Boicottare le olimpiadi in Cina? Il peso delle ingiustizie del mondo sulle spalle degli atleti: una scelta ipocrita.
19 Marzo 2008 alle 18:53
La repressione attuata dal governo cinese in Tibet non deve sorprendere nessuno. Non è mica una novità. Il Dalai Lama sono anni che gira esule per il mondo. I diritti elementari del popolo tibetano calpestati da decenni.
In virtù dei recenti sanguinosi fatti in Tibet, si levano però, insistenti ormai da giorni, le richieste di boicottare i giochi olimpici in Cina. Come se la Cina del 2001, quando il CIO (Comitato Interessi Olimpici) assegnò i giochi, fosse stata una repubblica democratica stretta osservante dei diritti umani e delle minoranze linguistiche e religiose presenti sul suo immenso territorio. Come se all’epoca la Cina non fosse stata la superpotenza che addebitava il costo della pallottola del giustiziato alla famiglia, ultima crudele beffa dello stato boia e assassino.
E oggi si chiede a gran voce agli atleti di farsi carico della situazione. Come potete voi far festa in quell’orribile posto che è la Cina? Governata da mostri dalla crudeltà a anacronistica, perché diciamocelo chiaro, impedire a un popolo di parlare la propria lingua nel 2008 è roba da ventennio fascista. Un residuato ideologico che per noi europei è roba da museo.
Cari atleti, come potrete saltare asticelle, ostacoli, scattare dai blocchi, tuffarvi in piscina, calciare la palla serenamente, mentre il popolo tibetano, ma anche la parte cinese dissidente, soffre la dura repressione?
Quindi per molti toccherebbe agli atleti farsi carico di un eventuale boicottaggio. Dovrebbero pagare loro il prezzo dello schiaffo morale al regime cinese che tutti noi vorremmo vedere ben assestato sul volto della nomenclatura. Perché proprio sugli atleti questa grave incombenza? Loro che vivono e si allenano in funzione dell’evento olimpico, loro che con il loro gesto sono portatori di una dimensione in cui ancora ci si può sentire uguali e alla pari, con regole certe in una competizione basata sulle proprie forze e sulla lealtà: lo sport.
Ma il boicottaggio perché non lo attuano le aziende che ci fanno affari e che hanno messo la Cina al centro dei loro interessi? Perché non ci pensa la Ferrari che in Cina apre show room e che vede il suo mercato ormai come un punto di riferimento. Montezemolo non ha nulla da dire? Perché non rinunciate al GP della Cina? Oppure gli industriali italiani ed europei che spostano laggiù le produzioni, perché la manodopera costa meno e i sindacati che rompono le palle manco esistono? Perché gli stilisti italiani e francesi mossi da indignazione non chiudono le boutique in centro? Ma figuriamoci!
La politica ufficiale intanto ha chiamato l’ambasciatore cinese per un té con i pasticcini. Tutti si dicono preoccupati. Persino il papa auspica un ricorso al dialogo (ma che bravo). Ma la verità per fare un passo avanti è che sarebbe il caso che dalla prossima edizione dei giochi olimpici che il CIO assegnerà, questi venissero dati a stati democratici tout court. Per non ritrovarci di nuovo in questa odiosa situazione di boicottaggio, che dopo Montreal 76, Mosca 80 e Los Angeles 84 ha sinceramente rotto. E che non serve a niente.






