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starPaga Pantalone

10 febbraio 2011 alle 01:41
Spartaco

Berlusconi finalmente l’ha detto. Che nella sua vicenda alla fine chi pagherà è lo Stato.

Lui gli farà causa, allo Stato, e con il fior fiore di avvocati che si ritrova sicuramente vincerà. C’è poco da stare allegri. Si dice che con il lotto si può sbancare lo Stato. Teoricamente, in  pratica non succede perché la probabilità  è insignificante: perciò possiamo dormire la notte.

Con Berlusconi invece no. Lui vale tanto oro quanto pesa e si farà giustamente indennizzare.  A 70 chili sicuramente ci arriva,  che in once, di quelle che si usano per l’oro, fanno 2250. Guardando il borsino si ottiene così che l’equivalente aureo di Berlusconi è pari a tre milioni e passa USD.

Siccome però il suo patrimonio è stimato in nove miliardi di dollari, sarebbero  ben 3000 berlusconi equivalenti. Cosa che quei maghi dei suoi avvocati faranno sicuramente valere: in termini di contro-valore Berlusconi andrebbe moltiplicato per tremila, cosa peraltro già intuita dalla Gelmini e dalla Carfagna.

Non sappiamo a quanto ammonta il danno morale di Berlusconi: se cioè coinvolge tutti e tremila i berlusconi equivalenti o solo una quota parte di essi. I suoi avvocati  diranno che sono coinvolti tutti e tremila e che al danno emergente si aggiunge il lucro cessante. Che nel caso di Berlusconi, che ha fatto del lucro lo strumento fisiologico  della sua ascesa imprenditoriale, è d’obbligo far valere: come la voce di un tenore o le dita di un clarinettista.

Ghedini e quell’altro argomenteranno che dunque ai tremila Berlusconi equivalenti danneggiati  emergenti se ne dovranno aggiungere almeno altri tremila cessanti. Con il risultato che fanno in tutto seimila, che al valore di tre milioni di USD cadauno fanno il totale di 18 miliardi di dollari , ovverosia 14 miliardi di euro.

Conclusione: Berlusconi ci sbancherà.

Se non l’ha già fatto ci getterà sul lastrico. Berlusconi non lo sa, perché nessuno gliel’ha insegnato, che lo Stato siamo noi, mica Pantalone. Gli si potrebbe chiedere, con un pellegrinaggio corale ad Arcore, di farci uno sconto. Forse  si potrebbe  impietosire  e rinunciare a rivalersi del danno emergente.

Di quello cess-ante giammai. Perché farebbe torto alla parola che si attaglia perfettamente alla sua natura: quella di cess innanzitutto.

  

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starLa spina del porcello

8 febbraio 2011 alle 00:54
Spartaco

Al porcello non gli sta bene che la spina è attaccata e il federalismo non si fa. Ha detto che  il governo è lo strumento per fare le riforme, cioè il federalismo. Se l’obbiettivo è raggiunto, allora il governo va bene così. Se non è raggiunto, tanto vale affondarlo.

Berlusconi però non è d’accordo, anche se non lo dice.

A lui il federalismo non gli piace, perché sotto sotto il federalismo si ispira alla massima  “donne e buoi dei paesi tuoi”, che va bene per i buoi, va bene per i porci, Calderoli compreso, ma per le donne proprio no: Berlusconi non ci sta. Le donne devono poter circolare liberamente senza vincoli e limitazioni d’origine, magrebine o levantine, trentenni o minorenni, a dispensare i loro favori soddisfatte e non rimborsate.

Si prenda dunque esempio da Berlusconi, che ancora una volta, come già per Gheddafi, Berisha e Dell’Utri, ha dato lustro al Sud del mondo, coltivandone l’affettuosa amicizia. Altro che retoriche celebrazioni dell’unità nazionale, altro che Garibaldi e Teano triste reminiscenza di un’area di servizio sull’Autosole. “Roma si riscatta col ferro e non coll’oro”, disse il prode Camillo. Con i fatti Berlusconi ha portando il Sud alla ribalta della cronaca, popolando il suo  salotto-cantinola per ameno tre quarti di avvenenti meridionali. In senso lato, se si include per esempio anche la Garcia Polanco, non a caso di origine sudamericana. Un  tributo a Garibaldi, l’Eroe dei Due Mondi, tra i massimi artefici dell’unità nazionale. Pare anzi che nelle domestiche rivisitazioni  berlusconiane, a sfondo celebrativo-risorgimentale, la giovine in questione vestisse il “poncho” sul corpo per il resto completamente nudo, a testimonianza dell’intima  adesione alla causa dei popoli di quelle contrade.

E che dire delle gemelle De Vivo, anche loro meridionali. Due figlie della lupa, Romolo e Remo al femminile, evocatrici dei natali di Roma, reginette del lupanare che, a scopo celebrativo, Berlusconi si è pregiato di regalare alla nazione.

Di cui, agli occhi del mondo, è il grande lenone.

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starArrivano i nostri!

3 febbraio 2011 alle 12:31
Spartaco

                                                                

Sono passati quasi cinque anni da quel giorno in cui ci hanno detto che avevamo acquisito lo status di falliti.

La qual cosa valeva per noi, mica per quelli che ce lo comunicavano.  Loro hanno sempre lo status di imprenditori,  sono a piede libero e fanno le inaugurazioni  con i monsignori e i sottosegretari.

 E’ tutto normale, in questo paese da quattro soldi dove il capo del governo si prostituisce davanti alla nazione ma è tutto lecito perché si fa i cavoli suoi e non si deve spiare dal buco della serratura.

Adesso forse ci fanno il colloquio. Me l’ha detto la dottoressa del centro per l’impiego. Mi ha detto che così si allarga il ventaglio delle possibilità. Tu puoi aver fatto un certo lavoro per vent’anni, ma che c’entra? La prossima volta le dico che so il greco, quello antico, magari può servire. Uno si deve sempre rilanciare, confidando nelle sue risorse, così dice la dottoressa.

 Uguale a Berlusconi, che alla sua età va ancora con le minorenni, che  diventano maggiorenni mentre parliamo. Intanto la fabbrica non c’è più. In compenso c’è Marchione, che siccome delle fabbriche non sa che farsene con lui non c’è il rischio di fallire. Le chiude e basta. E’ vero che uno comunque perde il lavoro, ma almeno non è fallito.

Nessuno aiuta i lavoratori, nessuno aiuta i lavoratori Ixfin. In questa società dominata dai marchioni e dai berlusconi, nessuno viene in soccorso…tranne ancora una volta una locomotiva, quella sullo sfondo, che fischiando, incazzata come un treno, sembra sopraggiungere a dare manforte,  dicendo ieri ai contadini curvi, oggi ai lavoratori oltraggiati “Fratello, non temere, che corro al mio dovere, trionfi la giustizia proletaria!”  

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starIl mercante di Venezia

28 gennaio 2011 alle 00:55
Spartaco

In questa opera del grande Shakespeare, l’usuraio Shylock pretende dal mercante Antonio, cui ha prestato denaro, che mantenga la parola data. Antonio non è in grado di pagare il suo debito e deve perciò sottostare a quanto a suo tempo convenuto nel caso di mancato pagamento:  dare all’ebreo Shylock una libbra della carne del suo corpo.

Il come va a finire la cosa lo lasciamo a liberi approfondimenti.  A noi il discorso interessa per parlare del rispetto della parola, ossia del mantenimento delle cose dette. Se la parola viene meno, dopo che è stata data, ci si comporta da irresponsabili. Si potrebbe argomentare che il rispetto della parola non è obbligatorio se la contropartita è assurda come la carne del proprio corpo. Similmente non ha fondamento se a pretendere il rispetto della parola è chi sistematicamente quel rispetto lo calpesta e lo mortifica.

Vogliono le dimissioni di Fini: non per la gravità delle cose fatte, ma per l’inottemperanza alle cose dette.

Da quale pulpito viene la predica! Il servo Frattini, che mette le mani avanti nella faccenda Wikileaks per difendere il padrone mentre prorompe in tutto il suo squallore la vicenda magnaccesca della cricca berlusconiana; il soldato blu che insegue i due indiani mentre gli altri duemila gli  bruciano il forte: che fa? Mobilita un ministero della nazione per sguinzagliarlo alla ricerca di scartoffie in remote contrade del mondo. Come pirati della Tortuga, aizzati dal filibustiere Berlusconi, si va nel mar dei Caraibi a trovare il tesoro per sbugiardare Fini.

Frattini, sì, proprio lui, l’ignavo che è restato imperterrito al suo posto nonostante le vergognose dichiarazioni su Emergency, dopo essersi prestato, in combutta con i reazionari della peggior specie, al tentativo di incastrare gli eroi di Medici Senza Frontiere.E tutto questo mentre un quantitativo ingente di droga, per l’esattezza 12 chili e 412 grammi di cocaina, entra nel torbido intreccio puttanesco-malavitoso Ruby, Berlusconi & C: una non “modica” quantità la cui destinazione non sfugge, se è vero, come è vero perché ci sono state condanne con patteggiamenti, che apparteneva a un “compagno” di una delle zoccole arcorine (zoccola in senso professionale). Addirittura con la Mini-Cooper della Nicoletta che faceva da navetta dal deposito dell’Olgetta.

 Il mercante di Venezia citato in apertura ritorna in chiusura, come suggerimento per far pagare i debiti che stiamo contraendo agli occhi del mondo. Possono usarsi parti del corpo?

Strappiamo le palle a questi delinquenti.

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starCess-man

25 gennaio 2011 alle 17:04
Spartaco

” No al rinvio. Basta! Non si gioca con la dignità delle persone”.

Chi ha detto queste parole? Sicuramente un essere umano in condizione di grande sofferenza. Che chiede di porre fine al suo calvario.

Come dicono a Napoli: “la meglio morte è quella subbito”.

Per cui, quando le ho lette, ho pensato all’uomo che morì otto volte. Era un detenuto del braccio della morte di San Quintino, condannato nel 1948 alla pena capitale da un tribunale americano e che nel 1960 era ancora in vita. Si chiamava Chessman: l’esecuzione gli venne rimandata per ben 8 volte. L’ultimo rinvio soltanto 10 ore prima del momento prefissato.

Chessman era un rozzo e brutale delinquente che però in carcere, da solo, passando tutto il suo tempo sui libri, divenne un esperto di diritto. Fu lui stesso a eccepire di volta in volta la norma che lo voleva morto, ritardando la sua esecuzione, mettendo in ridicolo il sistema americano e ribaltando completamente il giudizio sulla sua persona da parte dell’opinione pubblica. Persino l’Osservatore romano si schierò dalla sua parte.

Alla fine comunque Chessman, tra lo sconcerto e le proteste del mondo intero, fu barbaramente giustiziato. Era il 2 Maggio 1960.

Quando ho visto che le parole riportate all’inizio le ha pronunciate Bondi, in merito alla vicenda della sua mozione di sfiducia, mi sono un po’ risollevato perchè in fondo non si tratta della sua vita. E mi sono consolato.

Perchè per un Chessman che è morto, c’è un cess-man che sopravvive.

 

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starTutti e nessuno

25 gennaio 2011 alle 00:10
Spartaco

“Per quale offesa, o Polifemo, tanto gridasti mai? Perché così ci turbi la balsamica notte e i dolci sonni?” E Polifemo dal profondo speco: “Nessuno, amici, uccidemi, e ad inganno …”. “ Or se nessuno ti nuoce – rispondeano –  da Giove è il morbo e non v’ha scampo “ (Odissea, lib. IX).

Così dunque Ulisse potè farla franca. I Ciclopi accorsi in aiuto di Polifemo apprendono da lui stesso che ad accecarlo non è stato nessuno e se ne tornano a dormire. Se fosse soltanto per la furbizia, diremmo che Bagnasco è come Ulisse.

 Siccome però Ulisse era nobile e Bagnasco è meschino, il confronto non regge.

Resta il fatto che Bagnasco non ha citato nessuno.  Nelle sue parole si può leggere tutto e il contrario di tutto, la verità e la menzogna in un guazzabuglio parolaio il cui vero scopo è confondere le acque,  stendere cortine fumogene, pronunciare condanne generalizzate per operare assoluzioni ecumeniche. “Urbe et orbi”, come solo loro sanno fare: per una pura contingenza temporale, a Pasqua o a Natale, o spaziale,  per il fatto di essere pellegrini a Roma invece che a Canicattì.

La montagna ha partorito il topolino: d’altra parte, cosa ci si poteva aspettare da chi pone l’impostura a fondamento del proprio sistema ideologico? Cosa ci si poteva aspettare da chi ogni giorno avvilisce la ragione, perseguita la coscienza, mistifica la storia, propugna l’oscurantismo? Da chi è pronto a saltare sulla carretta del vincitore, a benedire la tirannide, a consacrare l’oppressione? Da chi predica a parole la pace ma fomenta la guerra, in nome dell’integralismo religioso, della difesa dei valori della fede che sono in realtà squallidi interessi di cassetta? Avremmo preferito un’assoluzione, purché “ad personam”, com’è giusto che sia. Avremmo apprezzato il coraggio pur nel disaccordo. Ci ritroviamo invece ancora una volta a constatare l’ignavia, la viltà assunta a modello esistenziale, forti con i deboli e deboli con i forti.

Vergogna!

E’ questo l’esempio che date ai giovani? E’ questa la lezione di vita che volete impartire? Il sentimento che riuscite a scatenare è quello di una pena e di una commiserazione profonda. Non verso voi. Ma verso gli sciagurati poveracci, nostri fratelli, su cui si fonda la vostra sopravvivenza.

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starDue paternostri senz’avemmaria

23 gennaio 2011 alle 00:22
Spartaco

Quando ci vuole ci vuole: la Chiesa è scesa in campo sulla questione morale.

Benedetto ha condiviso il “turbamento” di Napolitano; è come se a tutti e due li avessero rinchiusi in una sala cinematografica a guardarsi “Gola profonda”. Ne sono usciti profondamente “turbati”. Al punto che lunedì si riunirà il Consiglio permanente della Cei, per entrare nel merito del turbamento.

Sicuramente l’assemblea sarà a porte chiuse. Molto probabilmente saranno proiettate alcune pellicole “hard” giusto per scaldare i muscoli in attesa della discussione finale e rinvigorire la pulsione censoria ultimamente affievolita dal dilagare dell’edonismo relativistico. Uno stretto riserbo è mantenuto sul titolo delle proiezioni, sulla cui scelta pare ci siano state divergenze di vedute tra la corrente tradizionalista e quella modernista in seno alla Cei.

Alla fine ha prevalso l’equilibrio per cui la scelta è caduta, almeno come pellicola d’apertura, su “Quel gran pezzo della Ubalda, tutta nuda e tutta calda”, anche per via di una recensione di Walter Veltroni che vede nel film l’indizio sicuro del cambiamento epocale nella  sessualità degli italiani. La questione è delicata, come al solito per la Chiesa: da un lato c’è il pericolo sempre maggiore dello scavalcamento a sinistra di Famiglia Cristiana; dall’altro la volontà di non scontentare i benefattori di sempre, che notoriamente stanno a destra.

Le prime minacce sono arrivate: infatti uno che si chiama Nucara, che fa il segretario del Pri ed è promotore del “Gruppo dei volenterosi” (di sostegno a Berlusconi) ha detto che il Vaticano farebbe bene a occuparsi dei preti pedofili e a pagare puntualmente l’ICI invece che insolentire a Berlusconi. Staremo a vedere. Sicuramente prevarrà ancora una volta l’equilibrio. Se la pecorella si smarrisce, non abbandona dunque il pastore il suo gregge per mettersi alla sua ricerca? I peccati che si confessano comunque si assolvono.

Con la penitenza di turno, che  consisterà nello stare alla larga dalle donne. A Berlusconi perciò saranno comminati due paternostri senza nemmeno un’ avemmaria.

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starIl Cicciolino

18 gennaio 2011 alle 15:42
Spartaco

L’idea l’ha avuta Capezzone, per i suoi trascorsi nel partito radicale: capitalizzare una volta per tutte sul piano elettorale lo squallore berlusconiano, come qualità deteriore anche se latente del costume italico.

Gli italiani, quando possono, cioè quando non li vede nessuno, diventano trasgressivi. Come dietro la tendina del seggio elettorale, dove la riservatezza è tutelata dal segreto dell’urna.

Non c’è posto migliore per sfogarsi. Ve la ricordate la Cicciolina, la pornostar in Parlamento? Che soddisfazione per i tanti buontemponi che l’avevano votata.

Discendenti di quelli che, dopo qualche giorno dall’arresto di Mussolini, riempirono le mura di Roma con la scritta “Aridatece er puzzone”. E a proposito di puzzone, Capezzone un poco a Schicchi, il protettore della Cicciolina, ci somiglia

“Al voto!”, gridano le truppe cammellate del pdl. La vittoria è in tasca, con l’espediente escogitato da quel furbo di Capezzone. Sì perché, come fu per la Cicciolina, a presentarsi questa volta sarebbe il Cicciolino, il Silvio nazionale, l’homo erectus che il mondo ci invidia.

I suoi stanno già lavorando ad organizzare la campagna elettorale. Il coordinatore per l’occasione è Lele Mora, perchè, oltre a conoscere la materia, è tale e quale spiaccicato a Tinto Brass.

Per l’apertura della campagna si prevedono come ospiti d’eccezione Peter North e Rocco Siffredi. Inoltre durante la “convention” oceanica che la celebrerà saranno distribuiti ai partecipanti “gadgets” personalmente finanziati da Berlusconi: ai maschi una bambola gonfiabile “double-face”, con le sembianze della Carfagna da un lato e della Santanché dall’altro per coprire le preferenze di ogni fascia di età; alle donne un frullatore che alla vista si presenta come tale per non offendere la sensibilità delle cattoliche presenti: in realtà, con semplici operazioni compiutamente descritte sul manuale di accompagnamento, diventa un vibratore, funzionante a corrente di rete o a batterie. Per i “gay” invece non è previsto nulla: anche perché sono rigorosamente esclusi dalla manifestazione.

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starSan Marchione da Cracovia

14 gennaio 2011 alle 23:28
Spartaco

E’ fatta!

Dice che Wojtyla sarà beatificato il primo maggio prossimo venturo.

L’ha stabilito Benedetto, con un provvedimento nel quale sta scritto che Wojtyla ha fatto il miracolo. Una suora che teneva il Parkinson, dopo che ha pregato, il Parkinson le è passato. E siccome la scienza, che sarebbero i medici interpellati dal Vaticano,  la cosa non se la sanno spiegare , allora vuol dire che è un miracolo.

Sarà anche l’effetto Marchione. Con i tempi che corrono e per la guerra epocale contro l’assenteismo, il fatto che un medico fiscale dica che un malato non è malato dobbiamo salutarlo con gioia. Si dà il caso però che nella vicenda specifica il malato è una suora. Che notoriamente non è una lavoratrice, nel senso sindacale, intendo.

Perciò Marchione sembrerebbe non c’entrare.

Ma ecco che il Marchione, appena uscito per la porta, rientra dalla finestra. Mettendo a segno un colpo da maestro, con la complicità del Vaticano, che notoriamente è sempre stato dalla parte dei padroni, non fosse perché li confessa e gli dà l’assoluzione: l’abolizione del primo maggio come festa dei lavoratori. Una festa di chiara ascendenza socialista, che con la Chiesa ha poco a che spartire.

Già un tentativo di “scippo” del primo maggio la Chiesa l’aveva fatto spostando in quella data il san Giuseppe, ribattezzato “lavoratore” per l’occasione. Cogliendo il doppio risultato di smorzare l’ascendenza anarchica e mettere in secondo piano i santi di quel giorno, un po’ scomodi almeno dal punto di vista lessicale, se si considera che sono: Aldebrando, Amatore,  Aldeolo, Arigio, Brioco, Gistaldo, Gundebado, Ipolisto, Marculfo, Orenzio, Pazienza, Petronilla, Teodardo e Vivaldo. Piazzando san Wojtyla il primo maggio la missione è compiuta, con il plauso  di Marchione che ci dobbiamo tenere buono sennò si porta la Fiat.

L’unico a non prendere bene la cosa è Berlusconi.

Che festeggia proprio il primo maggio il suo onomastico e non gli piace vedere il suo nome , che ha già dovuto far posto a san Giuseppe, dover lasciare  spazio ad altri, seppur del suo partito. Ma Silvio non è il primo maggio, direte voi.

Silvio no, ma Amatore sì.

Pubblicato in Il nano piduista e porco, L'ora di religione, Politica da Spartaco | 7 Commenti »

star“Marchione fottiti”

10 gennaio 2011 alle 23:56
Spartaco

La Digos sta indagando.

La stella a cinque punte è comparsa nel centro di Torino.

Se le punte fossero state sei, nessuno ci avrebbe fatto caso. Anzi, per dirla con Berlusconi, sarebbe stato un doveroso richiamo alle nostre origini giudaico-cristiane.

Si dà il caso però che le punte sono cinque, con l’aggravante della vernice rossa e tanto di proclama strategico, riportato nei pressi della stella: “ Marchione fottiti”. La Digos fa bene a indagare. I rigurgiti degli anni di piombo sono sempre in agguato. Non, come quelli fascisti, che invece sono palesi, si sono guadagnati un posto al sole e sono benemeriti se non altro perché  non richiedono indagini della Digos, che è pagata dai contribuenti. E’ vero che i rigurgiti fascisti hanno avuto un ruolo importante proprio nella parentesi buia degli anni del brigatismo, come l’uovo e la gallina, che non si capisce bene chi è nato prima. Ma è acqua passata.

D’Alema e Fassino bastano e avanzano a promuovere le iniziative per le stragi impunite del terrorismo. Così fanno la loro parte, senza gettarsi nella mischia del referendum per la cinesizzazione globalizzata che si voterà a Mirafiori. Anche se Fassino, tra un brodino e un salatino, qualche suggerimento l’ha dato. Come che sia, dobbiamo rispettare il lavoro della Digos. Anche perché il proclama rivoluzionario delle ipotetiche nuove br dimostra un salto di qualità non indifferente.

La strategia del braccio armato collettivo cede il posto alla nozione dell’autoconvincimento del servo del sistema, scelto come obiettivo, circa la sua effettiva nullità. Da cui il suo impulso all’autosoppressione, con evidente vantaggio per la causa rivoluzionaria. Si spiegherebbe dunque così quel “Marchione fottiti”: a dire Marchione poni fine alla tua sciagurata esistenza, comportati da uomo  almeno una volta con vantaggio per la collettività

C’è comunque un punto debole che lascia seriamente perplessi gli investigatori  circa l’effettiva novità ed autenticità della strategia: cioè che coloro che dovrebbero fottersi sono talmente fottuti che se si volessero fottere da sé medesimi non saprebbero da quale parte del corpo incominciare.

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