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Al Volga non si arriva, resiste Stalingrado! (Erode)

starSenti chi parla

7 Marzo 2010 alle 00:49
Spartaco

 ”Chi oggi attacca il presidente Napolitano straparla, dimostrando di non aver neppure letto la Costituzione”, ha detto il ministro leghista Roberto Calderoli in una nota (fonte Reuters).

Tutto poteva succedere. Pure che un migliorista, minacciato verbalmente e forse fisicamente, scegliesse di stare con il più forte, in ossequio al suo approccio di migliorista. Ma che un leghista come Calderoli, mezzo Arlecchino e mezzo Brighella, arrivasse ad appellarsi alla Costituzione, francamente non ce l’aspettavamo. Da una maschera della Commedia dell’Arte come Calderoli eravamo abituati a ben altro. Alle offese, sguaiate e proterve, che i buffoni d’osteria della sua risma  portano sistematicamente alla Costituzione. A cominciare dall’art. 5, che vuole la Repubblica una e indivisibile, cui si oppone l’art.1 dello Statuto della Lega, la cui finalità è “il conseguimento dell’indipendenza della Padania”.

Per non dire dell’art. 12 della  Costituzione, dove si parla del tricolore italiano come bandiera della Repubblica. Buona per pulirsi il culo, secondo i Nostri: magari dopo una sacra abluzione nel Po, per presentarsi “puri” a festeggiare il “Bianco Natale”, proprio così, perché chi non è bianco, ariano, celtico, padano, è escluso.

 A quando la sostituzione della “barbuta” di Alberto da Giussano con  i cappucci del Ku Klux Klan?

Leghisti, popolo di fanatici. Perché non trovate negli altri gli elementi di una comune identità? Sforzatevi. Scoprirete così che Calderoli non è solo Brighella, ma assomiglia tanto a Pulcinella.  

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starIl decreto interpretativo

6 Marzo 2010 alle 00:51
Spartaco

Che il potere abbia  nella sua natura il fatto di continuarsi sempre e comunque, lo sapevamo già. Però eravamo convinti che in qualche maniera, per poter sopravvivere, i potenti dovessero comunque cambiarsi d’abito.

 E in effetti è quello che è avvenuto: i fascisti hanno dismesso il fez e la camicia nera e siedono tranquillamente sui colli fatali di Roma. Ex pupilli di fucilatori repubblichini o fichetti che hanno impalmato  rampolle di golpisti stragisti, per loro  il 25 aprile del ’45 non c’è mai stato. I democristiani parassiti di ieri sono i berlusconiani  corrotti di oggi. E dall’accoppiata perversa fascistico-democristiana catalizzata da polenta e graspa si sono generati i leghisti, che dai fascisti ereditarono la vocazione istrionica e buffonesca, dai democristiani la doppiezza ipocrita e la pochezza ignorante.

 Pensavamo dovessero cambiare il linguaggio, come l’abito. Cosa che non è avvenuta: almeno dal punto di vista dell’astruseria verbale. Che è rimasta uguale. Dopo “le convergenze parallele” ecco adesso il “decreto interpretativo”. Una contraddizione in termini. Non si può decretare, ossia imporre, un’interpretazione che, in quanto tale, è libera di esprimersi in base alle regole  dell’oggetto trattato piuttosto che soggiacere ai dettami di un soggetto esterno. Probabilmente gli è che, in questa vicenda, la componente leghista ha prevalso su quella berlusconiana. L’ignoranza trionfa sulla corruzione: uno scontro tra titani, in negativo. Maroni contro Bondi. Il risultato è sotto gli occhi. Ha detto Maroni che il governo ha dato un’interpretazione “autentica”.

Forse Maroni pensava alla polenta o alla grappa, che sono simbolo di autenticità tutta padana. Non gli è passato per il cervello, ma non poteva perché non lo sa, che “autentico” non significa”doc”, ma semplicemente  “ di lui”, cioè di quello che ha fatto la legge. Che si ritiene titolato a dare la sua interpretazione delle cose che lui ha scritto forse perché non le ha scritte bene, o non si è spiegato bene o non pensava che la cosa si prestasse a essere interpretata, per fatti magari sopravvenuti, come poi è stata interpretata. Ma per uno che non si presenta in un posto entro una determinata ora, cosa c’è da interpretare? Dice che invece è importante sennò i cittadini perdono il voto. E hanno fatto “il decreto interpretativo”.

Io fra qualche giorno perdo, insieme a tanti altri e alle rispettive famiglie, la mia condizione di ”lavoratore occupato”. E nessuno se ne fotte un cazzo.

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starL’operazione è riuscita, ma il paziente è morto

2 Marzo 2010 alle 23:59
Spartaco

Giusto un mese fa, proprio dalle pagine di questo blog ci siamo soffermati su una caratteristica fisiologica del Cavaliere: la sua faccia di bronzo. Che è tale non solo per via di “lampade” e belletti , ma soprattutto per la sua consistenza, paragonabile alla citata lega.

 In altri termini, il Cavaliere è una “facciatosta”. Un mentitore spudorato: che mentre parla strizza l’occhio come a dire “guardate che sto raccontando palle”.

Un po’ come il tizio con il tic che mentre parlava strizzava l’occhio e quando gli domandavano se la cosa gli causasse problemi, lui rispondeva: ” Solo quando vado in farmacia: chiedo una pastiglia per il mal di testa e mi ammollano un preservativo”.

Ha detto il Cavaliere:

  • “ Non abbiamo aumentato le tasse, le abbiamo abbassate”
  • E’ un’altra dimostrazione del fatto che nonostante questa crisi l’Italia c’e’ e c’e’ soprattutto un governo che ha continuato a lavorare bene per tutti gli italiani.”
  • “Noi  ce la stiamo cavando meglio di tutti gli altri”.

E’ falso. Proprio in questi giorni l’Istat ha comunicato il dato dei Conti economici nazionali dell’anno appena trascorso. Aumenta la pressione fiscale e la disoccupazione (che tocca il record dal 2004), mentre crolla il prodotto interno lordo (-5%, mai così male da quasi 40 anni) e il saldo primario per la prima volta dal 1991 è negativo. ( fonte Il Corriere.it ). 

   In più la flessione dei consumi privati interni è stata dell’1,9%, i redditi da lavoro dipendente e le retribuzioni lorde sono diminuite di quasi l’1%. 

   Ha detto il compare Sacconi “Numeri importanti , ma grazie al sistema di ammortizzatori ci manteniamo sotto la media europea”(Il sole 24 Ore) . Vuole dire il compare Sacconi che i cassintegrati non sono disoccupati e fanno alzare la media degli occupati. A noi cassintegrati ex Ixfin fra qualche giorno ci licenziano: come mi dispiace…non poter continuare ad aggiustare i numeri del Cavaliere. Chissà…che prima o poi non rifacciamo i conti.  Addavenì. 

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starLa bella (?!?) e i Cialtroni

1 Marzo 2010 alle 21:19
qirex

Dopo la scoperta di questa notizia non ho ancora smesso di ridere.
A quanto pare il pdl non potrà presentare una sua lista per le elezioni regionali del Lazio. Scusate, ma fa troppo ridere. Un attimo che torno serio eh…
Allora, la bella (oddio…) sarebbe la formidabile sindacalista Renata Polverini, e i cialtroni sono tutti coloro che le stanno intorno, a cominciare da un tale Alfredo Milioni che non è riuscito a presentare tutta la documentazione necessaria per far apparire il simbolo e il partito pdl alla competizione elettorale per la regione Lazio.
Come si è svolta la scena? Alle 12 in punto di Venerdì scorso scadeva il termine ultimo per la presentazione delle liste all’ufficio elettorale di Roma. Sennonchè qualche minuto prima delle 12 Milioni, è stato visto uscire di corsa dalla fila (a fare cosa non si sa…) per poi ritornarvi a tempo scaduto.
E’ stato allora che alcuni componenti dei radicali gli hanno impedito fisicamente di rientrare in fila. Le motivazioni di Milioni sono deliranti, su Repubblicatv afferma di essersi allontanato per un panino (ma noooooo), intervistato dalla Stampa e dal Corriere, spiega di essere stato minacciato dai Radicali (ma ve l’immaginate un radicale che minaccia qualcuno?), al prossimo che lo intervista spiegherà di essere stato rapito dalle cavallette rosa giganti che può vedere solo lui.
Intanto il ricorso presentato dal pdl è stato abilmente respinto.
Dalla torre d’avorio Berlusconi tuona: “la burocrazia non vincerà sulla democrazia”, Silvio vai a giocare con le bambole vai…
La bella (?!?) elemosina aiuto dal Quirinale, che chiaramente risponde che le regole sono regole e per quanto possa sembrare strano, vanno rispettate.

Detto questo, posso fare una domanda ai fans di Silvio e soci? Ma perché vi ostinate a difendere a spada tratta sta banda di cialtroni?

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starLa colpa senza la pena

26 Febbraio 2010 alle 01:23
Spartaco

Berlusconi ha sempre detto che le accuse che lo riguardano sono montature di gente che gli vuol male.

All’osservazione per cui, se così è, nulla dovrebbe temere da un eventuale processo, lui risponde che i tribunali sono plotoni di esecuzione.Possiamo perciò dire che la difesa di Berlusconi, dettata chiaramente dalla pulsione umana alla conservazione di se stessi, si incentra su due argomentazioni, egualmente gravi e disonorevoli per la funzione “pubblica” esercitata:

a) la  non sussistenza dei fatti che gli vengono attribuiti, almeno nella loro valenza delinquenziale

b) l’inaffidabilità dell’organo giudicante.

Si tratta di un’ invalidazione del sistema giuridico nel suo complesso,  non solo per quel che riguarda gli attori, che sono i magistrati, ma anche la materia da essi trattata cioè i reati. Se poi si aggiungono i provvedimenti legislativi “ad personam”, quelli già fatti e quelli in dirittura d’arrivo, lo scenario è completo: dai tempi di Craxi non si sferrava alla giustizia un attacco così plateale.

Si dà il caso , però, che quello della giustizia è un corpo separato. Con le sue regole e i suoi cerimoniali. Con le toghe e gli ermellini. Che c’è di tanto diverso tra una cerimonia di inaugurazione dell’anno giudiziario , una parata militare e un sinodo di vescovi? Nulla. Anche l’esercito e la chiesa sono corpi separati. Che, condivisibile o non, hanno un proprio sistema di “coerenza” interna, di cui il simbolo è proprio rappresentato dalla toga, dalla divisa  e dalla porpora. L’attacco di Berlusconi è perciò l’attacco a un corpo separato che, in quanto tale, non potrà che fare quadrato contro di lui, ad ogni livello, dalla Procura di Potenza alla Suprema Corte. Frutto di questa logica è il pronunciamento della Cassazione sulla vicenda Mills. C’è il reato di “corruzione giudiziaria susseguente”. C’è il corrotto, che, antecedente o susseguente, sempre corrotto è. Ma allora c’è anche il corruttore. E sapete chi è. Dove sta il “machiavello”? Nel fatto che gli sprovveduti forzaitalioti si sono affrettati a cantare vittoria, mentre i giudici se la ridono sotto i baffi. Spera Verdini,  pesantemente coinvolto nell’imbroglio degli appalti compiacenti, nella maggioranza silenziosa che avrà  riguardo di lui. Lo aspettano al varco.  Il giudizio del reato è chiaro. C’è  la colpa.

Non c’è la pena? Non importa: non siamo giustizialisti.   :mrgreen:

Pubblicato in Politica, Il nano piduista da Spartaco | 20 Commenti » (Letto 8960 volte)

starII guastafeste

23 Febbraio 2010 alle 17:37
Spartaco

Il Cavaliere ce l’aveva messa tutta. Per dissimulare il marcio che a vagoni straripa dalla sua compagine similpolitica, non aveva lasciato nulla di intentato: riabilitazione di ladri contumaci, declassamento di corrotti e corruttori al rango di birbanti e birbantelli, derubricazione dei relativi reati come intrinseci alla natura stessa dell’operare quotidiano, anzi afferenti alla sfera privata dell’individuo in modo che l’aggravante fondamentale del comportamento delinquenziale, cioè la connotazione associativistica, fosse da escludere “ab origine”.

In questa colossale operazione di imbroglio mediatico, come in una grande offensiva militare, tutti i soldati dell’esercito “del fare quel che ci pare” si erano mobilitati, sfoderando ciascuno la sua arma: dalla Treccani di Minchiolini agli aerei benemeriti della Protezione civile nel salotto buono di Vespa fino al volto efebico di Montezemolo, con il suo teorema per cui la corruzione è figlia dell’arte di arrangiarsi: così i birbanti diventano birboni, ossia barboni, vittime di uno Stato assente. Teorema allucinante, che giustifica la corruttela con l’assenza dello Stato, che da vittima dei corrotti diviene paradossalmente istigatore.

Però il diavolo ci ha messo la coda: anzi, siccome il diavolo non può che essere lo sponsor di siffatta operazione, dovremmo più correttamente dire che l’angelo ci ha messo la penna, di una sua ala. Nicola Di Girolamo, senatore del pdl, ha rovinato la festa. Non gli era bastato di averla fatta franca nel giugno del 2008, quando i “compari”del Senato della Repubblica avevano negato l’autorizzazione all’arresto. Uguale a Cosentino. Adesso di autorizzazione ne è stata chiesta un’altra. Dalla Procura di Potenza, da Woodcock? No, dalla Procura Nazionale Antimafia: a dare i particolari

del gigantesco giro di malaffare è stato tra gli altri il capo di quella Procura, Piero Grasso.

Emergono così gli elementi portanti dell’asse malavitoso che opprime la nostra esistenza fisica e mentale: i rigurgiti di un fascismo mai completamente debellato, la delinquenza organizzata e la politica deviata in uno schieramento partitico che ha fatto del malaffare la ragione della sua esistenza.

Onore al compagno Grasso.

Non è compagno? Va bene lo stesso.

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starIl TeleArcore di prima serata

21 Febbraio 2010 alle 00:45
Spartaco

Ve lo ricordate TeleKabul di Curzi? E’ robetta di fronte al TeleArcore di  prima serata. Così infatti andrebbe ribattezzato il tg1 di Minchiolini, che sembra il prodotto di un incrocio perverso a tre, Feltri-Belpietro-Vespa. L’altra sera Minchiolini si è cimentato nell’ennesimo monologo che si chiama “editoriale”, a sostenere la causa del suo mandante Berlusconi. In mancanza di notizie e di fatti, da portare all’attenzione del pubblico, Minchiolini porta la sua faccia in versione “la destra siamo noi”. Mentre telematica e informatica imperversano, in nome dei tempi nuovi, Minchiolini  lancia nostalgicamente il messaggio dei tempi vecchi, facendosi inquadrare con
la Treccani alle spalle. Forse sono solo ricostruzioni di copertine, anche perché Minchiolini, che fa rima con Gelmini, non può perdere tempo ad acculturarsi.

 In piena stagione di revisionismo, tra riabilitazioni e beatificazioni di lestofanti contumaci, un sano richiamo anche solo estetico  a un simulacro  dell’era fascista non guasta.

 Converrebbe a questo punto soffermarsi sulle “minchionate” dette da Minchiolini, ma è pratica oziosa: l’altra sera per esempio si è avventurato, con arroganza tutta berlusconiana, a sostenere che gli “scandali” sono preconfezionati per farli scoppiare in coincidenza degli appuntamenti elettorali, per danneggiare il Silvio. Più interessante  è l’esame del suo modello di notiziario. In sequenza il TeleArcore di stasera con i relativi messaggi per niente occulti: 

  1. Berlusconi sforna disegni anti-birbanti per dare l’esempio  e il male che gli vogliono è tutta invidia    
  2. L’Agenzia delle Entrate  ha detto che lo scudo fiscale è una furbata che fa tornare i soldi in Italia e per dirlo l’Agenzia delle Entrate, che tiene i conti, la cosa è vera
  3. Bankitalia dice  che non è vero ma a Bankitalia c’è quello iettatore di Draghi che dice che stiamo male ma ammette che stiamo meglio della Spagna e della Grecia     
  4. Le valanghe  fanno i morti ma sempre perché quelli che muoiono se le vanno a cercare     
  5. Sanremo è una bomba e il direttore generale della rai è un padreterno
  6. Hanno arrestato il latitante Vargas e il merito è di Berlusconi e di Maroni     
  7. Antonella Clerici è brava ma è anche bona, tutta pappa e ciccia come la vogliono gli italiani, soprattutto anziani    
  8. Altre duemila persone sono rimaste senza tetto per via delle frane,  però a momenti arriva Bartolaso   
  9. E’ saltato in aria un bar con il tritolo del pizzo, una casa di tre piani sta crollando e sono bruciate una diecina di macchine. Tutto secondo la norma: tre bombe al mese nel vibonese sono nella media .

Il servizio su Tropea, dove è saltato il bar, è allucinante. Sembra l’Afghanistan dopo lo scoppio di un’auto bomba. Magari messa apposta per offuscare il successo di Berlusconi che ha catturato Vargas. Come sosterrà Minchiolini nel prossimo editoriale.

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starI birbantelli

19 Febbraio 2010 alle 00:24
Spartaco

Ha detto Berlusconi che i birbantelli ci sono dappertutto: nelle imprese, nei sindacati, nella magistratura e nei movimenti politici; Berlusconi, che è un appassionato di sondaggi e di statistica, ha fornito anche le percentuali entro cui il fenomeno è fisiologico; un po’ come  l’influenza da non confondere con la pandemia. Ha detto che su 100 individui, appartenenti alle compagini prima nominate, i birbantelli o birbanti possono essere in numero variabile da uno a cinque. Perciò il massimo, che non deve allarmare, è di 1 su 20. Non si capisce bene la distinzione tra birbantelli e birbanti; dipende forse dall’entità della “marachella” commessa.

 Probabilmente se uno ruba su un appalto come quello del G8 in Sardegna, è un birbantello. Se invece si intrallazza sulla ricostruzione del terremoto e sghignazza di notte sui relativi morti, è un birbante. Come che sia, abbiamo provato a dar corpo ai numeri, giusto per renderci conto delle dimensioni del fenomeno. Essendo le imprese registrate (dato del 2008) pari a 6.133.429 che arrotondiamo a 6.100.000, se facciamo il 5% viene che di birbanti o birbantelli tra i padroni, ammesso che per ogni impresa ci sia un padrone, ci sono 305.000 individui. Se si decidesse di arrestarli e rinchiuderli in cella, la popolazione carceraria passerebbe dagli attuali  63.587 reclusi a un numero che fate voi il totale quanto viene.

Le carceri non basterebbero: si potrebbero cacciare gli stranieri che stanno dentro che sono il 35% del totale. Raccogliendo anche il sano invito leghista dell’Italia agli Italiani: le prigioni sono giustamente le nostre ed è bene che dentro ci andiamo noi,  ma si recupererebbe poco. E abbiamo considerato solo gli imprenditori. Sorprendente è invece il dato che emerge relativamente alla magistratura. Infatti, siccome i magistrati in servizio sono 9.064,  il 5% fa 453. I magistrati iscritti a Magistratura Democratica sono circa 900. Si evince allora che il Cavaliere, dobbiamo dargliene atto, non fa di tutt’erba un fascio: delle toghe rosse la metà non sono rosse, o almeno non è maldisposta nei suoi riguardi.

 Da questa sciorinata di numeri balza evidente ancora una volta la statura politica ancorché fisica del Cavaliere, con l’affermazione della inconsistenza giuridica del reato  di corruzione/peculato nella cosa pubblica. Portando a compimento quello che fu l’iniziativa del suo grande ispiratore nonché maestro, Bettino Craxi, Berlusconi è approdato alla derubricazione di siffatto reato, non fosse che  la sua consumazione di significativa rilevanza demografica. Un fenomeno di consistenza pari all’Udc di Casini, che su quella consistenza fonda la ragione della sua legittimità democratica.

 I “mariuoli” di Craxi sono i “birbantelli” di Berlusconi. La legge non può e non deve punire ciò che i cittadini fanno nella misura del 5%. In virtù di tale 5%, “ipso facto” il reato cessa di essere reato, venendo derubricato alla fattispecie di “marachella” o “bricconcellata”, se più piace. Da riportare al massimo al prete in sagrestia: il confessionale è ridondante.

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starLa frana di Sanremo

17 Febbraio 2010 alle 00:08
Spartaco

Sanremo è in onda, mentre scrivo. Chissà se
la Clerici li ha persi i 10 chili per poter indossare i vestiti di Gai Mattiolo. Forse gli spot dove si strafoca un prodotto dolciario, che sparano a raffica per sfruttare affaristicamente l’effetto associazione clerici-sanremo, sono stati girati prima. Chissà come si sarà presentata in scena: la scala l’hanno abolita. Dice che  con i tacchi a spillo diventa pericolosa,  la primadonna mentre scende può cadere e farsi male. Mi sto perdendo tutto questo, ma non riesco a togliermi dalla mente lo spettacolo allucinante della montagna che cammina, con gli alberi che si spostano come  un cartone della Disney o come la foresta di Birnam nel Macbeth di Shakespeare. La popolazione di un intero paese sta facendo fagotto, 2300 anime dentro altrettanti corpi che debbono nonostante tutto sfamarsi, vestirsi, addormentarsi perché lo spirito è forte, ma la carne è debole.

Piove, governo ladro.

 E le frane imperversano, come a Maierato, in Calabria o a San Fratello, in Sicilia. Hanno portato in processione San Nicola, che fa il protettore. E, per non scontentare nessuno perché le rivalità tra santi sono pericolose, hanno tirato fuori dalla vecchia cattedrale il crocefisso ligneo del 1400 e così a tutti e due gli hanno fatto girare le vie del paese, o quello che ne resta,  a spalla,insieme, non si sa mai.Come a Napoli, dove San Gennaro acquisì particolari benemerenze per aver più volte arginato le colate incandescenti del Vesuvio. Ieri come oggi. E’ questa la questione meridionale. Un territorio completamente abbandonato a se stesso, dove a una natura bella e matrigna si accompagna la colpevole e interessata inerzia dei governanti. Oggi è la giornata dei volti femminili, “gradevoli” come ha detto il Cavaliere. 
La Clerici al festival della canzone, a soddisfare gli sfoghi onanistici di attempati e puntuali oblatori del canone  e le Magnifiche 4 del festival di Berlusconi,  uscite da un casellario di “desperate housewives” perché si compiano le sorti magnifiche e progressive del Cavaliere. Sono meno gradevoli i volti delle donne calabresi e siciliane  che piangono la loro miseria, perché hanno perso la casa con le poche povere cose. Piangono la loro miseria presente, ma ancor più quella futura, quando , complici i santi di ieri e i  cavalieri di oggi, la mafia si prenderà i propri figli.

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starCome si tratta una palandrana del caxxo. Meditate nani

15 Febbraio 2010 alle 22:01
calogero

La Libia ha sospeso la concessione di nuovi visti di ingresso ai cittadini dei paesi Schengen, nonché la validità dei visti già rilasciati, come “reazione” alla “lista nera” stilata dalla Svizzera con i nomi di 188 libici banditi dalla federazione elvetica, tra i quali lo stesso leader di Tripoli Moammar Gheddafi. [repubblica.it]

Mitici svizzeri, che rispondono pan per focaccia a quel dittatore sanguinario che è Gheddafi, uno che alcuni politici della destra italiana non esiterebbero a definire senza troppa eleganza una palandrana del cazzo, per poi calarsi le braghe visto che i libici con la storia degli sbarchi tengono stretto il governo italiano per le palle.

Franco Frattini parla di “seria preoccupazione” e chiede alla Libia di “ripensarci”, ma al contempo osserva che di fatto la decisione della Svizzera “prende in ostaggio tutti i Paesi dell’area Schengen” e che Berna va aiutata a “risolvere una questione bilaterale”, ma “non a spese” di tutti.

Tranquillo Muhammar, torna presto in Italia e pianta la tua tenda dove cavolo ti pare, a fai pure festini con duecento ragazze, poi ti regaliamo le motovedette, ti facciamo l’autostrada e altre cosucce. Promesse da nano, tutto a spese nostre.

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