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La bizzarra procedura – oltre il Signoraggio…

26 ottobre 2005 alle 09:48
mi

Il Governo sta valutando la possibilità che la banca d’Italia diventi di proprietà del ministero del tesoro, in tutto o in parte.
Lo Statuto della stessa banca di emissione prescrive che almeno la metà dell'”azionariato” deve essere “pubblico” (art. 3 statuto BdI).
Lo stesso Statuto prescrive che il signoraggio deve entrare nelle casse dello Stato, suo legittimo proprietario, ai sensi dell’art. 1 della Costituzione ed in applicazione dell’art. 3 del Decreto ministeriale 31 dicembre 1936 emanato in esecuzione del R. decreto-legge 5 settembre 1935, n. 1647 (art. 54 statuto BdI).
Dovremmo essere molto contenti per questa prospettiva. Perchè quindi questa apparente svolta epocale non è tale?
Il primo motivo è che la funzione dell’emissione monetaria con il connesso signoraggio, nonchè la politica monetaria, in base al trattato di Maastricht ed alla costituzione europea, non è più della banca d’Italia ma della BCE, posseduta per circa il 14,5% dalla nostra banca centrale di emissione (Bankitalia Spa privata).

Il secondo motivo, ben più importante, è correlato ad una bizzarra procedura insita nelle contabilità di tutte le banche centrali di emissione: quella di mettere al passivo il valore facciale delle monete emesse, cartacee o scritturali che siano; non quindi il costo reale di emissione ma il valore facciale di un bene che fino a quel momento non esisteva, e se esiste lo si deve unicamente al fatto che lo Stato chiede alla banca centrale di emettere nuova moneta, in cambio di titoli di debito. Questa procedura aveva significato quando esisteva la riserva aurea, che dal 15 agosto 1971 non esiste più.

Vediamo in cosa consiste la bizzarria. Ipotizziamo per semplicità interessi nulli.
1) la bce mette all’attivo 1 MLD di euro di nostri bot – mette al passivo 1 MLD di moneta a costo supponiamo nullo;
2) la bce mette all’attivo 1 MLD di monete dei risparmiatori – mette al passivo 1 MLD di nostri bot che ha dato ai risparmiatori;
3) quando i bot scadono la bce mette all’attivo 1 MLD di nostri bot che gli vengono restituiti – mette al passivo 1 MLD di monete che restituisce ai risparmiatori;
4) la bce mette all’attivo 1 MLD di monete che noi gli restituiamo – mette al passivo 1 MLD dei nostri bot che ci restituisce.
Risultato: la contabilità bianca è ZERO; quella vera (o “nera”) è che “qualcuno”, non si sa dove, si incamera in “nero” il nostro MLD.
Questo è il destino di tutta la moneta emessa. Questa è la genesi di gran parte delle nostre disgrazie.
Questa aberrazione avviene sia che la banca centrale sia pubblica, sia che sia privata.
Tant’è che in Francia, Germania e Regno Unito, dove le banche centrali sono pubbliche, il debito pubblico esisteva anche prima dell’entrata in vigore del trattato di Maastricht.
Ancora più inquietante è la mancata smentita della sede o distaccamento di Bankitalia alle isole Cayman, noto paradiso fiscale (Il Potere del denaro svuota le democrazie, di Giano Accame, ed. Settimo Sigillo).

Dalla sentenza con la quale il tribunale di Roma ha condannato Auriti per temerarietà, il 20 settembre 1994, abbiamo la conferma che la moneta emessa dalla banca centrale viene messa al passivo; infatti apprendiamo in religioso silenzio che ” …. la Banca d’Italia cede la proprieta’ dei biglietti, i quali, in tale momento, come circolante, vengono appostati al passivo nelle scritture contabili dell’Istituto di emissione, acquistando in contropartita, o ricevendo in pegno, altri beni o valori mobiliari (titoli, valute, ecc.) che vengono, invece, appostati nell’attivo. ”
Evidentemente il tribunale di Roma non aveva fatto il passaggio successivo, ovvero quello che evidenziava che la “bizzarra procedura” è generatrice della scomparsa in nero di tutta la moneta emessa, pari ad oltre 1.500 miliardi di euro, ovvero il nostro debito pubblico. Piccola svista.

Qui c’è tutto sul processo di Lecce; un primo passo verso la risoluzione del problema. Il danno subito da ogni cittadino non è di 87 euro; è di 27.273 euro, se non prendiamo per buona la bizzarra procedura. www.studiotanza.it/pg094.html.

Le conferme della messa al passivo della moneta emessa non mancano:

a) nella seduta della Camera dei Deputati tenutasi il 17/03/1995, il deputato Pasetto rivolse una interrogazione al Ministro del Tesoro per sapere se non intendesse promuovere una riforma legislativa diretta a definire la moneta un bene reale conferito, all’atto dell’emissione, a titolo originario di proprietà di tutti i cittadini appartenenti alla collettività nazionale italiana, con conseguente riforma dell’attuale sistema dell’emissione monetaria, che trasforma la banca centrale da semplice ente gestore ad ente proprietario dei valori monetari. Nel rispondere a tale interrogazione, il Sottosegretario di Stato per il Tesoro, Carlo Pace, dopo aver premesso essere inesatto sostenere che la banca centrale fosse proprietaria dei valori monetari, avendo per legge il compito istituzionale di emettere moneta e quindi crearla e di immetterla in circolazione “mediante il trasferimento ad altri soggetti, normalmente verso il corrispettivo di titoli o valute estere, attraverso le operazioni a tal fine legislativamente previste (quali, ad esempiò, quelle di risconto o di anticipazioni, disciplinate dagli articoli 27 – 30 del Regio Decreto 28 Aprile 1910, n. 204, e successive modificazioni)”; ciò premesso, affermò che “in sostanza, per tutta la durata della circolazione, la moneta rappresenta un debito una passività dell’Istituto di Emissione; e come tale è iscritta, nel suo Bilancio, fra le poste passive”.

b) rispettivamente il 3 novembre 1994 e il successivo 1° dicembre, i senatori Natali e Orlando (appartenenti il primo al gruppo di Alleanza Nazionale, ed il secondo al gruppo di Rifondazione Comunista), interrogarono il Ministro per il Tesoro per conoscere se non si ritenesse necessario l’intervento del Ministero, per la doverosa tutela dei rilevantissimi interessi nazionali, nella causa
civile promossa dinanzi al Tribunale di Roma dal Professor Giacinto Auriti nei confronti della banca d’Italia, e diretta ad ottenere una sentenza di mero accertamento, che dichiarasse “la moneta, all’atto della emissione, di proprietà dei cittadini italiani ed illegittimo l’attuale sistema dell’emissione monetaria, che trasforma la Banca Centrale da Ente gestore ad Ente proprietario dei valori
monetari”. Nella prima delle due interrogazioni il Senatore Natali pose in risalto che “la declaratoria della proprietà della moneta costituisce pregiudiziale indispensabile ed irrinunciabile per stabilire chi sia il creditore e chi il debitore di tutti i valori monetari in circolazione e, quindi, il presupposto necessario per la formulazione del Bilancio, per la programmazione di qualsiasi legge finanziaria e per la valutazione della stessa consistenza patrimoniale dello Stato italiano e dei conseguenti rapporti tra la collettività nazionale ed il sistema bancario”.
Alle due interrogazioni fornì risposta scritta il Sottosegretario di Stato per il Tesoro, Vegas, il quale (sentita, questa volta nel merito, anche la banca d’Italia) si adeguò alla precedente risposta del collega di Governo, ripetendo quale fosse il compito istituzionale dell’Istituto di Emissione e ribadendo che questo non fosse proprietario dei valori monetari e che per tutta la durata della
circolazione la moneta rappresentasse un debito, come tale iscritto nel bilancio dell’istituto fra le poste passive.
Come ulteriore argomentazione il Sottosegretario Vegas ricordò come nella attuale dottrina economica e nelle opinioni pubbliche degli Stati europei fosse avvertita e radicata l’esigenza “di non concentrare nelle mani di uno stesso soggetto politico, quale potrebbe essere l’autorità di governo, il potere di creare moneta e quello di spenderla, onde impedire che la moneta diventi
strumento di lotta politica”; e ricordò che tale esigenza aveva trovato esplicito riconoscimento giuridico nel Trattato di Maastricht, che “sancisce il principio cardine dell’autonomia delle banche centrali dalle autorità governative statali, affidando in via esclusiva alle prime le funzioni monetarie e lasciando invece alle seconde la cura della politica fiscale e di bilancio”.

La giustificazione accademica supera abbondantemente la barriera della comicità vera: dal libro universitario di economia aziendale (Produzione e Mercato – A. Birolo G. Tattara – Ed. Il Mulino – 1991 – ISBN 88-15-02961-3) “Si osservi che il biglietto di banca rappresenta un debito della banca centrale nei confronti di chi lo possiede. Quando un biglietto torna alla banca centrale, il debito che esso rappresenta è automaticamente estinto; l’eliminazione del debito comporta dunque la distruzione della moneta.” Qui non si scherza; Jerry Lewis ci fa una figuraccia, in confronto. Bisogna comprenderli poveretti! Hanno fatto copia/incolla con i testi dei tempi in cui c’era la riserva aurea. Quella volta sulle banconote stava scritto “pagabili a vista al portatore” e quindi la carta non valeva nulla, ma valeva l’oro che la banca centrale teneva custodito. Quindi interpretavano la banconota come un debito, facendosi dare gli interessi, i furbastri. Adesso, senza riserva aurea, sono rimasti nudi e si parlano addosso, come in questa perla di comicità, per tentare all’infinito di derubare i polli.

L’esempio di Savino Frigiola, nella trasmissione di Canale Italia del 5 ottobre scorso (xoomer.virgilio.it/signoraggio), del Presidente (Stato) della squadra di calcio che si sente chiedere dal tipografo (banca centrale) dei biglietti di ingresso allo stadio, non i costi tipografici, ma il prezzo stampato sui biglietti stessi, è perfetto. Con l’aggravante, nella realtà, che il tipografo mette l’incasso nelle passività.
Il Presidente della squadra di calcio manda il tipografo a fare una passeggiata e si compra una bella stampante per biglietti di ingresso allo stadio; lo Stato, invece, paga indefessamente, con le nostre risorse. Incredibile, ma maledettamente vero.

La definizione di Focus, accodata, è valida solo per le monetine metalliche. E’ totalmente falsa per quanto riguarda le banconote e le monete virtuali, che oggi sono la stragrande maggioranza della massa monetaria.

www.focus.it/dr/7406_19_12_17.asp

Che cosa è il signoraggio?

Domanda posta da Mic (via www.focus.it)

È la differenza fra il valore legale di una moneta (quello impresso, per intenderci) e i suoi costi di produzione. L’espressione risale ai secoli scorsi, quando i sovrani facevano coniare monete d’oro o argento cui attribuivano un valore nominale superiore a quello del metallo di cui erano fatte. Il signoraggio, dunque, indicava (e in parte indica tuttora) il guadagno dello Stato che emette la valuta. Gli Usa, ad esempio, per stampare una banconota da un dollaro spendono poco meno di 5 centesimi: questo significa che il governo, ogni volta che emette un biglietto verde, si appropria di 0,95 dollari, che può impiegare per acquistare beni e servizi. Ma il signoraggio può anche essere negativo, come nel caso delle vecchie monete da 1 lira, la cui coniatura costava quasi 50 volte tanto.
Quanto costa un euro? Si può immaginare, invece, che per produrre una moneta da un euro si spendano circa 15-20 centesimi: ma il dato, in Italia come in molti altri paesi, è riservato. In alcune nazioni europee, dove l’inflazione era particolarmente elevata, il signoraggio è stato in passato una porzione importante del gettito fiscale: in Grecia e Portogallo, ad esempio, negli anni ’76-’85, ha rappresentato il 3,4 del Pil (prodotto interno lordo), in Italia il 2,6. Poi, con il calo dei tassi, dalla seconda metà degli anni ’80, l’importanza del signoraggio è drasticamente diminuita. L’economista Maynard Keynes disse una volta: “Un governo può sopravvivere con il signoraggio quando non può sopravvivere con nessun altro mezzo”.

Pubblicato in Attivismo, Orrore, Politica da mi | 5 Commenti »(Letto 3630 volte)

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5 commenti a “La bizzarra procedura – oltre il Signoraggio…

  1. swampthing scrive:

    quello di pascucci?:sifone:

    sono dei giorni che non se ne può più. ora vedo che altri plugins posso installare…

  2. er mahico scrive:

    che palle lo spam!

  3. Oroscopo_gratis scrive:

    ..mm.. buon soddisfare. Penso che dobbiate essere fieri di voi lavoro.

  4. swampthing scrive:

    merito di “Mi” che ha postato l’articolo. A me, da un po’ di tempo, solo a sentire la parola signoraggio viene l’orticaria. colpa di un tale pascuccio che spamma tutta internet e insulta tutti quelli che, secondo lui, non danno il giusto peso al problema. pensa che lo trovi sul blog di luttazzi in chat a parlare da solo di signoraggio…

  5. dimondi scrive:

    ciao!
    vengo a trovarti ogni tanto e ti leggo molto volentieri. ho linkato questo interessante articolo sul mio blog… ti ringrazio.
    buon vento e hasta siempre!
    dimondi:sifone:

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