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La storia siamo noi

7 aprile 2006 alle 08:49
marco

“Nessuno si senta offeso, la storia siamo noi (attenzione!), nessuno si senta escluso (…) E poi ti dicono tutti sono uguali, tutti rubano alla stessa maniera (…) siamo noi che abbiamo tutto da vincere, tutto da perdere”.
Cito la canzone di Francesco De Gregori, che stimo e saluto, perché ieri mi è capitata nella cassetta della posta una rivista, denominata “La vera storia italiana”, che me l’ha fatta ricordare.
Poco è mancato che mi venissero le coliche nel leggere questi veri e propri “scoop”, che hanno delineato un quadro perverso e decisamente fazioso dell’italia e della politica della CDL durante la scorsa legislazione, nonché dei fatti storici, rivisitati in chiave univoca e distorta.
Oltre alla polemica che ogni “articolo” faceva scaturire naturalmente dalla mia bocca (e poveretti quelli che sono stati costretti ad ascoltare i miei commenti), la cosa più brutta che mi è capitata è la sensazione di deja-vu che mi ha lasciato la lettura di quelle pagine e che mi ha portato a pensare al fascismo e all’utilizzo che faceva dei mezzi di comunicazione.
Personalmente, quindi, concordo con Redpower, quando dice che sarebbe opportuno ribattere con durezza. Non così la mia compagna, che vede nella sinistra una grande serietà e giudica encomiabile l’astenersi dalle puerili polemiche. Dello stesso segno l’intervento, su Radio Capital, del suo direttore, Vittorio Zucconi, che ha giudicato inutile il commento della sinistra sulle dichiarazioni del presidente del consiglio in merito alla Cina e alla sua… ehm… cucina.
Ognuno ha il diritto, come diceva il succitato cantautore romano (“E poi la gente – perchè è la gente che fa la storia – quando si tratta di scegliere e di andare, te la ritrovi tutta con gli occhi aperti, che sanno benissimo cosa fare”) e attualmente ancora la libertà di giudicare, per cui mi auguro che, dopo il bombardamento velenoso dell’arrogante schieramento di destra, ci sia ancora qualcuno, che non ha abboccato all’amo (ben occultato e dissimulato) dalla demagogia forzista e non si è fatto distrarre dalla luccicante opportunità di sposare la legge del favore in luogo del diritto. Qualcuno che si è informato ed è così coglione da pensare con la sua testa.
Invito infine tutti quelli che non si sono visti recapitare questo libercolo, a digitare “la vera storia italiana” su un motore di ricerca, e leggere le illuminanti recensioni che ha raccolto.

Pubblicato in Autocelebrazioni, Fascismo arretrato, Politica, Povera Italia da marco | 5 Commenti »(Letto 2344 volte)

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5 commenti a “La storia siamo noi

  1. porcasi gaetano scrive:

    “IL PITTORE CHE DIPINGE LA STORIA”
    Le tele di Gaetano Porcasi: “il pittore che dipinge la storia” sono uniche, oltre che per i temi di impegno e di denuncia sociale trattati, anche per la tecnica ed i colori mediterranei da cui traspare un intensa “sicilianità ” . La mostra itinerante del 2003 sulla strage di Portella delle Ginestre ha rivelato l’elevato livello culturale dell’indagine pittorica di Porcasi e l’attualità dei temi trattati. Quel che accade nella Sicilia del 1947 quando i contadini occupavano le terre incolte che volevano seminare per sfamarsi scontrandosi con i proprietari terrieri difesi dai gabelloti mafiosi, accade oggi in Brasile dove i campesinos “senza terra” vengono assassinati dai vigilantes armati dai proprietari terrieri che erigono mura in difesa dei campi incolti. Nell’immobile “fotogramma” di una tela, desueto per la civiltà delle immagini che attualmente viviamo, l’autore riesce a trasferire il patos degli eventi ed i personaggi scaturiscono come prodotto puro della sua tensione morale, suscitando intense emozioni. A far da contrappunto alle pitture storiche che raccontano gli assassini di mafia, i paesaggi di una Sicilia solare con i fichidindia, le agavi, le ginestre, gli ulivi, le arance, i limoni; patrimonio di una terra baciata da Dio e calpestata dagli uomini. Infinite le tonalità dell’azzurro con le quali Porcasi dipinge il cielo della sua terra, è da lì che ha inizio il suo viaggio nel tempo. Le pagine della storia della Sicilia, sono scritte con il sudore e il sangue dei contadini che hanno dovuto combattere a mani nude per conquistare la terra e la libertà. Le bandiere rosse, simbolo della lotta dei lavoratori d’ogni tempo si fondono con il tricolore. In fondo è un’epopea italiana, mediterranea quella che l’autore ci racconta. Bandiere rosse e tricolore sullo sfondo di cieli di un azzurro struggente che nelle opere di Porcasi cambia di tonalità a seconda degli eventi, delle stagioni, degli umori degli uomini e delle loro azioni. Testimonianza questa dell’appartenenza dell’anima al tempo ed ai suoi mutamenti. Solo la natura rigogliosa tipica di questa terra, bella, solare e mediterranea, sembra rimanere immutata, muta ed immutabile testimone degli eventi e del trascorrere del tempo. Qui gli uomini sono solo “accidenti”. In questo l’artista opera come una divisione metafisica tra la natura: flora e fauna volte naturalmente al bene ed alle leggi immutabili (naturali) e l’uomo che quando è protagonista, è anche trasgressore per interessi di parte, per egoismo sfrenato, dell’armonia del creato, attore di violenza. C’è un’anima naturalistica dell’autore che può spiegarci l’impegno di Porcasi sul fronte ecologista in difesa della terra dall’inquinamento dell’aria, dell’acqua e del suolo che gli è costato persecuzioni e denunce da parte del potere costituito. Numerose, le analogie con i dipinti di Renato Gattuso rilevati dai critici d’arte nelle opere pittoriche di Porcasi. Oltre al realismo cromatico viene invocata la sicilianità, che appare condivisa aldilà delle tecniche utilizzate, con il grande maestro di Bagheria. Il verde dell’albero d’arancio amaro con le sue foglie di un verde acceso, le spine che nascono dai rami, così come i frutti colorati di un “colore arancio” dalle tonalità cromatiche rare, testimoniano, aldilà della semplice raffigurazione cromatica anche un’indagine psicologica complessa. Dal ramo, comune sorgente, scaturiscono frutti succosi e spine, proprio come accade nella vita degli uomini, che ogni giorno sono protagonisti della storia nel bene e nel male. La sicilianità in Gaetano Porcasi, diventa allora metafora della vita, e pretesto per raccontare storie mediterranee dal contenuto universale. L’artista dipinge con un linguaggio non criptato, facilmente comprensibile a tutti, dipinge con il cuore. Aldilà delle considerazioni “etiche” resta una riconoscibilità immediata delle tele di Gaetano Porcasi, che, nell’arte d’ogni tempo, è patrimonio dato a pochi artisti. Taluni restano sorpresi nel constatare la giovane età dell’autore, dietro queste opere d’arte che sanno di maturità piena. Il futuro, per questo “siciliano puro” non sarà un semplice accidente, ma qualcosa di straordinariamente importante per il mondo dell’arte.

    Giornalista e critico d’arte
    Cosmo Di Carlo

  2. stella scrive:

    CIAO RINGHIO, SN STELLA UNA TUA GRANDE FAN…. MA SOPRATTUTTO TIFOSISSIMA DEL MILAN, DA QND AVEVO 6 ANNI, ORA NE HO 40 QND IMMAGINA…. CN VOI HO AVUTO TANTE SODDISFAZIONI, VI AMMIRO E SARò UNA ROSSONERA A VITA…. RINGHIO SEI GRANDE… TVB UN BACIO…. DA STELLA………

  3. Red Float scrive:

    Ho ricevuto anch’io il giornalino del fascistoide,quando finirà la carta igienica lo userò davvero.:whistling::cool::cccp:

  4. er mahico scrive:

    il giornalino del neoduce in questo momento lo messo nella lettiera del gatto. cosi la merda in faccia la prende pure da lui.
    :mrgreen::mrgreen::mrgreen:

    :star:berlusca la prossima volta manda il playboy di questo mese:star:

  5. quel coglione di calogero scrive:

    La storia siamo noi e dopodomani andiamo a scriverne un capitolo, speriamo questa volta senza errori!
    Quel giornaletto, che berlusmerda ha spedito nelle case, è arrivato pure a me. Gli ho dato un’occhiata e sono riamsto davvero basito. Sinceramente non mi spiego come una monnezza simile possa convincere qualcuno. Eppure più del 20% dei nostri concittadini votano FI e ne sono fieri. Io non me lo spiego, e quel giornaletto mi allontana ancor di più dalla soluzione di questo, che per me, resta un mistero.

    :ilmale: :berluska: :ilmale:

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