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dotArchivio della Categoria 'Vita quotidiana'

(

Tutto quello che ci tocca sopportare

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starDialogo immaginario di un cavaliere, un corazziere e un filibustiere sopra il colle

12 febbraio 2011 alle 01:11
Spartaco

Scena: i tre personaggi sono sul colle. Il corazziere e il filibustiere sono seduti a un tavolo e sembrano ignorare il cavaliere, che è all’impiedi, perché non c’è la sedia per lui. 

Cavaliere   Io non ci volevo venire. Ma questo qui (fa cenno al filibustiere) ha insistito e mi tocca di accontentarlo, come al solito.

Filibustiere (rivolto al corazziere) Comoda questa sedia!

Corazziere (di rimando) Lo so che ti piace. Prova la mia, che è ancora più comoda.

Filibustiere Non ardisco a tanto. Ma se posso…(I due si scambiano di posto, in modo gioviale, mentre il cavaliere dà segni d’impazienza).

Filibustiere  (in pieno orgasmo)  Che goduria!

Corazziere (soddisfatto)  Eh!…Eh!

Il cavaliere guarda meglio la sedia, ma non c’è niente che la faccia somigliare a una escort. Per cui si convince che sta sprecando il suo tempo. E passa all’attacco.

Cavaliere (stizzito) La Boccassini è terribilmente racchia!

Corazziere (rassegnato) Non hai visto mia moglie!

Filibustiere (costernato ) Non hai visto mio nipote!

Cavaliere (deciso) Faccio causa!

Corazziere (quasi speranzoso) A mia moglie?

Cavaliere  No, allo Stato, che mette i magistrati brutti come la Boccassini

Corazziere  Azz…!  A me! E io che mi credevo che la facevi a mia moglie

Filibustiere (conciliante e sempre rivolto al corazziere) Suvvia…tutto s’aggiusta. Mica siamo in Egitto. L’importante è che noi facciamo ognuno la nostra parte.

Corazziere ( rinfrancato) Meno male.  Ma  me quell’Alfano mi sta poco simpatico.

Filibustiere  Non ti preoccupare. Lo metto con mio nipote in giardino a giocare a Tarzan il re delle scimmie. Devo solo risolvere il problema che vogliono fare la scimmia tutti e due.

Intanto il tempo scorre: il corazziere e il filibustiere passano ad argomenti più ameni. Il corazziere gli fa vedere le modifiche che ha fatto al colle e il filibustiere le approva, pensando in cuor suo che si troverà il lavoro già fatto. Il cavaliere invece non c’è più. Inseguendo la cameriera che ha servito il tè si è imbattuto in un esercito di colleghe a cui sta dando a una a una il suo cellulare.

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starIl bianco giacobino

11 febbraio 2011 alle 00:26
Spartaco

Certo che Berlusconi è un combattente nato.

Dopo i giudici, i giornali, i gay , le racchie e vattelapesca, adesso  è partito all’attacco della scala cromatica. Anzi della sua sintesi, rappresentata dal bianco. La parola d’ordine  sta già serpeggiando tra le sue truppe cammellate: “fuori il bianco giacobino!”

Il bianco nasconde l’insidia del puritanesimo, in nome del quale si commettono orrendi misfatti. Chi predica la virtù, dice sostanzialmente Berlusconi, è perché cova l’inganno. Agganciandosi alla grande tradizione della filosofia politica occidentale, vilipesa dai giacobini, Berlusconi si ispira direttamente a Platone e alla sua Repubblica, là dove è scritto :

“ nessuno è giusto di sua volontà, ma biasima l’ingiustizia per viltà, vecchiaia o qualche altra debolezza, in quanto non  può commetterla” (366d).

Dunque chi è puro è solo perché non ha avuto le occasioni giuste per essere impuro.

Berlusconi invece di occasioni ne ha avute, anche perché molto spesso se le è create, ma si è mantenuto equilibrato: un colpo al cerchio e uno alla botte. Infatti quelli della Reuters riportano virgolettate queste sue parole, durante una sua intervista concessa al Foglio:” Io, qualche volta, sono come tutti anche un peccatore…”

E che genere di peccati hai commesso, figliolo? Quelli che ti vengono rimproverati dalla giustizia che definisci “moraleggiante” dunque esistono? Non sarebbe forse più corretto chiamarli REATI, che la legge deve “obbligatoriamente” perseguire? Puoi sempre giocarti la carta di andare all’estero, a farti giudicare.

Poiché devi rendere conto di peccati e non di reati, un paradiso giudiziario prima ancora che fiscale, se ancora qui non l’hai creato, da qualche altra parte lo troverai pure. 

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starPaga Pantalone

10 febbraio 2011 alle 01:41
Spartaco

Berlusconi finalmente l’ha detto. Che nella sua vicenda alla fine chi pagherà è lo Stato.

Lui gli farà causa, allo Stato, e con il fior fiore di avvocati che si ritrova sicuramente vincerà. C’è poco da stare allegri. Si dice che con il lotto si può sbancare lo Stato. Teoricamente, in  pratica non succede perché la probabilità  è insignificante: perciò possiamo dormire la notte.

Con Berlusconi invece no. Lui vale tanto oro quanto pesa e si farà giustamente indennizzare.  A 70 chili sicuramente ci arriva,  che in once, di quelle che si usano per l’oro, fanno 2250. Guardando il borsino si ottiene così che l’equivalente aureo di Berlusconi è pari a tre milioni e passa USD.

Siccome però il suo patrimonio è stimato in nove miliardi di dollari, sarebbero  ben 3000 berlusconi equivalenti. Cosa che quei maghi dei suoi avvocati faranno sicuramente valere: in termini di contro-valore Berlusconi andrebbe moltiplicato per tremila, cosa peraltro già intuita dalla Gelmini e dalla Carfagna.

Non sappiamo a quanto ammonta il danno morale di Berlusconi: se cioè coinvolge tutti e tremila i berlusconi equivalenti o solo una quota parte di essi. I suoi avvocati  diranno che sono coinvolti tutti e tremila e che al danno emergente si aggiunge il lucro cessante. Che nel caso di Berlusconi, che ha fatto del lucro lo strumento fisiologico  della sua ascesa imprenditoriale, è d’obbligo far valere: come la voce di un tenore o le dita di un clarinettista.

Ghedini e quell’altro argomenteranno che dunque ai tremila Berlusconi equivalenti danneggiati  emergenti se ne dovranno aggiungere almeno altri tremila cessanti. Con il risultato che fanno in tutto seimila, che al valore di tre milioni di USD cadauno fanno il totale di 18 miliardi di dollari , ovverosia 14 miliardi di euro.

Conclusione: Berlusconi ci sbancherà.

Se non l’ha già fatto ci getterà sul lastrico. Berlusconi non lo sa, perché nessuno gliel’ha insegnato, che lo Stato siamo noi, mica Pantalone. Gli si potrebbe chiedere, con un pellegrinaggio corale ad Arcore, di farci uno sconto. Forse  si potrebbe  impietosire  e rinunciare a rivalersi del danno emergente.

Di quello cess-ante giammai. Perché farebbe torto alla parola che si attaglia perfettamente alla sua natura: quella di cess innanzitutto.

  

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starLa spina del porcello

8 febbraio 2011 alle 00:54
Spartaco

Al porcello non gli sta bene che la spina è attaccata e il federalismo non si fa. Ha detto che  il governo è lo strumento per fare le riforme, cioè il federalismo. Se l’obbiettivo è raggiunto, allora il governo va bene così. Se non è raggiunto, tanto vale affondarlo.

Berlusconi però non è d’accordo, anche se non lo dice.

A lui il federalismo non gli piace, perché sotto sotto il federalismo si ispira alla massima  “donne e buoi dei paesi tuoi”, che va bene per i buoi, va bene per i porci, Calderoli compreso, ma per le donne proprio no: Berlusconi non ci sta. Le donne devono poter circolare liberamente senza vincoli e limitazioni d’origine, magrebine o levantine, trentenni o minorenni, a dispensare i loro favori soddisfatte e non rimborsate.

Si prenda dunque esempio da Berlusconi, che ancora una volta, come già per Gheddafi, Berisha e Dell’Utri, ha dato lustro al Sud del mondo, coltivandone l’affettuosa amicizia. Altro che retoriche celebrazioni dell’unità nazionale, altro che Garibaldi e Teano triste reminiscenza di un’area di servizio sull’Autosole. “Roma si riscatta col ferro e non coll’oro”, disse il prode Camillo. Con i fatti Berlusconi ha portando il Sud alla ribalta della cronaca, popolando il suo  salotto-cantinola per ameno tre quarti di avvenenti meridionali. In senso lato, se si include per esempio anche la Garcia Polanco, non a caso di origine sudamericana. Un  tributo a Garibaldi, l’Eroe dei Due Mondi, tra i massimi artefici dell’unità nazionale. Pare anzi che nelle domestiche rivisitazioni  berlusconiane, a sfondo celebrativo-risorgimentale, la giovine in questione vestisse il “poncho” sul corpo per il resto completamente nudo, a testimonianza dell’intima  adesione alla causa dei popoli di quelle contrade.

E che dire delle gemelle De Vivo, anche loro meridionali. Due figlie della lupa, Romolo e Remo al femminile, evocatrici dei natali di Roma, reginette del lupanare che, a scopo celebrativo, Berlusconi si è pregiato di regalare alla nazione.

Di cui, agli occhi del mondo, è il grande lenone.

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starArrivano i nostri!

3 febbraio 2011 alle 12:31
Spartaco

                                                                

Sono passati quasi cinque anni da quel giorno in cui ci hanno detto che avevamo acquisito lo status di falliti.

La qual cosa valeva per noi, mica per quelli che ce lo comunicavano.  Loro hanno sempre lo status di imprenditori,  sono a piede libero e fanno le inaugurazioni  con i monsignori e i sottosegretari.

 E’ tutto normale, in questo paese da quattro soldi dove il capo del governo si prostituisce davanti alla nazione ma è tutto lecito perché si fa i cavoli suoi e non si deve spiare dal buco della serratura.

Adesso forse ci fanno il colloquio. Me l’ha detto la dottoressa del centro per l’impiego. Mi ha detto che così si allarga il ventaglio delle possibilità. Tu puoi aver fatto un certo lavoro per vent’anni, ma che c’entra? La prossima volta le dico che so il greco, quello antico, magari può servire. Uno si deve sempre rilanciare, confidando nelle sue risorse, così dice la dottoressa.

 Uguale a Berlusconi, che alla sua età va ancora con le minorenni, che  diventano maggiorenni mentre parliamo. Intanto la fabbrica non c’è più. In compenso c’è Marchione, che siccome delle fabbriche non sa che farsene con lui non c’è il rischio di fallire. Le chiude e basta. E’ vero che uno comunque perde il lavoro, ma almeno non è fallito.

Nessuno aiuta i lavoratori, nessuno aiuta i lavoratori Ixfin. In questa società dominata dai marchioni e dai berlusconi, nessuno viene in soccorso…tranne ancora una volta una locomotiva, quella sullo sfondo, che fischiando, incazzata come un treno, sembra sopraggiungere a dare manforte,  dicendo ieri ai contadini curvi, oggi ai lavoratori oltraggiati “Fratello, non temere, che corro al mio dovere, trionfi la giustizia proletaria!”  

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starIl mercante di Venezia

28 gennaio 2011 alle 00:55
Spartaco

In questa opera del grande Shakespeare, l’usuraio Shylock pretende dal mercante Antonio, cui ha prestato denaro, che mantenga la parola data. Antonio non è in grado di pagare il suo debito e deve perciò sottostare a quanto a suo tempo convenuto nel caso di mancato pagamento:  dare all’ebreo Shylock una libbra della carne del suo corpo.

Il come va a finire la cosa lo lasciamo a liberi approfondimenti.  A noi il discorso interessa per parlare del rispetto della parola, ossia del mantenimento delle cose dette. Se la parola viene meno, dopo che è stata data, ci si comporta da irresponsabili. Si potrebbe argomentare che il rispetto della parola non è obbligatorio se la contropartita è assurda come la carne del proprio corpo. Similmente non ha fondamento se a pretendere il rispetto della parola è chi sistematicamente quel rispetto lo calpesta e lo mortifica.

Vogliono le dimissioni di Fini: non per la gravità delle cose fatte, ma per l’inottemperanza alle cose dette.

Da quale pulpito viene la predica! Il servo Frattini, che mette le mani avanti nella faccenda Wikileaks per difendere il padrone mentre prorompe in tutto il suo squallore la vicenda magnaccesca della cricca berlusconiana; il soldato blu che insegue i due indiani mentre gli altri duemila gli  bruciano il forte: che fa? Mobilita un ministero della nazione per sguinzagliarlo alla ricerca di scartoffie in remote contrade del mondo. Come pirati della Tortuga, aizzati dal filibustiere Berlusconi, si va nel mar dei Caraibi a trovare il tesoro per sbugiardare Fini.

Frattini, sì, proprio lui, l’ignavo che è restato imperterrito al suo posto nonostante le vergognose dichiarazioni su Emergency, dopo essersi prestato, in combutta con i reazionari della peggior specie, al tentativo di incastrare gli eroi di Medici Senza Frontiere.E tutto questo mentre un quantitativo ingente di droga, per l’esattezza 12 chili e 412 grammi di cocaina, entra nel torbido intreccio puttanesco-malavitoso Ruby, Berlusconi & C: una non “modica” quantità la cui destinazione non sfugge, se è vero, come è vero perché ci sono state condanne con patteggiamenti, che apparteneva a un “compagno” di una delle zoccole arcorine (zoccola in senso professionale). Addirittura con la Mini-Cooper della Nicoletta che faceva da navetta dal deposito dell’Olgetta.

 Il mercante di Venezia citato in apertura ritorna in chiusura, come suggerimento per far pagare i debiti che stiamo contraendo agli occhi del mondo. Possono usarsi parti del corpo?

Strappiamo le palle a questi delinquenti.

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starCess-man

25 gennaio 2011 alle 17:04
Spartaco

” No al rinvio. Basta! Non si gioca con la dignità delle persone”.

Chi ha detto queste parole? Sicuramente un essere umano in condizione di grande sofferenza. Che chiede di porre fine al suo calvario.

Come dicono a Napoli: “la meglio morte è quella subbito”.

Per cui, quando le ho lette, ho pensato all’uomo che morì otto volte. Era un detenuto del braccio della morte di San Quintino, condannato nel 1948 alla pena capitale da un tribunale americano e che nel 1960 era ancora in vita. Si chiamava Chessman: l’esecuzione gli venne rimandata per ben 8 volte. L’ultimo rinvio soltanto 10 ore prima del momento prefissato.

Chessman era un rozzo e brutale delinquente che però in carcere, da solo, passando tutto il suo tempo sui libri, divenne un esperto di diritto. Fu lui stesso a eccepire di volta in volta la norma che lo voleva morto, ritardando la sua esecuzione, mettendo in ridicolo il sistema americano e ribaltando completamente il giudizio sulla sua persona da parte dell’opinione pubblica. Persino l’Osservatore romano si schierò dalla sua parte.

Alla fine comunque Chessman, tra lo sconcerto e le proteste del mondo intero, fu barbaramente giustiziato. Era il 2 Maggio 1960.

Quando ho visto che le parole riportate all’inizio le ha pronunciate Bondi, in merito alla vicenda della sua mozione di sfiducia, mi sono un po’ risollevato perchè in fondo non si tratta della sua vita. E mi sono consolato.

Perchè per un Chessman che è morto, c’è un cess-man che sopravvive.

 

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starTutti e nessuno

25 gennaio 2011 alle 00:10
Spartaco

“Per quale offesa, o Polifemo, tanto gridasti mai? Perché così ci turbi la balsamica notte e i dolci sonni?” E Polifemo dal profondo speco: “Nessuno, amici, uccidemi, e ad inganno …”. “ Or se nessuno ti nuoce – rispondeano –  da Giove è il morbo e non v’ha scampo “ (Odissea, lib. IX).

Così dunque Ulisse potè farla franca. I Ciclopi accorsi in aiuto di Polifemo apprendono da lui stesso che ad accecarlo non è stato nessuno e se ne tornano a dormire. Se fosse soltanto per la furbizia, diremmo che Bagnasco è come Ulisse.

 Siccome però Ulisse era nobile e Bagnasco è meschino, il confronto non regge.

Resta il fatto che Bagnasco non ha citato nessuno.  Nelle sue parole si può leggere tutto e il contrario di tutto, la verità e la menzogna in un guazzabuglio parolaio il cui vero scopo è confondere le acque,  stendere cortine fumogene, pronunciare condanne generalizzate per operare assoluzioni ecumeniche. “Urbe et orbi”, come solo loro sanno fare: per una pura contingenza temporale, a Pasqua o a Natale, o spaziale,  per il fatto di essere pellegrini a Roma invece che a Canicattì.

La montagna ha partorito il topolino: d’altra parte, cosa ci si poteva aspettare da chi pone l’impostura a fondamento del proprio sistema ideologico? Cosa ci si poteva aspettare da chi ogni giorno avvilisce la ragione, perseguita la coscienza, mistifica la storia, propugna l’oscurantismo? Da chi è pronto a saltare sulla carretta del vincitore, a benedire la tirannide, a consacrare l’oppressione? Da chi predica a parole la pace ma fomenta la guerra, in nome dell’integralismo religioso, della difesa dei valori della fede che sono in realtà squallidi interessi di cassetta? Avremmo preferito un’assoluzione, purché “ad personam”, com’è giusto che sia. Avremmo apprezzato il coraggio pur nel disaccordo. Ci ritroviamo invece ancora una volta a constatare l’ignavia, la viltà assunta a modello esistenziale, forti con i deboli e deboli con i forti.

Vergogna!

E’ questo l’esempio che date ai giovani? E’ questa la lezione di vita che volete impartire? Il sentimento che riuscite a scatenare è quello di una pena e di una commiserazione profonda. Non verso voi. Ma verso gli sciagurati poveracci, nostri fratelli, su cui si fonda la vostra sopravvivenza.

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starLa ritirata

10 gennaio 2011 alle 00:14
Spartaco

“la cabina di regia per l’attuazione del Piano nazionale per l’occupabilità dei giovani”.

Si chiama proprio così ed è la cabina di Sacconi. Non si sa bene esattamente come è fatta. Sacconi, che la cabina la apre e la chiude, a seconda degli stimoli, dice che “a giorni” dovrà essere impegnata per una ritirata.

Apprendiamo così che la cabina non è solitaria. Sacconi non ci va da solo, come generalmente fanno gli uomini quando vanno nella cabina. Ci va in compagnia, come fanno le donne.

Non a caso ci va con due donne, che sono la ministra dell’Istruzione e la ministra della Gioventù.

Ci deve andare perché i soliti rompiscatole dell’Istat hanno detto che la disoccupazione giovanile ha toccato livelli da brivido, i più alti in assoluto, del tipo del 30%  cifra più cifra meno. Le ritirate sono importanti quando uno ha bisogno di pensarci sopra. Con calma, naturalmente, quando la cosa matura. Per questo la cabina darà l’indicazione di “occupato” in data imprecisata, comunque “a giorni”.

Mica come la questione della bomba contro i cristiani copti. Dove il giorno prima Bagnasco ha sbattuto i pugni e il giorno dopo Frattini ha detto che alla prossima riunione dell’UE bisogna parlare dell’intolleranza verso i cristiani. Frattini ha detto pure la data: il 31, non si scappa. Curiosa questa cosa dei copti, che proprio in Egitto favorirono la conquista degli Arabi in funzione antibizantina, ossia anticattolica.

I giovani possono aspettare. La ritirata darà i suoi frutti. Le porte dell’apprendistato artigianale saranno spalancate. Chissà non si torni ad abolire il divieto per il lavoro minorile. Sarebbe un altro grande passo della restaurazione berlusconiana: la riapertura dei casini e il lavoro under 14; magari presso “il masto”, come dicono a Napoli, senza l’obbligo della scuola d’obbligo.

Si spiega così la partecipazione della Gelmini: nel comunicato battuto dalle agenzie di stampa è scritto che scopo della ritirata è “ l’esame delle iniziative…rivolte alla promozione dell’apprendistato nei lavori tradizionali e manuali dell’artigianato e contro la dispersione scolastica” (il Sole 24Ore)

La scuola disperde. Meglio distruggerla.

Gli assassini tornano sempre sul luogo del delitto. Il cesso, nel loro caso.

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starDenaro e Paradiso

31 dicembre 2010 alle 00:38
Spartaco

Così si chiama un libro scritto dal presidente dell’Istituto per le Opere di Religione (IOR), che non è, come i miscredenti sostengono, la banca del Vaticano.

Si tratta di una volgare insinuazione, frutto dei nemici della Chiesa.

Il suo scopo invece, come è scritto all’art. 2 dello Statuto, è  di “di provvedere alla custodia e all’amministrazione dei beni mobili ed immobili trasferiti o affidati all’Istituto medesimo da persone fisiche o giuridiche e destinati ad opere di religione o di carità”…”facendo ricorso, per meglio adeguare l’attività dell’Istituto alle esigenze dei tempi, alla collaborazione e alla responsabilità di laici cattolici competenti”.

Ettore Gotti Tedeschi, l’attuale presidente, è uno di questi.

A differenza di Sindona, soprannominato il banchiere di Dio per la sua dimestichezza con le finanze del Vaticano, non è siciliano e forse è un po’ più alto di statura. Inoltre scrive i libri, dove sostiene che il capitalismo l’ha inventato San Francesco  ad esaltazione della dignità dell’uomo. Se in certi suoi aspetti il capitalismo può apparire ingiusto e prevaricatore, la colpa è dei protestanti che lo hanno adulterato.

E’ grazie all’opera di Karol Wojtyla, dice Gotti Tedeschi, che il capitalismo si è finalmente riscattato, per cui  Giovanni Paolo II si meritava il Nobel per l’economia. Anche perché, sostiene Gotti Tedeschi,  la crisi globale è dovuta al calo della natalità. Cioè al preservativo e altri marchingegni similari, laddove la soluzione invece consiste nel “crescete e moltiplicatevi”.

A somiglianza di Sindona, il professore non è estraneo a parecchie delle vicende scandalose del capitale nostrano. A vario titolo, gli è comunque passato sotto il naso il fior fiore delle truffe per cui andiamo famosi nel resto del mondo, come il crac Parmalat.

Ultimamente è stato iscritto nel registro degli indagati per reato omissivo della norma antiriciclaggio, con sequestro preventivo di 23 milioni di euro destinati dalla banca vaticana non si sa bene a chi.

Ma oggi  papa Ratzinger ha promulgato le norme antiriciclaggio che riguardano il Vaticano. Secondo l’ispirazione di un “Motu proprio”, ossia di una sua libera intenzione, come hanno battuto le agenzie di stampa.

Sporco fariseo. Lui e tutti quelli che lo seguono.

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