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Notizie dalla repubblica delle banane

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starIl giorno dei vigliacchi

14 dicembre 2010 alle 13:42
swampthing

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…e dei venduti. Il giorno di quelli che hanno paura per la propria azienda o sperano di ricavare un guadagno dalla fedeltà al re. Servi e saranno ricordati dalla storia come servi.

Eppure non riesco ad arrabbiarmi con il mafioso di bassa statura. No, lui fa quello che meglio sa fare, i suoi interessi. No, sono incazzato con chi ha permesso tutto questo. La “sinistra” ha governato per ben due volte, facendo di tutto per non mettere i bastoni tra le ruote a Berlusconi. Quando le guardie non fanno il loro dovere, inutile prendersela con i ladri.
:star:

Pubblicato in Il nano piduista e porco, Politica da swampthing | 96 Commenti »

starLa società dei magnaccioni

6 dicembre 2010 alle 00:31
Spartaco

“ Ce ne freghiamo”, ha detto Verdini. Evviva la sincerità.

Il Cavaliere lo ha bacchettato, perché in questo momento di grandi manovre in vista del buio mettersi contro il Colle è poco opportuno. Non dimentichiamo che sul Colle ci stanno i Corazzieri, che fanno parte dei Carabinieri, e a far la guardia si alternano i Lancieri e i Granatieri, quelli che si chiamano lo Stato, insomma, che non è detto debbano stare per forza dalla parte di Fini.

Però Verdini s’è liberato.  E l’ha fatto come uno della società dei magnaccioni. Ricordate? “Ma che ce frega, ma che c’emporta, se dentro ar vino c’ha messo l’acqua…” Claudio Villa, altro che richiamo al fascismo.

E’ pur vero che i fascisti erano magnaccioni. Così  il cerchio si chiude con buona pace di Fini.

Quando questa triste pagina della storia del nostro Paese finirà, parlo dell’avventura berlusconiana con annessi e connessi, sicuramente lascerà una traccia di folclore, insieme ad altri aspetti più preoccupanti. Il folclore è rappresentato dalle esternazioni di personaggi alla Verdini, i magnaccioni, appunto.

A scopo celebrativo riportiamo dunque alcune “perle”, di provenienza diversa ma omogenea nella comune matrice magnaccionesca.  E’ d’obbligo aprire con il capo della società. A seguire gli altri.

  1. Se fanno quel lavoro è perché sono antropologicamente diversi dal resto della razza umana (Berlusconi a proposito dei magistrati).
  2. Meglio appassionati di belle ragazze che gay  (Berlusconi)
  3. Ci sono etnie che hanno  maggiore propensione a delinquere (Calderoli)
  4. La cultura non si mangia (Tremonti)
  5. E’ una vergogna spendere soldi per quei quattro sassi di Pompei (Zaia)
  6. Il nostro governo deve tutelare la reputazione dell’Italia (Gasparri, contro Emergency)
  7. Una squadra che ha immolato la propria identità, schierando negri, islamici e comunisti (Calderoli, a proposito della nazionale francese)
  8. Un esempio di antisemitismo? Annozero ( Frattini, dopo una trasmissione di Annozero sulla striscia di Gaza)
  9. Gentaglia, il popolo civile dovrebbe intervenire e menarli perché capiscono solo di essere menati (Emilio Fede a proposito degli studenti)

Si potrebbe continuare, se non fosse per il pensiero che siamo nelle mani di gente simile, personaggi di una farsa che si trasforma in tragedia ogni giorno di più.

Pubblicato in Politica da Spartaco | 80 Commenti »

starGiù le mani da Pompei

3 dicembre 2010 alle 01:22
Spartaco

Dopo il sacco di Napoli, ecco in arrivo la devastazione di Pompei.

Il filo di una comune matrice politico-malavitosa corre tra le due vicende. Ieri, a Napoli, il laurismo filo-monarchico di stella e corona alla confluenza nel nascente doroteismo democristiano; oggi , in provincia, il berlusconismo del  peggior istinto di rapina spalleggiato dalle famiglie che si spartiscono il territorio.

Sulle sciagure di Pompei allunga le mani il presidente della Provincia di Napoli Luigi Cesaro, che , al termine di un incontro  con Bondi, a Roma, ritiene “quanto mai necessaria ed opportuna la creazione di una Fondazione che renda possibile l’utilizzo di capitali privati a supporto dell’iniziativa dello Stato per la promozione e cura dei propri tesori”(fonte ASCA). Così i Cesaro, nota famiglia di palazzinari del triangolo della morte tra Aversa , Sant’Antimo  e Giugliano, danno degno coronamento alla “mission” che costituisce il fulcro della loro attività imprenditoriale: la trasformazione dell’archeologia in commercio. Perché bisogna sapere che i Cesaro sono diventati i padroni dell’immobile ed annesse pertinenze dello stabilimento ex Texas-Instruments di Aversa.

Che non essendo un rudere come il Colosseo  con l’archeologia sembra c’entrare poco; però c’entra con l’archeologia industriale:  nel senso che deportando le maestranze che vi lavoravano ( poi gettate sul lastrico dal  fallimento Ixfin creato ad arte) e svuotandolo di qualunque connotazione produttiva,  si è trasformato lo stabilimento in un “rudere” da riciclare per una succulenta operazione immobiliare.

Chissà cosa avrà in mente Cesaro per i ruderi di Pompei.

Prima che caschino giù tutti, la creazione di una specie di parco della memoria.

Il Lupanare di Pompei, con i suoi mille riferimenti ad una vita oziosa e dissoluta,  è il luogo migliore per ricordare ai posteri la grandezza e il genio di Silvio Berlusconi.

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starWikileaks 2, la vendetta

2 dicembre 2010 alle 02:06
Spartaco

Non sempre tutti i mali vengono per nuocere. In fondo anche gli americani, con questa faccenda di Wikileaks, qualche soddisfazione se la sono tolta.

Nel caso di Berlusconi, di soddisfazioni se ne sono prese ben due: la prima quando hanno lasciato che in giro per il mondo, via etere o via cavo, se ne andasse liberamente la sua qualifica di “incapace”. La seconda quando, sotto l’apparente forma dell’”elogio” riparatore, hanno in realtà riconfermato la giustezza della qualifica.

Pare che ciò sia avvenuto proprio da parte di Hillary Clinton, di cui riportiamo sopra le affermazioni “ufficiali” (fonte Reuters) e sotto in corsivo  l’allusione effettiva:

“Non abbiamo un amico migliore”

“Questo ci passa il convento, dopo i nemici che ci siamo fatti sulla terra”

“Non abbiamo nessuno che sostenga le politiche americane con la costanza del primo ministro Berlusconi ”

“Un altro scemo così eddove lo troviamo”

Clinton “ha voluto dire al mondo, alla stampa, quello che ha detto a lui, e quello che l’America pensa”, ha aggiunto la fonte.

“Che cioè si tratti del servo più sciocco che le sia mai capitato”.

Clinton non l’ha detto, ma l’ha pensato e l’avrà annotato sul suo taccuino. Come si rivelerà in una prossima edizione di “Wikileaks 2, la vendetta”.

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starCosa mai potrà mostrarci Wikileaks che già non sappiamo?

28 novembre 2010 alle 20:11
swampthing

wikileaks.jpg

Cosa mai potrà mostrarci Wikileaks che già non sappiamo?

Intanto sembra che siano sotto attacco dos. Ci fanno sapere tramite twitter che “We are currently under a mass distributed denial of service attack”. Dato che tutto il mondo sarà collegato, probabilmente il server non regge il carico.

Il collegamento va e viene, comunque il sito lo trovate qui:  www.wikileaks.org

Che reazioni avrà la gente comune dopo tante “scottanti” rivelazioni?
Nessuna. Prendiamo ad esempio la guerra in Iraq. Il fatto di sapere, che le armi di distruzione di massa non c’erano,  non ha di certo delegittimato l’intervento militare degli Alleati. Provate a chiedere in giro, era una cosa che andava fatta, anche a costo di mentire alla comunità internazionale è l’opinione comune. Per quello alla Casa Bianca sono tranquilli.

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starLo scemo del presepe

27 novembre 2010 alle 01:16
Spartaco

Con l’avvicinarsi del Natale il nostro pensiero va al presepe e al suo significato di rappresentazione allegorica della vita di tutti i giorni. Perché, all’infuori dei santi della grotta e degli angioletti con trombe e festoni, tutti gli altri personaggi sono drammaticamente umani, immortalati nei loro mille mestieri se non nelle loro vicende quotidiane: il panettiere che inforna il pane, il macellaio che squarta il  maiale, la massaia che stende il  bucato.

Eppure in una qualche maniera c’è un grande assente.

C’è un personaggio che manca; è lo scemo. Probabilmente perché è difficile rappresentarlo; perché la sua caratteristica, per quanto fisica, risulta non immediatamente percettibile. Non esiste un prototipo dello scemo; una manifestazione vivente, al pari di un fornaio o di un ciabattino, che renda immediatamente replicabile la figura dello “scemo”.

Ma quest’anno non è più così. Da quest’anno la sciagurata  lacuna che offusca anche le più riuscite espressioni dell’arte presepiale napoletana è finalmente colmata. Ancora una volta per merito del genio politico di Berlusconi, che non a caso è andato proprio oggi a Napoli. A portare al popolo napoletano il suo più grande regalo: l’incrollabile certezza che lo scemo del presepe esiste ed è perfettamente definito nei suoi connotati fisici, perchè a immagine e somiglianza di un essere vivente.

Mentre Berlusconi apparentemente recava il suo non contributo al tema della monnezza, il ministro Frattini, obbedendo a un piano perfettamente congegnato, parlava a ruota libera delle congiure che si tramano contro l’Italia, da parte di nemici occulti che le vogliono male. Si spiegherebbero così i crolli di Pompei, la monnezza di Napoli, il marcio di Finmeccanica e certe carte segrete americane che dovevano restare segrete e segrete non son restate.

La proclamazione a reti unificate e in mondovisione che lo “scemo del presepe” esiste ed è lui.

Pare che le manifestazioni di giubilo dei napoletani siano state irrefrenabili, anche se qualche giornalista malintenzionato  le ha ad arte confuse per contestazioni a Berlusconi. I vicoli di San Gregorio Armeno, nel cosiddetto ventre di Napoli, sono in festa: i maestri pupazzari non hanno che da copiare una delle tante immagini di Frattini per dare finalmente un volto ai propri “scemi”. Lo stesso Berlusconi ha dato la consacrazione ufficiale. Quando gli hanno chiesto su quali basi Frattini ha detto le cose che ha detto, Berlusconi ha risposto: “Bisogna chiedere a Frattini quali sono le motivazioni delle sue dichiarazioni”.

Come a dire : se uno parla a ruota libera, è a lui che bisogna chiedere. E se parla a ruota libera,  è perché è scemo.

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starL’esorcista

21 novembre 2010 alle 01:52
Spartaco

I successi nella guerra alle mafie ormai non si contano più. Gli indici dei progressi virtuosi rispetto alle sciagurate gestioni del passato sono letteralmente schizzati alle stelle tanto che il sistema contabile della percentuale ne risulta stravolto.

Per esempio i  beni sequestrati ai mafiosi si sono incrementati del 295% in un solo anno. Una cosa da non credere, “strabiliante”, come lo stesso Maroni ha detto mentre dava i numeri. Roba da Mandrake. Al punto che il primate (nel senso di parente dell’uomo) Angelino Alfano ha tirato pure lui in ballo la magia, quando ha parlato di un “circuito magico” di leggi contro le mafie. Risultati da seduta spiritica, insomma. Dove gli spiritisti si tengono la mano per fare il “circuito” mentre lo spirito dà i numeri per bocca dello spiritato. Che è pallido in volto, ha gli occhi sbarrati che non si capisce dove guardano e farfuglia mentre parla.

Uguale a Maroni, per farla breve.

A conferma del fatto che si tratta di veri e propri “ectoplasmi”, di “deliri” di invasati, di numeri al lotto dati da psicolabili a piede libero, interviene oggi il discorso del procuratore nazionale antimafia. Che non è il mago Otelma né il mago di Avella, ma uno che quando parla di mafia sa di che cosa parla. Piero Grasso ha incitato alla rivolta, morale, ma pur sempre rivolta, se si vuole battere la mafia. Altro che TELETHON acchiappamafiosi. E ha indicato l’obiettivo: “ Rivolta morale contro quelle istituzioni che favoriscono la cultura dell’immagine del singolo anziché l’etica della solidarietà “. Cioè contro Berlusconi. Grasso non l’ha detto, ma il riferimento è chiaro, rafforzato com’è dall’altro passaggio dove dice: “Rivolta morale contro quella classe dirigente che della propria discrezionalità ha fatto arbitrio e che del proprio arbitrio ha fatto spesso legge”. Ossia contro Berlusconi che si fa le leggi “ad personam” e dai magistrati ci va quando decide lui, cioè mai.

Raggiungendo l’apice dell’invettiva contro questo regime falso e corrotto quando il PNA si è scagliato contro l’elettorato berlusconiano o similberlusconiano: “Rivolta morale contro quella massa di sudditi, perché non si può parlare di cittadini, quella massa di pecore pronte a servire tutti, a baciare le mani che le bastonano, grati se è consentito loro mendicare qualche favore dai potenti”.

La conclusione non lascia dubbi: “Basta! Non vi sono più liberatori come nonno Nino (Caponnetto – n.d.r.), come Falcone, come Borsellino”.

Alfani e Maroni, sciamani da strapazzo. Le vostre cabale non servono. C’è sempre un esorcista pronto a smontarle.

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starLa telethon di “acchiappamafiosi”

20 novembre 2010 alle 00:12
Spartaco

Marcello Dell’Utri ha svolto, ricorrendo all’amico Gaetano Cinà e alle sue autorevoli conoscenze e parentele, un’attività di mediazione quale canale di collegamento tra l’associazione mafiosa Cosa Nostra, in persona del suo più influente esponente dell’epoca Stefano Bontate, e Silvio Berlusconi, così apportando un consapevole rilevante contributo al rafforzamento del sodalizio criminoso al quale ha procurato una cospicua fonte di guadagno illecito, rappresentata da una delle più affermate realtà imprenditoriali di quel periodo”.Così è scritto nelle motivazioni della sentenza di condanna di Dell’Utri  emessa a Palermo lo scorso mese di giugno. Ha detto Maroni che lui e Berlusconi hanno preso ben 6.754 mafiosi, da quando stanno al governo. E il numero si incrementa ogni giorno che passa. Una telethon acchiappamafiosi che fra poco trasmetteranno a reti unificate e a ora prestabilita.

Sicuramente nel conto non ci sta Dell’Utri. Perché i mafiosi di Maroni e Berlusconi sono mafiosi interni. Infatti Iovine l’hanno preso in camera da letto, da cui stava scappando per la finestra come quando arriva il marito cornuto . Forse per questo rideva, ci pensava e rideva. I mafiosi esterni come Dell’Utri non vengono presi perché servono per alimentare i mafiosi interni. Ne sono in un certo senso gli sponsorizzatori.  Berlusconi,  che tiene il Milan e le televisioni sa perfettamente come funziona.Gli altri ti pagano per farsi pubblicità e tu a tua volta puoi ripagarti delle spese. E se sei bravo ti porti anche il panino a casa la sera. I mafiosi interni costano, come i giocatori di pallone: debbono procurarsi gli arnesi del mestiere, con il prezzo del tritolo che è arrivato alle stelle, reclutare le giovani promesse, presentarsi in modo decente quando gli toccherà di essere presi per far incrementare il contatore di telethon.

Per questo ci sono i personaggi come i Dell’Utri. Che dentro non ci vanno, anche quando sono condannati a sette anni di “reclusione”, che sarebbe il carcere, come sa benissimo Maroni. Dell’Utri prendeva i soldi da Berlusconi per passarli alla mafia. Così la mafia poteva fare i fatti suoi. Ma Berlusconi ha fatto un investimento. Quei soldi, in questi anni, gli sono sicuramente ritornati.

Valgono bene la poltrona su cui si è incollato.

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starIl sorriso

18 novembre 2010 alle 23:27
Spartaco

Un’immagine che mi è rimasta stampata nella mente è quella del Che circondato dai suoi aguzzini, a Vallegrande, in Bolivia. Il Che è morto, giace a torso nudo come un Cristo deposto dalla croce e si vedono chiaramente i fori delle pallottole sul petto. Ma sul suo volto è impresso un sorriso, beffardo:  quello rivolto all’assassino mandato nella sua cella per ucciderlo, a sangue freddo, come voleva la CIA. “ Spara, codardo, stai solo uccidendo un uomo”. Furono le sue ultime parole.

Il sorriso beffardo del Che è passato alla Storia.

Chissà se passerà alla Storia il sorriso beffardo di Antonio Iovine da Casaldiprincipe. Dove non c’è la giungla, come in Bolivia, dove si nascondeva il Che, ma ci si può nascondere lo stesso benissimo, magari in casa di amici, se non ti vengono a cercare.

Per il resto Casale, se facciamo riferimento alla miseria e ai “peones”, non dovrebbe essere molto diverso da La Higuera, dove il Che circondato dai “regolari” boliviani si sparò le ultime cartucce. Maroni invece di cartucce ne ha ancora. E’ vero che gliene restano soltanto due. Ma sicuramente saprà farne buon uso.

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starFini molla il nano: governo finito! Ma il nano non molla la poltrona e se ne viene fuori con la vaccata dello scioglimento di una sola camera.

16 novembre 2010 alle 13:17
calogero

Siamo ad un passo dal colpo di stato. Il nano ormai è completamente fuori di senno. I finiani hanno lasciato il governo. Lui vede il suo potere sbriciolarsi e immagina già il cielo a quadretti dal fondo di una cella. E, come sempre, mal consigliato dal suo staff di eminenti costituzionalisti, spara la vaccata dello scioglimento di una sola camera, che ha una sola chiave di lettura: non-me-ne-vado.

La Costituzione parla chiaro: il Governo deve avere la fiducia di entrambe le camere (Art 94 Cost.). Se la perde in un ramo del Parlamento, si va a casa. Prodi docet. Ma Prodi era un signore e un galantuomo. Non stava al governo per evitare i processi. Ci stava per governare il Paese, e cadde due volte: la prima tradito dall’inutile Bertinotti, la seconda da un impresentabile Clemente Mastella. Ma si dimise dopo la sfiducia in Parlamento, dopo il voto e senza drammi. In una parola: da statista. E questo spiega anche il 2-0 rifilato al nano.

Per chiarirsi le idee, consiglio la lettura dell’ottimo Gustavo Zagrbelsky su La Repubblica di oggi.

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