riscatta.

“Io dico a reti riunite che tu hai dato i razzi ai nemici della rivoluzione , tu mi smentisci “seccamente” e fai bella figura”.

Così la storia può ripetersi. Bava-Beccaris, in difesa dei valori della destra, prese a cannonate il popolo. Gheddafi cent’anni dopo fa la stessa cosa. I valori sono gli stessi: quelli della repressione a qualunque costo pur di mantenere in piedi la rapina e la vessazione. Gheddafi è venuto dopo, ma lo sfasamento sul piano storico è del tutto regolare. Anche perché ci sono i servi come l’amato Silvio che provvedono a sincronizzare gli orologi.

Con tutta la lobby dei venduti profittatori affamatori della povera gente che in nome degli affari  si trovano dalla stessa sua parte a premere il grilletto, dopo aver distrutto quanto c’era da distruggere. 

Miserabili!

Il sangue innocente del popolo libico ricade sulle vostre teste.  

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starDialogo immaginario di un cavaliere, un corazziere e un filibustiere sopra il colle

12 febbraio 2011 alle 01:11
Spartaco

Scena: i tre personaggi sono sul colle. Il corazziere e il filibustiere sono seduti a un tavolo e sembrano ignorare il cavaliere, che è all’impiedi, perché non c’è la sedia per lui. 

Cavaliere   Io non ci volevo venire. Ma questo qui (fa cenno al filibustiere) ha insistito e mi tocca di accontentarlo, come al solito.

Filibustiere (rivolto al corazziere) Comoda questa sedia!

Corazziere (di rimando) Lo so che ti piace. Prova la mia, che è ancora più comoda.

Filibustiere Non ardisco a tanto. Ma se posso…(I due si scambiano di posto, in modo gioviale, mentre il cavaliere dà segni d’impazienza).

Filibustiere  (in pieno orgasmo)  Che goduria!

Corazziere (soddisfatto)  Eh!…Eh!

Il cavaliere guarda meglio la sedia, ma non c’è niente che la faccia somigliare a una escort. Per cui si convince che sta sprecando il suo tempo. E passa all’attacco.

Cavaliere (stizzito) La Boccassini è terribilmente racchia!

Corazziere (rassegnato) Non hai visto mia moglie!

Filibustiere (costernato ) Non hai visto mio nipote!

Cavaliere (deciso) Faccio causa!

Corazziere (quasi speranzoso) A mia moglie?

Cavaliere  No, allo Stato, che mette i magistrati brutti come la Boccassini

Corazziere  Azz…!  A me! E io che mi credevo che la facevi a mia moglie

Filibustiere (conciliante e sempre rivolto al corazziere) Suvvia…tutto s’aggiusta. Mica siamo in Egitto. L’importante è che noi facciamo ognuno la nostra parte.

Corazziere ( rinfrancato) Meno male.  Ma  me quell’Alfano mi sta poco simpatico.

Filibustiere  Non ti preoccupare. Lo metto con mio nipote in giardino a giocare a Tarzan il re delle scimmie. Devo solo risolvere il problema che vogliono fare la scimmia tutti e due.

Intanto il tempo scorre: il corazziere e il filibustiere passano ad argomenti più ameni. Il corazziere gli fa vedere le modifiche che ha fatto al colle e il filibustiere le approva, pensando in cuor suo che si troverà il lavoro già fatto. Il cavaliere invece non c’è più. Inseguendo la cameriera che ha servito il tè si è imbattuto in un esercito di colleghe a cui sta dando a una a una il suo cellulare.

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starIl bianco giacobino

11 febbraio 2011 alle 00:26
Spartaco

Certo che Berlusconi è un combattente nato.

Dopo i giudici, i giornali, i gay , le racchie e vattelapesca, adesso  è partito all’attacco della scala cromatica. Anzi della sua sintesi, rappresentata dal bianco. La parola d’ordine  sta già serpeggiando tra le sue truppe cammellate: “fuori il bianco giacobino!”

Il bianco nasconde l’insidia del puritanesimo, in nome del quale si commettono orrendi misfatti. Chi predica la virtù, dice sostanzialmente Berlusconi, è perché cova l’inganno. Agganciandosi alla grande tradizione della filosofia politica occidentale, vilipesa dai giacobini, Berlusconi si ispira direttamente a Platone e alla sua Repubblica, là dove è scritto :

“ nessuno è giusto di sua volontà, ma biasima l’ingiustizia per viltà, vecchiaia o qualche altra debolezza, in quanto non  può commetterla” (366d).

Dunque chi è puro è solo perché non ha avuto le occasioni giuste per essere impuro.

Berlusconi invece di occasioni ne ha avute, anche perché molto spesso se le è create, ma si è mantenuto equilibrato: un colpo al cerchio e uno alla botte. Infatti quelli della Reuters riportano virgolettate queste sue parole, durante una sua intervista concessa al Foglio:” Io, qualche volta, sono come tutti anche un peccatore…”

E che genere di peccati hai commesso, figliolo? Quelli che ti vengono rimproverati dalla giustizia che definisci “moraleggiante” dunque esistono? Non sarebbe forse più corretto chiamarli REATI, che la legge deve “obbligatoriamente” perseguire? Puoi sempre giocarti la carta di andare all’estero, a farti giudicare.

Poiché devi rendere conto di peccati e non di reati, un paradiso giudiziario prima ancora che fiscale, se ancora qui non l’hai creato, da qualche altra parte lo troverai pure. 

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