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Notizie dalla repubblica delle banane

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starFuori dai coglioni

12 novembre 2011 alle 21:42
swampthing


Se n’è andato, dopo tanto, troppo tempo. Che ormai fosse fottuto, l’avevamo già detto.
Rimane l’amarezza di come il popolo italiano si sia fatto prendere per il culo per 17 anni.
Questo è l’ultimo post. Siamo stanchi e chiudiamo questo blog che ci ha accompagnato negli ultimi cinque anni.

Un ringraziamento a tutti i lettori e a tutti quelli che non hanno mai smesso di sperare in un mondo migliore.

Pubblicato in Politica da swampthing | 12 Commenti »

starC’è qualcuno che va ancora dietro a di pietro?!

26 giugno 2011 alle 23:24
swampthing

Quello che penso dell’uomo l’ho già detto nel 2007. Pare che i fatti mi diano ragione, del resto da un partito di voltagabbana…

Pubblicato in Politica da swampthing | 50 Commenti »

starHo votato. 4 Si per cambiare le cose in Italia

12 giugno 2011 alle 15:14
swampthing

Un po’ prima di pranzo, insieme alla mia compagna e mia figlia, che voleva votare pure lei, la piccina. Sono ottimista, c’era parecchia gente ai seggi, malgrado abiti in un comune di centro destra. Tempo nuvoloso, ma senza pioggia, l’ideale per iniziare una nuova Primavera italiana.

Pubblicato in Politica da swampthing | 88 Commenti »

starSgarbi e Ferrara in RAI: Berlusconi si prepara alle elezioni

3 marzo 2011 alle 17:38
RedPower

Sono bastati pochi giorni al Caimano per capire che se si fosse andati alle elezioni dopo l’inchiesta di Puttanopoli, quella sarebbe stata la sua Waterloo.

E’ per questo che in fretta e furia ha incontrato i vertici della Lega promettendogli un federalismo fatto male e uno spazio fisso nei telegiornali Mediaset e Rai (sottoforma di neo razzismo contro i ragazzi ventenni libici, tunisini, egiziani in cerca di libertà) in cambio della loro fedeltà, ancora per pochi mesi. Giusto il tempo di prepararsi per le elezioni mettendo in campo l’artiglieria pesante.

Artiglieria, riferito a Vittorio Sgarbi. Pesante, ovviamente riferito a Ferrara.

Il primo lo conosciamo tutti. Sgarbi è una persona tranquilla, serena, che sa mantenere il controllo anche nei momenti più difficili. Veramente adatto alla prima serata di Rai 1.

Condannato per numerose diffamazioni contro giudici e per truffa aggravata e continuata ai danni dello Stato, si è meritato quindi un posto d’èlite nel servizio pubblico, nella fascia oraria e nel canale più seguito dagli italiani.

Giuliano Ferrara è un altro big del giornalismo italiano. Ex militante del Partito Comunista Italiano, ex europarlamentare socialista craxiano, berlusconiano e fondatore di un partito (“Aborto? No grazie”) che alle elezioni del 2008 ottenne lo 0,3% a livello nazionale, e infine leader degli anti-puritani scesi in campo per difendere la libertà sessuale del premier.

La sua coerenza e il suo successo politico hanno spinto i dirigenti Rai a concedere anche a lui un posto nei piani alti del servizio pubblico. Subito dopo il TG1 delle 20, in una delle fasce orarie più ricche di telespettatori che prima era occupata da Enzo Biagi, Ferrara avrà 7 minuti a sua disposizione per i suoi monologhi o per intervistare i suoi ospiti.

Quindi preparatevi ad una primavera ricca di novità all’avanguardia sulla rete ammiraglia della Rai. L’unica consolazioneè che questa potrebbe essere l’ultima primavera berlusconiana del nostro Paese.

Pubblicato in Politica da RedPower | 13 Commenti »

starChi paga Ghedini, l’avvocato di Berlusconi? scommetto che hai indovinato!

28 febbraio 2011 alle 13:42
RedPower

“A lui fa comodo mettere te e me in Parlamento, perché dice: “bene, me le sono levate dai coglioni” e lo stipendio lo paga lo Stato (Nicole Minetti, consigliera regionale della Lombardia, a Barbara Faggioli).

Questa intercettazione segna la rottura del confine tra il profilo pubblico e il profilo privato della vicenda Ruby. Non è bello sapere che noi, tutti noi (anche chi ha votato questo governo), finanziamo con le nostre tasse le esigenze sessuali del premier.

Siamo tutti puttanieri. Tutti, ma proprio tutti (studenti, operai, imprenditori, preti, chiesofili, testimoni di Geova, musulmani…ecc) possiamo dire di aver pagato una prostituta (e di non aver nemmeno consumato un rapporto dopo averla pagata, della serie “cornuti e mazziati”).

Non solo. Se è vero ciò che ha rivelato Ghedini stesso, al giornalista Giancarlo Perna, “Berlusconi lo difendo gratis, mai emessa una parcella per lui“, poi confermato alla giornalista Barbara Romano –“Le cose che faccio per Berlusconi le faccio a titolo di amicizia”– ed invertendo l’ordine dei fattori, potrebbe sorgere il dubbio che a Berlusconi conviene piazzare anche i suoi avvocati in Parlamento perché così “lo stipendio lo paga lo Stato”.

Sarebbe un bel gesto se Ghedini rinunciasse allo stipendio e a tutti i benefici di parlamentare, come segno di rispetto verso lo Stato di cui è il servitore.

Pubblicato in Politica da RedPower | 18 Commenti »

starIl Cicciolino

18 gennaio 2011 alle 15:42
Spartaco

L’idea l’ha avuta Capezzone, per i suoi trascorsi nel partito radicale: capitalizzare una volta per tutte sul piano elettorale lo squallore berlusconiano, come qualità deteriore anche se latente del costume italico.

Gli italiani, quando possono, cioè quando non li vede nessuno, diventano trasgressivi. Come dietro la tendina del seggio elettorale, dove la riservatezza è tutelata dal segreto dell’urna.

Non c’è posto migliore per sfogarsi. Ve la ricordate la Cicciolina, la pornostar in Parlamento? Che soddisfazione per i tanti buontemponi che l’avevano votata.

Discendenti di quelli che, dopo qualche giorno dall’arresto di Mussolini, riempirono le mura di Roma con la scritta “Aridatece er puzzone”. E a proposito di puzzone, Capezzone un poco a Schicchi, il protettore della Cicciolina, ci somiglia

“Al voto!”, gridano le truppe cammellate del pdl. La vittoria è in tasca, con l’espediente escogitato da quel furbo di Capezzone. Sì perché, come fu per la Cicciolina, a presentarsi questa volta sarebbe il Cicciolino, il Silvio nazionale, l’homo erectus che il mondo ci invidia.

I suoi stanno già lavorando ad organizzare la campagna elettorale. Il coordinatore per l’occasione è Lele Mora, perchè, oltre a conoscere la materia, è tale e quale spiaccicato a Tinto Brass.

Per l’apertura della campagna si prevedono come ospiti d’eccezione Peter North e Rocco Siffredi. Inoltre durante la “convention” oceanica che la celebrerà saranno distribuiti ai partecipanti “gadgets” personalmente finanziati da Berlusconi: ai maschi una bambola gonfiabile “double-face”, con le sembianze della Carfagna da un lato e della Santanché dall’altro per coprire le preferenze di ogni fascia di età; alle donne un frullatore che alla vista si presenta come tale per non offendere la sensibilità delle cattoliche presenti: in realtà, con semplici operazioni compiutamente descritte sul manuale di accompagnamento, diventa un vibratore, funzionante a corrente di rete o a batterie. Per i “gay” invece non è previsto nulla: anche perché sono rigorosamente esclusi dalla manifestazione.

Pubblicato in Politica da Spartaco | 6 Commenti »

starSan Marchione da Cracovia

14 gennaio 2011 alle 23:28
Spartaco

E’ fatta!

Dice che Wojtyla sarà beatificato il primo maggio prossimo venturo.

L’ha stabilito Benedetto, con un provvedimento nel quale sta scritto che Wojtyla ha fatto il miracolo. Una suora che teneva il Parkinson, dopo che ha pregato, il Parkinson le è passato. E siccome la scienza, che sarebbero i medici interpellati dal Vaticano,  la cosa non se la sanno spiegare , allora vuol dire che è un miracolo.

Sarà anche l’effetto Marchione. Con i tempi che corrono e per la guerra epocale contro l’assenteismo, il fatto che un medico fiscale dica che un malato non è malato dobbiamo salutarlo con gioia. Si dà il caso però che nella vicenda specifica il malato è una suora. Che notoriamente non è una lavoratrice, nel senso sindacale, intendo.

Perciò Marchione sembrerebbe non c’entrare.

Ma ecco che il Marchione, appena uscito per la porta, rientra dalla finestra. Mettendo a segno un colpo da maestro, con la complicità del Vaticano, che notoriamente è sempre stato dalla parte dei padroni, non fosse perché li confessa e gli dà l’assoluzione: l’abolizione del primo maggio come festa dei lavoratori. Una festa di chiara ascendenza socialista, che con la Chiesa ha poco a che spartire.

Già un tentativo di “scippo” del primo maggio la Chiesa l’aveva fatto spostando in quella data il san Giuseppe, ribattezzato “lavoratore” per l’occasione. Cogliendo il doppio risultato di smorzare l’ascendenza anarchica e mettere in secondo piano i santi di quel giorno, un po’ scomodi almeno dal punto di vista lessicale, se si considera che sono: Aldebrando, Amatore,  Aldeolo, Arigio, Brioco, Gistaldo, Gundebado, Ipolisto, Marculfo, Orenzio, Pazienza, Petronilla, Teodardo e Vivaldo. Piazzando san Wojtyla il primo maggio la missione è compiuta, con il plauso  di Marchione che ci dobbiamo tenere buono sennò si porta la Fiat.

L’unico a non prendere bene la cosa è Berlusconi.

Che festeggia proprio il primo maggio il suo onomastico e non gli piace vedere il suo nome , che ha già dovuto far posto a san Giuseppe, dover lasciare  spazio ad altri, seppur del suo partito. Ma Silvio non è il primo maggio, direte voi.

Silvio no, ma Amatore sì.

Pubblicato in Il nano piduista e porco, L'ora di religione, Politica da Spartaco | 7 Commenti »

star“Marchione fottiti”

10 gennaio 2011 alle 23:56
Spartaco

La Digos sta indagando.

La stella a cinque punte è comparsa nel centro di Torino.

Se le punte fossero state sei, nessuno ci avrebbe fatto caso. Anzi, per dirla con Berlusconi, sarebbe stato un doveroso richiamo alle nostre origini giudaico-cristiane.

Si dà il caso però che le punte sono cinque, con l’aggravante della vernice rossa e tanto di proclama strategico, riportato nei pressi della stella: “ Marchione fottiti”. La Digos fa bene a indagare. I rigurgiti degli anni di piombo sono sempre in agguato. Non, come quelli fascisti, che invece sono palesi, si sono guadagnati un posto al sole e sono benemeriti se non altro perché  non richiedono indagini della Digos, che è pagata dai contribuenti. E’ vero che i rigurgiti fascisti hanno avuto un ruolo importante proprio nella parentesi buia degli anni del brigatismo, come l’uovo e la gallina, che non si capisce bene chi è nato prima. Ma è acqua passata.

D’Alema e Fassino bastano e avanzano a promuovere le iniziative per le stragi impunite del terrorismo. Così fanno la loro parte, senza gettarsi nella mischia del referendum per la cinesizzazione globalizzata che si voterà a Mirafiori. Anche se Fassino, tra un brodino e un salatino, qualche suggerimento l’ha dato. Come che sia, dobbiamo rispettare il lavoro della Digos. Anche perché il proclama rivoluzionario delle ipotetiche nuove br dimostra un salto di qualità non indifferente.

La strategia del braccio armato collettivo cede il posto alla nozione dell’autoconvincimento del servo del sistema, scelto come obiettivo, circa la sua effettiva nullità. Da cui il suo impulso all’autosoppressione, con evidente vantaggio per la causa rivoluzionaria. Si spiegherebbe dunque così quel “Marchione fottiti”: a dire Marchione poni fine alla tua sciagurata esistenza, comportati da uomo  almeno una volta con vantaggio per la collettività

C’è comunque un punto debole che lascia seriamente perplessi gli investigatori  circa l’effettiva novità ed autenticità della strategia: cioè che coloro che dovrebbero fottersi sono talmente fottuti che se si volessero fottere da sé medesimi non saprebbero da quale parte del corpo incominciare.

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starIl Milanese di Avellino

9 gennaio 2011 alle 00:32
Spartaco

Generalmente dietro un grande uomo c’è sempre una grande donna, almeno così si dice.

Questa massima però non vale per Berlusconi, che notoriamente dalle donne rimedia solo guai, gli spillano quattrini e gli fanno fare figure di niente.  I suoi sostenitori fanno finta di niente, ma solo perché sono uomini di niente anche loro. Probabilmente la massima non vale nemmeno per i collaboratori di Berlusconi, anche perché di donne, quelle che a vario titolo sono presenti nella compagine governativa, ce n’è già abbastanza. Visto il casino che sono capaci di combinare, le altre è meglio lasciarle a casa a far la calza.

Non è detto però che, se dietro l’uomo non c’è una donna, non ci sia un uomo.

La storia è piena di eminenze grigie. I democristiani di ieri, che sono i papà dei berlusconiani di oggi, amavano circondarsi di uomini oscuri che di fatto manipolavano le situazioni dietro le quinte. Anzi, a volte questi pupilli riuscivano a far le scarpe ai loro benefattori. Come a dire l’allievo superava il maestro.

Come successe a De Mita con Sullo.

Entrambi della provincia di Avellino. Come Mastella, direte voi? No, perché Mastella è di Benevento. In compenso però sono di Avellino Nicola Mancino, Gerardo Bianco, Biagio Agnes, Giuseppe Gargani, Gianfranco Rotondi, Francesco Pionati e Milly D’Abbraccio.

Della provincia di Avellino è anche Marco Milanese.

Colonnello di Tremonti, lui è colonnello di nome e di fatto. Della Guardia di Finanza, dove è rimasto fino al giorno che Tremonti se l’è chiamato al fianco, o per meglio dire, dietro. Adesso, che è deputato del pdl e se uno vuol parlare con Tremonti è meglio se parla con lui, tiene tre lauree e si fregia del titolo di professore ordinario. E’ pure molto vicino a Cosentino. “ All’amico Nicola – ha detto pubblicamente – esprimo incondizionata solidarietà”. Come all’amico, oggi il Milanese avellinese ha qualche problema con la giustizia.

Una truffa colossale di diecine di milioni di euro nel ramo delle assicurazioni, l’operazione Malta, dove il Milanese risulta indagato, nemmeno a dirlo, per corruzione. Al punto che i magistrati hanno sentito in gran segreto il suo protettore, il ministro Tremonti.

Un altro infortunio, dunque. Sarà perché nel governo di Berlusconi ci sono troppe donne.

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starIl Bollettino della vittoria

15 dicembre 2010 alle 18:14
Spartaco

“I resti di quello che fu uno dei più potenti eserciti del mondo risalgono in disordine e senza speranza le valli che avevano disceso con orgogliosa sicurezza”.

Così Armando Diaz, il Comandante Supremo salernitano che riuscì, confidando solo negli uomini e nel loro valore, a riparare al disastro di Cadorna e della casta militare sabauda, annunciava la rotta dell’esercito austro-ungarico il 4 Novembre 1918.

L’annuncio calza perfettamente con la situazione vista ieri al Parlamento. Il blocco di destra è frantumato. Berlusconi, che si vantava della più solida maggioranza nella storia dell’Italia repubblicana, esce sconfitto perchè il colosso dai piedi d’argilla è crollato.

E non poteva essere diversamente.

Perchè nella destra è la “summa” ideologizzata delle nefandezze e delle storture del vivere sociale. Un sistema, come quello berlusconiano, che esalta gli elementi negativi della società, come il profitto e l’arricchimento ad ogni costo, viene ripagato con la sua stessa moneta: lo spettacolo indegno di traditori comprati a suon di tangenti e favori che determinano il risultato.

Se dunque non esiste una sinistra, intesa come compagine omogenea in grado di esprimere una strategia di governo, esiste ancor meno una destra. Con l’aggravante che, se per la sinistra può essere una situazione contingente, per la destra è intrinseca e definitiva.

Perchè il cemento che la unisce, il denaro, è lo stesso che la divide. Niente di nuovo sotto il sole.

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